Breaking News — 25 settembre 2010

Per Ahmadinejad, l’eclettico Presidente iraniano, oramai ogni occasione è buona per stupire e farsi odiare.

Sulla base di tali presupposti come perdere l’opportunità di mostrare ancora una vota la propria indole irrispettosa e provocatoria, nel corso della 65ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite?

Nel corso del proprio intervento, il leader iraniano ha parlato di complotto interno negli attentati che l’11 settembre 2001 sconvolsero il mondo intero. Per la prima volta, quel giorno, gli USA vennero attaccati da un nemico invisibile, non completamente identificabile, nel cuore del proprio motore economico. Al centro di un motore che nel bene e nel male spinge e condiziona l’economia mondiale, con regole e modalità talora impopolari.

Ahmadinejad ha violato il silenzio e la sofferenza e l’ha provocata. La delegazione degli USA e quella dell’UE non ha potuto esimersi dal lasciare l’aula. E il tuonante riverbero lo si è sentito dalle parole del Presidente Statunitense che ha definito offensive ed irrispettose tali accuse, lanciate da Manhattan, vicino al luogo della tragedia. Obama ha racchiuso nel proprio dolore la sensibilità che accomuna la gente di tutto il mondo, di tutte le etnie e di tutti i credi religiosi. Ha con intelligenza distinto l’attacco a delle precise parole meschine, dall’islamici, tirandoli invece a sé e non considerandoli parte di un odio che può avere solo risvolti negativi per Ahmadinejad. Anche Fidel Castro, in una recente riflessione ha criticato l’indole antisemita del Presidente iraniano e ha sottolineato come sia un crimine negare una delle più grandi tragedie della storia, quale l’Olocausto.

E purtroppo, in mezzo a tutto questo trambusto, continuano ad alimentarsi le tensioni tra gli stati Uniti, Israele e l’acerrimo nemico Ahmadinejad, che ieri ha definito il premier israeliano Netanyahu, un «killer professionista». Quel che sembra fortunatamente, è che il furbo Presidente iraniano, giochi la carta Islamica per tirare i consensi dei fedeli religiosi dalla propria parte, ma quel che invece si va delineando è una spaccatura tra una religione che non ha niente a cui spartire con queste dichiarazioni. Obama, dal canto suo, lotta internamente per spiegare questo concetto agli Statunitensi, li invita a mantenere il senso democratico e di libertà e la propria condotta si dimostra diametralmente opposta alla linea d’incoerenza del predecessore Bush, che ha creato un forte sentimento antiamericano, laddove le bombe si sono riversate, senza un preciso fine, sui civili.

E’ stato offensivo. Odioso”.

Il quotidiano americano Washington Post, ha invece trovato una analogia forte, per la prima volta, con i contenuti espresso dal predecessore, Bush Jr. Obama ha infatti ribadito l’importanza dei valori quali democrazia e diritti umani affermando che “parte del prezzo per la nostra libertà è battersi per la libertà altrui”. Ma all’interno di queste parole, che tanto stonano con quelle immagini di un Iraq e di un Afghanistan straripante di morte, torture e destabilizzazione, si è parlato anche dell’importanza di perseguire una pace stabile e forte, soprattutto in chiave mediorientale, con la questione sempre aperta tra palestinesi ed israeliani. Ha poi toccato altri concetti importanti enfatizzando che sebbene sia la democrazia, a suo vedere, la forma di governo più responsabile, non ci si deve sentire in diritto di imporre ad uno Stato la linea da seguire. “Il più importante fondamento  per il progresso umano sia un mondo che poggia su economie aperte, società aperte e governi aperti”.

Sebbene quindi le parole abbiano dei risvolti in un chiaro-scuro flebile, le porte per discutere e risolvere le grandi problematiche mondiali sono sempre aperte. Più che mai, in questo discorso, il Presidente Americano si è rifatto ai tradizionali valori americani, ribadendo ciò che il popolo voleva sentire. Certo è, che stona la frase in cui ha accennato al rispetto della sovranità dei popoli, laddove le interferenze americane giungono forti, e si presentano con le sembianze dell’imposizione. E’ così per Cuba, che si macchi di crimini solo presunti e dove, pur non essendovi traccia di fondamentalismi, integralismi e terroristi, si cela un embargo che è giustificato con un vuoto concettuale disarmante.

Ma questa è un’altra storia, un’altra pagina. Noi cerchiamo solo di estrapolare il senso sociale ed umano che deve confidare onestamente nell’unione dei popoli del mondo.

fonte foto: internet

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *