Intervista all’ex Presidente USA e Premio Nobel per la Pace, Jimmy Carter

IT) L’ex Presidente USA, Jimmy Carter è stato intervistato dalla Tv cubana dopo una visita privata all’Havana di 3 giorni. ThisIscuba.net ha tradotto l’intervista e ne propone i contenuti per i suoi lettori.

ESP) El ex Presidente USA, Jimmy Cárter ha sido entrevistado por la television cubana  después de 3 días de visita privada a La Havana . ThisIscuba.net ha traducido la entrevista y la propone por sus lectores.

James Cárter durante l'intervista con Arleen Rodríguez. Foto: Jenny Muñoa.

Arleen Rodriguez : Vorrei dare il benvenuto a Jimmy Carter, che ci ha concesso una intervista esclusiva pochi minuti prima della ritorno in patria.

Jimmy Carter : E’ un grande piacere  essere tornato a Cuba, all’Havana


A.R. : E’ un grande piacere averla con noi. Ha chiesto di poter dire qualcosa al popolo cubano prima della nostra intervista.

J.C. : Si


A.R. : La camera è sua

J.C. : Vorrei ringraziare la gente di Cuba per l’opportunità concessami di stare un’altra volta in questo Paese e di aver potuto parlare con i leader politici cubani nonché con cittadini cubani in disaccordo con il governo. Siamo anche stati rassicurati in termini di  prospettive che il Congresso del Partito, fissato per il prossimo mese, porterà con sé. Abbiamo anche avuto l’opportunità di incontrare dei familiari dei cinque cittadini cubani (ndr: attualmente incarcerati negli USA), le loro mogli, le loro madri.

Confido in un futuro di normali relazioni diplomatiche tra Cuba e gli USA. Mi piacerebbe venire un giorno, senza più alcuna restrizione sui viaggi da Cuba agli Stati Uniti e viceversa e che gli stessi viaggi, ogni forma d’associazione e la libertà avessero modo d’essere apprezzati. Credo che sia molto importante per ognuno di noi e in particolar modo per il popolo di Cuba. Abbiamo avuto l’occasione di incontrarci con il Ministro degli Esteri, con il Presidente dell’Assemblea Nazionale, con il Presidente Raúl Castro e con l’ex Presidente, Fidel Castro, che considero un amico personale; faremo ogni cosa possibile per fare in modo che dei cambiamenti economici possano avvenire a Cuba.

Questa mattina ho incontrato il Signor Alan Gross (ndr: leggi qui gli approfondimenti 1, 2, 3), che ha speso un lungo periodo di detenzione a Cuba e noi pensiamo che egli sia innocente da ogni capo d’imputazione. Spero che in futuro, possa essere rilasciato, così come dovrebbe essere per coloro chiamati i Cinque Cubani, che già da 13 anni sono detenuti nelle carceri statunitensi. Spero che, in futuro, si possano sviluppare lle attività commerciali e i viaggi tra i due Paesi e che l’embargo economico possa essere in ogni sua forma eliminato. L’embargo è uno strumento di oppressione per il popolo cubano. Questo strumento non lede unicamente il governo Cubano, ma soprattutto gli stessi cubani. Credo che le relazioni economiche tra Stati Uniti e Cuba debbano cambiare. Quando sono diventato Presidente, ho sospeso le ristrettezze che limitavano i viaggi tra i due paesi e ho lavorato a stretto contatto con Il Presidente (ndr: Fidel) Castro, per instaurare delle relazioni diplomatiche. Adesso gli Stati Uniti e Cuba hanno 300 lavoratori nell’Ufficio degli Interessi e viceversa, sia in USA che a Cuba e questo credo che possa essere uno strumento in grado di contribuire all’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

La TV Cubana mi ha concesso questa opportunità che mi ha dato la possibilità di parlarvi e dirvi quanto meraviglioso sia il vostro Paese.


A.R. : Grazie .Vorrei approfittare di questa opportunità per farle alcune domande. In primo luogo, vorrei accoglierla con il rispetto ed il fervore che suscita l’unico Presidente degli Stati Uniti che in cinquant’anni, ha fatto dei passi in avanti per la normalizzazione delle relazioni. Lei poco fa stava ricordando qualcuno di questi importanti passi. Anche il fatto d’essere venuto a Cuba ora per la seconda volta e aver aperto le braccia con profondo rispetto. Il popolo Cubano, che è molto orgoglioso e onorato, riceve i visitatori con grande sentimento di solidarietà. Credo che, con l’introduzione all’intervista, mi abbia sgravato dal fare una introduzione che ancora una volta vuole esprimere il suo desidero e speranza di vedere Cuba alleggerita dal blocco economico. So che la maggior parte della società statunitense, la comunità cubana negli Stati Uniti e la comunità internazionale chiedono da oltre vent’anni la fine del blocco, per la quale stanno facendo numerosi sforzi. Come saprà, il blocco è mantenuto ben saldo, e come gli stessi uomini e donne Cubane sanno, è presente con lo stesso rigore di prima e anzi, a volte ancora di più. Così le chiedo: quali prospettive vede per le relazioni tra USA e Cuba e quali per il blocco, contro il quale il mondo sta combattendo?

J.C. : La maggior parte dei Cubani vorrebbe avere delle normali relazioni con gli Stati Uniti, e questo vale anche per gli Americani con Cuba. Indubbiamente, nel mio Paese c’è qualche leader radicale, qualcuno di essi è una figura di spicco nel Congresso, in molti casi Cubano-americani, che insistono nel mantenere l’attuale situazione di rottura diplomatica tra i due paesi. Questi leader sono la rappresentazione della passata comunità Cubano-Americana, il cui scopo fondamentale era quello di rovesciare il regime Castro; tra i Cubano Americano nel mio Paese c’è anche una piccola parte, una minoranza, piccola ma molto decisa e potente da un punto di vista politico e di circoli politici. Penso tuttavia che vi sia stato qualche progresso negli ultimi anni, anche in termini di opinione pubblica all’interno degli stessi circoli di Miami e dei Cubano Americani; alché le persone più giovani all’interno di questa comunità vogliono che l’embargo venga rimosso e desiderano avere l’opportunità piena di viaggiare in entrambe le direzioni; dagli USA a Cuba e da Cuba agli USA. Questo è quel che chiamo cambiamento. Nella mia opinione, c’è un cambiamento che deve essere fatto per guardare al futuro e io spero, che per quanto piccola possa essere la mia voce, insieme all’opinione di molti americani, possa contribuire a materializzare questo cambiamento.


A.R. : Signor Carter, l’ho ascoltata con grande emozione nel corso della conferenza stampa e qui, durante la sua introduzione. Ho sentito che lei ha richiesto anche la liberazione dei cinque Eroi Cubani, quelli che i Cubani considerano eroi, perché hanno affrontato dei gruppi terroristici e li hanno controllati per impedire un allungamento della lista di 2.099 disabili e 3.478 morti che il terrorismo ha inflitto al nostro Paese. Io non so fino che punto lei sia consapevole della grande sensibilità con la quale la gente di Cuba chiede la liberazione dei Cinque. In altre parole non le ho sentito fare alcuna dichiarazione di perdono in merito a questa vicenda. Lei ha detto che, in accordo con la legislazione statunitense, si aspetta un loro rilascio. I cinque si sono appellati alla Corte Suprema, la quale non ha concesso una revisione del caso, nonostante ciò fosse stato richiesto da più di premi Nobel per la Pace e centinaia di politici e personaggi intellettuali da tutto il mondo. In altre parole, i cinque hanno esaurito tutte le strade previste dalla legislatura. Ci sono state molte controversie su tutti gli atti legali, come lei ha detto, riconosciute anche  dai giudici; per questo i cubani hanno ricevuto ulteriori punizioni. A due di loro ad esempio sono state negate visite regolari delle loro mogli così come sono state appositamente create delle difficoltà  in ogni visita dei familiari. Essendo arrivati al punto di un rifiuto della Corte Suprema di rivedere questo complesso caso, i Premi Nobel e tutte i personaggi politici che hanno sposato la causa si sono mobilitati per chiedere ad Obama di concedere loro la grazia. Tu sei stato Presidente degli Stati Uniti, come gesto umanitario le sto chiedendo se se la sentirebbe di unirsi agli altri vincitori dei Premi Nobel per Pace e chiedere ad Obama la grazia per i Cinque?

J.C. : Come lei saprà, io non sono solo un ex Presidente degli Stati Uniti, ma anche il vincitore di un Premio Nobel per la Pace.

Fidel Castro e James Cárter a L'Avana. Foto: Estudios Revolución


A.R. : Per questo

J.C. : O sia , nelle mie conversazioni private col presidente Bush e col presidente Obama, ho parlato della liberazione di queste persone.

Riconosco le limitazioni nel sistema giuridico degli Stati Uniti, e spero che il Presidente possa concedere questo indulto;  ma questa è una decisione che può prendere solamente lo stesso  Presidente, non è  mio compito dire al Presidente quello che deve fare;  ma il Presidente, sa che la mia opinione  è sempre stata, ieri come oggi,  che il processo dei Cinque fu molto dubbioso, che si violarono delle  norme, e che le restrizioni per chi li voleva visitare in carcere, furono estreme. Ora  so  che i parenti hanno potuto visitarli, e spero che in futuro gli  possa esser concesso  l’ indulto,  e che possa avvenire  anche un maggiore facilitazione negl’accessi dei  familiari a questo tipo di prigionieri negli Stati Uniti. Mi hanno informato alcuni funzionari,  per esempio, che l’incidente  del piccolo aeroplano a L’Avana che costò la vita a due piloti,  si verificò dopo che il Presidente degli Stati Uniti informò i leader cubani che non ci sarebbe stato oramai più nessun volo. I funzionari cubani mi comunicarono che espressero molto chiaramente al Presidente degli Stati Uniti che non si poteva permettere il sorvolo della capitale del paese lasciandoli volare, e che dovevano proteggere la sovranità di Cuba.

Ciò nonostante, sebbene la questione sia qualcosa di ben più complesso , posso dire a tal riguardo che ho molti dubbi sulle lunghe condanne che queste persone devono scontare; quando ritornerò  penso di andar a conversare col presidente Obama, qui c’è  la mia dichiarazione pubblica, l’ho fatta anche con altri leader nordamericani, e ci siamo espressi a favore  della liberazione dei Cinque;  una delle ragioni, colpevoli o no, è che hanno passato 12 anni in prigione,un lungo periodo;  quindi  sono già stati puniti adeguatamente, anche nella probabilità che siano stati colpevoli.


A.R. : È  deceduta recentemente una persona molto vincolata al caso e che lei ha conosciuto molto bene, Leonard Weinglass;  so, che lei sa, che era un uomo amante  della giustizia e che lottò per essa, ed i suoi ultimi discorsi, il suo ultimo lavoro, addirittura  nel letto di morte, fu di combattere per  provare che i Cinque non avevano  niente a che vedere con gli incidenti degli aerei da turismo.

J.C. : Si lo so


A.R. : Entrando maggiormente nel caso sarebbe sicuramente più lunga questa conversazione, ma quello che sa il popolo cubano, quello che si può provare , quello che sanno, incluse, le autorità nordamericane, per il  report che trasmise Cuba, è che i 5 eroi  l’ unica che cosa che facevano era di cercare informazione per evitare atti terroristici. Io ho fiducia che anche lei potrà, come un gesto umanitario, sollecitare l’ indulto. Questi uomini hanno sofferto molto e hanno perso dei familiari senza potere stare al loro fianco;  infine, non insisto, la ringrazio per il suo interesse e le sue dichiarazioni a nome del popolo di Cuba. Sig. Carter, lei ha detto tra le varie cose  nella conferenza tenutasi questa mattina, che ha avuto un  incontro “da amici”  con il  Comandante Fidel Castro, il quale  ha espresso nelle sue riflessioni, molta angoscia per i rischi che sta affrontando la specie umana, per gli enormi arsenali nucleari che continuano a crescere e che hanno la  capacità di distruggere varie volte il mondo, ed anche per le conseguenze nefaste che potrebbe avere per la specie umana il cambiamento climatico;  sono temi in cui credo, che anche lei coincida con il comandante . Come fisico nucleare lei sa quello che significa per la specie umana il possesso di armi nucleari, lei fu un presidente che lavorò molto per educare il suo paese contro il culto del consumo, promosse politiche di razionalità, di difesa dell’ecosistema, benché lo facessero impopolare in alcuni settori. Bene, rapidamente vorrei solamente sapere  se crede che ci sia  ancora una opportunità  di fare qualcosa per salvare la specie umana.

J.C. : Quando io ero presidente negoziai con l’Unione Sovietica per ridurre il numero delle armi nucleari, con i trattati SALT e SALT II e fui a  favore della riduzione i degli arsenali nucleari.da ambo le parti. Considero anche che il  riscaldamento globale rappresenti una minaccia per tutti gli esseri umani, e come lei probabilmente saprà, il presidente Obama ed il suo predecessore, il presidente Bush, lavoravano con altre potenze nucleari per ridurre gli arsenali, e stanno supervisionando in modo molto stretto gli accordi che hanno firmato questi governi. Penso che gli Stati Uniti non abbiano agito con la  fermezza necessaria atta ad affrontare  i problemi del riscaldamento globale. I funzionari cubani, da quando sono  qui, mi hanno documentato  quello che si è fatto  nella parte vecchia dell’Avana, e sono stato in Bolivia per riunirmi con Evo Morales, e proprio laBolivia potrebbe essere il primo paese a soffrire  i danni economici, dovuti allo scioglimento dei ghiacciai nelle montagne boliviane,  che , per il paese , rappresentano una fonte di acqua potabile. Per questo motivo spero che in  futuro ,tutte le nazioni siano sensibili al tema del riscaldamento globbale e so che Fidel Castro è anche un promotore di questo stesso argomento. Conversammo sulle vicissitudini  di quando ero presidente negli Stati Uniti, e abbiamo conversato adesso  e sta parlando e tentando di utilizzare le sue conoscenze e la sua saggezza come antico Presidente per il benessere degli esseri umani. Conversammo, in accordo su molte cose, e, soprattutto,  abbiamo parlato  anche del riscaldamento globale, e credo che ci possa essere una possibilità  di collaborazione tra i due paesi.


A.R. : la ringrazio moltissimo. Grazie, ogni volta che lei visita a Cuba le speranze aumentano, benché le relazioni bilaterali continuino ad essere tanto difficili.

J.C. : Spero di poter ritornare presto. Voglio portare tutta la mia famiglia, siamo in molti, in 36. Molte grazie


A.R. : Grazie signor Carter, molte grazie.



Fonte video:razondecuba

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