Interpretazioni, liberalizzazioni, farmacie e caste: il coraggio di cambiare

A volte credo che le interpretazioni sulle vicende politiche, sui fatti che accadono dietro le grandi tavole rotonde, siano quasi dispute al limite col filosofico, con il metafisico.

Le interpretazioni di fatti che all’uno appaiono evidenti, per l’altro possono essere viste come l’opposto. Un opposto che può essere al tempo stesso costruttivo quanto disarmante. Questioni di diversa logica di fatto, ma anche questioni di mancanza della stessa logica, limitazioni culturali o più facilmente posizioni riconducibili a vantaggi diretti.

In questi giorni, giorni di vita vissuta mi sono capitate tanti fatti. Spesso si ha poco tempo per elaborarli, ma talora risulta interessanti riepilogarli cercando di rievocarli con una precisa chiave di lettura.
Parlando con un imprenditore italiano stabile in Repubblica Dominicana ho avuto una recensione di una persona attiva nel ramo commerciale sull’Italia. Una visione del nostro Paese dall’esterno. In cinque minuti ho sentito alcune affermazioni secondo le quali l’Italia è una nazione ferma da trent’anni e che il male peggiore, forse l’unica fortuna è stata l’avere come Presidente del consiglio Silvio Berlusconi. “Qua invece tutto va bene, l’economia è in fermento, possiamo dire che è una società dove tutto funziona”  – chiudendo la propria visione sul paese dominicano  “laddove il governo investe moltissimi milioni di euro in infrastrutture”.  

E stiamo parlando di un Paese dove il tasso di criminalità è molto elevato, con sacche di delinquenza che dilagano, dove la sanità pubblica lascia tutto a desiderare. Un Paese dove tutti girano con un cellulare tra le mani ma che pur possedendo il più grande centro universitario del latino america mostrano ancora grandi lacune in termini culturali.  La Repubblicana Dominicana è governata in lungo ed in largo dai capitali statunitensi, che impediscono al Paese di affermare una propria autonomia e di crescere in modo sano economicamente, senza essere asfissiato dai capitali esteri, che tengono sotto scacco anche le stesse scelte politiche. Un Paese dove l’inflazione rende ridicole le paghe salariali, insufficienti per le necessità basilari e che contribuiscono a creare mercati d’attività illecita. L’imprenditore italiano poi può trovare opportunità vantaggiose anche a livello fiscale, sfruttando la propria abilità e conoscenza, ma anche quella stessa cultura che è in mano al popolo italiano che poi così tanto fermo non è. Certo è che – prosegue l’imprenditore – ora che la magistratura ha costretto al ritiro Berlusconi,  Monti sta contribuendo a portare all’autodistruzione il Paese. Un “professorino universitario, un accademico che sta rovinando classi intere senza sapere i sacrifici che hanno fatto per costruirsi una posizione”.

Rimango basito da questa analisi. Strano allora mi chiedo che il flusso migratoria oscilli in una direzione precisa. Se l’analisi dell’imprenditore fosse reale, cozzerebbe un po’ contro i dati statistici a portata di mano.
Per quanto riguarda le cosiddette liberalizzazioni quindi sarebbero delle trovate di un professorino accademico e che invece converrebbe mantenere le classi così come sono di notai, avvocati, farmacisti, tassisti ed altro ancora.

Nel caso delle farmacie, l’articolo 11 del decreto Salva Italia parla proprio della “ristrutturazione” del servizio farmaceutico nazionale. Nel 2006 il Ministro Bersani fece un mezzo tentativo di liberalizzare, creò le parafarmacie, gestite spesso da grossi gruppi commerciali, che non furono di fatto né carne né pesce e che ora rischiano di soccombere dietro l’abbassamento del quorum da 5000/4000 (a seconda che si parli di area urbana o rurale) a 3000. Questo comporterà l’apertura di oltre 5000 nuove farmacie sul territorio italiano, ridistribuendo e rivitalizzando un settore che è attualmente in mano ad una casta ristretta, e che dietro la parola d’ordine di “deontologia professionale”,  è riuscita ad accumulare, soprattutto negli anni passati, un bottino non indifferenti di guadagni.

Oggi, primo febbraio vi sarebbe dovuto essere la serrata delle farmacie, per protestare. Proteste contro cosa? Di fatto non si è ben capito. Si certo, cercano d’arrampicarsi in ogni modo sugli svantaggi delle riforme,  mettendo lo spauracchio che una qualche multinazionale possa disporre di grandi capitali pronti da investire e crei un monopolio come nel Regno Unito. Guarda caso proprio quel luogo dove molti farmacisti italiani vanno ad emigrare in quanto offre condizioni lavorative nettamente migliori. La salute pubblica e i servizi al cittadino verranno comunque garantiti e la concorrenza porterà a fianco di una maggiore competizione ed un aumento fisiologico degli sconti, una maggiore competenza ed una implementazione dei servizi, quali analisi, ritiro referti, prenotazioni di visite e un vero e proprio servizio del sistema sanitario nazionale.

In questo senso le farmacie dovranno migliorare. Non è vero che il laureato avrà spazi minori entro cui riversare la propria competenza. Già ad oggi infatti il lato commerciale è innegabile che veda al primo posto il consiglio guidato dall’acquisto merci. E ancora proteste perché più farmacie significherebbe un aumento dei consumo dei farmaci. Niente di più falso. Significa semplicemente più farmacie, una distribuzione degli introiti. La norma è accompagnata di un numero minimo di assunzione di personale laureato proporzionale al fatturato dell’azienda. Aumento del numero di farmacie non vuol dire la morte del servizio farmaceutico territoriale. Chi uccide il servizio farmaceutico territoriale è ad esempio la farmacia di Novi Ligure, che abbiamo visto nel servizio raccapricciante mandato in onda dalle Iene e che racconta una grave storia di ingenti danno allo Stato, con farmacista e medici pronti a collaborare per portarsi a casa mensilmente fior di quattrini sulle spalle di ignari pazienti e più in generale di tutti coloro che il sistema sanitario nazionale lo mantengono con il proprio (reale!) sudore.

Lo scioperò ahimè è stato revocato, almeno per il momento, perché pare che il Ministro della Salute Renato Balduzzi  abbia deciso di convocare  Federfarma  ed abbia lasciato intravedere delle aperture per la modifica del decreto relativo alla liberalizzazione delle farmacie.
Il Decreto incorporerà  degli  errori, è presto per dirlo,  ma stare fermi non è la soluzione e partire con le correzioni non è scelta inopportuna. In sin dei conti è ciò che desiderano proprio questi imprenditori d’oltreoceano.
Quel che è lampante è che mai come in questo periodo si vede l’egoismo che ha indebolito il Paese. Ognuno ha paura d’essere toccato. Basta un niente per indire uno sciopero, una serrata, una protesta o minacce.  Ma se l’Italia vuole ripartire ciò che per primo va cambiato è questa logica opportunistica. Tanto più è diffusa tanto più un paese s’impoverisce. E costi quel che costi gli interessi devono stare nei grandi numeri e se qualcuno e qualche casta dovrà essere danneggiata, ben venga.

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(3) Readers Comments

  1. Vedo che ami il mondo cubano.
    Allora fai una bella cosa, vai a Cuba e restaci.
    Poi mi dirai come funzionano bene le farmacie lì, visto che molti cubani vengono da me a lamentarsi di questo.

    Ah e per la cronaca basta con questo vizio del giudicare le cose senza saperlo, perché sentirsi chiamati Lobbisti, da chi probabilmente non ha la più pallida idea di cosa significhi gestire una farmacia, fa girare le palle, adesso addirittura Casta. Ma per favore.
    Se non sapete le cose state zitti, perché in Italia ormai tutti sanno fare solo due cose benissimo: fare disinformazione e giudicare senza sapere.

  2. Mario il suo commento fa orrore.
    Non per le cose che ha scritto ma per i toni con cui lei si esprime. Noi scriviamo ciò che pensiamo e ciò che crediamo sia giusto…lei non ci conosce e per questo motivo la invito a seguirci ed a leggere i nostri articoli con maggiore attenzione prima di scrivere delle inesattezze come ha fatto nel suo commento.

  3. Hai chiamato in causa l’autore del pezzo ed eccomi qua a replicare. Anche se replicare a tanta pochezza è cosa ardua.
    Tu caro Mario, neghi la casta (defunta o meno che sia) e parli da rappresentante della casta. Dimmi una cosa. La farmacia te la sei presa con i tuoi risparmi lavorativi o l’hai ereditata?
    Presumo non vinta a concorso se ti esprimi in questo modo offensivo si ha poco spazio alle ricompense nella vita. Se chi parla senza sapere ti infastidisce ti consiglio di vendere la tua licenza che ora finché vale ancora qualcosa (troppo), prendere un volo di sola andata per qualche luogo fascista, dove ascoltare e replicare in modo educato è utopia.
    Mi chiedo: userai nel quotidiano questi toni nella tua farmacia, con i tuoi collaboratori, con i tuoi clienti, con tutti coloro che non sono d’accordo con te? E immagino accoglierai migliaia di cittadini cubani che si riversano in massa presso la tua farmacia. Cosa c’entra con quel che abbiamo detto poi il confronto col mondo cubano…sarebbe bello lo spiegassi senza scadere nella misera provocazione.
    Dal punto di vista di “gestione di farmacia” non è ho lo minima idea. Certo, stai scrivendo proprio ad un collega, direttore di farmacia. Colui che usa Wingesfar, che ordina un paracetamolo sciroppo con l’82% di sconto netto e che compera con l’1+4 test di gravidanza, integratori, fermenti lattici e tutto quel che si riesce a rifilare ai pazienti non è vero? Ad un collega che tariffa ricette il cui valore medio, sceso dai 24 ai 15,8 euro. Colui che cerca di far ruotare il magazzino per bene e che vede quanto avanza a fine mese e l’utile che riesce a fare. E allora intanto aumentate lo stipendio ai collaboratori!!!!!! E adesso preparatevi ai concorsi e ad avere tanti nuovi colleghi che avranno la sola colpa di ambire con i propri meriti e titoli ad un posto di lavoro indipendente trasformando il luogo di pochi eletti in qualcosa di ben più grande…inutile poi fare l’esempio della Gran Bretagna come esempio di monopolio di una multinazionale…inutile perché funziona meglio. Non prendiamoci in giro Mario, che sappiamo bene cosa vuol dire essere “gestore di farmacia” senza dover solo per questo renderci grossi. Meglio essere che avere…te lo dicono in molti in questo momento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *