Breaking News L'editoriale — 01 aprile 2018
Internet. La dittatura democratica

Non sò voi cari, e pochi lettori, ma internet inizia ad essere piuttosto ingombrante.

All’albore sembrava lo spazio incensurabile e democratico, inarrestabile. I social, i blog, le testate libere.

Ora è legatissimo al capitale. Tutto passa da internet. Pubblicità, informazione, acquisti, istruzione, cultura, lavoro, salute. Per non parlare del mercato nero, della finanza, dell’illecito, delle criptovalute.

Nulla riesce a sfuggire. E solo i grandi capitali controllano questo sistema. E’ vero, ognuno o quasi si trova al giorno d’oggi si trova nelle situazioni di scrivere, ma a che pro?

“I grandi capitali”, definiamo così le grandi quote di mercato che controllano la navigazione degli utenti, sanno bene che miliardi di siti portano a svalorizzarne la quasi totalità quando i flussi seguono determinate direzioni in forma univoca.

Scrivo questo concetto, ma non potrà emergere e se diventa virale viene strumentalizzato e anche arrivasse all’opinione pubblica, una tantum, viene dimenticato in base alle tempistiche di successo/dimenticanza del giorno d’oggi. Quel timing che ha trasformato il mondo video, musicale, cinema, informazione e che ha svalorizzato ogni espressione, bruciandone l’evoluzione sul nascere. 

In poche parole non c’è tempo per coltivare, non vi è tempo per la cultura. Non vi è più tempo. Profitto, logica di mercato. Nel bel mezzo di questa logica i flussi vengono controllate, le masse pilotate. La tristezza è che anche chi va controcorrente è sulla stessa barca. Ha con sé la sola consapevolezza.

In altre parole è impossibile sottrarsi a questa direzionalità d’informazione e di sapere. A questa direzionalità di vita. Le masse globali vengono smosse in un’unica direzione. E’ evidente. 

E allora mi chiedo dove stia lo scoop, lo scandalo epocale di facebook. Si. Non serve leggere ed approfondire. Non l’ho fatto, sono sincero. Non l’ho voluto fare.

I dati sensibili sono ricchezza. Sono la fonte necessaria per conoscere e quindi guidare statisticamente le scelte. Tenendo conto anche della consapevolezza.

Ma, come a testimonianza del potere mediatico martellante, che sposta l’opinione pubblica al di là dell’ideologia dell’individuo, traghettata ad hoc dagli innominabili nominati, non mi è stato possibile sottrarmi allo scandalo facebook.

Il grande capo informatico, Mark Zuckerberg, che si scusa e si fa responsabili degli errori della propria azienda. In poche parole facebook ha venduto informazioni per spostare il voto di 50 milioni di utenti, attraverso il profilo di questi individui. Numeri, psicologia, gusti e tutto l’ingegno informatico per raccogliere da mattina a sera l’oro del ventunesimo secolo. Non parliamo del petrolio, né di alcuna risorsa mineraria. Parliamo dei dati sensibili di ognuno di noi, raccolti, immagazzinati e venduti. Lo sapevamo prima, ma forse abbiamo fatto finta di non saperlo e ora battiamo gli occhi quasi a non credere, e in coro facciamo un ohhh di stupore e meraviglia e addirittura condivideremo i nostri stati proprio sui social che a loro volta continueranno a vendere e fare business, magari con un po’ più d’attenzione e fino al prossimo scandalo. La memoria giornalistica dura qualche decina d’ore. Poi lo scandalo viene meno e la razza umana continua imperterrita perseguendo più o meno conscia nuove forme di schiavitù, più elaborate e complesse rispetto alle già definite e quindi impraticabili, ma sempre di schiavitù trattasi.

A queste forme di schiavitù, liberali, nascoste non si è trovato un modello di ribellione. Perché sono più subdole e presenti ovunque ed in grado di contaminare ogni fonte rivoluzionaria e/o alternativa che voglia sottrarsi a questa idea di sviluppo/dipendenza. Perché alle stesse teorie marxiste, leniniste, maoiste, non è rimasto altro che duellare in dispute vane nel vuoto del grande paradosso globale, utilizzando forme e sistemi di principio già contraddittorie. Il mondo non ha bisogno di questi filosofi, né di fonte che tutti, io compreso, utilizziamo per esprimere il nostro disagio, accentuando, quantomeno consapevoli,  profitti di coloro che accusiamo a spada tratta.

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *