Inès Cainer; La mia ultima lettera ad Alberto Granado

La redazione di ThisIsCuba.net pubblica con molto piacere la lettera che la  giornalista e scrittrice Argentina, Inés Cainer  le  ha gentilmente inviato. Questa lettera esprime tutto il cordoglio e quel senso di vuoto lasciato da  Alberto Granado dopo la sua estrema dipartita.   ThisIsCuba.net si unisce al  dolore, ringraziando nuovamente  la signora Inés Cainer per averci fatto dono di un  momento nel quale i ricordi si possono sovrapporre alla riflessione.

La giornalista nata in Argentina, ma  di origini Italiane, vive da molti anni in Italia e tra le sue  fatiche letterarie si annovera “Benita Bottazzi senza Patria” , dove racconta con estrema lucidità  un pezzo di storia che ci appartiene;   l’emigrazione italiana in Argentina.

Alberto Granado


Addio Alberto…

Dolore, solo dolore per questo tuo viaggio definitivo e senza ritorno, con la consapevolezza di poter dire  che alla fine di questo viaggio terreno, come Neruda, “confesso che ho vissuto”…

Hai vissuto insieme a Ernestito, tale era per te il ragazzo a cui mettesti nelle sue mani quattoridicenni una palla di rugby, e non quel mito, col nome di CHE, che successivamente la storia  ne ha fatto.

Vi ha unito il rugby, il pensiero politico e quel mitico viaggio che oggi milioni di giovani vorrebbero percorrere; un viaggio che fu di meditazione e  progetti come ci narra il film “I diari della motocicletta” , laddove,  nella spendida cornice del Machu Picchu meditavate e discutevate di Rivoluzione armata o meno.

Al trionfo della Revolution, quando tutti i medici, maestri e intellettuali cubani erano fuggiti in quanto figli di ricchi o di  assassini,  non hai esitato un sol istante a lasciare le comodità e gli affetti della tua vita in Venezuela per volare all’Avana ad accompagnare il CHE per portare avanti il processo, che oggi è la spina nel fianco del Capitalismo.

Anni di lavoro dedicati a Cuba, con il sacrificio di dover spendere lunghi periodi in Unione Sovietica così da apportare alla Rivoluzione le nuove conoscenze mediche che avevi acquisito alla stessa età in cui altri uomini vanno a pesca o si annoiano.  in te ardeva già il desiderio d’ essere utile alla comunità.

Di persona, nella tua casa dell’ Avana poco tempo fa ho incontrato una bambina italiana gravemente ammalata. L’ avevi accolta e con la tua dedizione le hai donato, quello che “geni” europei non erano riusciti.

L’averti conosciutoe  l’avere discorso con te su un passato che ci accomunava, nel ricordare che gli stessi fiumi hanno bagnato i nostri piedi nella nostra lontana gioventù, è stato per me un grande privilegio.

So che sei stato depositario delle confidenze e delle insicurezze del CHE e le hai custodite come preziosi gioielli, come fanno soltanto i veri amici.

Tutto nella vita hai organizzato egregiamente; tale è stato anche con la morte.

Hai scelto la terra di Martì, Cuba, di Bolivar in Venezuela, e la nostra Argentina di Josè de San Martin, perché i tuoi resti si posassero per il tuo eterno riposo.

Da San Martìn hai preso come regola di vita una sua frase che tutti dovremmo considerare come dogma:“Velar se debe la vida, de tal suerte que viva quede en la muerte”

Caro Alberto, ti chiedo scusa per non aver fatto prima  una cosa, che mi avevi chiesto e lo faccio in questa lettera: darti del tu.

Riposa in pace.

Inès

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