Breaking News L'editoriale — 12 aprile 2012
Indonesia: “rivissuto” il dramma del 2004

Oggi milioni di persone in Indonesia e non solo,  hanno rivissuto l’incubo tsunami di otto anni fa. Le immagini trasmesse dai canali televisivi di tutto il  mondo,  hanno documentato una serie di forti scosse di terremoto al largo di Aceh, sulla costa occidentale dell’Isola di Sumatra. Scosse violente,  la prima delle quali  di una potenza sconcertante  con valori di magnitudo tra  8.6 ed 8.9 della scala di Richter.

Il 26 dicembre del 2004, data che rimarrà nella storia, ed archiviata nelle nostre menti con le terribili immagini che noi tutti ricordiamo, furono inghiottite dalla gigantesca onda anomala circa 230mila persone. Con le stesse modalità, con lo stesso epicentro,  le stesse scosse molto intense, le stesse immagini di panico, sembrava che oggi il dramma si dovesse ripetere.  Ma stavolta, per fortuna, lo tsunami devastante non c’è stato, i danni sono rimasti contenuti e per ora non si hanno  ancora notizie di vittime.  Anche se il sisma di  oggi, si è fatto sentire molto bene nelle zone colpite, come ha spiegato un portavoce dell’Usgs, ( U.S. Geological Survey) il movimento tellurico ha avuto  un movimento orizzontale e non verticale. Per tale motivo i danni sono stati limitati  e ben lontani  dalla tragedia che avvenne nel 2004.

Ma nella nostra storia recente purtroppo,  non è sempre stato così, e la natura nella sua incredibile potenza  in grado qualsivoglia  di sopraffare l’esistenza umana, non è sempre stata così “clemente”.  Vi sono stati dei casi dove spaventosi terremoti hanno lasciato una lunga scia di morte e distruzione. Come ad esempio la ferita purtroppo ancora aperta e ahimè sanguinante,  che tuttora affligge Haiti,  causata dal terremoto che devastò il paese il 12 gennaio 2010. Un sisma di 7.0 gradi della scala Richter che si abbatté sul paese più povero e sfortunato dei caraibi, lasciando alle sue spalle devastazione e malattie oltre che alle numerosissime vittime calcolate approssimativamente in 222,521, ma con un’entità dei danni ancora sconosciuta. O come non ricordare  il devastante terremoto che distrusse L’Aquila nel 2009 il quale, anche se  inferiore come magnitudo stimato in 5,9 della scala Richter, lasciò oltre che a tanto dolore un bilancio  definitivo  di 308 vittime 1600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati.

O ancora il terremoto recente di  Sendai e del Thoku dell’11 Marzo dello scorso anno, che ha provocato con una scossa del nono grado di magitudo oltre 15.000 morti, bilancio “addirittura contenuto” per le imponenti misure antisismiche nella progettazione degli edifici adottate proprio in Giappone al fine di prevenire stragi su una terra così fortemente a rischio. Ma il terremoto giapponese è passato alla storia non solo per essere stato il quarto più violento di sempre per intensità, ma anche per la tragedia nucleare sfiorata. Danni ai reattori con perdite di sostanze radioattive ci sono state e ancora oggi si verificano, ma quel che poteva accadere è sotto gli occhi di tutti e ha portato ad un grande dibattito internazionale sull’ulteriore sviluppo di centrali atomiche, soprattutto nel nostro paese, dove non si riescono ancora a fare valutazione precise sui costi/benefici di queste opere a fronte di una energia ancora di difficile gestione e potenzialmente letale. Terremoto che ha anche fotografato la mentalità giapponese di risollevarsi e ricostruire giorno dopo giorno la propria identità con una pacatezza ed una dignità di un popolo fantastico.

Fortissimo anche il terremoto verificatosi nel 2010 in Cile, tre minuti che hanno liberato un’energia mille volte superiore a quella liberata nel disastro di Haiti. L’evento sismico è stato così violento che la Nasa ha riferito che ha spostato l’asse terrestre di otto centimetri riducendo la durata della giornata. il numero di morti limitato a 450 unità.

In mezzo ad una catastrofe sfiorata, quella odierna, segnaliamo che molti giornali online si sono divertiti a creare allarmismo con titoli rievocanti una sensazionale drammaticità entro la quale invogliare i lettori a cliccare e leggere un mare di sciocchezze e mostruosità.

Dicesi, The show must go on

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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