Breaking News L'editoriale — 29 settembre 2011
In Messico la guerra dei cartelli minaccia i social network

IT: In Messico la guerra dei cartelli minaccia i social network. Due persone fatte a brandelli e poi appese per  incutere terrore ai fruitori dei social network che quotidianamente denunciano le atrocità dei cartelli della droga.

ESP:En México la guerra de los carteles amenaza los social network. Dos personas prácticamente hechas a pedazos y luego colgadas para infundir terror a los usuarios de los social network que cotidianamente denuncian las atrocidades de los carteles de la droga.

Incredibile come la guerra spietata che si combatte in Messico tra le bande organizzate del narcotraffico, che lentamente cercano di installare il proprio potere negli alti piani della politica del Paese, stia toccando livelli di ferocia inaudita senza che le pagine dei nostri giornali e telegiornali ne diano perlomeno un accenno.

L’informazione italiana appare sempre più una informazione da cronaca rosa, che va a macchiare di curiosità morbosa anche i gialli da prima pagina, come nei casi delle morti di adolescenti che da mesi si rincorrono in programmi nuovi creati ad hoc per la situazione.

Ma l’immagine del Messico, che ne rappresenta nell’essenza la disastrata situazione interna dice tutto. Il Consolato degli USA a Ciudad Juarez ha dovuto chiudere i battenti per alcuni giorni, salvo poi riaprire in una atmosfera surreale fatta di una vera e propria battaglia combattute per le strade di una città rimasta orfana di qualsiasi forma di pace. L’ambasciata statunitense nell’Aprile dello scorso anno ha emesso un comunicato ufficiale in cui ha reso noto che sulla base dell’incremento dei decessi che coinvolgono turisti americani (35 nel 2007 e 111 nel 2010) e tenendo conto del livello di violenza in cui erano precipitate alcune zone del Paese, era ritenuto sconsigliabile viaggiare in Messico, determinando di fatto un crollo dell’azienda turistica.

Oltre 35.000 omicidi dal 2006 ad oggi, che rappresentano la cifra resa ufficiale dal governo Messicano e che non tiene conto di tutte le persone disperse e scomparse.

Ma nulla è così sconvolgente quanto l’attacco da parte dei cartelli del narcotraffico verso i social network. Si, proprio l’ultima frontiera della comunicazione, è ora il bersaglio dei narcotrafficanti. Se la comunicazione è tutto, ostacolarla è il minimo che si possa fare. Zittire le voci della gente coraggiosa è  il fine drammatico.

nell’ultima frontiera della violenza in Messico, ad essere minacciati ora sono anche tutti coloro che si oppongono alla gang del narcotraffico creando gruppi di condanna sui social network

E come ostacolare i social network, la comunicazione? Con il terrore e con un messaggio chiaro comparso qualche giorno fa all’ennesimo ritrovamento di due cadaveri, penzolanti. Cadaveri cui non si è riuscito a dare un nome. Un uomo ed una donna, torturati, seviziati, fatti letteralmente a pezzi. Privi di Braccia, gambe, decapitati e il corpo, ormai brandelli d’organi alla rinfusa, lassù, sorretti da una corda ad affacciarsi su una delle tante strade di collagamento della città Nueva Laredo, confinante con lo Stato statunitense del Texas.

Appeso alle loro spalle il cartello minaccioso rivolto al popolo di facebook, di twitter, di chi denuncia e utilizza internet per creare dei gruppi contro il narcotraffico. “Questo è quello a cui andranno incontro tutti coloro che postano su internet dei contenuti divertenti…E’ meglio se fate attenzione…vi sto avvertendo…”

Lo scorso 20 Settembre un’altra morte spettacolare. Questa volta, nell’ora di punta, sono stati abbandonati su una tangenziale di Veracruz, che sopporta un notevole traffico, due furgoncini. Porte aperte degli automezzi, che hanno sbarrato la strada ed interrotto la circolazione. Incurante dei video e dei testimoni fugge l’uomo alla guida. All’interno dei furgoni la polizia ha successivamente rinvenuto i corpi di 35 persone, la maggior parte, come accade in questi casi, appartenenti a giovani con precedenti penali, quali estorsione, omicidio e traffico di sostanze illecite. Il fatto si è verificato nei pressi di un noto centro commerciale della zona di Boca del Rio.

Solo 48 ore dopo, sempre a Veracruz, dove imperviano le scorribande di uno dei cartelli più feroci, quello degli Zetas, altri 11 morti, ritrovati in quattro zone distinte.

Il governatore dello Stato, Javier Duarte, quasi impotente di fronte a tanta violenza, non ha avuto di meglio da dire, nel corso della conferenza stampa, che ricordare come quasi tutti gli omicidi interessino persone implicate direttamente in questa guerra tra bande.

Ieri invece sono stati ritrovati nei pressi di una scuola elementare di Acapulco, in un sacchetto, sette teste, frutto di altrettante decapitazioni. Nei giorni scorsi le maestre avevano protestato per le minacce ricevute che non portano ad un maggior controllo. Proprio per la mancanza di sicurezza alcune scuole elementari hanno già dovuto chiudere i battenti. Le scuole infatti sono soggette a continue estorsioni in quanto i fondi destinati all’istruzione devono essere dirottati nelle “casse della morte” pena vendette e ritorsioni brutali. Chi non accetta questa richiesta deve ovviamente fare i conti con le gang. Nel clima surreale si legge un messaggio sarcastico, lasciato dagli stessi protagonisti del narcotraffico, in cui ringraziano a nome del popolo la “guerra alla droga” condotta dallo Stato.

Gli Stati Uniti monitorano sempre più preoccupati la situazione, che li vede coinvolti direttamente con il continuo incremento di violenza registrato negli Stati del Sud,  quali Texas, New Mexico ed Arizona. E intanto il numero dei morti in Messico  continua ad aumentare vertiginosamente.

fonte foto: internet

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(2) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *