Breaking News L'editoriale — 10 gennaio 2011
Il terrorista Posada Carriles in aula per immigrazione clandestina

ESP: Posada Carriles, el terrorista enemigo número uno de Fidel Castro y ex espía del CIA, procesado en Texas por inmigración clandestina. 11 los cargos. Arriesga hasta a 5 años de cárcel.


L’82enne Luis Posada Carilles, è uno dei più convinti e sicuramente il più famoso anticastrista residente  in quel di Miami, dove ha sede la potentissima mafia che da anni influenza le decisioni di Washington per quel che concerne la politica estera degli Stati Uniti verso Cuba.

Il Governo cubano è indignato dal fatto che non è mai stata concessa l’estradizione richiesta da numerosi anni per la complicità dello stesso Posada nell’attentato su un volo di linea della Cubana de Aviacion. Al largo delle Barbados l’esplosione costa la vita a 73 civili tra cui l’intera squadra olimpionica cubana di scherma.

Sono numerosi gli altri attentati che compie dal 1976 con la complicità dell’amico Orlando Bosch all’interno del gruppo fondato  che porta il nome di “Comitato delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite”.

Con la complicità del governo statunitense Posada, la cui unica incriminazione è rimasta di immigrazione clandestina, Posada è ancora libero di risiedere a Miami con la propria famiglia.

Posada Carriles scortato in tribunale

Oggi, lunedì 10 Gennaio, Luis Posada Carriles apparirà davanti ai giudici in tribunale per rispondere all’accusa di aver mentito alle autorità dell’immigrazione.

Il processo non ha nulla a che fare con le accuse più gravi e con quel desiderio di giustizia che rispecchia le parole di Fidel Castro, quando ha pubblicamente giudicato Carriles come il terrorista più pericoloso dell’emisfero Occidentale, con la protezione di quello stesso Stato che dovrebbe essere il paladino dei diritti umani nel mondo.

Leggendo con attenzione la biografia di Posada, balza all’occhio come una mano forte e potente sia sempre riuscita ad evitargli il carcere a vita. Probabilmente il terrorista cubano porta con sé dei segreti che è conveniente tenere segreti.

Il processo vede unidici capi d’imputazione legati  all’entrata irregolare negli USA nel 2005. In quell’occasione attraversò illegalmente il confine dal Messico entrando negli USA dal territorio texano. Se sarà accusato dovrà scontare cinque degli otto anni previsti dai capi d’accusa stessi.

Posada si è definito un soldato, che non è contrario all’uso della violenza per ristabilire la democrazia a Cuba.

Per Margarita Morales, il cui padre  Luis Alfredo Morales Viego, allenatore del tema olimpico cubano di scherma, è stato ucciso dall’attentato al volo Cubana numero 455 del 1976, si tratta di una piccolissima rivincita, anche se prosegue “è doloroso sapere che il processo lo riconosce colpevole solo per aver mentito e tralascia le colpe che lo macchiano d’essere un omicida, un terrorista”.

Posada Carriles, ex agente segreto ai servizi della CIA, nega il proprio coinvolgimento nell’attentato sebbene lo stesso National Security Archive della George Washington University ha raccolto una sua affermazione a dir poco palese “stiamo andando a colpire un aereo Cubano

Rabbrividisce ricostruire la storia. Siamo davanti a delle prove inconfutabili che esistono due pesi due misure. Un conto è percepirle quotidianamente, un altro invece riuscire a raccogliere le prove e dimostrarlo con i fatti.

Il Venezuela di Hugo Chavez da anni chiede l’estradizione di questo spietato terrorista, cosa che è sempre stata negata dagli USA con la formale giustificazione che teme che lo Stato Venezuelano possa infliggere al prigioniero delle torture a fronte di un processo quantomeno sommario.

Jose Pertierra, il procuratore che sta seguendo il caso dell’estradizione per il Venezuela ha parlato chiaro “se Posada si chiamasse Mohammed sono certo che l’estradizione sarebbe già avvenuta da molto tempo. Evidentemente il governo di Washington è consapevole che Carriles, se estradiato inizierebbe a cantare come un canarino spifferando tutti gli scheletri nell’armadio che custodiscono i suoi stessi protettori”.

Foto scattata a Miami l'8 Novembre 2010, all'82enne terrorista Posada Carriles che dovrà rispondere solo delle accuse legate all'immigrazione clandestina. foto: Washington Post

Posada Carriles ha ammesso al New York Times, di aver preso parte agli attentati che nel 1998 sconvolsero l’Havana. Ha dichiarato al giornale infatti d’aver creato, organizzato e disposto sul territorio cubano una squadra, incaricata di piazzare potenti ordigni esplosivi nei principali alberghi della capitale cubana, con l’intento di danneggiare l’industria turistica dell’Isola.

Lo stesso esecutore dell’attentato, Raúl Cruz fu subito catturato dalle autorità cubane alle quali confessò subito di aver agito per conto di Posada Carriles, che nel frattempo andava palesemente fiero del proprio gesto, ammettendo di collaborare con la CIA e l’FBI.

Negli attentati morì l’imprenditore italiano Fabio di Celmo, il cui padre da alcuni anni gestisce in suo onore una pizzeria a Cuba. E tale gestione è un omaggio al figlio deceduto, un modo per ricordare le vittime del terrorismo, compreso quello Made in USA. Lui, Giustino, ha fatto un gesto che avrebbero fatto tutti i padri per ricordare il proprio figlio e combattere affinché giustizia fosse fatta o per meglio dire, venga fatta. E non, come disse la cinica Angela Nocioni sulle pagine di Liberazione, con l’appoggio del direttore Piero Sansonetti, oggi protagonista nei salotti d’intrattenimento televisivo, “Giustino ha patteggiato il suo comportamento verso il “regime di Fidel” in cambio di una pizzeria che si chiama Fabio”.

Sarebbe bene spiegare a questi insensibili dell’ultim’ora, con il loro bel tesserino rilasciato dall’ordine dei giornalisti, cosa si prova quando il proprio figlio viene trafitto da una scheggia di una bomba. In quei momenti mentre Giustino riposava nella propria camera all’Hotel Copacabana, Fabio era colpito mortalmente da una carica dell’esplosivo plastico C-4, la cui detonazione disintegrò la lobby nella quale si trovava in quel momento.

Le dichiarazione rilasciate al New York Times da Carriles, che preferiamo riportarle letteralmente in inglese sono state le seguenti:

”It is sad that someone is dead, but we can’t stop. ‘That Italian was sitting in the wrong place at the wrong time.” (è triste che qualcuno sia morto, ma non possiamo fermarci per questo. Quell’italiano era seduto nel posto spagliato al momento sbagliato).

Il giornalista ha poi chiesto se Posada sentiva rimorso per le azioni violente fatte. La risposta fu: ”I sleep like a baby” (ndr: dormo come un bambino)

In seguito a tali dichiarazioni Posada si è giustificato dicendo che la propria conoscenza dell’inglese era troppo limitata per interpretare correttamente le domande fate dai due giornalisti del quotidiano, che, dal canto loro, hanno fornito la prova registrata della conversazione intercorsa.

Forse si è sbagliato anche quando ha pronunciata senza mezzi termini e con tanta chiarezza espositiva: “If Castro came through the door, I’d kill him, not because I hate him but because I’d kill a cockroach too”. (ndr: se Castro si trovasse davanti alla mia porta, lo ucciderei, ma non perché lo odio ma perché avrei ucciso anche uno scarafaggio”. Era una delle tante frasi ad effetto, rilasciata alla stampa nel 2007, dal paladino dei diritti umani, un eroe secondo i detrattori del regime cubano.

Ciò di cui Posada dovrà rispondere sono le bugie da lui dette legate agli atti terroristici e non all’esecuzione degli stessi. Incredibile, anche alla luce di tutte le prove raccolte dalle autorità cubane, cha hanno un materiale talmente ingente da poter condannare a vita l’omicida senza grossi problemi.

Il fatto che gli USA stiano proteggendo Posada Carriles per motivi legati alla preoccupazione che il cittadino possa essere torturato in seguito all’estradizione è da considerarsi completamente fuori luogo. Il gioco della doppia morale non ha motivo d’esistere. Così come il governo cubano non avrebbe alcun interesse nel non seguire una detenzione corretta, anche agli occhi d’una opinione pubblica sempre pronta alla condanna.

Il probabile motivo alla base della protezione si può facilmente ipotizzare siano i finanziamenti garantiti dalla Fondazione Nazionale Cubano-Americana a sua volte finanziata dal dipartimento di Stato Americano.

Al di là delle parole, ripercorrendo il passato appare lampante la paura che Carriles potesse rivelare quanto di sua conoscenza se imprigionato: arrestato a Panama con l’accusa di aver tentato di uccidere Fidel Castro viene rilasciato per via di una amnistia firmata in situazioni poco chiare dal Presidente uscente; è riuscito a fuggire da un carcere Venezuelano, ad ottenere l’asilo politico in Messico,  ad entrare negli USA dal Messico illegalmente e vedere la propria accusa di clandestinità cadere per mano del giudice texano Kathleen Cardone proprio a poche ore dal processo, a schivare in definitiva il carcere grazie ad una protezione continua.

Effettivamente i fatti parlano di un agente della CIA, sostenuto dalla CIA, protetto dalla CIA che ha ucciso decine di persone con atti terroristici. La CIA sta sostenendo il terrorismo ed è implicata in attentati ai danni del Governo Cubano. Non è una ipotesi. E’ la realtà dei fatti.

Così come lo diciamo noi in Italia, lo dice il bravo Patrick Oppmann, in un articoletto defilato per la CNN. Varrà quel che vale ma riportare i fatti è l’unico nostro intento.

foto: http://alongthemalecon.blogspot.com/2010/11/prosecutors-will-link-posada-carriles.html

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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