L'editoriale — 20 aprile 2010
Il ritratto di Cuba secondo i lettori di ThisIsCuba.net

Fonte foto: internet.

Cuba; presente e futuro.

Nell’aria si respira sempre un clima d’attesa. Ci si aspetta che a Cuba debba avvenire un cambiamento radicale da un giorno all’altro. Qualcuno ne parla da anni, da decenni, altri lo auspicano, altri semplicemente acconsentono, ma è una sensazione comune.

Cambiamenti ne sono avvenuti in abbondanza, e sovente non in positivo, in quasi tutti i restanti paesi latini. Eppure dall’esterno Cuba appare come una polveriera, dove l’opinione pubblica pensa debba esplodere un’insurrezione da un giorno all’altro.

Probabilmente le cause di questa percezione sono radicate in coloro che provano un disagio verso l’attuale governo e dovute anche a luoghi comuni, ignoranza circa la reale situazione e lettura passiva e sporadica dei titoloni che compaiono sulla stampa, che distorgono un sistema politico che, per quanto opinabile possa essere nel proprio operato, appare quanto mai saldo ed in grado di gestire i malcontenti interni (e nel caso cubano, soprattutto esterni)

Dal nostro sito e dalla nostra pagina di facebook percepiamo che la situazione politica cubana è vissuta in tre differenti modi. Vi è una parte di cubani estremamente astiosa nei confronti del governo, che esprime il proprio dissenso in svariate forme, spesso in modo duro e che ahimé mescola anche cattiveria verso il secondo gruppo, che è quello, che in diversa misura è contento e soddisfatto della Cuba attuale (ovviamente con le inevitabili riserve). Il primo gruppo, quello (chiamiamolo) critico, che non accetta l’autorità del regime e che chiede con insistenza una maggiore libertà, rifacendosi al modello statunitense, sembra cadere nell’errore e ancor più nel paradosso di non accettare diverse visioni politiche ed economiche, scontrandosi con il presupposto stesso dal quale parte e cui aspira, che sarebbe quello d’una democrazia, entro la quale, esiste anche la possibilità stessa che il popolo esprima un proprio malcontento e appoggi sistemi socialisti o comunisti. Il terzo gruppo è quello più numeroso. Anzi, il terzo gruppo è sempre più numeroso. E’ quello che se ne frega sistematicamente della politica, che aspira ad un sistema sempre più organizzato ed efficiente, in grado di migliorare la qualità della vita di ognuno, ma che punta a questi obiettivi scindendoli da una visione puramente politica. La politica è sempre più un’isola deserta, lontana dalle esigenze dal popolo, intenta a disperdere la quasi totalità del tempo a mettere d’accordo le diverse menti, che per definizioni, non possono ragionare ed idealizzare un mondo nello stesso modo. Sono certo che anche tra i primi due gruppi se solo ci si sedesse di fronte ad un tavolo, sorgerebbero infiniti dissensi, contraddizioni, difficoltà nell’applicare un’idea o un’intuizione che sembra buona sul lato teorico.  E la politica diventa un peso, per le tasche di ognuno, per le aspirazioni ed i desideri dell’individuo, si perde nella burocrazia, negli interessi e nei giochi di potere, in cui s’affogano golosi “gli arrivati”.

La politica è il filo che si disperde e dissipa le risorse, le speranze e le energie, laddove tenta di unire il teorico al pratico e creare una struttura su cui tutti possano poggiare e trarne profitto, attraverso un’interazione “guidata” tra individui.

La politica spesso fa i propri interessi, cerca la popolarità, basandosi sul “meglio” nell’immediato, mentre ciò di cui necessita lo stato di salute del pianeta, è un programma che tenga conto delle ripercussioni che le scelte intraprese hanno verso le generazioni future. I programmi a lungo termine, si sa, sono spesso impopolari, e quindi si opta ricercando il consenso e sfuggendo dalle fondamentali responsabilità che il proprio ruolo comporta.

E’ ovvio che il terzo gruppo si alimenta dei membri dei primi due in quanto la politica è un po’ come un’utopia e si pensa pertanto ai risvolti pratici sul come far funzionare nell’immediato le cose, tralasciando quell’organizzazione che è invece fondamentale anche su larga scala, affinché vengano coordinati gli sforzi di ognuno nel proprio piccolo.

I detrattori del governo cubani rinfacciano proprio questo e cioè che lo Stato non coordini gli sforzi dell’individuo, ma che piuttosto vengano imposti degli obblighi, dei doveri, delle costrizioni che vincolano l’inventiva e le idee quando escono dalla visione politica del sistema.

I sostenitori invece ritengono che il governo della Revolucion, abbia numerosi ed enormi pregi e punti di forza. In oltre mezzo secolo di governo, ha saputo dare stabilità al paese, rafforzare l’identità del popolo cubano nel mondo, abbia saputo gestire problematiche interne (dovute al clima, alla zona geografica e via dicendo) e limitazioni esterne  (su tutte l’attuale e dibattuto embargo), abbia garantito al proprio popolo l’affermarsi della sovranità sconosciuta ai tempi della Cuba-bordello di Batista, e dignità affermandosi con conquiste in campo medico, culturale, umano e solidale.

Per i detrattori la Cuba odierna è in mano ai fratelli Castro, che reprimono i malcontenti e limitano le libertà del popolo, mentre per i sostenitori Cuba è un esempio per il presente e soprattutto per un futuro biosostenibile, in grado di contenere gli sprechi energetici con un apolitica fatta di ricerca verso fonti alternative e salvaguardia laddove il singolo tenderebbe a consumare oltremodo.

Il controllo centrale è presente. Per entrambi i gruppi. Qui divergono completamente le visioni, e purtroppo questa divergenza fatta di asti a volte incontrollati ed esagerati, sfinisce gli animi umani, e molti di questi sentono l’esigenza di distaccarsi ed accettare passivamente qualsiasi cosa la politica opti di fare e progettare, piuttosto che incattivirsi per visioni che alla fine rimangono teoria e che dividono l’uomo tirandone fuori sovente l’aspetto peggiore, come quelle scene oltraggiose e vergognose, provenienti da Miami, che hanno visto alcuni dissidenti accogliere la notizia della morte di Fidel Castro (smentita il giorno seguente), con festeggiamenti d’ogni tipo per le strade della città statunitense. O le scommesse legali che cercano d’”azzeccare” la tempistica della morte dello stesso Fidel Castro. Questo è un lato aberrante, deprimente, cinico e malvagio, che testimonia vuoti di pensiero ed incapacità a ragionare nel rispetto della diversità d’opinione. Le menti offuscate dall’odio e dalla rabbia, la storia ci insegna, sono menti isolate, che vanno isolate e perseguite.

Secondo alcuni la Revolucion, che ha conquistato il potere nel 1959 con l’appoggio del popolo e delle masse, è un continuo divenire di idee secondo altri “El sol enorme que nació en el 59 se ha ido llenando de manchas en la medida en que se va poniendo viejo”(il grande sole della Revolucion è diventato vecchio ed è pieno di macchie).

1: Pablo Milanes. http://www.elmundo.es/america/2010/03/13/cuba/1268442243.html

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