Breaking News L'editoriale — 10 agosto 2011
Il realismo economico di Raul e le conseguenze del libero mercato immobiliare a Cuba

IT) Comprare casa a Cuba diventa realtà. Questa nuova realtà sarà affiancata  da regole severissime per evitare le speculazioni, ma c’è chi dice da Miami che sarà facile aggirare i veti e la burocrazia. Anche la permuta sarà agevolata e per la stessa si potranno accettare compensi in denaro.

ESP) Comprar casa a Cuba se convierte en realidad. Esta nueva realidad será acercada por reglas severas para evitar las especulaciones, pero hay quién dice desde Miami que será fácil rodear las prohibiciones y la burocracia. También la permutación será facilitada y por la misma se podrán aceptar remuneraciones en dinero.

Torna alla mente la canzone di Mina “parole, parole, parole” nel leggere le diatribe su ogni novità che giunge da Cuba.

In Italia, a narrare le cronache cubane ci pensa frequentemente il quotidiano “La Stampa”, che all’interno della propria redazione ha dei collaboratori che sono molto interessati alla realtà politica cubana e che di riflesso propongono articoli d’interesse, anche se sovente schierati apertamente dalla parte di dissidenti-mercenari. Di certo il termine dissidente non è connesso con mercenario, escluso il caso di Yoani Sanchez, vera e propria macchina da business, a cui il regime cubano ha preso le misure e che si limita a controllare lasciandola per l’appunto, parlare, parlare, parlare…o ancor meglio farneticare, farneticare, farneticare…

La questione della proprietà privata è da molto tempo pungente, afferma in un’intervista a “La stampa”, il cubanologo Gianni Minà. “Da oltre dieci anni si sta parlando di proprietà privata…Mi sembra chiaro che certi cambiamenti debbano essere fatti dal governo dell’isola con una certa cautela. E’ una forma di garanzia per il popolo contro speculazioni e strumentalizzazioni

Una "calle" cubana. Fonte foto Enzo Quattrone.

Insomma, il realismo economico di Raul sta proprio nel fatto di fare marcia indietro dopo oltre mezzo secolo, pensarci su per oltre dieci anni e poi proporre un modello blindato di proprietà privata contro eventuali speculatori di Miami, tra cui, ricorda Minà, vi sono personaggi che hanno provocato la morte di oltre 3000 cubani, con attentati che hanno cercato di destabilizzare il governo Castro.

Un modello blindato si fa per dire, perché è impossibile poi negare alla comunità di Miami di reimpossessarsi di ciò che desiderano da moltissimo tempo. O forse è impossibile di facciata, ma poi le cose vanno diversamente.

Attualmente il meccanismo utilizzato e che sostituisce la normale compra-vendita d’immobile è la permuta.  Si và, si vede se la casa del vicino, dell’amico è di maggior gradimento e si scambia. Lo Stato cubano non permette la vendita, proprio perché in teoria la casa non è del privato. Ma consente questi scambi, in modo controllato. E per controllato s’intende che lo scambio non deve implicare interesse, speculazione o coinvolgimento di denaro. Per questo lo scambio deve avvenire su due immobili relativamente di egual valore economico, tenuto conto anche delle esigenze del nucleo familiare, che potrebbe giustificare la differenza di valore dello scambio.

Permuta è un mezzo consentito perché permette di ottimizzare spazi che non vi sono. Non vi è privacy, e anche Fidel Castro, in una passata intervista, ammetteva che Cuba, e in particolar modo, l’Havana, stava affrontando un problema importante in termini di numero di luoghi abitativi.

Più generazioni  della stessa famiglia devono convivere sotto un unico tetto e questo porta i giovani ad un profondo disagio e malcontento nella gestione dei loro desideri. Giovani che non spesso si sentono esclusi da una Rivoluzione che faticano a concepire, ad inserire in un contesto di vita reale. Giovani che esprimono un profondo disagio, esclusi dal mondo moderno, ove comunicazione è immediatezza e tecnologia.  Giovani che si chiedono se Revolucion sia un bene o un male e che sovente mancano d’un termine di paragone con i pregi e i difetti del vivere in altro stato. Giovani che vengono sistematicamente informati sulle imprese della rivoluzione, ma a cui manca una consapevolezza del passato e che rischia di diventare per forza solo accettazione.

Le nuove edificazioni sono pressoché bloccate e quelle portate a termine nei tempi previsti sono sempre ben al di sotto di quelle previste. Il fascino, lo stile coloniale, sopporta a stento il peso del tempo. E’ piegato sotto il proprio credo e i padri vacillano perché non sanno come assicurare un roseo futuro ad un glorioso passato. E così solo gli spiriti infinitamente romantici vedono di buon occhio una attesa di dieci anni per arrivare ad una decisione che in definitiva farà tornare commercialmente operativa  la bannata real estate. Dieci anni per prendere una decisione. Non male come tempistica.

Di certo la burocrazia cubana trasformerà la vendita, il trasferimento di proprietà in un intricatissimo garbuglio di regole che favoriranno solo la classe giuridica ad amministrare gli interessi dei clienti più abbienti. Ma quel che trarrà beneficio da questa grande novità è la stessa permuta. Vincolato com’è ogni scambio dal benestare statale, ora l’eventuale sproporzione potrà avvenire dietro una consentita forma di pagamento

Una "calle" cubana. Fonte foto Enzo Quattrone

Già da Miami piovono i primi commenti. Impossibile comprare casa se non sei cubano residente o se non sei straniero con residenza permanente a Cuba. Impossibile godere del libero mercato se non sotto controllo statale quindi? No, è sufficiente investire per interposta persona. Dietro contratto e qualche rischio, il parente può fruire di una iper rivalutazione dell’immobile in un futuro che rappresenta in ogni caso una incognita. Se cadrà questa forma di governo socialista e di conseguenza il blocco statunitense, Cuba cambierà completamente forma, i cittadini statunitensi si riverseranno in massa nell’isola, che diventerà senza ombra di dubbio la destinazione turistica più ambita. Una casa all’Havana diventerà un bene d’ingente valore, così come il terreno ed ogni altro centimetro dell’isola.

La liberalizzazione a rilento, dopo paladar, negozi ed alcune attività come quella dei barbieri continua. I cubani non vogliono fare la fine dei russi, né attuare l’autodistruttiva perestroika. I cubani vogliono vederci chiaro, perché si potrà dire di tutto, ma non che l’oceano che circonda Cuba non sia pieno di squali voraci, che sguazzano nel sistema capitalista e che, come tali, sono pronti a farsi un sol boccone dell’Isla.Questo i giovani cubani non lo sanno e non lo avvertono. Anzi, le restrizioni e la censura ottengono l’effetto opposto, spingendo alcuni di essi ad abbracciare culture economiche che sull’isola potrebbero avere un effetto devastante. Noi non potremo far altro che stare a guardare, dire la nostra e vedere ancora una volta come girerà il mondo e quali nuove pagine d’attualità saranno impresse nel grande libro della storia.


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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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