Breaking News U.S.A & America Latina — 05 febbraio 2011
Il quotidiano a Ciudad Juarez: stragi, droga, corruzione

[ENG] 14 people were killed in 48 hours in Ciudad Juarez, Mexico, including the deaths of a municipal police officer and a newspaper vendor. Mexico drug cartel are improving violence in last months. The rising death toll has prompted many tourists to skyp the resort.

[ESP] Otros 14 muertos a Ciudad Juarez. Continúa la violencia en el triste momento de la ciudad Mexicana al confín con los Estados Unidos. Un derramamiento de sangre sin fin.

Ciudad Juarez, è sempre più una città infernale.

Le pagine del quotidiano locale, El Diario, non possono contenere gli orrori giornalieri e si limitano ad elencare sequestri, risse nei locali, corpi mutilati e mutilazioni, funerali, lutti e qualche blanda iniziativa che cerca di mantenere un minimo di decoro laddove l’arda sabbia desertica sotterra ogni speranzoso fiorire.

La dignità umana sta svanendo sotto la quotidiana conta delle vittime dei plotoni d’esecuzione. Regolazione del narcotraffico o meno le comunità di recupero non riescono in alcuna impresa circondati da un clima surreale.

Uno dei 25 corpi sterminati dal cartello Sinaloa nella strage dell'8 Gennaio 2011

Terra di confine, lembo territoriale, a ridosso con gli Stati Uniti dove s’ammassano tutti i mali e s’accumulano cadaveri.

Altre 14 morti in 48 ore. Un bollettino da guerra quello diramato giovedì dalla polizia federale attraverso le dichiarazioni del portavoce Adrian Sanchez. Le motivazioni sono sempre le stesse. Il controllo di attività che generano guadagno, quando non sono regolamentate portano a scontri. E’ così in ogni parte del mondo, indipendentemente da razza, colore, religione o credo politico. Quel che colpisce a Juarez è la quotidianità di tali ingenti perdite. Ci si chiede cosa è possibile fare, come è possibile contribuire al ripristino di una situazione quantomeno dignitosa. Laggiù, a Ciudad Juarez, persone oneste lottano ogni giorno per sopravvivere. Una famiglia come può educare un figlio quando i termini che sente più spesso sono narcotraffico, polizia ed omicidio?

Le scuole e le attività ricreative svolgono le proprie attività sottochiave, isolate dai mezzi blindati che sfidano l’anarchia in quelle strade rosso sangue.

E’ facile perdere il senso della realtà, così come ancor più lo è mischiarsi alla lunga lista, interminabile dei cartelli.

Dall’altro versante del confine, così come in tutte le zone industrializzate, nell’Occidente ricco, fiumi di cocaina piovono sui tavoli di discoteche, case, bar. Una pratica sempre più consolidata ad ogni età il cui peggior effetto collaterale è la morte di eserciti sconfinati di innocenti.

Dietro i titoli di Ciudad Juarez questa è la tragedia e l’emergenza. Hillary Clinton tentenna e passa la mano al Governatore della California. Ma l’idea del Dipartimento di Stato è quella di un intervento che si ispiri al vecchio Plan Colombia. Un piano che consiste nella drastica decisione di radere al suolo e ricostruire. E chi si colpisce si colpisce, confidando nel quoziente intellettivo di bombe intelligenti e nel buonanimo di un esercito di giovani soldati mandati a combattere.

Chi si oppone a questo massacro, un macello di sterminate dimensioni, assume i connotati dell’eroe e le sue gesta lanciano un grido di sofferenza e anche uno di speranza. Una scarica di adrenalina che determina l’impulso ad opporsi ai giochi facili.

Ciudad Juarez - L'auto del poliziotto Ciro Puga Cruz, ucciso da 15 colpi di arma da fuoco all'interno della propria auto mentre era fermo ad un incrocio

Chi parla di poliziotti corrotti, deve anche elencare i nominativi delle oltre 100 divise colpite a morte nel 2010. Nel 2011 la corsa ai tristi primati prosegue imperterrita, come ha riferito il portavoce Sanchez. Ultimo della lista l’agente municipale 39enni, Ciro Puga, che è stata ammazzato con 15 colpi di arma da fuoco mentre era fermo ad un semaforo a bordo della propria auto di servizio.

E’ evidente il clima di oltraggio alla giustizia, una vera e propria sfida, che non si ritrae neppure agli occhi di innumerevoli testimoni, come quelli del giornalista Arturo Chacon, che ha assistito all’omicidio.

Non manca l’ombra della corruzione e della collaborazione silente tra Stato e cartelli. Gli stessi USA hanno più volte insinuato che l’operato del Governo guidato da Felipe Calderón non fosse gestito al meglio, come poi si evince dai documenti di Stato della Diplomazia statunitense pubblicati da Wikileaks.

Proprio pochi giorni fa è stata aperta un’inchiesta in quanto pare che la signora Sandra Avila Beltran, agli arresti per condanne relative a traffici di droga, abbia ricevuto un trattamento di bellezza con tanto di iniezioni di botulino all’interno del carcere Santa Martha Acatitla, della capitale Messicana. E’ certo, la “queen” da poco cinquantenne, pezzo da novanta di Sinaloa, uno dei cartelli più violenti, non poteva accettare d’essere calpestata dalle rughe.  Si sta indagando insomma su presunti trattamenti di favore, estetici e quant’altro in cambio di pagamenti in contanti provenienti proprio da quei traffici illeciti per i quali è stata arrestata nel 2007.

foto: internet (Los angeles times, Cnn)

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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