L'editoriale — 23 maggio 2010

A seguito una riflessione di ThisIsCuba.net; l’intervista fatta dal professore universitario e giornalista francese Salim Lamrani a Yoani Sanchez e qui riproposta nelle sue parti più interessanti; riportiamo la programmazione di Raiuno per quel che concerne un servizio con protagonista la stessa Yoani Sanchez e sulla scia di un servizio del telegiornale della prima rete che abbiamo criticato e per le cui critiche (legittime) siamo  stati  attaccati.

In molti siti appare l’intervista ad Yoani Sanchez da parte del professor Salim Lamrani. L’intervista di pochi giorni or sono segue quella dello scorso anno.

Il dialogo appare, per come si è sviluppato e poi riportato, come una sorta di umiliazione pubblica alla blogger Yoani Sanchez, che nella stessa, si presenta  su più fronti impreparata ed incapace di reggere il ritmo incalzante delle domande del giornalista.

L’intervista in rete ha preso i soliti connotati politici. E questa direzionalità  svia da ciò che realmente rappresenta in sé IL DIALOGO.  Ciò che ci è stato messo a disposizione è un documento importante per capire i punti di forza di tali differenti argomentazioni. Su siti politicizzati appaiono dichiarazioni entusiaste, di discriminazione verso Yoani (definita un burattino ed un pinocchio al servizio “retribuito” degli anticastristi). Se così fosse, se fosse finanziata intendo, potrebbe essere perseguita ed incarcerata, così come è in tutte le democrazie occidentali. E non si parlerebbe pertanto di prigioniero politico, la cui definizione sarebbe scorretta e che non terrebbe conto dei crimini di cui si sono macchiati questi “prigionieri politici”.

Ma è ridicolo, nonostante i palesi sospetti, sparare sentenze, laddove non c’è di fatto alcuna prova. Inutile ed offensivo pertanto prendersela con Yoani, definendola mercenaria. Meglio invece ribadire la pochezza delle argomentazione di una blogger così premiata e, probabilmente a torto, esaltata dalla stampa occidentale, che prende per buono tutti i contenuti inseriti nel blog di colei che è paladina dei diritti umani per professione. In questa intervista sono stati esaminate le lamentele di Yoani Sanchez. E tali sono rimaste. Nient’altro. Nessuna soluzione, carenze e lacune su differenti argomenti, mancanza di argomentazione laddove c’era da proporre possibili soluzioni, difficoltà ad essere alternativa vera e riconoscimento talora che le proprie lamentele in sin dei conti sono giustificati da aspetti non rinvenibili nell’economia interna, ma piuttosto giustificati da situazioni indipendenti dall’operato del governo cubano.

Non sono però d’accordo con questa politicizzazione dell’evento, come oramai accade sempre più spesso e per un qualsiasi fatto di vita quotidiana, come se ragionare fosse diventato un bene dell’intelletto riservata ad una zona cerebrale ben precisa ed ignota alla medicina di oggi, che possiamo benissimo definire l’area “politica”.

Yoani è tutto: è ad oggi etichettata, è fonte che genera business, è politica. E’ una blogger che viene gestita suo malgrado e che oramai è un simbolo politico definito.

Yoani consapevole dell’esito dell’intervista ha dichiarato di non riconoscersi nell’intervista, ma questo è comprensibile visti gli esiti della stessa. Quel che appare è la sconcertante disinformazione della blogger su tematiche molto importante e che lei cerca di liquidare definendole “non d’interesse per il popolo cubano”.

Quindi esultano i fedelissimi d’una ideologia e più che altro spettatori della stessa se non simpatizzanti a sproposito in alcuni sprazzi.

E si rosicano le mani e denunciano gli altri, gli anticastristi e coloro che appoggiano, sostengono e partecipano in qualsiasi forma quel vergognoso programma statunitense che prevede fondi ed aiuti economici per chi in definitivi collabora per far cadere il governo di Cuba. Un programma allucinante, indegno per una potenza mondiale e per chi in nome della democrazia dovrebbe riconoscere la sovranità nazionale invece di interferire con simile spazzatura. Questo in definitiva è il Commission for assistance to a free Cuba. Oppositori che spesso si macchiano di scene disgustose, quali i famigerati festeggiamenti  per le strade di Miami per la presunta morte di Fidel Castro o che scommettono sulla data della stessa creando gruppi che richiamano all’odio più puro. Un odio che spaventa e logora tutti coloro che lavorano per incanalare gli eventi ed i fatti secondo una logica di pace, di progresso e di opportunità, secondo una logica sociale che rispetta e definisce chiaramente i diritti ed i doveri del singolo.

Non sempre chi può far leva su spiccate capacità oratorie ha la verità in tasca, così come la persona maggiormente colta non deve utilizzare la stessa per schiacciare le idee di chi è più umile e con un livello scolastico-culturale inferiore. Voglio dire che non si può accusare Yoani solo per non essere stata all’altezza di colui che l’ha intervistata, che è tra l’altro una figura di  indubbio spessore culturale. Non necessariamente per auspicare un cambiamento bisogna essere informati su ogni aspetto. Così come per votare non è richiesta alcuna conoscenza politica ed economica. Non sta nel non aver retto il confronto con Lamrani il male di Yoani, piuttosto nei dubbi che pesano sulla sua figura. Per questo non ha senso esultare. Và costruito un futuro, fatto giorno dopo giorno che mira ad un aumento della qualità della vita del popolo cubano (e non solo), eliminando ciò che è identificabile come spreco, errore, punto debole, e valorizzando tutto quel che di buono c’è un sistema. E’ su tale sistema che va garantito il proseguo e non sull’abbattimento dello stesso. E sia chiaro, la sovranità di un popolo e del proprio governo, non va mai, ed in alcun modo, diretto o indiretto che sia, messa in discussione o destabilizzata. Questo comportamento è un comportamento fascista. Gli Stati Uniti devono pertanto correggere il loro comportamento e collaborare con il vicino caraibico, sull’onda dello stesso cambiamento che da mezzo secolo acclamano a gran voce quando invece lo ostacolano e lo soffocano quotidianamente.

Insomma, questa intervista ha riportato Yoani sulla terra e può essere stata utile alla stessa ragazza del popolo, caricata erroneamente di responsabilità che non avrebbe dovuto (e forse voluto) portare con sé.  Yoani è quindi una semplice donna cubana contraria al regime, che si lamenta ma al momento di proporre una alternativa o giustificare le proprie delusioni e malcontenti manifesta la propria pochezza. Ma lamentarsi è pur sempre un diritto che va salvaguardato.  Se poi una posizione diventa di pubblico dominio ed influente in quanto appoggiata dalla stampa di tutto il mondo, si pretendono da quella posizione risposte ed approfondimenti ulteriori. Quella posizione diventa di responsabilità. E qualora le giustificazioni e le spiegazioni richieste non arrivino o non convincano allora è chiaro che diventa democratico “criticare” (senza supporre o ledere la dignità personale). E senza prove, documenti e risposte cade tutto quell’alone di importanza che è stato costruito tutt’intorno, per interesse e nulla più.

Proponiamo l’intervista in una forma ridotta. La stessa, in lingua originale e nella versione integrale la trovate qui:

http://www.voltairenet.org/article164956.html

CONVERSAZIONE CON LA BLOGGER CUBANA YOANI SANCHEZ (I PARTE)

L’introduzione di Lamrani

Yoani Sanchez si è mostrata estremamente cordiale e affabile e ha dato prova di una grande tranquillità. Il suo tono di voce era sicuro e in nessun momento è parsa a disagio. Abituata ai media occidentali, domina piuttosto bene l’arte della comunicazione.

Questa blogger cubana, dal portamento fragile, è intelligente e sagace ed è consapevole, anche se ha difficoltà ad ammetterlo, che la sua mediatizzazione in Occidente non è frutto del caso, ma è dovuta al fatto che promuove l’instaurazione di un “capitalismo sui generis” a Cuba.

L’INCIDENTE DEL 6 NOVEMBRE 2009

Salim Lamrani: Cominciamo dall’incidente avvenuto il 6 novembre 2009 a l’Avana. Sul suo blog, lei ha spiegato di essere stata arrestata in compagnia di tre suoi amici da “tre sconosciuti tarchiati” in “un pomeriggio carico di botte, di grida e d’insulti”. Lei ha denunciato le violenze commesse nei suoi confronti dalle forze dell’ordine cubane. Conferma le sue dichiarazioni al riguardo?

Yoani Sanchez: Effettivamente confermo di aver subito violenze. Sono stata sequestrata per 25 minuti. Sono stata picchiata. Sono riuscita a prendere un foglio di carta che uno di loro aveva in tasca e l’ho messo in bocca. Uno degli uomini mi ha messo un ginocchio sul petto mentre l’altro, dal sedile anteriore, mi colpiva sulle reni e la testa per farmi aprire la bocca e lasciare il foglio. Per un momento, ho pensato che non sarei più uscita da quella macchina.

Salim Lamrani: Il suo racconto sul blog è davvero spaventoso. Cito testualmente: lei parla di “colpi e strattoni” di “colpi sulle giunture delle mani” di “nuova valanga di colpi” di “ginocchio sul petto”, di “colpi sulle reni e la testa”, del tirare i “capelli”, del suo “viso rosso per la tensione e del corpo dolorante”, di “colpi che continuano a piovere” e “tutti questi lividi”. Però, quando lei ha ricevuto la stampa internazionale, il 9 novembre, ogni traccia dei colpi era sparita. Come spiega ciò?

Yoani Sanchez: Si tratta di professionisti del pestaggio.

Salim Lamrani: D’accordo, ma perché non ha delle fotografie dei segni?

Yoani Sanchez: Ho scattato delle foto e dispongo di prove fotografiche.

Salim Lamrani: Lei ha delle foto?

Yoani Sanchez: Ho delle foto.

Salim Lamrani: E perché non le ha pubblicate per fermare subito le voci secondo le quali avrebbe inventato l’aggressione per fare parlare di lei?

Yoani Sanchez: Per il momento preferisco conservarle nella mia disponibilità e non pubblicarle. Ho intenzione di presentarle in tribunale un giorno perché questi tre uomini siano giudicati. Mi ricordo perfettamente della loro faccia e dispongo di fotografie di almeno due di essi. Quanto al terzo, rimane da identificare ma poiché agiva come se fosse il capo, sarà facile trovarlo. Dispongo anche del pezzo di carta che ho preso ad uno di loro e che contiene la mia saliva perché l’ho tenuto in bocca. Questa carta contiene il nome di una donna.

Salim Lamrani: D’accordo. Lei pubblica molte foto sul suo blog, si ha difficoltà a comprendere che preferisca non mostrare le prove questa volta.

Yoani Sanchez: Come le ho detto, preferisco riservarlo alla giustizia.

Salim Lamrani: Lei capisce che così facendo accredita quelli che pensano si sia inventata l’aggressione.

Yoani Sanchez: E’ una mia scelta.

Salim Lamrani: Però anche i media occidentali, che le sono piuttosto favorevoli, hanno preso precauzioni inabituali per riportare il suo racconto. Fernando Ravsberg, della BBC, ha scritto per esempio che lei non ha “ematomi, segni, cicatrici”. La CNN, nel suo reportage, ha parlato della sua “apparente” sofferenza. L’Agenzia France Presse riporta la storia premurandosi di chiarire che si tratta della sua versione e titolando: “Cuba: la blogger Yoani Sanchez dice di essere stata picchiata ed arrestata per un breve periodo”. Il giornalista afferma d’altronde che lei “non è stata ferita”.

Yoani Sanchez: Non desidero giudicare il lavoro giornalistico di queste persone. Non sta a me farlo. Si tratta di professionisti che esercitano il loro mestiere in condizioni difficili. Quello che è sicuro è che l’esistenza o meno di segni fisici non costituisce la prova se l’aggressione abbia avuto luogo oppure no.

Salim Lamrani: In ogni caso, la presenza di lividi proverebbe che queste violenze sono avvenute. Da qui l’importanza di pubblicare le foto.

Yoani Sanchez: Lei deve capire che abbiamo a che fare con professionisti dell’intimidazione. Il fatto che tre sconosciuti mi abbiano portato verso la macchina senza presentarmi un badge mi dà il diritto di protestare e di denunciare il fatto come se mi avessero fratturato tutte le ossa. Le fotografie non sono importanti perché comunque l’atto illegale è stato commesso. Il fatto di dire che ho dolori qua o là non è neanche questo molto importante perché si tratta di dolore interiore, personale.

Salim Lamrani: Si, ma il problema è che l’ha presentata come un’aggressione molto violenta. Lei ha parlato di “sequestro nel peggiore stile della camorra siciliana”.

Yoani Sanchez: Si, è vero, ma so che si tratta della mia parola contro la loro. Il fatto di entrare in questo genere di dettagli, di sapere se ho i lividi oppure no, ci allontana dal vero soggetto che è il fatto di essere stata detenuta per 25 minuti in maniera illegale.

Salim Lamrani: Mi scusi se insisto, ma penso che ciò abbia la sua importanza. C’è differenza tra un controllo d’identità che dura 25 minuti e violenza poliziesca. La mia domanda è semplice. Lei ha scritto, la cito: “Durante tutto il week-end, ho avuto lo zigomo e l’arcata gonfi”. Stabilito che ha delle foto, può mostrare questi segni.

Yoani Sanchez: Le ho detto che preferisco riservarle per la giustizia.

Salim Lamrani: Lei capisce che qualcuno potrebbe avere difficoltà a credere nella sua versione se non pubblica le foto.

Yoani Sanchez: L’essenziale è altrove. Tre blogger, accompagnati da un’amica, si recano in un posto, Calle 23 Esquina G per essere precisi. Avevamo sentito dire che un gruppo di giovani aveva organizzato una marcia contro la violenza. Persone alternative, cantanti di hip hop e rap e artisti. Io ci andavo in qualità di blogger per scattare fotografie e pubblicarle sul mio blog e per fare qualche intervista. Lungo la strada, siamo stati intercettati da un’automobile Geely.

Salim Lamrani: Per impedirvi di partecipare all’avvenimento?

Yoani Sanchez: Evidentemente, questo sembrava lo scopo. Non me lo hanno notificato ufficialmente, ma immagino che questo fosse l’obiettivo. Mi hanno chiesto di salire in macchina. Ho chiesto loro chi fossero. Uno dei due mi ha preso per il polso e io ho fatto resistenza. Questo al centro dell’Avana, vicino a una fermata dell’autobus.

Salim Lamrani: Dunque c’era gente, ci sono testimoni.

Yoani Sanchez: Effettivamente ci sono testimoni ma non vogliono parlare. Hanno paura.

Salim Lamrani: Anche restando anonimi? Perché la stampa occidentale non li ha intervistati in modo anonimo come fa spesso quando pubblica reportage critici su Cuba?

Yoani Sanchez: Non lo so. In ogni caso, abbiamo ricevuto alcune testimonianze. Un tale ha visto la scena ma ha paura. Nessuno vuole parlare.

Salim Lamrani: Neanche la stampa occidentale? Perché di solito trova sempre dei testimoni cambiandone le generalità.

Yoani Sanchez: Non le so spiegare la reazione della stampa. Posso raccontarle quello che ho vissuto. Uno di loro, un uomo sui cinquant’anni dal viso segnato, come se avesse praticato la lotta – dico così perché mio padre ha praticato questo sport e ha le stesse caratteristiche. Io, che ho i polsi sottili, sono riuscita a liberarmi dalla sua presa e gli ho domandato chi fosse. Erano in tre più l’autista.

…..
Salim Lamrani: Dunque dall’automobile lei sapeva fin dall’inizio che tali persone erano poliziotti in borghese.

Yoani Sanchez: Lo sospettavo. D’altronde, ne ho avuto la conferma quando uno di loro ha chiamato un poliziotto in uniforme. Una pattuglia, formata da un uomo e da una donna, è arrivata e ha imbarcato due di noi. Ci ha lasciato nelle mani di questi tre sconosciuti.

Salim Lamrani: Quindi non aveva più dubbi sulla loro identità.

Yoani Sanchez: Si, ma non ci hanno mostrato alcun documento d’identificazione. I poliziotti non ci hanno detto che rappresentavano l’autorità. Non ci hanno detto niente.

Salim Lamrani: Si ha difficoltà a capire l’interesse delle autorità cubane a prendersela fisicamente con lei rischiando di scatenare uno scandalo internazionale. Lei è famosa. Perché dovrebbero averlo fatto?

Yoani Sanchez: Il loro scopo era quello di radicalizzarmi affinché scrivessi testi violenti nei loro confronti, ma non ci riusciranno.


Salim Lamrani: Lei capisce, comunque, che finché non pubblicherà le foto, si dubiterà della sua versione, e ciò getterà un’ombra sulla credibilità dell’insieme delle sue affermazioni.

Yoani Sanchez: Non è grave.

LA SVIZZERA E IL RITORNO A CUBA

Salim Lamrani: Nel 2002, lei ha deciso di emigrare in Svizzera. Due anni più tardi è rientrata a Cuba. Si ha difficoltà a capire perché ha lasciato il “paradiso europeo” per tornare nel suo paese che lei descrive come un inferno. La domanda è semplice: perché?

Yoani Sanchez: E’ una buona domanda. Prima di tutto, mi piace andare contro corrente. Mi piace organizzare la mia vita a modo mio. Quello che è assurdo non è partire e tornare a Cuba, ma le leggi migratorie cubane che sanciscono che ogni persona che passi undici mesi all’estero perda il suo status di cittadino residente. In altre condizioni, potrei passare due anni all’estero e con i soldi guadagnati rientrare a Cuba per riparare la mia casa a fare altre cose. Dunque, non è il fatto che io decida di rientrare a Cuba ad essere sorprendente ma sono le leggi sull’emigrazione cubane.

Salim Lamrani: Quello che è sorprendente è soprattutto il fatto che, avendo la possibilità di vivere in uno dei paesi più ricchi del mondo, lei abbia scelto di tornare nel suo paese che descrive in maniera piuttosto apocalittica, solamente due anni dopo la sua partenza.

Yoani Sanchez: I motivi sono più di uno. Prima di tutto, non sono potuta partire con la mia famiglia. Siamo una piccola famiglia ma siamo molto uniti con mia sorella e i miei genitori. Mio padre è stato malato durante il mio soggiorno [in Svizzera] e avevo paura che morisse senza poterlo rivedere. Mi sentivo anche in colpa di vivere meglio di loro. Ogni volta che mi compravo un paio di scarpe, che mi connettevo a Internet, pensavo a loro. Mi sentivo in colpa.

Salim Lamrani: Giustamente, lei non ha l’impressione che la stampa occidentale la strumentalizzi perché auspica un “capitalismo sui generis” a Cuba.

Yoani Sanchez: Non sono responsabile di quello che fa la stampa. Il mio blog è una terapia personale, un esorcismo. Ho l’impressione di essere più manipolata nel mio paese che altrove. Lei sa che a Cuba esiste una legge, la legge 88 soprannominata legge “bavaglio”, che mette in galera le persone che fanno quello che stiamo facendo?

Salim Lamrani: Sarebbe a dire?

Yoani Sanchez: Che la nostra conversazione potrebbe essere considerata un crimine e che potrei rischiare una pena fino a forse 15 anni di prigione.

Salim Lamrani: Mi scusi, il fatto che lei venga intervistata potrebbe portarla in prigione?

Yoani Sanchez: Senz’altro!

Salim Lamrani: Non mi sembra che questo la preoccupi molto visto che mi ha concesso l’intervista in pieno giorno, nella hall di un albergo al centro dell’Avana.

Yoani Sanchez: Non sono preoccupata. Questa legge sancisce che chiunque denunci violazioni dei diritti umani a Cuba collabori con le sanzioni economiche, perché Washington giustifica l’imposizione delle sanzioni contro Cuba in ragione delle violazioni dei diritti umani.

Salim Lamrani: Mi pare di sapere che la legge 88 fu votata nel 1996 per rispondere alla legge Helms-Burton e che punisca soprattutto le persone che collaborano con l’applicazione di questa legislazione a Cuba, ad esempio fornendo a Washington informazioni sugli investitori stranieri a Cuba affinché vengano perseguiti davanti a tribunali statunitensi. Per quanto ne so, nessuno è stato finora condannato per questo. Parliamo di libertà d’espressione. Lei dispone di una certa libertà nei toni sul suo blog. Lei viene intervistata in un albergo frequentato in pieno pomeriggio. Non c’è una contraddizione tra il fatto di affermare che non c’è nessuna libertà d’espressione a Cuba e la realtà dei suoi scritti e delle sue attività che dimostrano il contrario?

Yoani Sanchez: Si, ma non lo si può consultare da Cuba perché è bloccato.

Salim Lamrani: Le assicuro di averlo consultato questa mattina prima dell’intervista, da questo albergo.

Yoani Sanchez: E’ possibile, ma spesso è bloccato. In ogni caso, oggi, per quanto mi riguarda, non potrei disporre di alcuno spazio sulla stampa cubana, benché io sia una persona moderata, né alla radio o alla televisione.

Salim Lamrani: Ma lei è libera di pubblicare quello che vuole sul suo blog.

Yoani Sanchez: Ma non posso pubblicare una sola parola sulla stampa cubana.

Salim Lamrani: In Francia, che è comunque una democrazia, grandi settori della popolazione non dispongono di alcuno spazio nei media perché la maggior parte di essi appartiene a gruppi economici e finanziari privati.

Yoani Sanchez: Si, ma è diverso.

Salim Lamrani Ha mai ricevuto delle minacce per la sua attività? L’hanno minacciata di pene detentive per le sue dichiarazioni?

Yoani Sanchez: Minacce dirette di prigione, no, ma non mi lasciano viaggiare all’estero. Al momento, sono stata invitata a un congresso sulla lingua spagnola in Cile, ho fatto richiesta ma non mi lasciano partire.

Salim Lamrani: Le hanno dato delle spiegazioni?

Yoani Sanchez: Nessuna, ma ci tengo a precisare una cosa. Secondo me, le sanzioni economiche degli Stati Uniti contro Cuba sono un’atrocità. Si tratta di una politica che ha fallito. L’ho detto svariate volte ma non viene messo in evidenza perché disturba che io abbia questa opinione e perché ciò rompe lo stereotipo dell’oppositore.

LE SANZIONI ECONOMICHE

Salim Lamrani: Dunque, lei si oppone alle sanzioni economiche?

Yoani Sanchez: Assolutamente, e lo dico ad ogni intervista. Qualche settimana fa ho inviato una lettera al Senato degli Stati Uniti perché permettano ai cittadini statunitensi di viaggiare a Cuba. E’ atroce vedere che si impedisce ai cittadini statunitensi di recarsi a Cuba, così come il governo cubano mi impedisce di uscire dal mio paese.

Salim Lamrani: Cosa pensa delle speranze suscitate dell’elezione di Obama che aveva promesso un cambiamento nella politica verso Cuba e che ha deluso?

Yoani Sanchez: E’ arrivato al potere senza il sostegno della lobby fondamentalista di Miami che ha sostenuto l’altro candidato. Da parte mia, mi sono già pronunciata contro le sanzioni.

Salim Lamrani: La lobby fondamentalista per l’appunto si oppone al ritiro delle sanzioni.

Yoani Sanchez: Posso discutere con loro ed esporre i miei argomenti, ma di qui a dire che sono nemici della patria non lo penso.

Salim Lamrani: Eppure una parte di essi ha partecipato all’invasione del proprio paese nel 1961 agli ordini della CIA. Analogamente, molti di loro sono stati implicati in atti di terrorismo contro Cuba.

Yoani Sanchez: I Cubani in esilio hanno il diritto di pensare e di decidere. Sono favorevole che abbiano il diritto di voto. Qui, si è spesso stigmatizzato l’esilio cubano.

Salim Lamrani: L’esilio “storico” o quello di chi è emigrato in seguito per ragioni economiche?

Yoani Sanchez: A dire il vero, sono contraria a tutti gli estremi. Ma le persone che sono a favore delle sanzioni non sono anti-cubani. Pensano di difendere Cuba secondo il proprio metro di giudizio.

Salim Lamrani Può darsi, ma le sanzioni economiche colpiscono le categorie più vulnerabili della popolazione cubana e non i suoi dirigenti. Dunque è difficile essere nello stesso tempo a favore delle sanzioni e pretendere di difendere il benessere dei Cubani.

Yoani Sanchez: Questa è la loro opinione. E’ così.

Salim Lamrani: Comunque non sono innocenti. Sanno che i Cubani soffrono per le sanzioni.

Yoani Sanchez: Semplicemente, sono diversi. Credono di poter cambiare il regime attraverso l’imposizione delle sanzioni. In ogni caso, credo che il blocco costituisca l’argomento perfetto per il governo cubano per mantenere l’intolleranza, il controllo e la repressione interna.

Salim Lamrani: Le sanzioni economiche hanno comunque degli effetti. O lei pensa che siano solo una scusa per l’Avana?

Yoani Sanchez: E’ una scusa che porta alla repressione.

Salim Lamrani: Secondo lei, pesano sul paese dal punto di vista economico? O sono marginali?

Yoani Sanchez: Il vero problema economico a Cuba è la mancanza di produttività . Se domani togliessero le sanzioni dubito che se ne vedrebbero gli effetti.

Salim Lamrani: In questo caso, perché gli Stati Uniti non levano le sanzioni, eliminando così la scusa per il governo? Così si vedrebbe che le difficoltà economiche sono dovute unicamente alla politica interna. Se Washington insiste tanto sulle sanzioni, malgrado il loro carattere anacronistico, malgrado l’opposizione dell’immensa maggioranza della comunità internazionale – 187 paesi nel 2009 – malgrado l’opposizione della maggior parte dell’opinione pubblica negli Stati Uniti, malgrado l’opposizione del mondo degli affari, ci sarà pure una ragione.

Yoani Sanchez: Semplicemente perché Obama non è il dittatore degli Stati Uniti e non può eliminare le sanzioni.

Salim Lamrani: Non può eliminarle del tutto perché ci vuole l’accordo del Congresso, ma può tuttavia alleggerirle in maniera considerevole cosa che finora non ha fatto perché, tranne per la soppressione delle restrizioni imposte da Bush nel 2004, non è cambiato quasi nulla.

Yoani Sanchez: No, non è esatto, perché ha anche permesso alle imprese statunitensi di telecomunicazioni di effettuare transazioni con Cuba.

I PREMI INTERNAZIONALI, IL SITO INTERNET E BARACK OBAMA


Salim Lamrani: Come fa per pagare le spese di gestione di un tale flusso?

Yoani Sanchez: Un amico in Germania se ne fa carico perché il sito era allocato in Germania. Da un anno è ospitato in Spagna e ho ottenuto 18 mesi di locazione gratuita grazie al premio The Bob’s.

Salim Lamrani: E la traduzione in 18 lingue?

Yoani Sanchez: Si tratta di amici ed ammiratori che lo fanno volontariamente e gratuitamente.

Salim Lamrani: Alcuni stentano a crederlo perché nessun altro sito al mondo, compresi quelli delle più importanti istituzioni internazionali come ad esempio la Nazioni Unite, la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, l’OCSE, l’Unione Europea, non dispone di così tante versioni linguistiche. Nemmeno il sito del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, né quello della CIA dispongono di una tale varietà.

Yoani Sanchez: Però questa è la realtà.

Salim Lamrani: Il presidente Obama ha anche risposto ad una richiesta d’intervista da parte sua. Come lo spiega?

Yoani Sanchez: Prima di tutto, non si trattava di domande compiacenti.

Salim Lamrani: Nemmeno si può dire che lei sia stata molto critica visto che non ha chiesto la fine delle sanzioni economiche delle quali dice che “sono utilizzate per giustificare tanto il disastro economico che la repressione verso coloro che la pensano diversamente”. E’ esattamente quello che dice Washington al riguardo. La domanda più audace è quando lei gli chiede se conta d’invadere Cuba. Come spiega che il presidente Obama abbia trovato il tempo per risponderle nonostante i suoi impegni, una crisi economica senza precedenti, la riforma del sistema sanitario, l’Iraq e l’Afghanistan, le basi militari in Colombia, il colpo di Stato in Honduras, e le centinaia di richieste d’intervista da parte dei più importanti media del mondo?

Yoani Sanchez: Sono stata fortunata. Le segnalo che ho ugualmente mandato una richiesta d’intervista al presidente Raùl Castro e che non mi ha ancora risposto. Non perdo la speranza. Inoltre, lui adesso ha il vantaggio di disporre delle risposte di Obama.

Salim Lamrani: Come è arrivata ad Obama?

Yoani Sanchez: Ho dato l’intervista a molte persone che venivano a trovarmi e che potevano avere un contatto con lui.

Salim Lamrani: Lei pensa che Obama le abbia risposto perché lei è una blogger cubana o perché si oppone al governo?

Yoani Sanchez: Non penso. Obama mi ha risposto perché parla ai cittadini.

Salim Lamrani: Riceve migliaia di richieste ogni giorno. Perché le avrebbe risposto se lei è una semplice blogger?

Yoani Sanchez: Obama è vicino alla mia generazione, al mio modo di pensare.

Salim Lamrani: Ma perché proprio lei? Ci sono milioni di blogger al mondo. Lei non pensa di essere stata strumentalizzata nella guerra mediatica di Washington contro l’Avana?

Yoani Sanchez: Secondo me, voleva forse rispondere a certi punti come l’invasione di Cuba. Forse gli ho dato l’opportunità di esprimersi su un tema che voleva affrontare da tempo. La propaganda politica ci parla costantemente di una possibile invasione di Cuba.

Scelto e tradotto per Comedonchisciotte.org da MATTEO BOVIS

I CINQUE PRIGIONIERI POLITICI CUBANI E LA DISSIDENZA

Salim Lamrani: Affrontiamo un altro tema. Si parla molto dei cinque prigionieri politici cubani negli Stati Uniti condannati a pene di prigione a vita per aver infiltrato gruppuscoli di estrema destra in Florida implicati nel terrorismo contro Cuba.

Yoani Sanchez: Non è un tema che interessa la popolazione. E’ propaganda politica.

Salim Lamrani: Ma quale è il suo punto di vista al riguardo?

Yoani Sanchez: Cercherò di essere più neutra possibile. Si tratta di agenti del Ministero degli Interni che si sono infiltrati negli Stati Uniti per raccogliere informazioni. Il governo cubano sostiene che non hanno commesso atti di spionaggio ma che avevano infiltrato gruppi cubani per evitare azioni terroristiche. Ma il governo cubano ha sempre detto che questi gruppi erano legati a Washington.

Salim Lamrani: Quindi i gruppi di esuli radicali sono legati al governo degli Sati Uniti.

Yoani Sanchez: E’ quello che dice la propaganda politica.

Salim Lamrani: Dunque non è vero.

Yoani Sanchez: Se è vero, vuol dire che i cinque svolgevano attività di spionaggio.

Salim Lamrani: In questo caso, gli Stati Uniti devono riconoscere che i gruppi violenti fanno parte del governo.

Yoani Sanchez: E’ vero.

Salim Lamrani: Lei pensa che i Cinque debbano essere liberati o meritano la pena?

Yoani Sanchez: Io credo che forse varrebbe la pena di rivedere il caso, ma in un contesto politico più tranquillo. Non sono sicura che l’uso politico di questa faccenda sia una buona cosa per loro. Il governo cubano mediatizza troppo il caso.

Salim Lamrani: Forse perché si tratta di un caso totalmente censurato dalla stampa occidentale.

Yoani Sanchez: Penso che si potrebbe salvare la situazione di queste persone, che sono esseri umani, hanno una famiglia, dei figli, ma dall’altra parte ci sono anche le vittime.

Salim Lamrani: Ma i Cinque non hanno commesso delitti.

Yoani Sanchez: No, ma hanno fornito informazioni che hanno provocato la morte di molte persone.

Salim Lamrani: Lei si riferisce agli avvenimenti del 24 febbraio 1996, quando due aerei dell’organizzazione radicale Brothers to Rescue sono stati abbattuti dopo aver violato a più riprese lo spazio aereo cubano e lanciato appelli alla ribellione.

Yoani Sanchez: Si.

Salim Lamrani: Tuttavia, il procuratore ha riconosciuto che era impossibile provare la colpevolezza di Gerardo Hernandez nella vicenda.

Yoani Sanchez: E’ vero. Penso che quando la politica entra nel campo della giustizia, si arriva a questo.

. IL FINANZIAMENTO DEI DISSIDENTI CUBANI DA PARTE DEGLI STATI UNITI

Salim Lamrani: Wayne S. Smith, ultimo ambasciatore degli Stati Uniti a Cuba, ha dichiarato che era “illegale e imprudente inviare denaro ai dissidenti cubani”. Ha aggiunto che “nessuno dovrebbe dare del denaro ai dissidenti e ancora meno allo scopo di rovesciare il governo cubano”. E spiega: “Quando gli Stati Uniti dichiarano che il loro obiettivo è quello di rovesciare il governo cubano, ed affermano poi che uno dei mezzi per raggiungerlo è fornire fondi ai dissidenti cubani, questi ultimi vengono posti de facto nella posizione di agenti al soldo di una potenza straniera per rovesciare il proprio governo”.

Yoani Sanchez: Credo che il finanziamento dell’opposizione da parte degli Stati Uniti sia stato presentato come una realtà, ma che non sia così. Conosco molti membri del gruppo di 75 persone arrestate nel 2003 e dubito assai di questa versione. Non ho le prove che i 75 siano stati arrestati per questo. Non credo alle prove presentate davanti ai tribunali cubani.

Salim Lamrani: Non penso che sia possibile negare questa realtà.

Yoani Sanchez: Perché?

Salim Lamrani: Lo stesso governo degli Stati Uniti afferma di finanziare l’opposizione interna fin dal 1959. E’ sufficiente consultare, nei vari archivi statunitensi parzialmente declassificati, la sezione 1705 della legge Torricelli del 1992, la sezione 109 della legge Helms-Burton del 1996 e i due rapporti della Commissione di Assistenza a una Cuba libera del maggio 2004 e luglio 2006 [4]. Tutti questi documenti rivelano che il presidente degli Stati Uniti finanzia l’opposizione interna a Cuba allo scopo di rovesciare il governo dell’Avana.

Yoani Sanchez: Non saprei, ma …

Salim Lamrani: Se mi permette, le cito le leggi in questione. Così, la sezione 1705 della legge Torricielli sancisce che “gli Stati Uniti forniranno assistenza ad appropriate organizzazioni non governative per sostenere gli individui e le organizzazioni che promuovono un cambiamento democratico non violento a Cuba”.
La sezione 109 della legge Helms-Burton è ugualmente molto chiara: “Il Presidente [degli Stati Uniti] è autorizzato a fornire assistenza e ad offrire ogni tipo di sostegno ad individui e d organizzazioni non governative indipendenti per sostenere gli sforzi in vista di costruire la democrazia a Cuba”.
Il primo rapporto della Commissione di Assistenza a una Cuba libera prevede la messa in atto di “un solido programma di sostegno che favorisca la società civile cubana”. Tra le misure previste, un finanziamento di 36 milioni di dollari è destinato al “sostegno dell’opposizione democratica e al rafforzamento della società civile emergente”.
Il secondo rapporto della Commissione di Assistenza a una Cuba libera prevede un budget di 31 milioni di dollari per finanziare ulteriormente l’opposizione interna. Ancora, un finanziamento di almeno 20 milioni di dollari all’anno è allocato per gli stessi fini per gli anni successivi “fino a quando la dittatura cessi di esistere”.


Yoani Sanchez: Chi le dice che questi soldi siano arrivati nelle mani dei dissidenti?

Salim Lamrani: La Sezione sugli interessi nord-americani lo ha affermato in un comunicato: “Da molto tempo, la politica degli Stati Uniti consiste nel fornire assistenza umanitaria al popolo cubano, particolarmente alle famiglie dei prigionieri politici. Permettiamo ugualmente alle organizzazioni private di farlo.”

Yoani Sanchez: Bene …

Salim Lamrani: Anche Amnesty International, che indica la presenza di 58 prigionieri politici a Cuba, riconosce che essi sono incarcerati per aver “ricevuto fondi o materiale del governo americano per attività percepite dalle autorità come sovversive o facenti torto a Cuba”.

Yoani Sanchez: Non so se …

Salim Lamrani: D’altronde, i dissidenti stessi riconoscono di ricevere denaro dagli Stati Uniti. Laura Pollàn delle Dame in Bianco ha dichiarato: “Noi accettiamo l’aiuto, il sostegno, che provenga dall’estrema destra o dalla sinistra, senza condizioni”. L’oppositore Vladimiro Roca ha ugualmente confessato che la dissidenza cubana era stipendiata da Washington aggiungendo che l’aiuto finanziario ricevuto era “totalmente e completamente legale”. Per il dissidente René Gomez, il sostegno finanziario da parte degli Stati Uniti non è “una cosa che bisognerebbe nascondere o di cui avere vergogna”. L’oppositore Elizardo Sanchez ha implicitamente confermato l’esistenza di un finanziamento da parte degli Stati Uniti: “La questione non è di sapere chi invia gli aiuti ma cosa ne viene fatto”.

Yoani Sanchez: E’…

Salim Lamrani: Anche la stampa occidentale riconosce ciò. L’agenzia France Press informa che “i dissidenti hanno da parte loro rivendicato e riconosciuto questi aiuti finanziari”. L’agenzia spagnola EFE fa allusione agli “oppositori pagati dagli Stati Uniti”. Secondo l’agenzia di stampa britannica Reuters, “il governo statunitense fornisce apertamente sostegno finanziario federale per le attività dei dissidenti” E potrei moltiplicare gli esempi.

Yoani Sanchez: Tutto ciò è per colpa del governo cubano che impedisce la prosperità economica dei suoi cittadini, che impone il razionamento alla popolazione. Bisogna fare la coda per avere dei prodotti. Bisogna prima giudicare il governo cubano che ha portato migliaia di persone ad accettare l’aiuto straniero.

Salim Lamrani: Il problema è che così facendo i dissidenti commettono un crimine che è severamente punito dalla legge cubana, ma lo sarebbe ugualmente da tutti i codici penali del mondo intero. Essere finanziati da una potenza straniera è un grave delitto in Francia e nel resto del mondo.

Yoani Sanchez: Si potrebbe ammettere che il fatto di finanziare un’opposizione sia una prova d’ingerenza, ma …

Salim Lamrani: Ma in questo caso le persone che lei definisce prigionieri politici non sono prigionieri politici perché hanno commesso un delitto accettando denaro dagli Stati Uniti e la giustizia cubana li ha condannati su questa base.

Yoani Sanchez: Io credo che questo governo si sia immischiato a più riprese negli affari interni di altri paesi, finanziando movimenti di ribellione e di guerriglia. E’ intervenuto in Angola e …

Salim Lamrani: Si, ma si trattava di aiutare i movimenti indipendentisti contro il colonialismo portoghese e il regime segregazionista del Sud Africa. Quando il Sud Africa ha invaso la Namibia, Cuba è intervenuta per difendere l’indipendenza di questo paese. Nelson Mandela ha ringraziato pubblicamente Cuba per questo e questa è la ragione per cui ha riservato il suo primo viaggio all’Avana e non a Washington o a Parigi.

Yoani Sanchez: Ma molti cubani sono morti per questo, lontani dalla loro terra.

Salim Lamrani: Ma era per una nobile causa, che sia in Angola, in Congo o in Namibia. La battaglia di Cuito Cuanavale nel 1988 ha comunque permesso di mettere fine all’apartheid in Sud Africa. E’ Nelson Mandela a dirlo! Lei non è fiera di questo?

Yoani Sanchez: D’accordo, ma in fin dei conti sono infastidita più dall’ingerenza del mio paese all’estero che per qualunque altra cosa. Quello che va fatto, è depenalizzare la prosperità.

Salim Lamrani: Compreso il fatto di ricevere denaro da una potenza straniera?

Yoani Sanchez: Bisogna che le persone possano essere autonome finanziariamente.

Salim Lamrani: Se capisco bene, lei auspica la privatizzazione di alcuni settori dell’economia?

Yoani Sanchez: Privatizzare, non mi piace il termine perché ha una connotazione negativa, ma mettere in mani private, si.

CONQUISTE SOCIALI A CUBA?

Salim Lamrani: Dunque è una questione semantica. Quali sono secondo lei le conquiste sociali del paese?

Yoani Sanchez: Ogni conquista ha avuto un costo enorme. Tutte le cose che a lei possono apparire positive hanno un costo in termini di libertà. Mio figlio riceve un’educazione molto indottrinata, gli viene raccontata una storia di Cuba che non corrisponde affatto alla realtà. Preferirei un’educazione meno ideologica per mio figlio. D’altra parte, nessuno vuole fare l’insegnante in questo paese, gli stipendi sono troppo bassi.

Salim Lamrani: D’accordo, ma ciò non impedisce a Cuba di essere il paese che dispone del più alto numero di professori per abitante al mondo, con classi di 20 allievi al massimo, il che non avviene in Francia, per esempio.

Yoani Sanchez: Si, ma c’è un costo per questo ed è a causa di ciò che l’educazione e la sanità non sono vere conquiste sociali, secondo me.

Salim Lamrani: Non si può negare qualcosa riconosciuto dall’insieme delle istituzioni internazionali. A livello dell’educazione, il tasso di analfabetismo per l’America latina è di 11,7% e dello 0,2% per Cuba. Il tasso di scolarizzazione nell’insegnamento primario (fino a 11 anni) è del 92% nel continente latino-americano e del 100% a Cuba. Il tasso di scolarizzazione nell’insegnamento secondario (fino a 14 anni) è del 52% per l’America latina e del 99,7% per Cuba. Questi dati provengono dal Dipartimento dell’Educazione dell’UNESCO.

Yoani Sanchez: D’accordo, nel 1959 Cuba viveva in condizioni difficili ma la situazione non era così brutta. C’era una fiorente vita intellettuale, un pensiero politico vivo. In realtà, la maggior parte delle supposte conquiste attuali che vengono presentate come dovute al sistema erano inerenti alla nostra idiosincrasia. Queste conquiste erano già presenti.

Salim Lamrani: Non è esatto e le cito una fonte al di sopra di ogni sospetto: un rapporto della Banca mondiale. E’ una citazione un po’ lunga, ma ne vale la pena. “Cuba è internazionalmente riconosciuta per i suoi successi nel campo dell’educazione e della sanità, con un servizio sociale che supera quello della maggior parte dei paesi in via di sviluppo e che in certi settori è comparabile a quello dei paesi sviluppati. In seguito alla Rivoluzione cubana del 1959, e lo stabilirsi di un governo comunista a partito unico, il paese ha creato un sistema di servizi sociali che garantisce l’accesso universale all’educazione e alla sanità, fornito dallo Stato.
Questo modello ha consentito a Cuba di raggiungere un’alfabetizzazione generale, di sradirare alcune malattie, un accesso universale all’acqua potabile e ad una salute pubblica di base, uno dei tassi di mortalità infantile più bassi della regione e una delle più lunghe aspettative di vita. Una revisione degli indicatori sociali di Cuba rivela un miglioramento pressoché continuo dal 1960 al 1980. Molti degli indici principali, quali l’aspettativa di vita e il tasso di mortalità infantile, hanno continuato a migliorare durante la crisi economica del paese negli anni ’90 […]. Attualmente, la performance sociale di Cuba è una delle migliori del mondo in via di sviluppo, come viene documentato da numerose fonti internazionali, compresa l’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo ed altre agenzie ONU, così come la Banca mondiale.
Secondo gli indicatori dello sviluppo mondiale del 2002, Cuba supera largamente sia l’America latina e i Caraibi che altri paesi di livello intermedio nei più importanti indicatori relativi all’educazione, alla salute e all’igiene pubblica”.
Inoltre, i dati dimostrano il contrario. Nel 1959, il tasso di mortalità infantile era del 60 per mille. Ormai è solo del 4,8 per mille nell’anno 2009. Si tratta del tasso più basso del continente americano e del Terzo Mondo, ancora più basso di quello degli Stati Uniti .

Yoani Sanchez: D’accordo, ma …

Salim Lamrani: La speranza di vita era di 58 anni prima della Rivoluzione. Adesso raggiunge gli 80 anni ed è simile a quella di molti paesi sviluppati. Cuba dispone ormai di 67.000 medici contro i 6.000 del 1959. Secondo il giornale inglese The Guardian, Cuba dispone del doppio dei medici dell’Inghilterra per una popolazione quattro volte inferiore.

Yoani Sanchez: D’accordo, ma in termini di libertà d’espressione c’è stata una riduzione in rapporto al governo Batista. Il regime era una dittatura ma c’era una libertà di stampa plurale e aperta, trasmissioni radio di tutte le tendenze politiche.

Salim Lamrani: Non è esatto. La censura sulla stampa esisteva ugualmente. Tra il dicembre 1956 e il gennaio 1959, durante la guerra contro il regime di Batista, la censura fu imposta 630 giorni su 759. E gli oppositori subivano una triste sorte.

Yoani Sanchez: Effettivamente è vero che ci furono censura, intimidazioni e alla fine anche morti.

Salim Lamrani: Dunque, lei non può dire che la situazione era migliore sotto Batista perché gli oppositori venivano assassinati. Non è quello che avviene oggi. Lei pensa che la data del 1 gennaio 1959 sia una tragedia per la storia di Cuba?

Yoani Sanchez: No, no, in nessun caso. E’ stato un processo che ha suscitato molte speranze ma che ha tradito la maggioranza dei Cubani. Quello è stato un momento luminoso per una buona parte della popolazione, ma si è messo fine a una dittatura per instaurarne un’altra. Ma non sarei così negativa come alcuni.

LUIS POSADA CARRILES, LA LEGGE D’AGGIUSTAMENTO CUBANO E L’EMIGRAZIONE

Salim Lamrani: Quale è la sua opinione su Luis Posada Carriles, ex agente della CIA responsabile di numerosi crimini a Cuba e che gli Stati Uniti rifiutano di processare?

Yoani Sanchez: E’ un tema politico che non interessa alla gente. Si tratta di una cortina di fumo.

Salim Lamrani: Perlomeno interessa alle famiglie delle vittime. Quale è il suo punto di vista al riguardo?

Yoani Sanchez: Non amo le azioni violente.

Salim Lamrani: Lei condanna i suoi atti di terrorismo?

Yoani Sanchez: Condanno ogni atto di terrorismo, compresi quelli che sono commessi attualmente in Iraq da una sedicente resistenza che uccide degli Iracheni.

Salim Lamrani: Cosa uccide di più gli Iracheni? Gli attacchi della resistenza o i bombardamenti degli Stati Uniti?

Yoani Sanchez: Non saprei.

Salim Lamrani: Una parola sulla Legge di Aggiustamento cubano che sancisce che ogni cubano emigrato legalmente o illegalmente verso gli Stati Uniti ottiene automaticamente lo status di residente permanente.

Yoani Sanchez: E’ un vantaggio di cui non dispongono gli altri paesi. Ma che i Cubani emigrino verso gli Stati Uniti è dovuto al fatto che qui la situazione è difficile.

Salim Lamrani: E anche che gli Stati Uniti sono il paese più ricco del mondo. Anche molti Europei emigrano. Lei riconosce comunque che la Legge d’Aggiustamento cubano è un formidabile strumento d’incitazione all’emigrazione legale e illegale.

Yoani Sanchez: Effettivamente è una fonte di incitazione.

Salim Lamrani: Lei non vede questo come uno strumento per destabilizzare la società e il governo?

Yoani Sanchez: In questo caso, si potrebbe ugualmente dire che il fatto di concedere la nazionalità spagnola ai discendenti degli Spagnoli nati a Cuba è un fattore di destabilizzazione.

Salim Lamrani: Questa è un’altra cosa perché qui ci sono ragioni storiche e inoltre la Spagna applica questa legge per tutti i paesi dell’America latina e non solo per Cuba. Mentre la legge d’Aggiustamento cubano è unica al mondo.

Yoani Sanchez: Ma ci sono delle relazioni forti. Si gioca a baseball a Cuba come negli Stati Uniti.

Salim Lamrani: Anche nella Repubblica Dominicana ma non c’è una legge d’Aggiustamento dominicano.

Yoani Sanchez: Comunque c’è una tradizione di vicinanza.

Salim Lamrani: Allora come mai questa legge non è comparsa prima della Rivoluzione?

Yoani Sanchez: Perché i Cubani non volevano lasciare la propria terra. All’epoca Cuba era un paese d’immigrazione e non d’emigrazione.

Salim Lamrani: Questo è assolutamente falso perché negli anni ’50 Cuba occupava il secondo posto tra i paesi americani in termini di flusso migratorio verso gli Stati Uniti, subito dopo il Messico. Cuba inviava più emigranti verso gli Stati Uniti che non l’America centrale e l’America del sud sommate insieme, mentre oggigiorno Cuba non occupa che la decima posizione, malgrado la legge di Aggiustamento cubano e le sanzioni economiche.

Yoani Sanchez: Può darsi, ma non c’era questa ossessione di lasciare il paese.

Salim Lamrani: Le cifre dimostrano il contrario. Attualmente, ripeto, Cuba non occupa che il decimo posto in termini di flusso migratorio verso gli Stati Uniti. Dunque, l’ossessione di cui lei parla è più forte in almeno nove paesi del continente.

Yoani Sanchez: Si, ma all’epoca i Cubani partivano e poi tornavano.

Salim Lamrani: Questo succede anche adesso perché ogni anno i Cubani che vivono all’estero tornano per le vacanze. Prima del 2004 e delle restrizioni imposte da Bush, che limitano i viaggi dei Cubani che vivono negli Stati Uniti a 14 giorni ogni tre anni, i Cubani rappresentavano la minoranza che viaggiava più spesso verso il proprio paese d’origine, molto più dei Messicani ad esempio, il che dimostra che i Cubani degli Stati Uniti sono per la stragrande maggioranza emigrati per motivi economici e non esiliati politici, visto che rientrano a casa ogni anno per le vacanze, cosa che non farebbe un esiliato politico.

Yoani Sanchez: Si, ma chiedete loro se hanno voglia di restare a vivere qui.

Salim Lamrani: E’ quello che ha fatto lei, no? E in più, sul suo blog nel luglio 2007 lei ha detto che il suo era lungi dall’essere un caso isolato. La cito: “Tre anni fa a Zurigo con mio figlio, ho deciso di tornare a vivere nel mo paese. I miei amici credevano che volessi scherzare, mia madre si è rifiutata di credere che sua figlia non vivesse più nella Svizzera del latte e del cioccolato”. Il 12 agosto 2004, lei si è presentata all’ufficio provinciale dei servizi di immigrazione dell’Avana per spiegare il suo caso. Lei ha scritto: “La mia sorpresa è stata enorme quando mi hanno detto di fare la coda nella fila di “quelli che avevano deciso di rientrare nel paese […] ho così scoperto altri “pazzi” come me, con la loro storia truculenta di ritorno al paese.” Dunque questo fenomeno del ritorno esiste.

Yoani Sanchez: Si, ma si tratta di persone che tornano per ragioni personali. Ce n’erano che avevano debiti all’estero, altri che non sopportavano la vita fuori. Insomma, una moltitudine di ragioni.

Salim Lamrani: Quindi, malgrado le difficoltà e le vicissitudini quotidiane, la vita qui non è così terribile. Lei pensa che i Cubani abbiano una visione troppo idilliaca della vita all’estero?

Yoani Sanchez: Ciò è dovuto alla propaganda del regime che presenta la vita fuori in maniera troppo negativa e questo ha un effetto contrario sulla gente, che ha idealizzato il modo di vivere occidentale. Il problema è che a Cuba l’emigrazione per più di undici mesi è definitiva mentre si potrebbe vivere due anni all’estero, tornare qui per un po’ di tempo, poi ripartire, ecc.

Salim Lamrani: Dunque, se ho capito bene, il problema a Cuba è più che altro di ordine economico poiché le persone desiderano lasciare il paese unicamente per migliorare il loro livello di vita.

Yoani Sanchez: A molti piacerebbe viaggiare all’estero e poter poi rientrare, ma le leggi migratorie non lo consentono. Sono sicura che se fosse possibile molte persone emigrerebbero per due anni e poi tornerebbero per poi eventualmente ripartire di nuovo e così via.

Salim Lamrani: Sul suo blog ci sono commenti interessanti al riguardo. Molti emigrati condividono la loro disillusione verso la maniera di vivere occidentale.

Yoani Sanchez: E’ molto umano. Uno si innamora di una donna e tre mesi dopo perde la sua illusione. Uno compra un paio di scarpe e in capo a tre giorni non gli piacciono più. Le delusioni fanno parte della condizione umana. Il peggio è che le persone non possano tornare.

Salim Lamrani: Ma le persone ritornano.

Yoani Sanchez: Si, ma solo per le vacanze.

Salim Lamrani: Ma hanno il diritto di restare per quanto tempo desiderano, anche per molti anni, tranne il perdere i vantaggi legati alla condizione di residente permanente come i buoni alimentari, la priorità nell’assegnazione dell’alloggio, ecc.

Yoani Sanchez: Si, ma le persone non possono passare qui dei mesi, hanno la loro vita all’estero, il loro lavoro, ecc.

Salim Lamrani: Questa è un’altra cosa, ma è lo stesso per tutti gli emigrati del mondo. In ogni caso, possono perfettamente rientrare a Cuba quando gli aggrada e fermarsi per quanto tempo desiderano. L’unica cosa è che se restano più di undici mesi all’estero perdono certi vantaggi. Peraltro, ho difficoltà a capire: se la realtà qua è così terribile e qualcuno ha la fortuna di vivere all’estero in un paese sviluppato, perché desidererebbe tornare a vivere a casa sua a Cuba?

Yoani Sanchez: Per molte ragioni, legami famigliari, ecc.

Salim Lamrani: Dunque la realtà non così drammatica.

Yoani Sanchez: Non direi questo, ma alcuni dispongono di condizioni di vita migliori di altri.

Salim Lamrani: Secondo lei, quali sono gli obiettivi degli Stati Uniti riguardo a Cuba?

Yoani Sanchez: Gli Stati Uniti desiderano un cambiamento di governo a Cuba, ed è quello che desidero anch’io.

Salim Lamrani: Quindi lei condivide un obiettivo con gli Stati Uniti?

Yoani Sanchez: Come molti Cubani.

Salim Lamrani: Non ne sono molto convinto, ma perché? Perché è una dittatura? Che cosa vuole Washington per Cuba?

Yoani Sanchez: Credo si tratti di una questione geopolitica. C’è anche la volontà degli esuli cubani, che viene tenuta in conto, e che vuole una nuova Cuba, il benessere dei Cubani.

Salim Lamrani: Imponendo sanzioni economiche?

Yoani Sanchez: Tutto dipende dai suoi punti di riferimento. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, credo che vogliano impedire alla bomba migratoria cubana di esplodere.

Salim Lamrani: Davvero? Con la legge di Aggiustamento cubano che incita i Cubani a lasciare il proprio paese? Non è serio. Perché allora non abrogano la legge?

Yoani Sanchez: Credo che lo scopo reale degli Stati Uniti sia di finirla con il governo cubano in modo da poter disporre di uno spazio più stabile. Spesso a proposito di questo conflitto si è parlato di Davide contro Golia. Ma per me, il solo Golia è il governo cubano che impone il controllo, l’illegalità, salari bassi, la repressione, le limitazioni.

Salim Lamrani: Non pensa che l’ostilità degli Stati Uniti contribuisca a tutto questo?

Yoani Sanchez: Non solo penso che essa abbia contribuito a ciò, ma anche che questo è diventato il principale argomento per dire che si vive in una fortezza assediata e che ogni dissenso è un tradimento. In realtà penso che il governo cubano tema che questo conflitto sparisca. Il governo cubano desidera il mantenimento delle sanzioni economiche.

Salim Lamrani: Davvero? E’ esattamente quello che dice Washington in maniera un po’ contraddittoria perché, se fosse veramente così, leverebbe le sanzioni per porre il governo cubano di fronte alle proprie responsabilità. Non ci sarebbero più scuse per giustificare i problemi a Cuba.

Yoani Sanchez: Ogni volta che gli Stati Uniti hanno cercato di migliorare la situazione, il governo cubano ha avuto un atteggiamento controproducente.

Salim Lamrani: In quale momento gli Stati Uniti hanno cercato di migliorare la situazione? Dal 1960, le sanzioni non hanno fatto che rafforzarsi, se si eccettua il periodo di Carter. Dunque è difficile sostenere questa tesi. Nel 1992, gli Stati Uniti hanno votato la legge Torricelli dal carattere extraterritoriale; nel 1996, la legge Helms-Burton, extraterritoriale e retroattiva; nel 2004, Bush ha adottato nuove sanzioni e le ha inasprite nel 2006. Non si può dire che gli Stati Uniti abbiano cercato di migliorare la situazione. I fatti dimostrano il contrario. Peraltro, se le sanzioni sono davvero favorevoli al governo cubano e non si tratta di una scusa, perché non eliminarle? Non sono i dirigenti che soffrono per le sanzioni ma il popolo.

Yoani Sanchez: Obama ha fatto un passo in questo senso, forse insufficiente ma interessante.

Salim Lamrani: Ha semplicemente eliminato le restrizioni imposte ai Cubani degli Stati Uniti da Bush, che impedivano loro di tornare al proprio paese per più di 14 giorni ogni tre anni, nel migliore dei casi, a condizione di disporre di un famigliare diretto a Cuba. Ridefinendo anche il concetto di famiglia. Così, un cubano della Florida che aveva solo uno zio a Cuba non poteva tornare nel paese perché non veniva considerato membro “diretto” della famiglia. Obama non ha eliminato tutte le sanzioni imposte da Bush e non è nemmeno tornato alla condizione che vigeva all’epoca di Clinton.

Yoani Sanchez: Io credo che le due parti debbano soprattutto abbassare i toni e Obama l’ha fatto. Poi, Obama non può eliminare le sanzioni perché ci vuole l’accordo del Congresso.

Salim Lamrani: Ma potrebbe alleggerirle molto firmando semplici decreti, cosa che per ora rifiuta di fare.

Yoani Sanchez: E’ occupato da altri affari, come la disoccupazione e la riforma sanitaria.

Salim Lamrani: Però ha trovato il tempo di rispondere alla sua intervista.

Yoani Sanchez: Sono stata molto fortunata.


Salim Lamrani: Yoani Sanchez, grazie per il suo tempo e la sua disponibilità.

Yoani Sanchez: Grazie a lei.

Salim Lamrani
Docente, tiene corsi all’Università Paris-Descartes e Paris-Est-Marne-La Vallée. Ultima opera pubblicata: “Cuba. Ce que les médias ne vous diront jamais” , Estrella (2009).

Questa è l’intervista fatta a Yoani.

Questa sera, 23 Maggio 2010, su Raiuno ore 23, speciale TG1 dove si parlerà di Cuba, di Yoani e con Yoani. Vedendo l’approfondimento e leggendo l’intervista credo ci siano tutti gli elementi affinché il lettore possa trarre liberamente le proprie considerazioni. Liberamente non sarebbe se ci si potesse servire del solo programma televisivo di questa sera. E a bilanciare il programma, in cui scaveremo nelle interpretazione per archiviare i FATTI, vi è questa intervista proposta e un po’ speriamo anche il nostro commento iniziale.

Perché Cuba è dei cubani, di tutti i cubani. E di nessun altro.

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

  1. Concordo con quanto scritto.

    Io penso altresì che il grosso problema è l’importanza assurda con la conseguente diffusione mediatica attribuita alla sig.ra Sanchez che fino a prova contraria nell’intervista si è dimostrata impreparata e “tergiversante” su certe tematiche cubane.

    Cuba non è l’unico paese al mondo ad avere “problemi” ed un sistema politico “particolare” …Perchè proprio una blogger cubana è diventata così popolare? Merito suo…? Può darsi… ma quante persone ben più preparate di lei ci sono nel mondo che versano in condizioni disperate denunciando quotidianamente la repressione cruenta nel loro paese, non sono neanche lontanamente prese in considerazione dai media occidentali? Personalmente mi sembra insolito tutto questo.

    Non dimentichiamo anche i premi da lei ricevuti…addirittura compare tra i cento personaggi più influenti del secolo…non dimentichiamo neppure che è uno dei blog più seguiti al mondo e che se lei dice che castro è senza barba ci sono persone che ci credono…
    il profilo che ne esce è che un certo apparato informativo ben schierato e politicizzato fa orrore dove la notizia , la realtà, spesso diventano business e strumentalizzazione pura e nulla più..yoany può pensarla come vuole è legittimo ma essere catapultata nell’etere in questo modo mi sembra assurdo.

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