Il processo mediatico all’evasione fiscale

Dati alla mano, è il periodo della condanna all’evasione fiscale.

Un processo vero e proprio, diffuso dai media quasi con esasperazione e condannato dall’opinione pubblica come se il popolo italiano si fosse accorto di questo reato pochi giorni fa, dopo un lungo periodo di torpore ed accettazione. L’Italia, lo Stato dell’eccellenza nei record con valenza negativa. Tra questi, per l’appunto, quello dell’evasione fiscale.

L’evasione fiscale era percepita con rassegnazione. Si era entrati nel “periodo especial”, della quasi liberalizzazione dell’evasione fiscale. L’ex Presidente del Consiglio aveva in tal senso fatto delle dichiarazioni scioccanti. E se da un lato Silvio Berlusconi risultava un grande contribuente per via dell’ingente patrimonio, dall’altra si accaniva contro l’elevata tassazione italiana. Un lavoro di demonizzazione irresponsabile, quasi di denuncia verso un’alta pressione fiscale quale unica vera responsabile di un’economia italiana che marciava col freno a mano tirato.

Lo sappiamo com’è andata a finire. Berlusconi sul lato economico ha fallito. Certo frase di sintesi e pertanto approssimativa, che non considera i molti aspetti che hanno determinato il fallimento. Ma nulla toglie che il Presidente del Consiglio abbia fallito. Quel che più importa è che un’alta carica istituzionale, tra condoni e lamentele abbia sbiadito il senso di responsabilità del cittadino italiano ad assolvere.
Il sentiment era in un certo senso giustificare il non contribuente.

Un alleggerimento della pressione fiscale avrebbe permesso all’erario di far tornare i grandi capitali. Difficile crederlo. I grandi capitali esasperano da definizione l’abbassamento della pressione fiscale, in altre parole tendono alla completa evasione. La ricetta non è certo questa. Se pretendere che si sviluppi un senso civico comune è impossibile nel breve-medio termine, lavorare su pene inflitte a dovere, in grado di colpire l’evasore, pare essere sacrosanto. L’evasore deve capire quali sono i rischi cui sta andando incontro. Deve valutare se il peso asfissiante e continuo del rischio vale il costo stesso del rischio. Deve sentirsi sotto pressione, monitorato e soprattutto non deve percepire la giustificazione e la legittimità del gesto.

In questi giorni i servizi dei media rincorrono le indagini della guardia di finanza, raccontano i blitz di un corpo dello stato, unico caso la mondo, dedicato esclusivamente al intercettazione dei capitali non dichiarati. Raccontano di indagati, di colpevoli, di casi limite.

Guardia di Finanza:Fonte foto: http://www.100news.it/

Chi di noi non ha letto dei blitz a Cortina, a Forte dei Marmi, a Sanremo e in tutti quei “centri benessere” dove alti redditi e immobili con valore da capogiro, finiscono per non contribuire al mantenimento delle spese pubbliche?
Solo a scrivere di questi furbetti fa incazzare. E fa incazzare ancora più quel sistema nascosto ma accessibilissimo all’occorrenza, che consente di attuare politiche d’evasione.
Di fatto il governo tecnico Monti ha spiegato le ali e ha iniziato a martoriare questi evasori. Tutto qui? E’ arrivata l’ora della giustizia sociale o è solo quel che ci vogliono far credere?
A vedere bene sembrerebbe proprio un bel lavaggio del cervello. Un processo mediatico che colpisce l’italiano medio e lo confonde, a suon di titoli lo distrae dallo sfracello cui, dati alla mano, va incontro il nostro Paese.
Voglio dire. Lo stesso governo Monti dall’oggi al domani, finita l’epoca Berlusconi (quella alla luce del sole), era pronto per partire e guidare l’Italia. La squadra di governo era a disposizione al completo da subito? Che fortuna abbiamo avuto. Gli uomini giusti, al momento giusto, con la ricetta per far crescere l’Italia.

In quattro e quattr’otto Monti senatore a vita. Con il volere dell’Europa s’intenda. O l’Europa chiamiamola pure col vero nome, asse Francia – Germania, e capiamo così perché l’Inghilterra se ne sia ben stata alla larga.
E così sono partite le ricetta vere, a favore degli italiani lavoratori. Cioè aumenti delle imposte, tagli alle pensioni, maggiore incertezza sul posto di lavoro per adeguarci a termini splendidi quali elasticità, dinamismo, flessibilità. Sono aumentati i controlli ci dicono per tenerci buoni e avere la percezione che ora le cose funzionano, che chi deve pagare paga. Anche i politici pare contribuiscano a questo periodo di forzata austerity. E intanto non ci accorgiamo che la benzina sta volando verso i due euro al litro, che i trasporti sono colpiti e che molte aziende sono pronte a portare i libri in tribunale. Certo, se poi ci raccontano che hanno arrestato il barista che non ha fatto lo scontrino fiscale per il caffè ci sentiamo rincuorati.

Ma mi chiedo, perché ce lo vengono a raccontare? Cosa faceva allora la guardia di finanza fino all’altro ieri? Io davo per scontato che un corpo dello stato che non so neppure quanto ci costi, stesse facendo il proprio lavoro, senza bisogno dei riflettori. Penso ancora che la guardia di finanza stia facendo le stesse cose che fa da sempre. Solo che oggi c’è bisogno di mettere le attività sotto i riflettori, di pomparle e doparle, perché qualcosa non va. Se la gente inizia ad incazzarsi bisogna tenerla calma. E’ tutta una questione di percezione.

Quindi qual è stato il merito di Monti? Accorgersi che l’operatività della guardia finanza deve essere rimessa in moto, sensibilizzare l’italiano a furia di spot, ricordarci che chi evade è un ladro? Mi chiedo, c’era bisogno che ce lo ricordasse o abbiamo i mezzi per valutare il tutto ogni volta che vediamo il potere ridursi per via di questi “porconi” di evasori?
E poi, quali evasori sono toccati? Sono toccati i piccoli evasori con attività medio – piccole o anche le grandi, colossali realtà, quelle che sono radicate sul territorio ed entro le quali è pericoloso addentrarsi? Chi non conosce un’azienda che evade? Chi non potrebbe fare un nome? Ma certo, brillante l’idea di obbligare a dare nome o cognome per fare una segnalazione o che lo stesso nominativo di chi ha sporto denuncia, sia visionabile in tribunale anche dalla controparte. Per denunciare bisogna rischiare le palle…d’altronde è un atto di cui vergognarsi, è fare la spia. Bisogna rimetterci per andare a contribuire da cittadino all’operato della guardia di finanza.

Prendiamo il caso delle Iene, che hanno smascherato la truffa della farmacia che con l’appoggio dei medici, aveva messo in piedi un meccanismo truffaldino ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. Cosa faceva il Dipartimento Farmaceutico della ASL competente su quel territorio (Novi Ligure)? Le distinte contabili non parevano un po’ troppo gonfiate? O forse non è così visibile perché In media con altre farmacie della zona? E allora chi mi dice che non tutte facciano così. E allora, la ASL se ne frega o non vede, e anzi, prima di una ispezione, ha la brillante idea di avvisare telefonicamente. Avete capito bene. Se io ho una farmacia, la mattina ricevo la chiamata della ASL, che mi avvisa che nel pomeriggio riceverò la visita ispettiva (per legge una ogni due anni, ma di fatto non è così).
E allora interviene Monti. Liberalizziamo le farmacie e facciamo partire il Paese. A chi le diamo? Ai giovani? No, dai spartiamole, dopo le proteste di Federfarma (che pare vengano accolte), tra i titolari di parafarmacia, tra coloro che hanno combattuto in sedi rurali sussidiate. Ed i concorsi? Le rimanenti sedi tra quelle previste, assegniamole per soli titoli più che per merito. Della serie, se vogliamo favorire i giovani laureati, ridurre la disoccupazione  e permettere una maggior competizione e professionalità, non assegniamole per meriti con specifici esami, ma le lasciamo ha chi già da vent’anni lavora!!! E quantò sarà il numero complessivo delle sedi? Accettiamo di portare il quorum dai 3000 proposti ai 3500. E la pianta organica? Estendiamo il periodo di tempo entro il quale deve essere rivista per poi indire i concorsi. E se quel periodo di tempo non viene rispettato, la proposta è quella che nessun provvedimento disciplinare venga intrapreso. Una serie di emendamenti all’italiana, sempre quell’Italia vecchio stile, che vive d’illusioni, di parassitismo. Quanti corpi pubblici inutili sono presenti nel nostro Pese? Quante commissioni, quante società di vigilanza , quante scatole vuote? Quanto le paghiamo? Quanto rendono? Non si capisce neppure chi deve controllare chi.
Chi ci fa vedere un solo conto dello stato di salute italiana? Quando ci parlano in termini logici anziché propagandistici? Quanti italiani vanno a votare per percezione, sulla base della simpatia, del tono di voce, dei progetti megalomani e chissenefrega se siano o meno realizzabili?

Quante idee e realizzazioni professionali sono un successo oltre che per l’individuo anche, di riflesso, per la collettività?
L’Italiano medio e standardizzato, antirivoluzionario a livello logico mentale, dove andrà a finire se non si oppone ad un sistema collaudato di propaganda? Sarebbe bello svegliarsi e vedere che ognuno di noi invece di apparire, inizia a spaccarsi il culo non solo per lottare contro il mondo, ma per cercare di raddrizzarlo. E ora spengo il qui presente notebook, perché anche se c’è Monti consuma energia e le fatture delle utenze non sono calate, così come non è calata l’accisa sul carburante.

Quando una persona si forma non percepisce ancora i legami parassitari che danneggiano il Paese e che lo tengono statico ed immobile. I giovani hanno linfa fresca, sono dinamici per natura, ma poi vengono sodomizzati da una parte e lobotomizzati dall’altra, sino a lasciarsi trasportare nel dramma e diventare loro stessi vittime predestinate da quella forma di parassitismo per l’appunto cui non ci si può sottrarre senza essere danneggiati.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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