E’ definibile come un vero e proprio mistero quel che gira attorno ad Alan Gross, un caso che in Italia non è mai stato riportato con i dettagli che svelano il peggio del fatiscente rapporto USA-Cuba.

La storia è  articolata, ma tocca (e svela) realtà consolidate quanto nascoste, o perlomeno poco citate.

Non è lo stesso Alan Gross il punto focale della vicenda. Il core pulsante è piuttosto il meccanismo collaudato che ha utilizzato il signor Gross come una pedina, una stanza dei bottoni che introduce un mondo di cui si sospetta l’esistenza ma che si dissolve dietro i visi sorridenti delle istituzioni governative più o meno democratiche, aperte e leali col popolo alla luce del sole, sinistre al cospetto delle ombre che popolano la realtà al di fuori delle luci di scena . Un libro nero, fatto di interessi economici e criminali. Sulla base di questi fatti, il blocco tra Cuba e USA è un pretesto dal quale dipendono giochi di potere.

Alan Gross è un cittadino statunitense,di Potomac, detenuto a Cuba dal 3 Dicembre 2009. Fu arrestato all’aeroporto internazione dell’Havana, José Martì, mentre si stava imbarcando per il rientro negli USA. Non era la prima volta che Alan visitava Cuba, e, ancora oggi, i reali motivi dietro le sue frequenti visite, sono ancora poco conosciuti o almeno contrastanti. Abbiamo raccolto dati ed informazioni affinché si possa fare un pò di chiarezza su questa lunga vicenda, che va avanti da diversi mesi e che si è riaccesa proprio in questi giorni.

Il Dipartimento di Stato Americano ha infatti rilasciato una dichiarazione ufficiale in data 2 Settembre, al fine di stendere un velo su tutte quelle insinuazioni insistenti che ipotizzavano come immininente, la liberazione dei 5 cubani detenuti da numerosi anni nelle carceri statunitensi, all’interno di un baratto con la liberazione dello stesso Alan Gross e anche tenendo conto dei 52 prigionieri politici liberati dalle autorità cubane.  I 5 cubani, come lo è lo stesso Alan Gross a ruoli inversi, sono definiti “spie” dal governo americano ed “eroi” dal governo cubano, termini che si riconducono ad una definizione di “terrorismo”, che diventa nei fatti completamente arbitrario.

Nessuno scambio è avvenuto o è in procinto di esserlo.  Secca è arrivata la smentita, sulla scia delle dichiarazioni del pugno di ferro dell’Amministrazione Obama, Hillary Clinton1.  Ancora una volta, la smentita segue la ferrea presa di posizione dei cubano-americani al congresso che avevano espresso tutta la loro preoccupazione per un ipotetico  scambio di detenuti con il governo dell’Havana.

E così Alan Gross al momento resta in carcere. Le pagine del Los Angeles Times parlano chiaro: lo statunitense, era un membro attivo facente parte del programma americano, finanziato dal Dipartimento di Stato stesso, per promuovere e sostenere, anche finanziariamente, ogni attività ed iniziativa sia proiettata a ristabilire la democrazia a Cuba. A partire dalla Cuban Democracy Act del 1992, si instaura una assistenza ad organizzazioni non governative, al fine di sostenere individui ed organizzazioni che promuovono un cambiamento democratico non violento a Cuba”2. Il concetto d’assistenza s’inasprisce con il Helms–Burton Act: The Cuban Liberty and Democratic Solidarity (Libertad) Act of 1996 3 e sempre più persone dubitano della democraticità dell’atto, che finanzia di fatto ogni tipo d’organizzazione e che implica anche rapporti con realtà con sfondi terroristici degli ambienti profondamente ostili al governo Castro. Nel 2004 le ultime modifiche continuano a sussistere ogni forma comunicativa e non, che riesca a ledere l’integrità del sistema politico-economico cubano. I fondi messi a disposizione si aggirano intorno ai 35 milioni di dollari. Gradualmente negli anni diminuiscono, fino a tornare ad impennarsi con la sferzata finale che Bush Jr. prova a dare mettendo a disposizione decine di milioni di dollari e quadruplicando il budget. Qualche giorno fà, l’Amministrazione Obama ha fornito i dati che testimoniano che lo stanziamento per il 2010 è di “appena” 20 milioni di dollari. Questa riduzione è dovuta anche ai risultati di una indagine interna avviata nel 2006 dall’Ufficio Governativo delle Imposte.  L’indagine ha evidenziato come alcuni sovvenzioni fossero state usate in modo “non opportuno” quali comprovate donazioni di Nintendo Gameboys, cioccolata Godiva e maglioni in cashmere ai dissidenti cubani. Nel 2008 furono scoperti casi d’appropriazione indebita che coinvolsero due Associazioni. In questa operazione di corruzione fu arrestato e condannato a due anni e mezzo di reclusione Felipe Sixto, Presidente dello Staff dell’Associazione Center For a Free Cuba. Nel Marzo del 2008 si stimò che solo il 17% dell’intera cifra stanziata attualmente arriva a Cuba, mentre il resto viene dissipato in costi operativi e studi condotti.

Attualmente Philip Alan Gross non è ancora formalmente accusato dalle autorità cubane, ma detenuto con il sospetto di essere una spia al servizio del governo statunitense. Alan è un esperto di tecnologia, specialmente nel campo delle ricezioni satellitari e di gestire il segnale creando connessioni non filtrate in luoghi isolati per alcuni cittadini ebrei, residenti a Cuba. Le informazioni avrebbero oltrepassato il blocco cubano e mantenuto i contatti per lo sviluppo di una rete proiettata alla costruzione di una Cuba democratica (citazione del Miami Herald, negata però dalla comunità ebrea citata). Ufficialmente era sull’isola, con normale visto turistico, come un consulente per lo sviluppo economico per la Development Alternatives Inc (DAI). La stessa, attraverso fondi ricevuti dal Dipartimento di Stato Americano quantificati in 8,6 milioni di dollari, aveva definito un contratto con Alan Gross. Poche sono le informazioni date alla stampa riguardo le reali motivazioni della visita a Cuba di Gross, ma nessun dettaglio è stato fornito se non appunto una giustificazione che legava la sua presenza ad un modo di migliorare l’efficienza delle tecnologie comunicative. Nonostante le giustificazioni si sprechino ed i chiarimenti non arrivino, come ci si aspetterebbe quando non si ha nulla da nascondere, a stupire sono le cifre da capogiro di questi contratti, all’interno di un programma che ha più luci che ombre a pesare sul proprio DNA.

Lo stesso President e chief executive di Development Alternatives Inc, ha confermato che la sua società ha siglato più accordi con la USAID, all’interno del programma che promuove la democrazia a  Cuba. Di uno di questi ne faceva parte lo stesso Alan Gross. La società statunitense, una ONG affiliata per l’appunto ai fondi USAID, la si ritrova spesso coinvolta nelle pagine di cronaca di cui straripano le zone di guerra:la 36enne scozzese Linda Norgrove, sequestrata in Afghanistan a fine settembre è stata uccisa lo scorso 9 ottobre. Lavorava come operatrice umanitaria per la Development Alternatives Inc. Ora è stata aperta una inchiesta, perché se in un primo momento sembrava fossero stati gli stessi talebani gli esecutori, ora pare possa essere stata una granata la causa reale, lanciata dalla truppa di statunitensi durante un blitz per salvarla. Ma la DAI ha contratti aperti non solo a Cuba (per 40 milioni solo nel 2008, utilizzati all’interno del programma USA per la democrazia a Cuba), ma anche in Afghanistan dove ha contratti per oltre 50 milioni di dollari e dove si registrano il maggior numero di perdite umane.

Riepilogando: Alan Gross era un subcontrattista della DAI. La Dai riceve fondi dall’USAID, che di fatto è l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale 4, ma che poi ha ammesso attraverso gli stessi funzionari, che è un veicolo utilizzato dalla CIA per stanziare fondi e promuovere attività ed altre operazioni di tipo militare. USAID ad esempio ha aperto nel 2002 una sede in Venezuela per la sorveglianza della democrazia, messa a rischio secondo gli americani dal Presidente eletto Chavez. Nello specifico, la USAID’s Office of Transition Initiatives (OTI), ha la funzione di creare una opposizione interna al Presidente eletto, secondo leggi democratiche in un Paese sovrano, secondo leggi internazionali che trovano in queste iniziative di intromissione statunitensi, una potenziale similitudine a politiche di stampo terrorista. Per l’anno 201,0 i fondi per il sostentamento di tutte le iniziative democratiche organizzate da OTI sono pari a 7 milioni di dollari. Con i 50 milioni di finanziamento in circa 7 anni per la sola Venezuela, l’OTI ha fondato 533 organizzazioni, finanziato i programmi, progetti ed i partiti politici dell’opposizione.

Ma USAID partecipa praticamente ovunque. E’ radicata ad esempio, in quasi tutta l’America latina, per tenere alto il monitoraggio e addentrarsi nelle iniziative quali l’ALBA. USAID conferma la propria presenza in: Bolivia, Brasile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Haiti, Honduras, México, Nicaragua, Perú, República Dominicana e Venezuela. Sul territorio cubano ha operato con le stesse modalità che altrove: ufficialmente riportare la democrazia, ma poi, ecco Alan Gross. Qualsiasi cosa stesse facendo su ordini precisi del governo statunitense, ha commesso, se lo consideriamo in buona fede, quantomeno lo stesso “reato” dei cinque cubani che attendono la liberazione, sovente in celle di isolamento. Quindi, per onor di logica, ancora una volta, Hillary Clinton mente spudoratamente considerando nulla l’intelligenza dei propri elettori, approfittando di notizie che trapelano confuse e col contagocce, proprio come in quelle dittature che quotidianamente condanna. Non è pertanto il sistema liberale americano che condanno, ma quell’ipocrisia di parte di esso, collaudata nel recitare un dramma teatrale da usare come alibi e far proprio il consenso degli americani. Una truffa in piena regola

Altra cosa chiara è che la CIA utilizza questi moderni programmi per promuovere la democrazia, per coprire i propri piani sovversivi, infiltrarsi nelle società civili e incoraggiare il rovesciamento dei governi che in un modo o nell’altro potrebbero ledere l’integrità del popolo statunitense.

Alan quindi è un agente dell’intelligence americana, ma…perché si trovava a Cuba? Nel corso dell’assemblea generale di Cuba del 21 Dicembre, Raul Castro parla di un cittadino statunitense recentemente arrestato in quanto distributore di sofisticati apparecchi satellitari. Il Dipartimento di Stato Americano invece ha palrato di Gross in termini totalmente diversi: e cioè come un consulente finanziato dai fondi, per attività previste appositamente, quali facilitare i cittadini cubani ad ottenere ed usufruire di ciò che lo stato nega loro, come una semplice connessione internet.La disputa puerile non è finita: Alarcon riferiva che Alan era a Cuba come una spia formata ed istruita per essere al servizio dell’intelligence. Attraverso questi consulenti gli USA combattono una guerra tanto terrorista e vile. Il Dipartimento di Stato replica che il subappaltatore ora agli arresti, aveva la funzione di favorire la libertà di comunicazione attraverso la distribuzione di strumentazioni informatiche elementari quali telefoni cellulari e computer portatili. Ciò sarebbe provata anche dal fatto che lavorava con un gruppo di non-dissidenti, religioso e pacifista, che cercava solo uomini esperti per migliorare la comunicazione attraverso l’isola di Cuba.

Dalle conclusioni tratte pare quindi verosimile legare Alan Gross alla CIA, con attività finalizzate a destabilizzare il governo cubano, quali la distribuzione di materiali forniti da un governo straniero per usi politici con l’intento di promuovere il cambiamento: dicesi spionaggio e violazione dei diritti di sovranità di un popolo.

Cuba riconosce le sovracitate distribuzioni come illecite e la pena prevista per i trasgressori va dai 3 agli otto anni di detenzione.

Qualcusa ovviamente sfugge nella versione di normale turista. Un cittadino non se ne va su di un’isola, in guerra diplomatica da mezzo secolo, distribuendo tecnologia informatica satellitare, senza sapere il rischio in cui si va ad imbattere. E così doveva saperlo la moglie.

Molti sono i giornali americani che sulla vicenda stendono un velo pietoso ed accusano la Clinton e rimproverano Gross di “essersela andata a cercare”. Ed Hillary Clinton finge di dimenticare i 5 prigionieri cubani, e pure che lo stesso Alan lavorava per una compagnia sotto contratto con una agenzia facente parte dello stesso Dipartimento di Stato Americano di cui la Clinton è a capo. Incredibile che di fronte all’evidenza quasi imbarazzante, Hillary non si esima dall’apostrafare spie i 5 cubani, aggravati tantopiù da reati quali omicidio, e invece definisca Alan un normale cittadino statunitense, ingiustamente agli arresti a Cuba. Incredibile che sorvoli sul non essere a conoscenza sull’esatto ruolo di Alan Gross, quando il finanziatore primo è proprio il Dipartimento che ella stessa presiede. E così Hillary Rodham Clinton, è tornata allo sbaraglio a premere per rilasciare il dipendente del governo statunitense, ribadendo sul fatto che sono oltre sei mesi che è in atteso di una specifica accusa. Con candore disarmante ha poi aggiunto “Vorrei dire che la liberazione favorirebbe un miglioramento delle tensioni con Cuba, mentre vorrei sottolineare come queste continua detenzione stia nuocendo ai rapporti tra gli USA e Cuba”.

Dure le repliche piovute a migliaia presso le redazioni giornalistiche americane che hanno citato la storia. Tra  cittadini americani si è notato soprattutto l’astio per iniziative come quella della fondazione per la democrazia a Cuba, che non rispetta la sovranità dei popoli come diritto basilare (per l’appunto in una democrazia n.d.r). Molte altre lettere marcavano su questi inopportuni finanziamenti che non aprono alcun spiraglio ad un processo di pace, quel processo che Obama aveva promesso di intraprendere ma che al momento proprio non decide d’impugnare percorrere realmente. Ancora, si ribadisce il diritto di trattenere lo statunitense. L’auspicio generale è lo scambio dei detenuti. Ma Hillary, dalle proprie dichiarazione intende fare il contrario. E cioè eludere il volere degli elettori ed intraprendere la strada dell’impopolarità dimostrando quella stessa indole tirannica che denuncia con fermezza.

Alan Gross ed i 5 cubani sono segnali. La prova più chiara che tra l’Havana e Washington il gelo persiste, che lo spionaggio ed il controspionaggio sono attività ben radicate e d’attualità.

Parlando di Alan Gross quindi si menziona nient’altro che uno dei tanto effetti collaterali di un embargo che prosegue dal 1962. Se dalla Guerra fredda son passati decenni, il blocco verso Cuba è la pietra miliare tra i resti archeologici, un pezzo di storia conservato  intatto da mezzo secolo e che ha procurato, secondo stime, perdite al governo cubano per oltre 750000 milioni di dollari. E Alan Gross è quindi una vittima di questo errore che sistematicamente non viene rivisto.

Detto questo Alan Gross ha il diritto di sapere qual è il capo di imputazione che pende sulla sua testa. Ma possiamo comunque facilmente collegare il suo arresto alla legge 88 5, nella quale sono compresa una serie di misure che scoraggiano le attività antigovernative. In particolare la legge parla di detenzione per qualsiasi persona partecipi  a programmi specifici o distribuisca apparecchiature, attrezzature, materiali provenienti dal governo degli USA o da controllate dirette quali agenzie, rappresentanti, funzionari, istituzioni private.

La legge è una uno strumento difensivo a questi stanziamenti monetari e alla pressione esercitata ed alimentata ad asfissiare la politica cubana, soprattutto a seguito  degli inasprimenti legati alla legge statunitense Helms-Burton.

Perché allora, se è presente una legge cubana chiara, il governo degli USA continua a snobbarla mettendo dapprima a rischio l’incolumità dei propri cittadini, anche attraverso veri e propri contratti economici, e poi chiede la liberazione come se questo gesto fosse loro dovuto?

In ultimo non va dimenticato come lo Stato che appare all’estero come il più intransigente nel seguire la propria linea politica, stia invece dimostrando il contrario. Se da un lato vanno accolte con favore le progressive riforme per una evoluzione economica, sempre nel rispetto di una struttura consolidata, dall’altro si deve ribadire come sia stato permesso alla moglie di Alan Gross di recarsi a Cuba per visitare il marito e sostenerlo a livello umano. Non si può altrettanto dire dei cinque prigionieri cubani, che oramai da numerosi anni non riescono ad ottenere alcun diritto dalle carceri di massima sicurezza in cui sono detenuti. Poco importa se agli atti tutti i più grandi penalisti mondiali abbiano parlato di processo sfalsato nella sentenza dal clima che si respirava a Miami in quei giorni. Secondo Lawrence Wilkerson, ex colonnello delle Forze armate USA e capo dello staff dell’ex Segretario di Stato USA Colin Powell, le probabilità di ottenere da parte della giuria, una sentenza che non risentisse dei clima intimidatorio “erano le stesse che avrebbe un israeliano se fosse processato a Teherán. La visita di parenti e mogli è costantemente negata, numerosi gli isolamenti dei prigionieri e la mancanza dei basilari diritti umani.

Alan Gross ha così avuto modo, raccontano i giornalisti, di passare del tempo con la moglie, sulla spiaggia e avrà anche avuto modo di riflettere sulla situazione. Il Cardinale Ortega e la Chiesa Cattolica anche in questo caso dimostrano di essere l’interlocutore preferito da Cuba, dopo l’ottenimento da parte di Raul della liberazioni di 52 prigionieri politici, la quasi totalità sull’isola, che ha tra l’altro da numerosi anni dato il via di fatto ad una moratoria sulla pena di morte. Qualche giorno fa, alcune fonti giornalistiche parlavano del caso Gross come vicino alla risoluzione. Il ritardo del governo cubano, nel diramare formalmente le accuse ad Alan Gross, potrebbero essere proprio viste in un contesto che veda Gross essere liberato come “caso umanitario”, con ovvio ammonimento per la condotta statunitense. Ma le indagini al momento non sono ancora terminate.

1.       http://thisiscuba.net/?p=1294

2.       http://www.state.gov/www/regions/wha/cuba/democ_act_1992.html

3.       http://www.gpo.gov/fdsys/pkg/PLAW-104publ114/content-detail.html

4.       http://www.usaid.gov/

5.       http://www.cubanet.org/ref/dis/021699.htm

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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