Breaking News L'editoriale — 12 giugno 2012
Il Mc Donald’s al cospetto della crisi economica

Il marchio inconfondibile Mc Donald’s appare ovunque nel mondo. Poche le eccezioni. Solo Cuba tra i posti che sino ad ora ho avuto il piacere di visitare non possiede punti vendita (in realtà sull’isola ve n’è uno all’interno della Base statunitense di Guantanamo). E il motivo è chiaro. 

Ma Mc Donald’s con i propri panini, le proprie salse, i propri sapori inconfondibili è una realtà economica tra le più importanti ed affermate, almeno tra quelle alimentari. E’ il marchio simbolo, leader tra le mille copie delle catene di fast-food, cibo spazzatura, immondizia, sotto accusa. Ma al business non importa che si aspazzatura o meno. L’importante è che sia un affare. E che affare.

 La società, quotata in borsa e dedita ad una continua espansione, fino allo scorso anno presentava un fatturato e utili in continua crescita con oltre 33000 punti vendita nel mondo, anche attraverso l’utilizzo di una efficace forma di franchising e con strategie di mercato ben definite e continuamente rinnovate. Ma non è solo Cuba a non avere sul proprio territorio il colosso multinazionale. Sono infatti una novantina le nazioni che ancora non possiedono un punto vendita della catena. In alcune il marchio non si è mai radicato per strategie economiche, in altre per l’impossibilità di interagire con i governi e in altre ancora ha optato per chiusura. Casi rari questi ultimi ma esistenti come nel caso dell’Islanda per via dei proibitivi costi di importazione e della svalutazione della moneta, o della Giamaica, Barbados, Bermuda o ancora, in Bolivia per vendite deludenti e problemi con le entità governative e regolatorie.

Prevenzione alimentare da un lato e cibi ipercalorici dall'altro. Contraddizioni evidenti della società consumista

L’alimentazione di stampo americano, dannosa alla salute nelle modalità di assunzione e per regime calorico, ha purtroppo contagiato l’Asia, l’Australia, il latino america e anche l’Europa. C’è da star sicuri che si scommetterà su ogni singolo angolo del continente nero in misura massiccia non appena vi saranno le condizioni per far emergere un minimo potere d’acquisto. Perché Mc Donald’s è anche capacità di salvaguardare il portafoglio. Pochi dollari sono sufficienti per mangiare, sentirsi sazi e soddisfatti. Il problema è che Mc Donald’s non rappresenta solo una cultura alimentare, dannosa, ma anche una vera e propria tradizione culturale, McDonaldization, termine coniato da sociologo George Ritzer, per identificare l’impatto del fast-food con i propri aspetti caratteristici.

Ogni cosa è studiata all’interno d’una semplicità che deve restare tale. Il consumatore deve ritrovare facilmente i propri punti di riferimento e sentirsi appagato, pieno e salvaguardato economicamente.

Eppure è proprio nei paesi in cui Mc Donald’s è più presente che si sta lottando intensamente per una informazione di massa a livello salutistico. Il colesterolo, i trigliceridi, l’obesità, gli apporti nutritivi bilanciati, fanno parte di un programma alimentare dei sistemi sanitari nazionali di mezzo mondo, preoccupati per il diffondersi delle malattie legate all’accumulo di grassi all’interno dell’organismo e quindi per un innalzamento della spesa sanitaria.

Il cibo del Mc Donald’s è diseducazione, disinformazione ed incapacità di prendersi cura del proprio corpo. Questo è il messaggio che arriva scientificamente nei Paesi sviluppati. Ma, come si diceva, sradicare un aspetto culturale è cosa ardua e difficile. Soprattutto se le multinazionali hanno preso il sopravvento e fanno di tutto pur di salvaguardare i propri interessi.

Insomma un controsenso palese, così come se ne trovano tanti in quella società consumista di cui la stessa catena è diventata status symbol, tant’è che The Economist ha utilizzato per la prima volta l’indice Big Mac, quale parametro informale per calcolare il potere d’acquisto.

Difficile ipotizzare se nel lungo periodo questa educazione di facciata (che è costata in Italia l’ennesima tassa ridicola anti-obesità) porterà il Mc Donald’s alla ridisegnazione dei propri prodotti tenendo conto di criteri nutritivi più razionali. Di certo i conti presentati agli azionisti lo scorso otto Giugno rappresentano i dati più deludenti dal 2004 ad oggi, soprattutto tenendo conto che nel secondo trimestre le previsioni sono d’un ulteriore ribasso. Nonostante gli investimenti fatti  si è registrata nel mese di Maggio una significativa flessione dell’1,7% nei mercati asiatici, medio-orientali ed africani. Un calo che combacia alla  perfezione anche con il rallentamento dell’economica cinese. Una inversione di tendenza proprio nei mercati in cui Mc Donald’s cerca e cercava di espandersi e rafforzarsi, con nuove aperture e numerose offerte promozionali volte ad attirare clienti. Il gruppo ha comunque aumentato il fatturato del 3,3% su scala mondiale grazie ai progressi del mercato Americano e di un lieve balzo in avanti del gruppetto di testa della zona euro, Francia e Regno Unito. Anche qua però l’utile è in calo, per i costi amministrativi, per la volatilità dell’economia, per le misure di austerità adottate. E anche la popolarità è in calo, soprattutto tra i bambini, che non considerano più le “prelibatezze” ipercaloriche le preferite e desiderate…sarà anche per il fatto che è vero che Mc Donald’s da tempo mantiene i prezzi competitivi per adeguarsi alla crisi, ma è altrettanto vero che la politica adottata ha portato ad un dimezzamento degli ingredienti utilizzati.

Il futuro insomma, è duro proprio per tutti, anche per gli insospettabili ed apparenti esenti.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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