Il male dell’ipocrisia nella giornata mondiale contro l”HIV. 34 milioni di malati del mondo non è una vittoria.

L’ HIV è un virus dannatamente pericoloso. E’ questo il concetto elementare che va ribadito nel giorno della lotta mondiale contro HIV/AIDS. Concetto elementare ma dimenticato. 

Ma i dati essenziali sono i 34 milioni di contagiati nel mondo. 2 milioni all’anno perdono la vita per cause legate all’AIDS e 2,7 milioni i nuovi contagi. E si diffondono i malati che in età adulta, over 50, con comportamenti sessuali a dir poco irresponsabili, infettano partner più giovani.

L’HIV spaventava la popolazione. Ora spaventa solo i sieropositivi, che si rendono conto che affrontare la malattia è una condizione debilitante che si protrae per tutta la vita e che va ad incidere pesantemente sulla qualità stessa della quotidianità.

Spesso il concetto che si vuol far passare, per ignoranza, leggerezza o per auto-assolversi dai propri comportanti a rischio, in campo sessuale, è che il virus è oramai tenuto sotto controllo dai cocktail di anti-retrovirali.

Se in parte ciò corrisponde a verità dall’altro è bene ricordare che oramai una persona su tre non risponde bene ai trattamenti in quanto il virus è sempre in continua evoluzione e in alcuni casi la resistenza ai farmaci è un fattore che rende drammatico il decorso dell’individuo trattato. Nei luoghi del mondo meno industrializzati i problemi si decuplicano: esistono componenti sociali, religiose che non ammettono l’utilizzo del profilattico. Vi sono contesti in cui si abusa delle donne con regolarità disarmante. A volte è anche difficile procurarsi tale dispositivo medico e in altri casi ancora l’ignoranza totale verso il virus fa si che non si comprenda appieno la trasmissione di un virus potenzialmente letale.

L’HIV è silente e in un clima complice,  laddove si è abbassata la guardia e dove una ingente riduzione delle spese per la prevenzione pare aver permesso al virus di riprendere vigore. Si parla delle case farmaceutiche complici e contente di questa situazione in quanto mettono a disposizione cure costosissime e il cui utilizzo è cronico. Ma il problema non sono le case farmaceutiche. Il problema sta nella presa di coscienza di ognuno di noi. Nell’abituarsi a fare delle valutazioni, sulla base di specifiche conoscenze, su quando un gesto semplice può salvare la vita. E’ quel “può” che forse molto sottovalutano. Quella possibilità, un termine astratto e che non quantifica il problema e che fà si che non si riesca a determinare correttamente il rischio. Se poi nessuno ne parla più automaticamente entrano in campo elementi psicologici che inducono a pensare che il rischio è oramai passato.

E così oggi torniamo a vedere un aumento dei casi, laddove il mondo è ancora diviso in due. Controllo della patologia nel mondo industrializzato, che comunque inizia a risentire anche dei problemi legati ai costi del trattamento, e piaga sociale nelle parti povere del mondo. Ma anche in Europa e negli Stati Uniti i nuovi casi di infezione sono in aumento.

Drammatico, come possiamo vedere dalle statistiche riproposte dal Los Angeles Times, l’incremento di nuovi casi in Grecia. La crisi che sta massacrando il paese ha portato ad uno stato di disagio sociale molto alto che ha sua volta ha comportato un aumento degli utilizzatori di eroina. I nuovi infetti, secondo il centro europeo di prevenzione ha mostrato un tasso di crescita esploso. Oltre 300 i nuovi infetti in pochi mesi, con un balzo di oltre 20 volte quelli che erano i precedenti 10-15 casi registrati.

Nota positiva è il calo di un 24% dei bambini sieropositivi. Questo in quanto le madri sieropositive incinta, si sottopongono più frequentemente ad opportuni trattamenti. Le infezioni si sono ridotte da 430.000 a 330.000. In india i bambini contagiati nel 2011 sono stati 14.000 un dato in calo, anche se ancora troppo, troppo alto. In India attualmente vi sono 2,1 milioni i contagiati dal virus, contro i 2,3 milioni dello scorso anno. Come in ogni altra parte del mondo, il calo è a favore degli uomini (-16%) rispetto a quello tra le donne (-2,3%).

In Cina le morti correlate all’AIDS sono state 17,740, con un aumento dell’8,6% rispetto all’anno precedente. E 68,802 sono i nuovi casi di HIV/AIDS registrati dallo scorso Ottobre ad oggi. Ma questi sono dati che ancora sono una sottostima della reale situazione in quanto in molte ampie comunità non c’è l’abitudine a sottoporsi ad un test.

In Kenya assistiamo ancora alla circoncisione maschile e i dati di un calo della prevalenza dell’HIV è strettamente correlata alla morte in massa di chi ha contratto l’HIV nei primi anni novanta.

Come indicato dall’OMS, dall’Unaids e dall’UNICEF è ancora l’Africa Sub-Sahariana ad accollarsi il peso della malattia. I dati restano ancora impressionanti. Un luogo che raccoglie il 12% della popolazione globale, raccoglie quasi il 70% dei sieropositivi. Anche in questo caso le donne sono le più colpite, il 60%. Ed è qui che i bambini sin dalla nascita devono loro malgrado convivere con questa malattia. IL 90% dei bambini sieropositivi risiede in questa zona. 1 milione e 700 mila i nuovi contagiati nel 2011, 300 mila dei quali bambini. Un dato che dovrebbe risuonare nelle nostre menti tutti i giorni. Che dovrebbe convincerci a donare, donare e donare una parte di quel che oggi abbiamo.

I 34 milioni di sieropositivi nel mondo hanno diritto ad un trattamento farmacologico ed assistenziale a vita, come gli individui sani hanno il dovere di prendere le giuste misure affinché si riesca a raggiungere l’obiettivo di debellare un virus che è ancora presente solo per colpa nostra. Siamo noi il veicolo che permette di restare in vita e diffondersi.

In europa è l’Ucraina la maglia nera, in una zona, quella dell’Est Europa che segna un aumento a doppia cifra dei nuovi casi.. Donne sempre più esposte al contagio, un aumento dei casi di sieropositività diagnosticato in gravidanza, i rapporti tra eterosessuali che rappresenta la quasi totalità del veicolo di diffusione del virus, in un popolo che su 46 milioni di abitanti conta 230 mila affetti.

In USA un aspetto da sottolineare è l’alto contagio tra gli ispanici e afroamericani a differenza delle percentuali ben più basse che si registrano tra “i bianchi”.  I Centers for Disease Control and Prevention  (CDC) sottolineano un aumento dei nuovi casi di contagio, soprattutto nei giovani tra i 13 ed i 24 anni, quasi mille al mese.

 

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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