IL CROLLO: L’ITALIA AGLI ANNI NOSTRI

Anni fa meditavo sul fatto che questo sistema fosse in fin di vita. Tirato all’osso più che mai, devastato dentro e fuori, logoro e sudicio quanto l’immondizia. Chi non capisce gli ingranaggi e va a tastoni è messo male, chi non li accetta è perduto.

Si, anni or sono. Quando ricordo gli economisti parlare per ore dello stato di salute dell’economia. Me li ricordo tutti benissimo. Sono gli stessi che vi sono ora. E che negano tutto ciò che hanno detto sino a quel momento. Si sono semplicemente sbagliati su tutto. Non erano in grado di capire. Come non lo sono ora. Descrivono il presente e ipotizzano sul futuro con teorie che sono solo ipotesi basate sull’intuito e basandosi su modelli che non hanno alcuna chance di funzionare.

Anni fa mi ero stancato del paesaggio politico desolante. Mi ero già stancato dei politici, mi ero completamente disilluso e mi dispiaceva vedere le masse ancora in preda alle ideologie, agli slogan elettorali, combattere e dividersi per un sistema partitico che lucrava proprio su queste divisioni.

Alla meno peggio si andava a votare. Senza conoscere i volti di quella casta. O meglio, conoscendo i volti all’esasperazione, pubblicizzati con i famigerati finanziamenti ai partiti, ma non conoscendo la dignità di quegli individui e non potendo scindere il loro entusiasmo nel fare politica con gli interessi ingenti economici e gli infiniti benefit cui andavano tronfi. Quegli uomini favoriti che ce l’avevano fatta ad arrivare là, attraverso favoritismi, conoscenze, popolarità e tanti troppi soldi, investite nelle antidemocratiche campagne elettorali, accompagnate esclusivamente dalle lobby. Meglio in America allora, dove se lobby deve essere che lobby sia, alla luce del sole.

Meglio negli Stati Uniti, certo, dove ci sono 100 senatori da mantenere contro gli oltre 300 italiani, differenza accentuata anche dalla popolazione, oltre 5 volte superiore negli USA. Per non parlare dei deputati, dei portaborse, delle auto blu, dei mille uffici pubblici senza una precisa connotazione,  degli stipendi di ogni carica pubblica, degli ingenti fondi perduti o mal gestiti, dei finanziamenti in mano alla mafia, della difficoltà ad emergere onestamente, dell’ingarbuglio di leggi annacquate entro cui sguazzano gli squali e periscono gli onesti cittadini.

Siamo qua a parlare di un problema enorme. E qualche politico o criticone dai 20mila euro al mese si azzarda a dire che la crisi non si vice con il populismo? Con i partiti del popolo?

Andiamo con lo zainetto a diplomarci, a laurearci, a specializzarsi con Master e mille sacrifici e poi al concorso di turno ci passa davanti il paraculato di turno?

Voti da raccogliere, voti da spalare, voti da infangare e riciclare. Ecco cos’è il voto. Si va a votare liberamente. Ma non si conosce l’oggetto. Non cambia niente. E’ una dittatura corrotta che parla in nome di una democrazia, che è utopia. Quel che è peggio è che è una dittatura ipocrita, che va avanti fingendo d’essere altra cosa. I democratici sono ancor più utopisti ed illusi dei vecchi comunisti o fascisti mi veniva da pensare.

La democrazia non esiste semplicemente perché non potrà mai esservi realmente.

E allora sui popolati blog di oggi, sui social network, con il passaparola, facendo i conti di fine e mese e rinunciando alla pizza mensile con la famiglia, cresce la rabbia, l desiderio di rivalsa. Inutile vivere e fare sacrifici se i frutti li colgono coloro che seminano nelle riserve protette.

Anni fa, stanco di queste intuizioni ma così energicamente attivo, avevo pensato a quanto sarebbe stato bello riporre i voti al di fuori d’un partito come logica democratica. Ma chi ci crede ancora? Non abbiamo scelto che votare l’uno o l’altro. Ma queste votazioni non hanno più senso.

E allora che si va a fare?

Una dittatura? Dipende. Solo che si deve partire dal basso, da ogni strada e si deve arrivare in alto, senza soldi. Definiamo un movimento popolare. E se tutti collaborano non ve ne  può essere più d’uno. Quanti partiti del popolo devono e possono esservi? Laddove ogni manovra è fatta per sostenere le masse, per dar loro una coscienza, per eliminare di fatto ogni pulce che va via via radicandosi nel corso del progetto, determinando sacche aristocratiche dannose e laddove vi sono errori gli errori sono fatti realmente dal popolo e scovati dagli stessi. Un movimento onesto, che non toglie per il gusto del togliere, che non parla in nome di una ideologia, troppo stupido fare questo oramai, ma che è sempre alla ricerca di sistemi al fine di finanziare investimenti reali, produzione, ricerca scientifica ai massimi livelli, servizi. Un individuo ha diritto ad una qualità della vita quantomeno dignitosa, in termini societari, come allo stesso modo va punito quando danneggia la società stessa. Un movimento delle idee e in questo sta il rivoluzionario. E se si vota si vota per questo sistema o quello a partiti. Se veramente i partiti sono democrazia perché non si può scegliere al di fuori di essi?  

Ma in quel contesto si pensa anche ad un apparato che non guardia in faccia nessuno, che non sia vittima della burocrazia, delle lamentele, degli interessi. E per ridurre gli interessi ci devono essere meno apparati pubblici da mantenere.

Ed ecco che nella rete, la voce ormai disperata, della vita reale, di una massa sempre più nutrita forma un grande Movimento Rivoluzionario e alla faccia di chi dice di guardare sempre avanti, è corretto voltarsi e guardarsi anche indietro, prendere spunti da lì, dagli elementi che hanno determinato la situazione attuale cercando nella storia le pagine più belle, nell’etica e nei valori della vita, nelle forme mentali artistiche, nella libertà di pensiero il senso pieno del rispetto civile.

Lì l’ideologia non divide…semplicemente perché non c’è. Quella viene dopo. In questo contesto siamo a ribadire i diritti basilari d’una classe media che si vergogna di non arrivare onestamente alla fine del mese. L’esercito dei lavoratori, che s’affannano per sopravvivere, per stare la passo di questi maledetti tempi, dove ungi la macchina attingendo tra diversi colori d’un carburante che costa quanto lo champagne. C’è lo champagne normale, quello DOC e quello DOCG, il ripasso. Carburanti che ottimizzano le performance del motore e ne allungano la vita. Ma se lo vuoi devi pagare di più, perché la benzina normale costa troppo poco per offrire questi requisiti.

Mentre eravamo presi dalla frenesia che tutto andasse bene, la crisi finanziaria avanzava, le banche gestivano i nostri soldi con sprechi e logiche di mercato aggressive, le stesse che rendono vani gli sforzi di ripresa degli stessi lavoratori.

La crisi incapace d’essere compresa appieno da chi è abituato a lavorare al di là dei sotterfugi, delle menti fine e delle classi di professionisti pensate ad hoc per “appropriazioni indebite”.

Le transazioni miliardarie, i subprime, i derivati, l’ottica della speculazione, anche sulle materie prime, e poco importa se sono le stesse operazioni dietro le cui logiche di mercato vi sono di fatto i popoli che devono soccombere, le vittime sacrificate.

In sin dei conti, il Governo capitanato dal Professor Monti è un governo non eletto dal popolo, e controllato da partiti politici che ne dettano ad oltranza il buono e cattivo tempo. L’ideale per un magna-magna. Un periodo di sacrifici chiesti al popolo, per un sistema che non cambia. Una ricetta annacquata, che non sta dando alcun risultato tangibile, se non il dato sul numero di cassaintegrati odierno, il più alto da un anno a questa parte, ed un costo sociale insostenibile che impedisce già da sé un pareggio di bilancio che si cerca di raggiungere con i sacrifici di chi non può sfuggire ad una vita che è diventata un arrancare.

Ci chiediamo se è il popolo che deve cambiare ed accettare o se è il popolo che deve cambiare e chiedere altro, attraverso una iniziativa che è proprio il caso di dirlo, Rivoluzionaria.

Ci chiediamo per quale motivo le riforme vere non siano state citate, neppure espresse. O taciute. C’è stato il contentino mediatico della guardia finanza, ma quel che si doveva creare per ridurre il divario tra ricchi e poveri non c’è stato. E anche nulla legato a cambiamenti veri, fatti di progresso, fondi alla scienza presi da quelli destinati alla guerra. Fondi controllati. O anche una impostazione meno moralista del sistema, con la Chiesa che deve solo sottostare al proprio ruolo e dove anche la prostituzione poteva rappresentare un ennesimo tassello regolarizzato sull’arricchimento delle casse statali da un lato.

Ma la democrazia, quindi, sta tutta qua, in quel che abbiamo dovuto sopportare ed accettare? Nelle libere quanto costosissime elezioni (per quanto ancora potremo permettercele?) la Costituzione Italiana ha ancora senso se viene abusata ed aggirata tutti i giorni?

A destra e sinistra si sentono sbraitare verità che giungono da candidati improponibili. Non è un caso che i candidati, anche alle elezioni amministrative per la città in cui vivo, siano colme di controsensi nauseanti. Candidati che sino a pochi giorni prima mi avevano dichiarato personalmente che di politica non ci capivano nulla. Poi però, sai com’è, serve candidarsi..magari prendo qualche soldino in più, poi mi inserisco nel tessuto sociale che conta…fermi qua. Siamo arrivati nuovamente al punto…al tessuto sociale che conta? Stiamo parlando ancora di parassitismo. Di scalare la montagna attraverso conoscenze e magari farle fruttare nel proprio contesto lavorativo. Candidati ben posizionati, curati e leggeri, frizzantini nel modo di porsi e nulli, totalmente nulli in un contesto politico che non sia quello degli slogan ideologici di cui la gente ne ha le palle piene. Perché gli slogan restano slogan ed i partiti immondizia. Gli spot elettorali sono parole al vento.

Fare politica è diventato un mestiere da faccendieri e non un compito arduo per mettere insieme i cocci d’una moltitudine. Quella moltitudine deve sentirsi partecipe e ci devono essere i modi giusti per renderla tale.

Il fine è uno. Perseguiamolo.

Fonte foto http://www.liberavox.it/

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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