Il chavismo mette a segno un altro colpo: il Venezuela è Chavez sino al 2019!

Ha vinto Chavez. Altri sei anni di governo e Henrique Capriless al timone dell’opposizione.

E’ il tema del giorno è la vittoria e il consenso del popolo che ha ottenuto in Venezuela. Oltre un milione di preferenze lo hanno separato dal rivale Capriles.

Il PSUV da oggi stesso ha la possibilità di tornare ad essere propositivo e svegliarsi da quel torpore in cui si era adagiato dopo l’innumerevole distacco dagli altri partiti. Solo negli ultimi mesi la macchina di partito socialista aveva iniziato nuovamente a darsi da fare, una volta che aveva visto l’oppositore crescere pericolosamente nei sondaggi, sino a conquistarsi un 44% delle preferenze.

Chavez ha vinto, ma ha perso il strapotere di anni addietro e questo indica che qualche malcontento tra il popolo c’è e che la figura populista del Presidente ultimamente, complice la malattia, l’inflazione, la corruzione diffusa, la criminalità aveva un pò dello smalto di qualche tempo fà.

Ma ciò che hanno dipinto i media è un quadro singolare, dove il vincente è dittatore che ha rovinato il Venezuela dietro la propria guida.

Eppure il Venezuela è un Paese che nonostante le mille precarietà e problemi che ingloba, ha per la prima volta varato riforme sociali importanti nell’ambito dell’educazione, della sanità, delle infrastrutture, tutte a beneficio del popolo.

Non si deve pertanto parlare di espropri, se non di una svolta nell’ambito economico e anche della politica estera. Laddove la multinazionali avevano trovato terreno fertile, poi hanno trovato Hugo Chavez. E tra le multinazioni, sono state punite quelle che creavano profitto impoverendo il Paese delle proprie risorse e ricambiavano l’ospitalità del territorio venezuelano sottopagando e maltrattando il popolo.

Popolo che non si dimenticherà mai di Chavez come ha dato conferma ieri. Hugo Chavez, dato per morto dalla stampa occidentale, per incubo comunista e ora per orco cattivo e dittatore capace di destabilizzare l’america latina, sostenendo l’asse del male Cuba-Bolivia-Nicaragua, tanto da meritarsi un richiamo dagli USA nell’ultima lista stilata e riportante i Paesi in black list nella lotta al terrorismo mondiale. Anche nelle congratulazioni inviate al Presidente vincente, dalla casa bianca, attraverso il portavoce Jay Carney, gli USA hanno puntualizzato che molte posizioni restano divergenti e hanno ricordato al governo venezuelano di tener conto degli oltre sei milioni di elettori che hanno appoggiato l’opposizione. L’opposizione, la stessa che, viene da aggiungere, gli USA hanno sostenuto

Eppure Chavez ha ristabilito i rapporti storicamente difficili con la Colombia, attraverso continui importanti accordi stretti con il Presidente Juan Manuel Santos, ha ridotto la povertà, ha sconfitto la denutrizione, la miseria che imperversava nella calle, ha portato brigate mediche cubane e assistenza sradicando epidemie e il tasso di mortalità legata non tanto a fattori d’anzianità o patologia, quanto alla precarietà di alcune situazioni in cui versava il popolo.

E i 2/3 dei venezuelani se ne fregano delle filosofiche interpretazioni dei media occidentali, racchiusi tra crisi, alta finanza e gossip. Ai Venezuelani, al popolo vero, quello che senza fronzoli va al lavoro e porta a casa il denaro necessario a sostenere la propria famiglia, interessa aver garantita la salute, le medicine, un sistema che tra scuola, servizi basilari permette un degno sostentamento.

La stessa opposizione più che puntare al pericolo rosso o alla tutela della pluralità di stampa mai compressa realmente, ha deciso di evidenziare, saggiamente, ciò che il PSUV non aveva fatto, sino a poche ore fa, quando è stato Capriles il primo a riconoscere la sconfitta e a fare le congratulazioni al grande Presidente Chavez.

Inutile appuntarlo sulla corruzione se a parlare è un altro politico. La corruzione è un altro aspetto che si è comunque ridotto, anzi forse la borghesia non aveva neppure bisogno di ricorrere alla corruzione quando aveva il popolo servo impotente ai propri piedi.

E quindi, avanti con il Chavismo, almeno sino al 2019, quando statene certi gente, ci sarà un degno sostituto a continuare il percorso intrapreso.

E agli USA, ai media italiani, ai perbenisti, ai ricchi imprenditori esteri non resta che  guardare il Venezuela come un paese in cui non è più possibile mettere a segno grandi speculazioni ai danni dei venezuelani.

 

 

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