Il caro petrolio, gli attacchi in Arabia Saudita e le enormi menzogne alla base

L’equilibrio geopolitico è così complesso in questi tempi che quasi nessuno ci capisce e chi crede di capirne probabilmente si sbaglia.

Equilibrio. Pare di viaggiare su un sottilissimo filo, pieno di insidie e trappole e che il Pianeta Terra sia l’equilibrista che deve resistere quasi stoicamente ad un livello di difficoltà sempre più accentuato. Ne và del nostro Pianeta, nè va di tutti noi.

Il popolo è come sempre, da che secoli e secoli, le pedine. Sono certamente cambiate le forme delle classi sociali, ma sebbene ci crogioliamo d’una schiavitù oramai superata, quasi vantandocene, altrettanto non capiamo quanto siamo ignari di quel che accade. Cogliamo marginalmente le verità, e dobbiamo batterci per avere un quadro d’insieme. 

Abbiamo visto quanto sia semplice creare un’escalation verbale e passare alle minacce di guerra. Come ce ne fossero poco. Certo è intrinseca all’indole umana, fà parte della propria natura, meno però è l’autodistruzione. Si arriva a situazioni paradossali, in cui basterebbe poco per tornare indietro, ma quel poco è impossibile.

Siamo pieni di contraddizioni al giorno d’oggi. Tra queste l’accaduto in Arabia Saudita. Protagonista nascosto il (Dio) petrolio (alla faccia delle rinnovabili). A scuola i professori ci spiegavano e ci convincevano erroneamente che nel 2050 le riserve di petrolio sarebbero state esaurite, ora, 25 anni dopo, sono aumentate. 

Il fatto di cronaca in sé si narra in poche righe, la classica news che fà clamore. E dopo averla letta si sà tanto quanto prima. 

In Arabia vengono colpite con dei droni le forniture degli stabilimenti petroliferi. Per semplificare non facciamo nomi, non citiamone la proprietà, non riportiamo neppure il luogo. Poco importa. Quel che importa è che qui si produce petrolio e il petrolio è una moneta di scambio d’immenso valore, che smuove l’economia mondiale e ancor prima la politica. D’altronde una non può prescindere dall’altra.

L’Arabia Saudita è costretta a dimezzare la produzione e per tranquillizzare i mercati dice subito che compenserà il taglio della produzione attingendo alle riserve.

Conseguenza economica: il petrolio potrebbe aumentare sino a 100 dollari al barile. Sotto-conseguenze economiche della conseguenza economica? Dipende dal punto di vista. C’è che vince e c’è che perde.

Conseguenze politiche? Menzogne, tante. Ognuno in realtà cerca di essere seduto dalla parte di chi guadagna, poco importa come.

Altre conseguenze politiche? Approfittare di questa scintilla per eliminare alcuni problemi politico-economici storici, mai risolti e di difficile soluzione. Si rende visibile che l’equilibrio che sorregge la distribuzione di petrolio e quindi l’approvvigionamento a tale risorsa energetica è estremamente vulnerabile. Iniziano i giri di danza, con dati macroeconomici e stime che portano i titoli petroliferi a festeggiare il calo della produzione e le economie del mondo iniziano a ballare in balie di notizie e smentite. Trump sà bene che le importazione dell’Arabia Saudita di barili/die, varia a seconda del momento politico al fine di mantenere un certo ordine mondiale. D’altronde l’Arabia Saudita è grande alleata degli USA dal 1945, ed è da allora che all’interno del cartello dell’ OPEC viene considerata, in accordo con il Dipartimento energetico statunitense ultimo regolatore del mercato. 

 

 

L’Arabia Saudita fà parte di quella polveriera politica in cui è la necessità a far si che non esistano le condizioni per lasciar correre ad una rivoluzione contro la corruzione latente e profonda della stretta oligarchia al potere. Si paga fior di quattrini o direttamente attraverso forniture petrolifere una tangente di stampo mafioso alle radicali organizzazioni terroristiche, che in cambio non apportano violenza al Paese. 

Al contrario il Venezuela rappresenta un temibile nemico, asfissiato per quel sistema filo-socialista che tanto angustia il potere occidentale. E da qui gli investimenti di destabilizzare il Presidente della Repubblica bolivariana, Maduro, attraverso un durissimo blocco economico ed una guidata e fittizia opposizione politica. Prima si crea il malessere, poi s’incolpa il nemico cercando nel malcontento popolare il consenso a proprio vantaggio. 

Gli USA quindi cercano ansiosi il colpevole dell’incursione che li ha colpiti al cuore economico, cercandolo forzatamente nella lista dei nemici, sia esso il vero protagonista del misfatto o meno.  Donald Trump d’altro canto continua a spingere sull’aumento progressivo dell’ auto-sostentamento energetico, attraverso trivellazioni ed investimenti nella frantumazioni delle rocce di scisto, il fracking. Si dice che gli USA, possano attingere alle proprie riserve, in caso di blocco delle importazioni per 60 giorni, sebbene molti pensino che queste stime vengano ritoccate al ribasso appositamente. In tutti questi giochi cinini, le esigenze della Terra diventano insignificanti e più si corre per tamponare con questa mentalità tanto più continua quella violenza al nostro Paese che sancirà in breve la fine della razza umana.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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