I rapporti USA e Cuba e la vecchia retorica di Raul Castro

raul-castroSe i politici italiani cantano la stesa melodia, fatta di tra accordi arcinoti eseguiti non tanto per capacità di risolvere i problemi con virtuosismi quanto per raggiungere nell’immediato il più ampio possibile consenso, lo stesso si può dire per i politici cubani elevando tale peculiarità all’ennesima potenza.

Anzi, diciamocelo pure. Il latinoamerica, si dimostra possedere il dono d’essere fertile fecondatore di governi meteore. E’ questo l’unico aspetto che rende meno pungente la delusione di sentire un governo maturo e stabile come quello cubano, con quell’intruglio di caratteristiche che lo contraddistinguono, ripetere un coro fuori tempo, fuori moda su d’una melodia che non ha più nulla da dire. 

Non trovo segni di perfezionare o migliorare i semi che sono stati sparsi e che sovente si sono dimostrati acerbi alla raccolta, proprio come quei dati deludenti che raccoglieva il Che Guevara ai tempi della sua esperienza come ministro dell’Economia.

Ieri mi sono trovato a leggere i soliti avvertimenti di Raul Castro, che rassicura (e chi rassicurerebbe??) che mai il paese rinuncerà alla propria indipendenza per normalizzare i rapporti con gli USA e tantomeno la facoltà di scegliere (chi sceglie?) il sistema economico, sociale e politico che preferisce. 

E da qui parte la retorica che se una volta giustamente faceva breccia nei cuori di idealisti convinti e di intraprendenti desiderosi di sviluppare un modello economico serio ma con alla base un sistema sociale all’avanguardia al posto del classico divora-valori, tra consumismo e neoliberismo feroce, quale è quello occidentale, ora spegne la speranza di assistere e contribuire a quella ricetta innovativa che trova nelle tradizioni, nella ricerca e nel rispetto dell’ambiente la chiave di diventare un sistema da copiare e prendere d’esempio.

Che senso ha pronunciare queste parole, già note, all’indomani delle dichiarazioni fatte da Obama, in cui ha annunciato la possibilità di visitare Cuba il prossimo anno? 

Vorrei trovare in Cuba l’alternativa che è ai governi farlocchi, servili e corrotti quali quello dominicano che ben conosco, ma allo stesso tempo un desiderio di progredire ed avanzare senza giocare sempre costantemente in difesa assillata solamente dallo spauracchio di perdere ciò che di buono ha fatto. Gli errori sono tanti e non è questo l’atteggiamento corretto alla risoluzione degli stessi. La gente ed il popolo cubano va al passo con i tempi, si evolve e cambia in base alle proprie esperienze, ai propri valori ma anche in base ai propri sogni e alle proprie aspettative. E così il governo è e deve essere costretto ad essere propositivo e trovare soluzioni che inquadrino il reale volere della gente e delle generazioni future e cambiare la concezione di vita intesa come mera arte della sopravvivenza in logica elevazione dello stato culturale ed umano, affiancato da un progredire dello stato economico e della libertà del singolo.

Il problema resta sempre la mentalità del disfrutar, della sterile quanto diffusa cultura del mondo latino della leggerezza che cozza contro il concetto di produzione, organizzazione e sovente dedizione al lavoro. Su questo Raul deve lavorare e magari imparare proprio dai suoi preistorici nemici statunitensi.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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