Cronache Cubane

La nostra Redazione ha pensato di condividere con voi, in una sezione apposita, il viaggio di una nostra collaboratrice in terra cubana, a coronare un anno, il 2010, colmo di incredibili risultati.

Se per la stessa Martina, il viaggio è anche vacanza, al tempo stesso ha comportato una grande mole di lavoro organizzativo per tutti noi.

Ci siamo adoperati nel cercare di “portare a casa” qualche racconto che potesse essere d’estremo interesse per il lettore e che al tempo stesso garantisse all’intervistato massima trasparenza nel riportare i contenuti espressi, ed attenerci strettamente ai dialoghi nel loro contesto, senza fare li consueto gioco di estraporarli per creare titoloni a proprio piacimento.

Non ci piace fare informazione in modo disonesto. E Martina lo ha capito. Qui troverete dei veri e propri racconti cristallini, un diario di viaggio, appunto “Cronache cubane”, di una giovane italiana in vacanza a Cuba, quella vera, al riparo da hotel 5 stelle e trattamenti privilegiati per “andare e non andare”

A fianco dei racconti però abbiamo lavorato assiduamente, con i pochi mezzi a disposizione per arricchirci ed arricchire culturalmente, condividendo concetti ed interviste secondo noi importanti.

La nostra redazione ha chiesto interviste a numerosi enti. Alcuni si sono mostrati molto corretti nel rispondere, nell’accettare, anche chi per motivi di lavoro era impossibilitato nel periodo da noi proposto. La disponibilità di molti enti scientifici e letterari, spendida. Non sono mancati i pesci in faccia e le grandi delusioni come nel caso del Cenesex e della sua Direttrice Mariela Castro, figlia del Presidente Raul, che si è ritratta, dopo aver accettato e letto la bozza delle nostre domande, all’opportunità di raccontare il proprio importante operato, arrampicandosi dietro richieste (quali la necessità di ottenere visti giornalistici, autorizzazioni presso il Centro de Prensa internazionale e quant’altro) che sottintendevano un ben più semplice, schietto e sincero “no, ho cambiato idea”. Così come non ci ha neppure risposto la famosissima blogger Yoani Sanchez,  per la quale avevamo pronte una bella serie di domande. In questo caso sappiamo già che la scusa sarà legata al fatto che probabilmente la connessione ad internet quel giorno non era buona, o che i servizi segreti le hanno cancellato i messaggi nell’indirizzo di posta elettronica o altro ancora.

Ma il viaggio imperterrito di Martina, attraverso i suoi racconti e con il materiale raccolto che elaboreremo per poi proporvi, è il segno inequivocabile che This Is Cuba va oltre chi si nasconde dietro un dito, e già è arrivata laddove neppure avremo immaginato, liberi da tutto e da tutti, così come dovrebbe essere l’informazione. Così come E’ la nostra informazione.


Giorno 0 – La Partenza

Questo viaggio a Cuba è un vero e proprio parto, sospeso fra distacco e travaglio. Tale è l’esito di una gestazione che si protrae dal 14 giugno 2010, data di acquisto del mio secondo biglietto per Cuba. Qualcuno mi rammentò, ad acquisto fatto, che era il compleanno del Che. Casualità fortunata? Spero proprio di sì. Problemi logistici, ansie dell’ultimo minuto e dubbi sono emersi in questi giorni a tormentarmi.

Ho salutato il novio Andrea ieri, giunto a Padova per una cena con me e un amico comune. Spera forse che che questa sua calata abbia l’effetto apotropaico di una cintura di castità. O Priapo cubano é scemo od io sono una santa. Mah..!

Prima di lasciare la camera di collegio ho acceso una candela alla Virgencita del Cobre – Ochún perché illumini il mio cammino e soprattutto l’intelletto. Così sia, Amen.

Non mi volto indietro all’uscire, temendo di fare la fine di Orfeo con Euridice.

Treno da Padova a Milano centrale, un regionale che impiegherà tre ore ad arrivare (17.40- 20.40). Il viaggio mochilero inizia con 17kg di zaino da montagna, 90lt di capacità comprata per andare agli Scout; uno zaino da scuola come bagaglio a mano (5kg ??) e un borsello da uomo per borsetta. Ecce zavorram.

Cena con due tranci di pizza nel bar della stazione ferroviaria, poi bus Malpensa Shuttle all’uscita. Nella vettura, una guida turista quarantenne giramondo, con un figlio in sudamerica e la classe di una donna borghese d’altri tempi discorre con l’autista, sposato con una donna inglese a Las Vegas. Il tipo in questione racconta come il suo testimone di nozze fosse un chitarrista identico a Elvis Presley. Che gente, roba da matti.

Luca, jefe di ThisIsCuba, mi chiama appena entrata nella sala partenze. Fa piacere ricevere tanta solidarietà, specie se i tuoi genitori non sanno dove stai andando per davvero. Ai vecchi ho detto che vado negli States, a Santa Barbara, California. Grazie ragazzi, senza di voi non so che farei.

La mia mente vaga sospesa tra puros, ron e botes de helado Nestlé.. per non parlare delle chicharritas. Sogno mi Cubita bella prima ancora di prendere il volo.

La notte a Malpensa si preannuncia lunga..meno male che c’è la wi-fi (a pagamento, 10€ e non prende neanche tanto bene, uff!). That’s all folks..per ora.

Besitos,

Manfrina

Giorno 1- In terra cubana

Nottaccia insonne in aeroporto che ti fa venire voglia di invocare la fatina buona del c… (Cit. Sergente Hartman). Dormo tre ore grazie al mio fantastico cuscino da viaggio e poi..che accade? Ma chi è quel mona che ha acceso un’aria condizionata da Polo Nord?

Sono le 6 di mattina e a questo punto mi concedo un meritato risveglio con caffè e brioche. Talvolta la sfiga mi lascia respirare e, nella disperata ricerca di un carrello, ne trovo uno tutto soletto. Euro risparmiato.

Lo schifo mattinero è aumentato quando mi sono accorta che il volo Blue Panorama MXP-HAV delle ore 9.30 è stato spostato alle 11.25.. i ritardi cubani iniziano già sul suolo italiano.. cominciamo bene. Il turpiloquio in questi casi non è una soluzione quanto una filosofia di vita. Il Banco Distal è segnato sulla mappetta del Terminal 1 di Malpensa come Itr Group, così devo passare in rassegna tutti i banchi del piano delle partenze prima di capire dov’è. Lì scopro che la tarjeta me la danno al check-in e dunque mi preparo a iniziare le operazioni di pre-volo. Dicevamo, a proposito del turpiloquio.. !?!?

Ci sono molte ragioni perché una donna diventi misogina ma di certo la principale è la coda che si crea davanti al bagno femminile. Capito, hay que tomar todo con muuucha calma!

Check-in, finalmente. Dove vai? Classica domanda di un turista a un altro turista. Risposta ancora più classica: Varadero. DOH!!!

Precisiamo una cosa, non è che mi dia fastidio Varadero in sé, semmai il fatto che questa gente torni dicendo: “Sono stato/a a Cuba!”. Sarebbe più giusto che dicessi, caro turista, che hai fatto due settimane in un 5* superlusso sulla playa, e tornerai senza essere in grado di dire qual è la differenza tra CUC e MN, senza assaggiare il congrì es senza sapere chi è José Martì. Andare a Varadero e dire di essere stati a Cuba è come andare a Pantelleria e dire di essere stati in Italia.

Dopo aver visto la fauna umana al check-in, mi sono resa conto che il mio è un viaggio diverso, che va oltre la banalità umana, nel bene e nel male.

Una sosia di Paris Hilton diretta a Varadero si trascina dietro un bagaglio da stiva di 27 kg e uno a mano di 15 kg.. peccato cara signorina che ogni chilo in eccesso la Blue Panorama te lo faccia pagare 18€.. jajja. Qualcuno mi deve spiegare a cosa serve tutto quel peso per fare due settimane al mare, per mettere tutta quella roba in valigia ci vuole molta fantasia.

Faccio amicizia con alcune cubane e il marito italiano di una di loro, nonché con una coppia di signori di Ivrea di mezz’età. Anche questi ultimi vanno a Varadero ma sono molto meglio dei tamarri/truzzi miei coetanei. La signora condivide con me il suo pacchetto di Wafer al cioccolato e mi porge un fazzolettino di carta quando tento di leccarmi le dita per pulirle.

Al gate ci viene comunicato mezz’ora in più di ritardo per problemi tecnici. A Milano il tempo è brutto, piove e c’è una nebbia fittissima. Nebbia in Val Padana.

Partiamo alle 13 circa ora italiana e arriviamo alle 18.30 ora cubana dello stesso giorno. Grazie al mio formidabile cuscino da viaggio mi sistemo comoda, mangio e studio il da farsi non appena scesa dall’aereo. Il controllo della Visa Turística è rapido e trovo mi mochilita già per terra nel salón de recogida de equipajes.

Chiedo dove sta la tienda de CUBACEL e dunque cambio 300€ in CUC (sono 360 CUC, cambio 1,23) e 10 CUC in MN.. basteranno per un po’. Brillantemente superato la prova cambio, cerco CUBACEL, che è appena fuori dall’aeroporto sulla destra, dando le spalle all’edificio. I commessi mi dicono che per un turista l’attivazione del servizio costa 90 CUC, e poi si ricarica. Viste le mie preplessità per i costi, la ragazza mi propone di fare un a SIM valida per 30 giorni a nome suo (per i cubani sono CUC 70) che poi scade alla fine del periodo. All’interno ci sono già 10 CUC di traffico disponibile. Con l’acquisto di una tessera da 10 CUC per evenienza sono 80 CUC e accetto perché ne ho bisogno. Le chiamate costano 0,45 CUC al minuto e paga (sempre in Cuba) non solo chi chiama ma anche chi riceve.

Che salassata, per riportarmi in pari dovrò digiunare mi sa.. meno male che mi sono accordata con Gioia Minuti via mail prima di partire per un invito a cena l’8 sera.

Nel frattempo mi chiama Nadieska, la mia amica cubana di Valencia perchè su hermana è preoccupatissima perché non mi vede arrivare. Lei non sa che l’aereo ha fatto ore di ritardo.

Mi metto a contrattare con quelli dei taxi davanti all’aeroporto, vogliono tutti 20 CUC, io insisto dicendo che devo andare a La Lisa, è un barrio confinante con Boyeros e non possono farmi lo stesso prezzo che per andare al Vedado. Ottengo un prezzo di 15 CUC, già meglio.. ma a tassametro spento. Lungo la calle 25 il tassista è costretto a chiedere dove si trova 222A. A quel punto, restando dentro al Taxi, chiamo Rodney e Nadiana al móvil e loro mi vengono a prendere. Il tassista carga anche loro e ci porta davanti casa. Besitos y saludos, è la prima volta che ci incontriamo.

All’inizio cerco di infilarmi lo zaino grande in spalla ma Rodney me la prende. Il tassista commenta.. “es el hombre..” . Ammetto di esserci rimasta abbastanza perplessa, dopo più di 24h che giravo gli aeroporti con 25 kg sulle spalle, da sola. E’ come se solo in quel momento mi fossi ricordata di essere donna.

La casa è dell’impresa per cui lavora Rodney e ciascun lavoratore della ditta occupa una stanza con bagno annesso, mentre la cucina è in comune. Mi ricorda il collegio Morgagni, casa mia.

La pareja si lamenta del freddo, ma per me questi 20 gradi dall’aria secca sono il paradiso, altro che il clima di Milano! Nadiana ha addosso la giacca a vento imbottita, io una maglietta leggera di cotone a maniche lunghe. Mi mostrano le foto della boda recente e scopro che lei ha solo 18 anni!! Mi dice che a Cuba è frequente che una ragazza si sposi a quest’età, però io continuo a pensare al fatto che è un anno più giovane di mio fratello che ne ha 19, eppure pare una donna. Si è appena diplomata all’istituto tecnico di contabilidad, tipo Ragioneria, per capirci.

Nadiana si raccomanda che non mi faccia mettere droghe nel bicchiere da malintenzionati, qui all’Habana (?? fa le stesse raccomandazioni di mia nonna ??) e mi invita a raccogliere il necessario per la doccia.

Arrivo in bagno e mi spiega come fare una “doccia cubana” ovvero: acqua bollente in un secchio e acqua fredda che esce da un buco in alto a mo’di fontanella, al posto della doccia e un secchiellino che serve per buttarsi l’acqua addosso. L’acqua bollente era inutile a mio giudizio, la cosiddetta fredda esce a temperatura ambiente e non ho assolutamente freddo. Riempio il secchiellino per un terzo di calda e due terzi di fredda per fare la tiepida e lavarmi i capelli, giusto per avere un comfort in più. Fatto: prova superata brillantemente.

Noto che la gente non spegne gli interruttori quando esce dalle stanze e non spegne la TV se non la guarda. Io spengo, non mi piace sprecare per principio.

Intanto la coppietta ha preparato la cena solo per me, loro han già mangiato, Comida cubana in grande stile e pancia mia fatti capianna. Le abnormi porzioni sono una sfida al mio stomaco e al mio fegato che non posso perdere: arroz blanco, lomo ahumado y frito, frijoles, perros calientes, calabazas, papas fritas y refresco de naranja con hielo. Mangio il tutto mescolando. Alla fine mi sarò fatta fuori 300g di riso, 3 fette di zucca, una porzione di fagioli, 3 hot-dog, un piattone di patate fritte, svariate fette di carne di maiale, due bicchieri di refresco e té caldo per digerire, zuccherato al miele.

Dopo cena Rodney mi spiega che per il centro città si deve prendere il bus P-4 nella parada a fianco del semaforo, e domani lo userò per andare a trovare Marco Gargiullo. Mi racconta poi dei luoghi di cuba dove è stato e del fatto che ha scalato il Turquino sia dalla parte di Santiago che da quella di Granma, perché uno dei compañeros che vivono qui è presidente de los jóvenes comunistas ed è di Bayamo. Dice che Bayamo è molto bella, specie per il paseo principale che hanno fatto nuovo, bell’esempio di arte moderna. Io che ci sono stata l’anno scorso concordo pienamente.

Mi sistemano su un cuarto libero dove c’è una branda e il rottame di una moto Vespa rossa che richiama nostalgica la vecchia Italia [FOTO].

Do loro il paquete della sorella e crollo profondamente sulla branda fino all’1.20, quando mi sveglio e comincio a scrivere Cronache Cubane.

Ciudad La Habana, 6.48 de la madrugada.

Giorno 2- Chica Guapa

Giornata intensa e piena d’impegni. Termino la trascrizione a computer di Cronache Cubane e raccolgo il necessario per la toeletta. Sennonché trovo l’uscio candado da un lucchettone e pertanto mi risulta impossibile andare alla camera+bagno della mia adorabile coppietta di riferimento. -Nadianaaa !! – grido nella speranza che mi senta – sì mi amor, adesso arrivo – e giunge dopo svariati minuti, alla faccia del momentico -ico -ico.

Nadiana prepara la colazione a base di caffè, refresco e panino con tortilla con salsicha, fatta coi perros calientes avanzati ieri sera. Muy rico davvero.

Mentre desayuno parlo con Nadia di fidanzati e mariti, nonché del problema di essere chicas serias anche se si è carine e ben aggiustate. Lei mi parla delle avances ricevute dal professore e dai modelli maschi suoi compagni, solo che a lei questa vita promiscua non interesssa; io di mio le racconto della mia passione per i vestiti e del fatto che molti di questi li ho fatti con mia mamma. Gliene mostro uno, rimarcando la passione per il vintage anni ’50. Tutta presa dall’idea di vedermene indossare uno, mi spinge a mettermi in tiro e a truccarmi. Nadiana in quanto modella sa vestirsi, truccarsi e mettere in posa la gente per le fotografie. Così in breve mi ritrovo truccata e sono talmente guapa che nemmeno mi riconosco. Di comune accordo facciamo un piccolo servizio fotografico provando varie posizioni e oggetti: muro, sedia, moto, giardino, letto e moto. Questo attentato alla mia scarsa modestia piacerà di sicuro al novio, ne sono certa. [FOTO]

Stamattina vado da Marco Gargiullo del blog Cubanite, quindi devo prendere il P-4 fino all’Habana Vieja.

Raccolgo borsetta e roba da portare a Marco (quotidiano del giorno della partenza e ovetti Kinder per il pupo suo). Chiedo un pesito a Nadia per il bus (ho solo tagli da 10 MN) e mi dirigo verso la fermata. Il P-4 arriva dopo alcuni minuti. Pensavo fosse pessimo e invece no. E’ un bus cinese, nuovo di zecca e pulito, nessuno che molesta. Per chi visita i quartieri centrali de La Habana è una soluzione economica per spostarsi da un punto all’altro della città, basta stare attenti ai furti. Il P-4 compie il tragitto La Lisa, Playa, Vedado (Rampa, calle 23), Centro Habana (Calzada de Infanta) e Habana Vieja (capolinea: stazione ferroviaria La Coubre). L’unico vero inconveniente è che le fermate non sono segnate da dei cartelli, bisogna memorizzare il percorso e poi mettersi in coda con il classico sistema del ¿Quién es el último ? . Conoscere già la topografia de La Habana aiuta molto a capire la fermata di interesse. Mal che vada, si chiede alla gente.

La fermata del P-4 più vicina al Capitolio e al Palazzo Bacardí è situata in una piazzetta del barrio chino. Una breve camminata e arrivo al palazzo. Chiedo al portiere dove sta l’ufficio di LovelyCuba, che è al secondo piano. Entro e trovo Marco alla scrivania. Ci salutiamo e gli racconto di come ho comprato la SIM cubana e mi dice che se l’avessi fatta comprare a un cubano mi sarebbe costata ancor meno, ovvero 40 CUC.. quindi potevo risparmiare ancora di più, uffa!!

Si mostra dubbioso verso il fatto che abbia preso il bus, dice che c’è brutta gente, che mi possono derubare.. ed io di tutta risposta gli mostro il mio collaudato sistema antifurto capace di resistere perfino ad Arsenio Lupin (tracolla, pattina con bottone, cerniera, fissaggio di quest’ultima con anello portachiavi e moschettone). Le mie borse da viaggio sono sempre riuscite a sfuggire allo scippo, anche in posti rischiosi come la metropolitana di Parigi e il Ponte Carlo a Praga, per non parlare del mio primo viaggio a Cuba. Chica guapa sì, ma ma non scema. E se risparmio è per necessità, e quest’ultima, si sa, fa virtù.

Marco mi da un passaggio fino all’Hotel Nacional. Vago per il Vedado senza aver bisogno di una cartina, è un quartiere che conosco abbastanza bene perché era qui che la volta scorsa avevamo l’albergo il novio ed io.

Trovo una bancarella che vende pollo fritto e congrì a 15 MN, e così pranzo davvero con poco. Mi concedo una piccola salassata in CUC comprando in una cafetería il pote de helado Nestlé Sensación, con mandorle (1,75 CUC, è uno dei gusti speciali) e un succo alla Guayaba (0,50 CUC). Mi è costato più il dessert del pranzo in sé.. jajja

Per ritornare a La Lisa devo prendere di nuovo il P-4. Alla fermata in calle 23 incontro Muñoa, fotografo di Prensa Latina. Mi mostra il cartellino da giornalista e indovina l’indirizzo della mia nuova casa particular al Vedado. Conosce sia Jorge che Gioia e mi propone di contattarlo per fare alcuni scatti per una mostra che vuole fare a Parigi. Vedremo, prima preferisco parlarne con Gioia. Il fotografo è così gentile da pagarmi pure il peso del bus.

Ritorno a La Lisa, parlo un po’ con Nadiana e le mostro le foto del novio. Mi dice che preferirebbe che sanità e istruzione fossero a pagamento e avere in cambio una migliore qualità della vita. Da parte mia cerco di spiegarle che pure il capitalismo ha i suoi problemi e anche da noi c’è gente che non arriva a fine mese, ma non ci riesco. Come mi dirà in seguito Gioia, i cubani vivono sospesi tra una condizione di vita superiore a quella di tutti gli altri paesi dell’America Latina e le aspirazioni di un paese avanzato. Il problema è cercare di spiegarglielo ai cubani.

Raccolgo i miei due zaini e me li metto in spalla.. omnia mea mecum porto. Riprendo per la terza volta il P-4 e poi mi faccio a piedi, coi miei 25kg sulle spalle, il tragitto da Coppelia fino alla casa particular e quella di Gioia, che sono l’una difronte all’altra. Mentre percorro la quadra trovo una specie di guardiano davanti a una casa, ma non mi fido e tiro dritto. E’ buio, saranno già passate le 18. Alla fine mi tocca chiedere a lui de “la italiana” che sto cercando. Guarda caso vive proprio nel palazzo che sta custodendo. Mi spiace di aver fatto una figura colossale, ma fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, dico io.

Salgo le scale insieme alla mia zavorra e suono il campanello. Gioia Minuti, la italiana del Granma, mi apre circondata da due vivacissimi cani, dei beagle che si chiamano Telemaco e Pallade Atena, detta Pallina. Mi chiedo cosa possa aver pensato in quel momento la sig.ra Minuti di una ragazzina in abito carino e zavorrata in quel modo. Non voglio saperlo. -Beh, che cosa fai qui? Non sei andata a casa di Jorge? – e io rispondo che prima volevo farmi viva con lei. -Fatti mostrare la casa di Jorge dal custode e torna qui fra cinque minuti. -Si certo- faccio il segno militare ed eseguo.

Il custode mi accompagna alla casa davanti. Jorge apre e mi accoglie in casa insieme alla gentilisssima moglie Carmen. Mi mostrano la camera, che in realtà è un miniappartamento tutto messo a nuovo, con standard a livelli di hotel: un bagno con doccia e acqua calda, un salottino d’entrata con tavolo e poltrona e una camera da letto spaziosa con un letto da una piazza e mezza. C’è pure l’aria condizionata. Il tutto per solo 25 CUC a notte, che per il Vedado è un buon prezzo. Ah, dimenticavo, la casa particular in questione è completamente legale.

Dopo aver sbrigato alcune pratiche burocratiche, scendo saltellando le scale e le risalgo altrettanto gaia dall’altra parte della strada. Subisco nuovamente gli assalti di Telemaco e Pallina, mentre Gioia mi comunica che non c’è gas e che si dovrà optare per qualcosa di diverso dalla pizza che pensava di offrirmi. Poco male. Alla radio c’è Chavez che sta tenendo il suo interminabile discorso al Palacio de las Convenciones qui a La Habana per il rinnovo dell’accordo tra Cuba e Venezuela. Hugo vuole battere Fidel in chiacchiera, chissà se ci riuscirà.

Mi porto una sedia in cucina e chiacchiero con Gioia mentre cucina per noi e per i cani (a Cuba non si trova cibo per cani, devi farlo tu). Parliamo un po’ di Gino Doné, di Italia-Cuba e delle frequenti polemiche fra i menbri, del rapporto che c’è fra i due fratelli Castro, di animali e di storie personali. Al mio nominare la Yoani deglutisce come se le avessi offerto un boccone troppo indigesto. Sorrido dentro di me, anche io reagisco allo stesso modo quando me la nominano.. tanto vale eleggerla ad argomento tabù per non rovinare la digestione ad entrambe.

Aperitivo con un Cuba Libre leggero e del burro con salmone, per poi passare alla cena con carne e bieta. Le spiego cosa voglio fare a Cuba in questo mese e mi fa alcune proposte.

Saliamo per un po’ di tempo in terrazza, dove c’è un’ottima veduta del Vedado. Ci seguono per la scala a chiocciola anche Telemaco e Pallina. Fa fresco ma si sta bene. Le luci dei grandi alberghi si mescolano alle stelle.

Ci salutiamo presto, perché Gioia deve svegliarsi alle 3.30-4.00 di mattina per lavorare e fare le traduzioni delle opere di Fidel in italiano (in particolare La Victoria Estratégica e le Reflexiones).

Domattina devo cercare di connettermi a internet, ergo doccia e nanna.

Giorno 3- Internet e Doppia Valuta

Sveglia alle 6.30 per scrivere Cronache Cubane. Alle 9.30 esco per pubblicare l’articolo sul 7 novembre, sono indietro, cavolo. Trovo Jorge e gli chiedo qual è l’internet point più vicino. Mi indica l’Hotel Habana Libre, all’incrocio tra Coppelia e il Cine Yara, per intenderci. Bene, fa piacere avere internet a due passi da casa.

La procedura per connettersi a Internet è molto semplice, almeno per i turisti. Si chiede all’impiegata di connettersi e lei ti rilascia una scheda in cambio di 10 CUC, senza chiedermi alcun documento. Questa tarjeta da 10 CUC vale un’ora di connessione. Si grattano le due fasce argentate sul retro con una monetina, come con le ricariche del cellulare, per intenderci. Queste due fascette rivelano lo Username e la Password da usare al momento della Login per connettersi. Ti logghi e sei connnesso finchè non decidi di terminare la sessione. Se non finisci tutti i 60 minuti poi la puoi usare altre volte.

In mezz’ora guardo le mie due caselle di posta, Facebook, e soprattutto pubblico il secondo post di Cronache Cubane. Scopro che, a differenza di quanto mi aveva detto Marco ieri, riesco a caricare benissimo le foto da 1 MB sul sito!! La banda dell’Hotel Habana Libre è migliore a quella del mio collegio a Padova, per intenderci. Forse i grandi alberghi sono forniti di una banda maggiore rispetto a case e uffici pubblici. Sì, dev’essere così perché non saprei sennò come spiegarmelo.

Inizio a fare un tour de La Habana a piedi. Percorro Avenida de los Presidentes fino al Malecón, poi quest’ultimo fino a incontrare Avenida de Italia. Nel frattempo, mi sbafo dieci croquetas (1 CUC) per togliermi i morsi della fame.

In una piazzetta subito dopo i magazzini Época trovo delle bancarelle d’artigianato, molto carine. Sotto i portici c’è una cafetería-fast food in moneda nacional: si chiama “Especialidades Galiano”. É uno stanzone lungo con un bancone lungo altrettanto e le sedie. Gli inservienti servono lungo la barra e paghi alla consegna del cibo. Mangio pan y salsicha, 10 MN e due bicchieri di refresco, 1 MN cadauno. In un banchetto all’altro lato della stanza vendono dei deliziosi biscottini a 1 MN l’uno. Preferisco quelli friabili al burro rispetto a quelli con la marmellata ma è questione di gusti. Costo totale del pranzo: 14 MN, poco più di 50 cent di euro)

La vostra Raspelli dei poveri aveva la pancia troppo piena per sperimentare i churros (frittelle) e i panini con lechon asado e insalata che vendono davanti al Capitolio, ma è questione di giorni. Compro però in una caffetteria in CUC un refresco al sabor de Mate, che trovo buono e dissetante, meno dolciastro della Coca cola.

Vado alla Fabbrica di sigari Partagas e mi compro un Cohiba di piccolo taglio (6,95 CUC) perchè è più di un mese che non mi fumo un puro e non ce la faccio più.

Entro nel barrio chino e poi vado verso sud fino alla Plaza de la Revolución, dove vedo per la prima volta la statua di metallo di Camilo a fianco di quella del Che.. l’anno scorso, a luglio, non l’avevano ancora messa. Scatto foto a ripetizione a murales politici e monumenti della zona. Torno a casa passando davanti all’Università e a Coppelia e qui crollo sul letto per due ore. Sono le 16.30 e mi risveglio dopo due ore, alle 18.30, ancora stordita per la stanchezza. Mi riassetto un po’ ed esco per la cena, chiedendomi se sulla Rampa ci siano cafeterías o bancarelle in moneda nacional. Ci sono entrambe. Compro pan y hamburguesa per soli 5 MN in una bancarella e poi in cafetería una pizzetta simile a quelle che in Italia si trovano al panificio, sempre a 5 MN. Non male neanche quest’ultima, ma era meglio il panino. Concludo il pasto con due bicchieri di refresco (1 MN cadauno). Costo totale della cena: 12 MN, ovvero 0.50 Euro.

Concludo il pasto serale con l’ennesima fuoriuscita di CUC, comprando un pote de helado Nestlé alla Vaniglia (450 ml, 1,25 CUC). Insomma, ho riempito la pancia con 2€, che affarone.

Torno a casa di Jorge e Carmen per gustarmi il purito Cohiba che avevo comprato questo pomeriggio. Al mio arrivo Carmen mi chiede se stanotte non mi farebbe piacere avere in camera un thermos con acqua fredda e un altro con del the bollente. Acconsento, fa piacere lavorare con la tazza fumante a fianco del PC.

Fumo il sigaro in terrazza , tagliato e acceso con cura. Il fumo che sale verso le stelle ad ogni boccata mi fa sentire bene.

In questi giorni ho dovuto ambientarmi e imparare molte cose, però dentro di me provo una pace che a Padova, nella tranquillità del collegio, me la posso proprio scordare. Mi sono riappropriata di me stessa e mi sento viva e felice.

Buonanotte, Cuba, mi amor.

Giorno 4- Nel Limbo

Giornata inutile, per colpa mia. Ho passato tutto il tempo cercando di connettermi a internet, dato che alla mattina la connessione dell’Habana Libre non funzionava. Per giunta, come se non bastasse, ho pure dimenticato la mia chiavetta USB nell’ufficio di LovelyCuba e ho dovuto tornare a prenderla. Meno male che c’è il bus. Alla fine riesco a postare due articoli completi di foto, corrispondenti alle giornate dell’8 e del 9 novembre.

Per consolarmi ho continuato ad esplorare l’offerta gastronomica in moneda nacional. Consiglio vivamente a tutti il panino col lechón asado, simile al nostro pane e porchetta. Una squisitezza unica a soli 5 MN. Ho pure provato il gelato da un peso (1 MN) -buono ma continuo a preferire quelli Nestlé da 1, 25 CUC- e la granita all’arancia nei banchetti col ghiaccio che si vedono per strada.

Sottolineo che, nonostante l’ambiente poco igienico in cui vengono preparati certi prodotti, non sono mai stata male, nemmeno con le bibite. Da quando sono qui non ho mai bevuto acqua minerale e non mi tiro indietro davanti a refrescos e granizados. Spesso nelle guide turistiche si dice di bere solo acqua in bottiglia ed evitare il ghiaccio, tuttavia ritengo sia una misura eccessiva. Certo, se siete delicati di stomaco cercate di non mangiare/bere certi cibi di strada, ma la proibizione non è rigida, ecco.

Al mercatino di artigianato della Rampa compro per 6 CUC un paio di orecchini, un braccialetto e una collana in coordinato, bianchi, in perle d’osso. Staranno benissimo col mio vestito arancione a pois bianchi.

Torno distrutta ma decido di fare una puntatina a casa di Gioia prima di uscire per cena. Mi accoglie gentile come sempre, anche se la vedo un po’ stanca. Non voglio disturbarla e, dopo una breve chiacchierata e qualche coccola a Telemaco e Pallina, salgo di casa per non disturbare troppo.

Ceno in MN come al solito. Termino la serata con dei biscotti al cioccolato (0.75 CUC) e il the all’anice che la padrona di casa, Carmen, mi ha preparato gentilmente dentro un thermos.

Domani devo fare assolutamente delle telefonate urgenti. Che non succeda mai più di buttar via il tempo così, tra internet e comida.

Giorno 5- La generosita’ cubana

Sono riuscita a procurarmi la copia del Granma di oggi e di ieri, con le notizie e le foto degli incontri tra il presidente Hugo Chavez Frías e Raul e Fidel. Sulla copia di mercoledì c’è pure la trascrizione di tutto il lungo discorso tenuto da lui medesimo al Palacio de las Convenciones, che mi leggo tutto seduta al tavolo di una cafeteria sorseggiando refresco. Mi perdo così per un bel po’, tra una considerazione politica e una risata; Hugo si rivela, come al solito, intelligente quanto simpatico, con quel piglio deciso e guascone che lo caratterizza.

Mi dirigo verso un parco pubblico e mi accendo un puro. Ho scoperto che nelle cafeterías in MN vendono anche sigari a 1 MN, e non sono affatto male. Intendiamoci, non hanno nulla a che vedere con Romeo y Julieta, Cohiba e Montrecristo, ma sono decisamente meglio delle sigarette, che ho sempre detestato. Bene, da oggi un sigaro al giorno non me lo toglie nessuno. Finisco di leggermi i quotidiani mentre la gente che passa mormora: – Fuma puros, ¡qué rico! – e mi sorride e manda baci da lontano.

Mi fermo al mercato agropecuario di calle 21 alla ricerca di plátano fruta maturo. Purtroppo le poche banane rimaste sono tutte verdi e hanno un brutto aspetto, che seccatura! Meno male che sono chica guapa e, come diceva Marilyn, per le donne essere belle è come per gli uomini essere ricchi; in poche parole.. puoi ottenere qualsiasi cosa. Due degli inservienti del mercato, che stanno scaricando e pesando le banane appena portate dal camion, rompono un piccolo grappolo di plátanos fruta mature da uno dei caschi e me lo porge. Insomma, mi ha letto nel pensiero. – ¿Cuánto tengo que pagar.. ? – Nada muchacha, qué te los mereces –. Per dare comunque qualcosa in cambio a questi gentili signori, li saluto con un sorriso e un bacio mandato all’aria a ciascuno. Risolto pure l’affare delle banane, lasciando da parte i doppi sensi legati all’unico frutto dell’amor.

Al pomeriggio rientro a casita dopo aver girato La Habana in lungo e in largo. Jorge e Carmen, deliziosi come sempre, mi offrono un caffé lungo con galletas e poi, con mia grande commozione, un sigaro Romeo y Julieta. Mamma mia, penso.. questa è roba che si compra solo in CUC! Ma perché mi fanno un regalo così grande? Mi dicono che è poco che affittano e che finora hanno avuto solo uomini, io sono la prima prima ragazza e loro hanno due figlie che vivono all’estero, la maggiore a Parigi e la minore a Quito, in Ecuador. É perché ricordo loro le figlie e poi sono rimasti colpiti perché sono educata, studiosa e non esco mai la notte ma passo il tempo a scrivere. A Carmen una lacrima solca una delle guance ed io ho gli occhi lucidi. Prima il tè, poi il caffè ed ora il sigaro.. tutti favori fatti senza chiedere un compenso, solo per affetto. Prometto loro che raccomanderò ai miei amici la loro casa particular, e certamente lo farò.

Passiamo il pomeriggio a parlare di Cuba e del mondo, dei problemi qui e lì, della vita in generale. Sono saggi e gentili, il tempo passa e mi sento tranquilla, sdraiata nella sedia a dondolo del salottino. Esco solo per postare Cronache Cubane all’Hotel Habana Libre. Facebook all’estero mi dà sempre dei problemi, per colpa delle misure anti-fishing all’estero perdo sempre dei preziosi (e costosi) minuti di connessione, uf.

Al ritorno, mi abuelita cubana mi porta il tè come le altre sere e mi bacia sulla fronte dicendo: -Qué Dios la bendiga! -. Incantevole.

A Cuba mi sento molto amata e molto coccolata, c’è sempre qualcuno che si prodiga in gentilezze, e quando dico questo escludo fin dal principio i fastidiosi seccatori che trovo a volte per la strada. Mi riferisco semmai a Gioia, a Jorge e Carmen, ai gentili lavoratori del mercato o a tutti quelli che mi regalano un piropo senza secondi fini. Persone così ci sono.

Se vi dicessi che mi sento più sola quando risiedo nel mio collegio a Padova, ci credereste??

Besitos y mucho cariño,

Giorno 6- Impegno e dedizione

Giornata di tentativi andati a vuoto. Per colpa di tali disguidi, domani mi ritroverò con mille cose da fare e mi vien ansia solo a pensarci. Soldi di cellulare buttati per sentirsi dire lungo tutta la giornata che la persona che cerco -todavía no está-.

Da sei giorni mi trovo in terra cubana e ho conosciuto maggiormente la popolazione locale che i luoghi di interesse turistico, che peraltro avevo visto quasi tutti l’anno scorso. Di solito quando viaggio passo otto ore giornaliere dentro e fuori per i musei, alla caccia di cose culturali. Ho cambiato modo di viaggiare, nel bene o nel male.

Stamane mi sono svegliata con un leggero ma fastidioso mal di schiena in zona lombare, quindi mi sono limitata a fare un giro per le librerie del Vedado e a visitare la Casa de las Américas. In quest’ultimo luogo ho assistito alla proiezione di un video che parlava della segregazione razziale dei neri a Cuba prima del trionfo della Rivoluzione. C’era pure un’altra mostra sui rapporti tra Cuba e Venezuela -fatta ad hoc per la venuta del presidente Chávez alla Isla – e alcuni quadri di arte moderna latinoamericana, sia realisti che astratti, ma sempre a tematica sociale.

Ho mangiato la mia prima cajita di cartone con congrì, patate dolci e prosciutto (18 MN), una porzione più che abbondante che mi ha saziato da sola. Per queste evenienze porto sempre in borsetta un astuccio contenente un set di posate in acciaio, tipo quelle che si usano in montagna o nei campeggi. Sfido chiunque a mangiare le patate o ancor più il prosciutto con il cucchiaio staccabile dal coperchio del contenitore. Penso che Pan con Manfrina Asada potrebbe essere la specialità in MN dei prossimi giorni, ma forse col maialino si mangia di più. Jajja.

Al mio ritorno faccio conoscenza con un’amica di abuela Carmen, Milagros, una famosa microbiologa che, dopo essersi laureata e specializzata a Budapest, ha passato questi ultimi vent’anni della sua vita sempre in viaggio, per tenere corsi, seminari e convegni in tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla Spagna al Brasile. Quando si trova a Cuba, lavora in un laboratorio che applica dei pre-trattamenti ai materiali di cui sono composte le opere d’arte e i libri, allo scopo di prevenire il degrado. Milagros conosce bene il mondo e sa che ogni paese ha i suoi problemi, capitalista o socialista che sia. Sa che anche nei cosiddetti paesi ricchi la vita può essere difficile, soprattutto ora con la crisi economica. I problemi di Cuba non sono quelli dell’Italia ed entrambi non vanno sottovalutati.

Fa sempre piacere parlare con persone che pongono il lavoro e l’amore per lo studio e la ricerca al di sopra delle apparenze e dell’ostentazione del lusso. Milagros lavora dalle tre di mattina in laboratorio, fino a sera. Non ha quasi mai tempo per cucinare o stare con amici e la casa gliela pulisce una signora amica sua; tuttavia, ha al suo attivo sei libri pubblicati con case editrici estere. La ammiro molto e spero di riuscire un giorno o l’altro a essere come lei.

Ad un certo punto sulla terrazza della casa difronte compare Gioia che sta giocando coi cani e una pallina. – Gioiaaaaaaa!! – grido sbracciandomi dalla finestra – ¿Todo bieeeeen? – fa un cenno e saluta. Qui all’Habana sto perdendo ogni contegno, mi credo in mezzo ai campi.

Carmen spera che el angelito italiano mi protegga, ed io lo spero per tutti voi. Hasta pronto.

Manfrina la “dulce”

Giorno 7- Colectivos e Marianao

Dopo essermi connessa a internet la mattina presto, sono tornata a prendermi l’ombrello a casa perchè piovigginava..ci mancava pure il tempo ad essere inclemente con la sottoscritta che deve andare a Marianao, il quartiere delle “donnine” e del Tropicana.

Oggi nuova esperienza in MN : il taxi per cubani chiamato colectivo. Sono dei taxi che percorrono degli itinerari fissi e di solito sono automobili americane degli anni ’50, spaziose al punto tale da poter contenere tre persone davanti e tre o quattro nel sedile posteriore. Quando li si vede avvicinare, si fa cenno perché accostino ed entri. Questo ovviamente se la macchina non é piena, sennò ti tocca aspettare. Un percorso, o ruta, costa 10 MN; un tragitto più lungo, che so, dos rutas, costa 20 MN. Esempio: Vedado- Marianao è una ruta, quindi costa 10 MN; Habana Vieja- Vedado + Vedado- Marianao sono due rutas, quindi 20 MN. Per via di questo modo di funzionare questi taxi sono chiamati anche ruteros. Quando vuoi scendere, sempre all’interno del percorso prestabilito, lo dici all’autista e lui accosta. Insomma, i ruteros o colectivos che dir si voglia sono una simpatica unione tra i taxi e i bus. Per trovare il posto dove prendere il colectivo giusto bisogna chiedere ai cubani, che di solito sono molto disponibili. Io sono stata istruita da Jorge e Carmen, così bene che alla fine non ho avuto alcun problema. Ho preso il taxi in calle 23 e sono arrivata fino all’obelisco di  Marianao.

L’obelisco in questione è dedicato a Carlos Juan Finlay, medico che nel 1881 scoprì la causa della febbre gialla. E’ talmente grande che si scorge bene da lontano.

Cerco la casa di Acela Caner, amica di Gioia Minuti e historiadora. Il marito di Acela scrive libri su Fidel e gestisce un archivio con documenti sul desembarco del Granma. A breve la coppia verrà in Italia, a Napoli, con Giustino Di Celmo (padre di Fabio Di Celmo) e Alicia Alonso, per presentare un balletto dedicato a Fabio.

Mi accoglie il marito e, mentre aspetto l’arrivo di Acela, gli parlo della mia amicizia con Gino e dell’ammirazione che ho per l’opera di Fidel. Mi racconta alcuni aneddoti sul Granma e sul Líder Máximo. Alcuni li sapevo già, altri no. Comunque sia, quest’uomo si rivela una persona interessantissima anche se molto misteriosa e riservata.

Arriva Acela, trafelata e impegnata con i preparativi coi preparativi per il viaggio in Italia. Le dico che mi piacerebbe conoscere qualcosa di più sulla vita di Gino e sul Granma. Mi fa delle proposte e conversiamo. Dice che su Gino bisogna cercare a Santa Clara e a Sancti Spíritus, dove ha vissuto. Viene il momento della merenda (alle ore 13 passate! ) con té all’anice, pasta di Guayaba e un dolce tipo pan-cake all’uvetta chiamato Gaceñiga, dal soprannome di un soprano lirico che negli anni ’20 spopolò qui all’Habana. Vengo a sapere che gli italiani presenti a Cuba sono più di numerosi di quanto si pensi, e molti sono pensionati che con la pensione italiana campano meglio qui che nella loro madrepatria. Alcuni sono residenti permanenti, altri passano qui alcuni mesi dell’anno. Grandi nonnetti.

Ritorno prendendo un altro colectivo dall’altra parte della strada e scendo davanti Coppelia, dove cerco di mettere insieme un pranzo completo con la mia adorata moneda nacional.

Il novio italiano si fa vivo solo per accusarmi di “troieggiare per Cuba”.. è geloso dei piropos che ho ricevuto nell’episodio delle banane, di cui ho parlato in un post precedente. Oh beh, se mi lascia faccio prima io a trovare un novio cubano che lui un’altra novia in Italia. Alla fine ci perde comunque lui, anche perché non l’ho mai tradito sinora.

Pomeriggio di relax in famiglia. Mentre i miei abuelitos continuano i lavori in casa per aggiungere un’altra camera da affittare oltre alla suite dove sto io, mi metto nel salottino arieggiato a fumare il puro Romeo y Julieta da loro regalatomi nei giorni scorsi. Muy rico, me lo gusto fino all’ultimo.

Arriva nonna Carmen e mi porta della papaya verde sciroppata, con formaggio bianco. Scopro che la papaya l’ha preparata nonno Jorge, che si rivela essere un’ottimo cuoco al pari della moglie.

Verso sera mi accorgo che c’è un’automobile americana anni ’50, bianca, parcheggiata davanti casa di Gioia. É come quelle che usano i tassisti, ma tenuta molto meglio. Uscendo per la cena chiedo ai custodi di Gioia di chi è quel coche tan bonito. -Gente muy… alta- dice uno di loro, ed enfatizza l’affermazione con la mano. L’altra guardia mi chiede da dove vengo e, saputo che sono italiana, afferma che sono più carina di Sofia Loren e della Lollobrigida.. que soy un bon-bon.  Queste sì sono soddisfazioni per la mia scarsa modestia! 😛

Giorno 8- Religione e Socialismo

Stamane sveglia alle 7.30 per andare a Messa in Cattedrale all’Habana Vieja. Ebbene sì, sono tanto cattolica quanto socialista, e questi due aspetti vanno così a braccetto che uno esalta l’altro. Esco che sono le 8.30 passate e prendo il solito P-4 sulle 9 circa. Dopo un breve giro per il centro storico, giungo in Plaza de la Catedral alle 10. Mi dicono che la Messa è alle 10.30 e pertanto cerco di approfittare della mezz’oretta libera per andare alla vicina CADECA  per cambiare i soldi. Impossibile, c’è una coda apocalittica.

La Messa cantata dura un’ora e venti minuti, precisamente dalle 10.30 alle 11.50. Risulta abbastanza d’effetto il fatto che, prima di salire sull’altare, i sacerdoti con la Sacra Scrittura in mano e i chierichetti facciano una piccola processione all’interno della Chiesa. Tema dell’omelia: mentre si attende la venuta di Dio bisogna continuare a lavorare attivamente nel mondo e allo stesso tempo migliorare la propria condotta spirituale, senza lasciarsi mai andare. Formare le coscienze e vivere lavorando, questo lo dice già il PCC. Questo cesaropapismo cubano è divertente, jajja.

Giro di nuovo per la Habana Vieja e poi percorro tutto il Malecón fino all’incrocio con calle 23. Torno a casa a riorganizzarmi per l’intervista. Sono le 14 e ho ancora due ore a disposizione per risolvere questione logistiche e godermi un po’ di riposo.

Vado da Gioia e solo dopo aver suonato il campanello mi accordo di aver dimenticato TEX… aaagh!

Va beh, sono la solita smemorata, andrò a recuperarli più tardi. Andiamo nel suo studio e lì mi concede l’intervista, registrata e che ora devo mettermi con calma a sbobinare. La leggerete presto su thisiscuba.net

Andiamo in terrazzo coi cani e parliamo, mentre l’autista di Giustino di Celmo, Israel, lancia le palle a Telemaco. Egli, che è pitcher di softball ci riesce, io, che con gli sport di palla son negata, faccio tiri insulsi e Telemaco si lamenta a suon di abbaiate. Anvedi che per colpa del perro ciego pelotero non mi tocchi imparare la pelota! E Pallina continua a leccarmi le gambe. Che tipi, sono tutt’altra cosa rispetto al docile labrador Dodò dei miei padroni di casa.. E dire che mi manca da conoscere Cocò, un perro salsicha -ovvero un bassotto, chiamato così a cuba per analogia coi perros calientes, cioè gli hot-dog– che è il Valentino del Vedado, poiché ha fatto quattordici cuccioli con tre cagnette diverse.

Prima di cena mi connetto a internet da casa della mia amica periodista, solo mezz’ora perchè lo paga pure lei. Banda concessale: 46 kbps .. ai tecnici internet, invece, ne danno 100. Gli hotel tipo l’Habana Libre hanno una connessione quasi ADSL. Questo per dire che non esistono sconti e privilegi a Cuba, se non per i turisti. Chi lavora per il governo segue le regole che suddividono la poca banda a disposizione fra i Telepuntos e chi ne ha davvero bisogno per lavoro.

Gioia è un’ottima cuoca come raccontano le leggende sul suo conto.

L’antipasto consiste in una specie di bruschetta fatta con la pasta per pizza e con sopra del Gorgonzola Cubano. Di questo formaggio ne esistono due tipi: uno più dolce e uno più stagionato.

A Cuba, se avanza latte, si fanno ottimi formaggi, tra cui il gorgonzola e un tipo di leerdammer.. e questo solo se è in eccesso rispetto a quello che serve a bambini, anziani, malati, donne incinte e donne che hanno partorito.

Beviamo su del vino veneto-cubano, fatto con vinacce venete portate a fermentare a Soroa.

Di contorno abbiamo della lattuga, e vengo a sapere che ai cubani piace poco la verdura, al grido di “no me gusta”. E se “no gusta” non la mangiano, anche se fa bene. Gioia fa battaglie pro-verdura al giornale da molto tempo. Oltre all’insalata c’è anche la malanga arrosto, un tubero simile alla patata. Buona davvero.

Il piatto forte è costituito dalla coscia di maialino al forno, cucinato in un modo a dir poco eccezionale. Di maiale e malanga faccio addirittura il tris. Gioia mi spiega che, per dare quel gusto speciale alla carne di maiale, qui a Cuba si usano delle bustine con preparato di arance amare e un po’ di spezie. Spero di procurarmi un po’ di queste bustine prima di partire.

Il cibo e il bere fanno parlare anche i muti, tant’è vero che si dice “chi non beve in compagnia.. o è un ladro o è una spia”. Confesso a Gioia che sono Cattolica e gli spiego come ho inventato la bugia per i miei, facendogli credere che sono in California. Lei non si stupisce davanti a nessuna di queste  dichiarazioni. Ci sono molti cattolici con la tessera del partito e non c’è alcuna discriminazione nei loro confronti. La libertà di religione, ha precisato più volte Fidel, è un diritto di tutti e non impedisce l’essere buoni rivoluzionari. Bene, qui a Cuba il mio problema politico-religioso non esiste e me ne compiaccio.

Me ne vado presto, perché Gioia si deve alzare alle 3 di mattina come al solito. L’abbiocco mi prende appena giunta in camera e non riesco a scrivere, la Cronaca Cubana sarà per domattina.

Giorno 9- Letteratura e Compleanno Avanero

Finisco di scrivere la cronaca di ieri dalle 7.30 alle 9.00, seduta sulla poltroncina del terrazzo, rimuginando ancora sul tenore Caruso che venne a La Habana e fuggì dal teatro lungo il Prado, ancora vestito da Radames. Qualcuno aveva gettato un petardo ed egli pensava che lo volessero uccidere. Una guardia, pensando fosse un travestito, lo fermò in mezzo alla via e lui non sapeva una parola di spagnolo.. scena tragicomica al massimo. Ritorna vincitor.. come no.

Interrompo la scrittura perché entra abuela Carmen a portarmi una tazza di caffé – non voleva si freddasse, oh.. mi commuovo sempre – e un bacio sulla fronte. Ogni volta mi mancano le parole giuste per dire grazie, ma non è un problema linguistico.

Sono stata a passeggio con Jorge e Dodò (quest’ultimo è un dolcissimo labrador color miele, così intelligente da valere per mezza persona o forse più) e ho visto le case appartenute al premio Cervantes Dulce Maria Loynaz, ed anche il Centro Culturale a lei dedicato. A fianco del centro si trovano pure la casa di Eusebio Leal Spengler – el historiador de la Habana Vieja – e della giornalista di Fidel. Tutto questo in calle 19.

Usted que es Dama no tiene que darle el paso a nadie – commenta abuelo Jorge al ritorno, mentre mi scanso sul marciapiede per far passare degli uomini.  – Bueno, si funciona asì en Cuba.. – tento di rispondergli imbarazzata. – Es respeto para las Damas – conclude lui. Davanti casa di Gioia ci salutiamo e mi fa il baciamano – Qué bonita eres -. I cubani sono galanti, anche quando smonti dal bus c’è sempre qualcuno che ti offre la mano o il braccio per scendere meglio. Ecco, questa è la dimostrazione che col progresso si perdono sempre gli aspetti migliori, fra cui la cavalleria.

Vengo a sapere che al mio ritorno, il 29, sarà pronta l’altra camera della casa, sempre a 25 CUC a notte. É più piccola ma sempre con bagno. I miei abuelitos cubanos mi vogliono ancora con loro ed io pure. Jorge ha degli oggetti di artigianato in garage e ne compro una quantità industriale per amici e parenti. Che amori, mi fanno sempre prezzi stracciati e mi sento coccolatissima.

Esco e vado all’Hotel Habana Libre, che é ormai il mio salotto buono a scrocco. Se penso che dalla sua suite al ventiquattresimo piano Fidel governò il paese nei primi mesi del 1959, mi vien da sorridere. Un tempo si chiamava Hotel Havana Hilton, e fu sequestrato dai barbudos al loro ingresso in Habana, con buona pace del nonno di Paris. Cambio un po’ di euro in CUC e vado in internet, poi P-4 fino a la Habana Vieja per partecipare ai festeggiamenti per la Vigilia dell’Anniversario della Fondazione della città San Cristóbal de La Habana (191°).

Torno a casa alle 2.00 dopo aver fatto tutto il Malecón a piedi, dall’Habana Vieja fino alla Rampa. Padova di notte è molto peggio de La Habana, qui almeno ci sono pattuglie della polizia ogni 200 metri, senza contare quelle di ronda. Niente ubriachi molesti o gente che si minaccia con bottiglie e coltelli. A Cuba non ci sono problemi di ordine pubblico. Se per averlo in Italia ci vuole uno stato blindato, allora ben venga.

Rimando il racconto sul Centro Culturale Dulce Maria Loynaz e sulle celebrazioni per il Compleanno de La Habana a dei post specifici, per non risultare troppo noiosa.

Buona-notte brava, vostra cattofasciocomunista  😉

Manfrina

Giorno 10- Labiofam

Sono stata a Labiofam (direzione centrale, tra Boyeros e Santiago de Las Vegas) con il bus cittadino P-16 (1 MN a tratta). Viaggio lento, ma i Taxi in convertibili mi avevano chiesto tutti 25 CUC a tratta, ovvero 50 CUC tra andata e ritorno. Follia, non me lo posso permettere; eppoi, anche un banale viaggio in autobus offre degli spaccati di vita cubana e mi mette alla prova. Se la vita fosse senza problemi non avrebbe alcun senso vivere.

Il P-16 parte dal Vedado, vicino all’Ospedale Hermanos Ameijeiras (per l’esatta ubicazione della colita giusta, chiedete ai cubani lì intorno) e ferma alla Rampa, in calle G/Avenida de los Presidentes, nonché al Terminal de Omnibus vicino a Plaza de la Revolución. Ferma pure vicino al T1 dell’aeroporto ma qui non riesco ad essere precisa.

Per capire qual era la fermata giusta ho chiesto all’autista e ai passeggeri. Sono stati tutti molto disponibili ad aiutarmi, e, dopo un breve passaparola mi hanno fornito giusti suggerimenti. Una signora ha chiesto addirittura al chofer di fermare appositamente il bus lì davanti (cosa che qui a Cuba fanno senza problemi, pare).

Arrivo davanti alla Direzione di Labiofam, quella mostrata dal servizio delle Jene, per intenderci. Chiedo alla Reception di farmi parlare con Adiley o con qualcun altro, mi spiego bene, anche quando mi passano una dottoressa per telefono. Stiamo a vedere.

Dopo dieci giorni in terra cubana sono sempre io, con il mio spagnolo per niente cubano, però allo stesso tempo non mi riconosco più e mi chiedo cosa farò in Italia una volta tornata. A questo penso nel mio viaggio di ritorno e mi viene da piangere. A stento le note del reggaetón del bus mi risvegliano dalla melanconía, diciamo che l’ondeggiare a ritmo di musica nel bus strapieno consola un po’. Eh già, dimenticavo.. a Cuba le migliori hits del momento si ascoltano nei mezzi pubblici: El Chacal, Clan 537, Baby Lores, Charanga Habanera, etc. Persino le nonnette si muovono a tempo di musica. Inutile dire che il lettore MP3 si rivela superfluo davanti a questo rito collettivo. Da quando sono qui non ho ancora tirato fuori l’I-Pod e ascolto comunque più musica del solito.

Passo il pomeriggio a scrivere di ier sera. Jorge mi porta una merenda ipercalorica costituita da un panino a base di pane, prosciutto e maionese e un refresco all’arancia. Meno male che il mio fegato ha una resistenza da guinness dei primati, sennò a quest’ora ne avrebbero già ricavato chili di foie gras.

In queste ultime 24 h sono perseguitata dai gatti neri, li ho visti tre volte (forse è sempre lo stesso) : davanti casa alle due di notte ieri sera, mentre suonavo il campanello; in calle G questo pomeriggio e sulla Rampa stasera. Misteri della vita quotidiana.

Stasera fumo il mio solito purito in terrazzo, pensando all’Habanera della Carmen di Bizet: d’altronde lei era una sigaraia, no? Si te J’aime, prende garde à toi ! E i custodi della casa di Gioia che commentano dall’altro lato della strada la mia fumata. I miei pensieri che vanno verso l’alto insieme al fumo, e con lui si perdono.. chissà se la luna li ascolterà.

Stasera ho fatto conoscenza con la TV cubana. In camera ho un televisore 29 pollici ma finora non l’avevo ancora acceso. In breve: niente pubblicità tranne quella Progresso, programmi letterari, medico-scientifici, musicali, storico-archeologici e di geopolitica; non esistono reality e talent-show  però sono ben rappresentati sport di diversi tipi, dall’atletica alla pelota. Molte telenovele, polizieschi, film stranieri e opere liriche italiane con sottotitoli. Unico neo: pochi film, ce ne vorrebbero di più. Ora replica di Mesa Redonda e poi a nanna. Besitos.