On Board…R. D.

 

 

Quelli che seguono sono la raccolta di racconti del nostro amministratore Luca, in viaggio a Santo Domingo. Una meta ambita, dove, in periodo di elezioni presidenziali, si è cercato di raccontare nel modo più genuino e cristallino possibile. Nella capitale Santo Domingo, c’è anche il piccolo Diomedes, dove  attraverso il  Villaggio SOS di Los Jardines il piccolo ha trovato casa e le cure necessarie a crescere tranquillamente e che ThisIsCuba.net sta sostenendo a distanza.

Diomedes è il primo bimbo adottato a distanza. Thisiscuba.net con il vostro supporto vuole portare avanti il progetto

Vacanze che vanno oltre le vacanze. Un racconto sempre in evoluzione, entusiasmante, vero, dalle mille sfaccettature, coronato di tante foto per farvi vivere la Repubblica Dominicana con la solita schiettezza e leggendo dietro le righe di ogni situazione.

NON perderti un solo racconto di ON BOARD, Santo Domingo.

17/05/12

ore 11,59. L’aereo arriva a Parigi destinazione la capitale della Repubblica Dominicana, Santo Domingo. Si avverte la tensione elettrizzante di tutti gli impegni. La connessione wifi free permette di scrivere qualche riga, pronti a saggiare una differente cultura, società che tra problematiche e tensioni sociali s’appresta ad affrontare tra meno di 72 ore le elezioni Presidenziali. Mentre il solito bagno di folla spensierata si stringe gelosamente attorno alle strutture turistiche lungo spiagge che si distendono nell’infinità di variopinte tonalità di blu, così il Paese cerca di scrollarsi di dosso la criminalità, la corruzione, vere piaghe sociali che non appaiono agli occhi di politici in perpetua campagna elettorale, in stile statunitense.

18/05/12

Dopo 24 ore di volo ed uno scalo non previsto a Punta Cana in nottata si arriva a Santo Domingo dove mi attendono. Percorrendo la strada che ci conduce all’albergo noto come appaia lampante la presenza massiccia del mercato statunitense. Multinazionali ovunque, molte presenti anche in Italia. La pioggia violenta oggi non dà tregua. Ho già noleggiato la macchina per potermi spostare un pò più in libertà.

19/05/12

Sono entrato completamente nella realtà dominicana. Usi, costumi e tradizioni sono più che mai accentuati in questi giorni di campagna elettorale. Quella ufficiale è già terminata, ma quella popolare è entrata nel vivo ieri, quando le strade della capitale, già in condizioni normali difficilmente praticabili da un conducente con mentalità italiana (per non parlare di popoli ancor più civili) straripavano di lunghe ed interminabili processioni. Sfilate per i due partiti di punta, il partito rivoluzionario e quello della liberazione. Carri, bandiere, cartelloni, urla e tanto alcool a riempire pulmini fatiscenti ed autovetture deformi per ammaccamenti in successione. Difficile credere a quanto si stava assistendo, mentre cercavo di salvarmi zigzando con l’auto noleggiata per questa conturbante sfilata di autoveicoli che non conoscono regole.

La zona coloniale, cuore denso di storia ed arte, è in ostaggio dei turisti e tutto è stato modificato e plasmato intorno ad essi. Si studia in modo elementare le esigenze altrettanto elementari dei turisti e si cerca di soddisfarle. E’ il regno delle opportunità, condite anche di corruzione ed un tocco di delinquenza. Quella precarietà di strada, quell’immediatezza nel prendere decisioni sul proprio domani che contraddistingue il diverso e lo impregna di affascinante. Ma i problemi ci sono, lampanti. E quel che si prefigge di fare la politica dominicana è proprio risolverli. Propaganda pura. Talmente tanta la propaganda che è sotto accusa. Quanti soldi pubblici ha attinto il partito della liberazione dominicana dalle casse pubbliche. Solo per i 28 sondaggi fatti fare appositamente a proprio favore sono stati spesi svariate decine di milioni di dollari. Se questa è il presupposto, i partiti sono 100% dominicani.

Alcune immagini di oggi dalle strade di Santo Domingo.

20/05/12

Oggi si va al voto. Vediamo quel che succederà. Di positivo è che potrò guidare con una relativa calma apparente evitando tamponamenti probabilissimi in questi giorni. E le strade si libereranno di quei pazzi scatenati che se ne vanno in giro a sventolare la bandiera non tanto per credo politico quanto piuttosto perché possono bere gratuitamente. Si, proprio così, perché propagandare vuol dire avere assicurata una notevole quantità di birra e rhum, senza pagare un sol peso.

Sto imparando a conoscere ed apprezzare Santo Domingo, sebbene appena ti sposti senza troppo conoscere le zone, rischi d’imbatterti in luoghi, i famosi barrio, in cui non puoi neppure passare in macchina se non sei conosciuto. Ci sono strade in cui la polizia fa dei blitz, raramente, con un vero e proprio arsenale da guerra.

In mezzo a questo sopravvive un lato artistico che vorrei esaltare con alcune foto d’esempio. Quell’improvvisazione estrema che riconduce a suo modo allo stato dell’arte primitivo, così affascinante perché così vera, il cui valore è accentuato dagli stereotipi cui siamo abituati ad assecondare nella nostra addomesticata realtà occidentale.

arte…motociclistica

 

Santo Domingo, Zona Coloniale…lavori in corso

 

20/05/2012

Si sono chiuse le urne elettorali. Oggi la tranquillità apparente era un misto di tensione e timore. Molti dominicani mi hanno raccomandato di non uscire. Una delle giornate più delicate degli ultimi tempi, anni. Poteva scoppiare il caos da un momento all’altro. Ho ignorato le raccomandazioni e ho constatato che spingendosi al di là dei quartieri “bene” recintati, con le guardie e ogni confort adiacente, trovavo l’esercita che presidiava i barrios. Militari ovunque, armati sino ai denti e continui posti di blocco. Elicotteri a monitorare continuamente la situazione, tutti i centri commerciali chiusi. E qui i centri commerciali enormi, dimensione statunitense spuntano come i funghi.

ore 20:00 Parlando con la gente mi pare che sia schierata con Papà, nome con il quale tutti si appellano ad Hipólito Mejía. Secondo i risultati che giungono in diretta essere lui il nuovo vincitore.

ore 22:00 Cresce altissima la tensione. Si parla di disordini in arrivo. A sorpresa, anche se non come sembra, il PLD, partito della liberazione, pare essere il vincitore. La gente protesta. Si parla di risultati completamente truccati. Molta gente ha accusato d’aver subito pressioni per votare il candidato Danilo Medina, leader del Presidente uscente. I 6 milioni e mezzo di elettori alle urne per ricucire il rapporto tra popolo e Stato, tra crescita del PIL e reale benessere sociale. Oggi come oggi Santo Domingo è invece sostenuta nell’economica per le agevolazioni fiscali a livello internazionali delle banche, per l’impossibilità di richiedere le estradizioni, per la corruzione, per la droga. Si corruzione è quel filo sottile che tiene in scacco il Paese; vivo ma debole, entro le cui morse centinaia di migliaia di haitiani sono schiavi dell’ultima generazioni, ma pur sempre nelle vecchie forme. Il capitale distrugge e logora le masse. Qua si vedono differenze sociali mostruose.

ore 23,40: Il Partito Rivoluzionario dominicano (socialdemocratici) dell’ex presidente che ora è ufficialmente chiamato Llegò Papà, ha riferito attraverso il portavoce ufficiale di non riconoscere i risultati. “”Le elezioni con le quali abbiamo vinto non saranno rovesciate con i brogli elettorali”.  La Giunta Elettorale quindi è stata smentita dal partito dell’opposizione. Secondo il bollettino quasi definitivo i risultati sono i seguenti:

Partido de la Liberación Dominicana (PLD)  51.46%.

Partido Revolucionario Dominicano 46.68%.

Alianza por la Democracia (APD) tiene 0.11%;

Frente Amplio (FA) 0.14 %;

Dominicanos por el Cambio (DxC) 0.20%

Alianza  País (AlPaís) 1.40 %.

21/05/2012

L’ ambasciatore degli Stati Uniti, Raúl Izaguirre, rappresentante dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ha riferito che le elezioni si sono svolte regolarmente, dietro supervisione di commissioni internazionali preposte alla vigilanza. Poco importa se i militari abbiamo appurato fossero in buona parte ubriachi sin dal mattino e se ci siano molte testimonianze di gente pronta a ricevere un contributo per apporre la propria preferenza su un partito politico ben preciso. Poco importa soprattutto se è l’OEA a parlare, la stessa organizzazione degli Stati Americani che si fa mentore dei valori della democrazia. La stessa che ha escluso Cuba dall’ultimo summit delle Americhe per intenderci.

I risultati con il 99,18% dei voti scrutinati danno oramai sicuro vincente il candidato Medina del  Partito della Liberazione Dominicana (PLD)- con il  51,24 % dei voti contro il  46,93% del principale ed unico vero rivale Hipólito Mejía (Papà) -del Partido Revolucionario Dominicano (PRD).

Nota di costume è che tutto scorre tranquillo oggi, tanto che la stessa Junta Central Electoral trasmette musica e show musicali anziché i risultati elettorali definitivi, con commenti ed approfondimenti dedicati.

Oggi poi è stato il giorno della falsità completa, della dialettica politica fine a sè stessa. Il PLD ed il PRD si sono stretti la mano e ognuno ha detto che si farà il massimo per il popolo, spinti anche da una degna opposizione.

Il Paese anche stanotte festeggia Danilo, che con le 16 provincie conquistate è il nuovo Presidente della Repubblica Dominicana. Lo festeggiano i poveri lungo le calli, con un cartone e un pranzo improvvisato, gli unici beni di consumo nonostante vengano da otto anni dello stesso governo. Chissà cosa vuol dire cambiamento e progresso per queste menti così abituate ad improvvisare la propria esistenza, a viverla anziché programmarla, a bruciare e consumare anzichè prevenire e conservare.

23/05/2011

Ieri sera il leader dell’opposizione, Hipólito Mejía, ha parlato al popolo dominicano di un meccanismo elettorale che non ha funzionato. Ha condannato la Giunta Elettorale ed il Partito vincitore, il PLD, pur non parlando direttamente di brogli o di non riconoscere il risultato. In ogni caso nel paese i dominicani si sono barricati nelle case in quanto hanno ritenuto pericoloso andare per le calli quando da un momento all’altro, nonostante la calma apparente sarebbe potuto accadere qualcosa.

Stamattina invece tutt’altra musica.

Lungo il Malecon della capitale o più formalmente Avenida George Washington, in qualsiasi modo lo si voglia chiamare di giorno è splendido passeggiare. Andando verso Est si raggiunge facilmente la Zona Coloniale, un patrimonio ricco di storia, tant’è che è patrimonio dell’Unesco. Ora è soprattutto la zona dei turisti. A fianco di un incessante quotidianità della parte povera dei dominicani, ben distante dalle sfarzesche luci lungo la nobile Churchill, si affaccia al turista l’inventiva, l’improvvisazione e una non banale capacità di proporre ogni forma di intrattenimento.

Il Malecon è luogo imperdibile per il dominicano. Il parco si estende rigoglioso e vanta dei luoghi splendidi. Stamattina per esempio è stato splendido correre, anche grazie ad una temperatura perfetta e poi concludere la mia attività mattutina approfittando della superaccessoriata palestra gratuita.

A fianco i bambini correvano felici in questo idilliaco paradiso a due passi dal centro.

Alcune foto…

26/05/2012

Le location in cui sono, non ricordano certo quelle dei primi giorni e così è difficile aggiornare. Ma ci sono ancora dei giorni per riportare alcune perle.

Nel momento in cui scrivo (quasi l’una) l’unica luce è quella del portatile. L’energia elettrica va e viene, ma perlopiù è assente. Nella camere c’è un letto sconquassato, una finestra rotta da cui provengono le urla e le sirene della calle, manca l’acqua calda e fa molto caldo. Nient’altro.

A parte queste sciocchezze una cosa è certa.  Si, le elezioni erano truccate. Ho avuto prove dirette e maledetta quella volta che non ho dato la macchina digitale per filmare i tentativi di corruzione in cambio di qualche pesos o di qualche genere alimentare o qualche centinaio di pesos per comperare i documenti. Peccato non essere arrivato qualche giorno prima per organizzare il tutto. Molta gente desiderava riprendere queste scene, e me le ha raccontate con un misto di foga e rabbia. Il popolo credeva in Hipolito o per meglio dire il settantenne Papà, che voleva ristabilire una certa giustizia sociale e soprattutto lasciarsi alle spalle lo scandalo bancario del secolo, che effettivamente lo scagione perlomeno per responsabilità diretta. Inoltre molti hanno ribadito delle intimidazioni di alcuni membri dell’esercito. Insomma Danilo ha vinto, ma in modo disonesto e come tale non potrà essere da meno il governo che è un continuo dei precedenti otto anni.

Cambiando pagina però la capitale, il vero motore economico e vero riassunto della Repubblica Dominicana dei comuni mortali è molto di più e tantissime sono gli aspetti splendidi ed affascinanti. Arrivando prevenuto mi sono dovuto ricredere e non posso dire siano pochi i punti a favore rispetto all’amata Cuba e li illustrerà a breve.

In ogni caso, dal punto di vista elettorale Cuba e Repubblica Dominicana sono identiche. In entrambe manca quella democrazia, che come detto non esiste in alcuna parte del mondo, proprio perché democrazia è utopia e il volere di tutti diventa di fatto il volere di pochi.

Il PLD doveva vincere e ha vinto. I finanziamenti statunitensi ed i brogli hanno fatto la differenza. Ancora una volta chi è al potere dimostra di non volersi staccare dai privilegi acquisiti. E qua ci sono molte aggravanti: si ridicolizza il volere del popolo, si spendono svariati milioni di dollari in propaganda sottraendoli a possibili opere pubbliche e si fanno promesse che sono una vergogna di fronte all’evidente diversità dello stato delle cose.

Il cambio di cosa? Un esempio della propaganda asfissiante prima della vittoria scontata(?)

 

 27/05/2012

Ieri mi ha fermato la polizia. Appena sotto accordo attorno ad un ponte mi fanno cenno di fermarmi. Fucile a canna in mano mi chiedono le solite cose. Consegno la patente di guida, la copia del passaporto e tutta la documentazione della macchina a noleggio. Mi dicono che mi devono fare la multa perché non ho il “cinturon”, la cintura di sicurezza. Mentre parliamo ci scorrono a lato vecchie ferraglie a due ruote su cui sono in tre. Ho visto anche una donna dietro il marito e tra le braccia teneva i due figlioletti. Ovvio dire che nessuno indossava il casco, qui proprio questi oggetti di sicurezza non esistono. Facendo lo smorfiosetto sono talmente preparato alla scena che non replico neppure che la cintura me la sono appena tolta e perdipiù davanti a loro. Se replico mi faranno comunque la multa. Dico che ho la “novia” che mi aspetta e che abbiamo tante cose da fare e sono già in ritardo. Al sapere che una dominicana mi aspetta raccolgo l’effetto sperato. L’atteggiamento si fa più gentile e ricordo che oggi nella Repubblica Dominicana è la festa della mamma e che quindi non posso far aspettare una donna, madre. Ed eccoli allo scoperto. Finalmente basta con i convenevoli di turno. Il più intraprendente dei due mi dice che anche loro vorrebbero fare un regalo e sono senza soldi. Fingo di capirli e mentre uno dei due gira intorno alla macchina cerco di filmare la scena accendendo la macchina fotografica per fare un video ma non sono abbastanza rapido. Dalla macchina mi dice che con un piccolino regalino possono evitare la multa. Tiro fuori 500 pesos (qualcosa come dieci euro) e mi salutano felici stringendomi la mano contenti. Me ne vado quasi irresponsabilmente divertito da questa corruzione lampante.  Alla faccia di Danilo e dei tanti slogan elettorali, questa è la vita.

Ieri sera sono stato in un ristorante spettacolare. Luogo incantevole, curatissimo, romantico, con l’acqua dell’oceano che abbraccia i tavolini in uno spettacolo scenico di riflessi di luci. Ovvio il menù, la qualità e il prezzo.

Alle tre di oggi pomeriggio, in gran ritardo, si parte per la playa. Finalmente. Quella tanto amata. Si va a Boca Chica perché è comoda. A velocità della luce arrivo sperando di non avere un secondo incontro ravvicinato con la polizia. Ho la macchina piena di gente e affacciandomi a Boca Chica vedo il classico luogo costruito. Nel luogo la maggior parte sono dominicani ma vedendo una macchina a noleggio mi vengono incontro mille posteggiatori, altri che garantiscono sicurezza e custodia di un parcheggio che non è altro che uno spazio libero lungo la strada. Si va alla spiaggia e subito in acqua. C’è chi ordina da bere (è obbligatorio) e chi invece come il sottoscritto si lascia cullare dalle scenario da film che ti riempie di pace. Mentre mi sciacquo con l’acqua d’un secchio riposta in una doccia portano il conto all’unico italiano. 1100 pesos per 4 succhi. Intervengono gli amici dominicani chiedendo spiegazioni. Il conto si abbassa magicamente a 900 pesos, poi ancora, fino a quando spiego che i conti si fanno con la calcolatrice e sommando il 26% del servizio e imposte arriviamo a 480 pesos per tutto, diviso in parti uguali. Ce ne andiamo tra un dominicano che mi chiede soldi per aver custodita l’auto, un italiano appoggiato al cruscotto che sta pomiciando con una signorina disponibile del posto, cani malfamati e mattonelle sconquassate a limare qua e là marciapiedi e strade dissestati. Niente di nuovo. Solo l’ennesima conferma d’uno splendido scenario naturale che attrae i turisti ed intorno al quale i cittadini cercano di costruire un business in modo sregolato, disorganizzato e totalmente al di fuori d’ogni schema e di logica entro il quale il turista è l’oggetto da spennare. Grazie a Dio non quando è protetto dai dominicani, i quali alla fine della giornata dicono “che bello tornare in città”. Nonostante il grande divertimento condivido e sono il primo ad esserne felice. Chi dice che la capitale Santo Domingo è bruttina evidentemente non sa cosa voglia dire viverla, 24 ore su 24.