I 50 anni di Amnesty e I diritti umani in LatinoAmerica

IT) Secondo Amnesty International negli ultimi anni, Cuba ha continuato  a migliorare e progredire in termini di libertà. Ora, la piaga delle violazioni  dei diritti umani, sempre secondo Amnesty s’estenderebbe in tutto il Latino America.

ESP) Según Amnesty International en los últimos años, Cuba ha seguido mejorando y progresar en términos de libertad. Ahora, la llaga de las violaciones de los derechos humanos, siempre según Amnesty se extendería en todo el  latino América.

Amnesty International ha un bel da fare, da sempre. Ancora oggi il sito continua a diramare informativa colma di interi tomi di violazioni dei diritti umani; abusi e soprusi che avvengono quotidianamente in ogni angolo del mondo. Il 28 Maggio scorso Amnesty ha compiuto cinquant’anni e li ha celebrati con una serie di iniziative a sostegno di una causa che deve continuare ad essere strenuamente portata avanti. Oltre alla pubblicazione del Rapporto Annuale 2011, troviamo un approfondimento sulla situazione del continente latino americano. E ciò che appare è la constatazione che a Cuba, la situazione sui diritti umani sta migliorando.

Fonte foto:internet

Libertà, si parla di libertà. Un sito come il nostro, che scrive anche di Cuba, non può prescindere da questo termine. E non può esimersi dal costatare come chi accusi Cuba di mancanza di libertà sia proprio una stampa illiberale. Mai abbiamo negato le ingiustizie che sono avvenute e avvengono nella Isla, come quelle passate perpetrate all’indirizzo degli omosessuali, e per le quali lo stesso Fidel Castro ha recentemente fatto un mea culpa.

Negli ultimi anni, Cuba ha continuato  a migliorare e progredire in termini di libertà, sebbene, come in ogni angolo del mondo vi sia necessità di continuare a percorre un cammino lungo e ad ostacoli, in nome spesso confuso, abusato, distorto.

Ma non siamo ciechi, non siamo facilmente abbindolabili, né dalle voci Ufficiali del Partito Unico cubano, secondo il quale la colpa è sempre degli altri, né tantomeno da coloro che continuano a costruire un profitto individuale nella loro posizione “anticastro”, anti, anti. Oltre all’anti c’è poco altro, anzi, il nulla.

Se quindi qualche campagna mediatica vuol far passare Cuba come un luogo dove avvengono delle ingiustizie, la accogliamo, ma se vuol far passare Cuba per l’unico inferno sulla faccia della terra ci opponiamo strenuamente. Cuba non è un inferno, ben lungi dall’esserlo. Se lo è Cuba, tutto il mondo sarebbe avvolto da fiamme diaboliche pronte a divorare termini sempliciotti, quali “democrazia” e “libertà”. La libertà e la democrazia hanno un grande costo, sono assoggettate a termini e costrizioni, sono manipolabili e sono acquistabili dall’esercito dei furbetti, quelli con l’elmetto, pronti ad affogare nella loro battaglietta d’individualismo.

Il quadro tracciato proprio da Amnesty International volge proprio a questa conclusione. Non è Cuba l’epicentro del male, ma la piaga s’estende a tutto il Latino America.

Il continente resta afflitto da una condizione d’insicurezza sociale e d’instabilità politica.

Il Messico è la maglia nera, con una sfilza d’esecuzioni raccapriccianti.

Si legge nel comunicato che i Governi di Venezuela e della Repubblica Dominicana hanno imposto la chiusura di numerose stazioni televisive, per far venire meno la voce dell’opposizione.

Il Messico resta su tutti gli aspetti la maglia nera, dove avvengono il maggior numero di violazioni dei diritti umani. Ben undici sono i giornalisti uccisi dall’inizio del 2010. Quel che è grave, è che gli omicidi e le azioni intimidatorie, siano strettamente legate ad un senso di impunità completo. E’ quel che si percepisce anche in Colombia, in Honduras ed in Brasile.

Il 10 Maggio scorso, il giornalista televisivo honduregno, Hector Francisco Medina Polanco, è stato colpito a morte con colpi d’arma da fuoco che lo hanno raggiunto alla schiena mentre ritornava a casa in moto dopo la trasmissione televisiva di news  che aveva lui stesso prodotto. Medina aveva raccolto dati ed informazioni su diversi casi di corruzione che riguardavano uffici governativi locali e provinciali. Negli ultimi mesi aveva ricevuto molte minacce di morte e per questo aveva chiesto una protezione allo Stato. Medina non è mai stato ascoltato ed ha trovato la morte nel dipartimento di Yoro, nel nord dello stato dell’Honduras.

Anche l’Ecuador di Correa, scampato al Colpo di Stato di qualche mese fa, ha proposto di cambiare la Costituzione in dieci punti attraverso altrettanti referendum. In uno di questi si è proposto l’istituzione di  un comitato per il monitoraggio e la regolamentazione dei contenuti giornalistici. Per il CPJ, Comitee to protect Journalists, il referendum ha lo scopo di soffocare le voci d’opposizione al governo, regolamentando a proprio piacere le voci del dissenso. La vittoria annunciata pochi giorni fa ha comunque lanciato il Presidente Correa sulla scia della terza riconferma nelle elezioni Presidenziali del 2013.

Sebbene siano caduti molti regimi militari e alcune forme dittatoriali, persiste l’atteggiamento dei governi ad asfissiare la libertà di pensiero, voto e parola. Amnesty International ha compiuto cinquant’anni proprio lo scorso 28 Maggio.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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