L'editoriale — 23 gennaio 2010
Il dramma di Haiti

fonte foto: Internet.

In questo spazio che curiamo con passione, ancora in procinto di sviluppare contenuti e sezioni, il lettore deve trovare informazioni che lo incuriosiscano, che siano un suggerimento per il tempo libero, che siano una spinta alla propria riflessione. Oggi penso ad Haiti. Un po’ come tutti voi. E di conseguenza mi adopero a contribuire per una sol persona. E? Quel che devo fare. Come ognuno di noi deve. Su Haiti ad esempio c’è una tal mole d’informazione che ne va parlando che il problema è selezionare con criterio ed avere rapidamente un quadro d’insieme di ciò che è avvenuto, con un minimo di consapevolezza a far da contorno. Haiti è probabilmente lo Stato più povero dell’America Latina. Anzi misero. Questa condizione non è determinata dal terremoto. Le persone senza casa, i bambini malnutriti, il sistema sanitario che non funziona ed il sistema politico che non sa assicurare lavoro, sicurezza e salute sono una condizione in essere, antecedente al terremoto. I responsabili di tutto questo, sia chiaro, non troveranno il nostro perdono o giustificazione alcuna.

Haiti è una Nazione del continente Americano. Conta oltre 8,5 milioni di abitanti. E’ una delle prime Nazioni che ha ottenuto la propria indipendenza, prima dalla Francia e poi dagli Stati Uniti d’America. A differenza del colonialismo francese, c’è da dire che il periodo di dipendenza dagli americani rese possibile la costruzione di scuole ed ospedali e strutture pubbliche, anche se l’economia con il proprio accentramento fece crollare la già flebile sopravvivenza del tessuto sociale limitrofo e delle campagne circostanti. Sebbene l’indipendenza dagli Stati Uniti d’America si concluse nel 1863, nel 1915 gli Stati Uniti intervennero militarmente occupando l’isola per motivi commerciali strategici. Rimasero fino al 1934. Nonostante il Presidente Roosvelt avesse voluto porre le basi per diritti importanti delle varie etnie formante il popolo haitinano, si crearono disequilibri che portarono ad episodi di atrocità da parte dei gruppi ribelli che si ripercuotevano sulla stessa popolazione civile. Dai primi anni ottanta la povertà si è accentuata significativamente per via soprattutto del debito pubblico con i paesi più sviluppati. Ogni risorsa proveniente dalla limitatezza economica veniva assorbita dalle rate di interessi di un debito pubblico che continuava (e continua) ad aumentare. Questo strumento tagliente non permette alcun sviluppo economico e anzi, determina un tasso di povertà sempre in costante aumento.

I governi si sono sempre succeduti numerosi, tra contestazioni, brogli elettorali, false promesse, nessun intervento a favore d’un miglioramento delle condizioni sociali della popolazione.

Il 12 Gennaio 2010, come tutti sappiamo, ad Haiti un terremoto ha provocato oltre centomila morti ed altrettanti feriti. I dati restano un continuo divenire di aggiornamenti, ma l’entità del dramma si svela rapidamente, in modo crudo, come è il colore a tinte forti della verità quando non viene censita o ammaestrata. Tranne le zone sopraelevata della capitale, lo scenario che si prospetta ci turba: quasi tutti gli edifici sono parzialmente o completamente crollati, lasciando senza casa centinaia di migliaia di famiglie. Anzi, le cifre ci vengono ancora in aiuto e parlano di quasi un abitante su due coinvolto in prima persona. Da allora le masse si sono riversate nelle strade, tra paura, disperazione, angoscia e fame. La fame e la miseria ha provocato tensioni nelle città, portando ad un aumento vertiginoso della criminalità e degli atti di vandalismo. Le scarse condizioni igieniche e i morti riversati sulle strade sono terreno fertile per la diffusione di forme di contagio batteriologico.

Haiti è allo stremo. Tutti ci siamo accorti della loro situazione. L’uomo allo stremo sappiamo perdere il raziocinio e trasformarsi in bestia. Ogni giorno il misero popolo di Haiti versa denaro fresco nelle casse dei nostri Stati, ad un ritmo che nonostante tutto non riesce che a rincorrere gli interessi di quegli stessi vincoli coloniali che, in altre forme, subdole e nascoste, tengono ancora in scacco Paesi che non potranno mai dire la loro. In un fuori onda di un’intervista, poi reso pubblico, un membro politico di Haiti dichiara che il terremoto è stato un bene per Haiti perché porterà soldi freschi nelle casse d’un paese marcio. Della sofferenza umana evidentemente qualcuno non tiene conto. La notizia come sappiamo imperversa sui mezzi d’informazione e questo ha determinato la mobilitazione globale per raccogliere dei fondi affinché la catastrofe già imponente non diventasse un episodio ancor più tragico. La Repubblica Dominicana, che divide il territorio dell’isola, è insieme al resto del Latino America ben più sviluppata di questa popolazione, senza lavoro per oltre il 60% delle proprie unità e che gestisce un’economia agricola arretrata e rudimentale nel 70% dei casi.

Gli Stati Uniti si sono mobilitati negli aiuti. Hanno anche disposto un notevole contingente militare. I maligni dicono che stiano approfittando della situazione per poi radicarsi sull’Isola e controllarla di fatto economicamente. Tutte le ONG, la Croce Rossa internazionale e lo stesso governo cubano si sono subito mobilitati. Cuba sta collaborando con gli USA e viceversa. Non mancano i contrasti, ma nessuno osa far venire meno la propria collaborazione. I cubani hanno aperto il proprio spazio aereo ed alcune posizioni strategiche sul territorio. A Guantanamo, prigione Statunitense che ancora è presente, sul suolo cubano, soon state allestite delle tendopoli. Il govenro cubano ha inoltre inviato 400 medici che lavorano per completare l’allestimento di altri due ospedali da campo, oltre a quello già predisposto. Il giornale Miami Herald, schierato politicamente contro il governo Castro, non polemizza più del dovuto e riporta che i medici cubani stanno facendo un ottimo lavoro nella capitale e che il dipartimento di stato americano ha offerto loro aiuto per sostenere al meglio la situazione. Si teme infatti una possibile mancanza di medicinali, quali gli anestetici, che in questi giorni d’emergenza, sono utilizzati in grandi quantitativi nel corso dei necessari interventi di amputazione. Obama si sta destreggiando per spingere il popolo americano ad aiutare ed annuncia una defiscalizzazione relativa agli importi donati.

I chirurghi stanno lavorando giorno e notte ed equipe di psicologi stanno sostenendo un popolo traumatizzato dall’evento. L’individuo che si presta in servizio della collettività è ciò che ci permette a nostra volta di responsabilizzarci; un imput continuo, inarrestabile.

Ieri sera, le star Hollywoodiane hanno dato vita ad un due ore di spettacolo durante una marcia Telethon per raccogliere fondi che saranno equamente distribuiti a queste sette organizzazioni: Croce Rossa, Unicef, Oxfam America, Pam, Partners in Health, Fondazione Yele Haiti e la neonata Fondazione Clinton Bush. Il successo è stato promosso in contemporanea da 25 emittenti televisive.

Ma non tutti sono santi. Alcuni fingono di esserlo, altri restano insensibili dietro lo schermo televisivo ad ascoltare passivamente l’evolversi degli avvenimenti, altri invece trovano nell’ennesima strage una possibilità di business. E poco importa che siano macabri. Il diavolo è sempre all’opera. Agghiacciante infatti il sol sentire, come afferma Jean Luc Legrand, consulente per la protezione dell’infanzia dell’Unicef, che ad Haiti è in corso una tratta di bambini. Il mercato è sempre florido e dagli ospedali non si sono perse le tracce di oltre quindici minori. Questa rappresenta ahimé una opportunità preziosa per i trafficanti di minori. Se si pensa che si prevedono nelle prossime settimane in cui regnerà ancora l’emergenza (anche se i titoloni sui giornali si spegneranno in fretta così come altrettanto in fretta cadranno nel nostro oblio), quasi 70000 parti, si può prevedere che molte madri perderanno le tracce dei propri figli. I bimbi orfani sono moltissimi e i centri di accoglienza per la sicurezza dei minori non riusciranno, anche con i tempi a venire, a superare un’offerta di 5000 sistemazioni. I numeri hanno sempre ragione. E, in virtù dell’animo umano, diviso da sempre tra maligno ed amore, tra ideali, valori e perfidia, tra solidarietà ed opportunismo, si combatte una guerra di aiuti e privazioni. L’esempio che solo menti impegnate, solidali, altruiste e leali possono essere d’aiuto al genere umano. E? Questo lo sforzo che chiedo a tutti i lettori. E’ qui che ThisisCuba deve differenziarsi. Non a parole ma a fatti.

Stiamo provvedendo a raccogliere dei fondi. Siamo piccoli. Opereremo alla luce del sole in ogni particolare affinché possiate avere quella sicurezza che ogni centesimo in tal sede donato vale umanamente il doppio del valore a sé stante.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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