Breaking News U.S.A & America Latina — 25 febbraio 2011
Golfo del Messico: il petrolio è ancora presente

IT: Secondo ricerche recenti, condotte dalla  professoressa di scienze marine  Samantha Joye dell’Università della Georgia la situazione sui fondali del Golfo del Messico è ancora allarmate.

ESP: Según una reciente investigación conducida da la  profesora de ciencias del mar Samantha Joye, de la Universidad de Georgia, la situación en el fondo marino del Golfo de México sigue siendo alarmante.

Samantha Joye : “Ho visto come si presentano quei fondali, per il 2012 il dramma del Golfo del Messico non sarà affatto risolto”

La piattaforma petrolifera durante l'incendio avvenuto in coseguenza dell'esplosione. fonte foto: http://inhabitat.com

Nonostante il triste silenzio dei media,  ed  il report rilasciato a suo tempo  dalla compagnia petrolifera British Petrol (BP) che vorrebbero forse omettere o molto probabilmente sminuire l’entità del danno avvenuto il 20 aprile 2010 nelle acque del golfo del Messico,  l’immane danno all’ecosistema rimane ancora di elevate proporzioni e con conseguenze ancora tutte da quantificare .

La compagnia Britannica che garantì che entro il 2012 l’equilibrio dell’ecosistema sarebbe stato ripristinato,  è stata smentita da una recente ricerca condotta dalla professoressa di scienze marine, Dr.ssa  Samantha Joye dell’Università della Georgia.

La ricerca, avvenuta nel Dicembre 2010,  suddivisa in 5 diverse spedizioni, con lo scopo di sondare  i fondali per prelevarne  circa 250 campioni all’interno di in un’area campione di oltre 6700 km, ha svelato che la situazione è praticamente rimasta immutata dal giorno del tragico incidente.

This Dec. 1, 2010 photo provided by the University of Georgia, made from the submarine Alvin, shows a dead crab with oil residue near it on a still-damaged sea floor about 10 miles north of the BP oil rig accident. Marine biologist Samantha Joye of the University of Georgia said, “We consistently saw dead fauna (animals) at all these sites. It’s likely there’s a fairly large area impacted,” she said. (AP Photo/ University of Georgia, Samantha Joye)

I campioni di fondale confrontati con quelli prelevati poco dopo l’esplosione  della piattaforma petrolifera hanno svelato che i batteri che avrebbero avuto il compito di “filtrare” il petrolio rendendolo “innocuo”   hanno diminuito  di un misero 10%, l’invasività dannosa del combustibile fossile. Ricerca questa, in netta contraddizione con quelle finanziate dalla compagnia petrolifera inglese, i risultati delle quali spiegavano come i batteri stavano svolgendo  il loro compito in modo abbastanza veloce, lasciando presagire  degli ottimi risultati per il futuro.

Purtroppo,  il manto oleoso rivestirà   a quanto pare  ancora per lungo tempo i fondali delle coste del golfo del Messico, e secondo quanto detto dagli esperti, saranno ancora necessari due lustri per vedere effettivamente l’entità dei danni subiti dall’ecosistema.

Disastro che si stima abbia riversato nelle acque del  golfo in conseguenza   della fuoriuscita del greggio circa 500.000 tonnellate di  idrocarburi gassosi come il metano e il pentano,  concentrazione 75 000 volte superiore alla  norma, con il reale rischio di creare in alcune zone “una persistente ed  e estensiva mancanza di ossigeno” con il conseguente ed ulteriore peggioramento del danno all’ecosistema.

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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