Gli USA minacciano sanzioni al Venezuela. Colombia, Spagna e Perù non riconoscono l’Assemblea costituente.

8 milioni a votare per eleggere questa famigerata Assemblea costituente. Se chiedi cos’è a cento giornalisti ognuno di essi ti risponderà con un proprio punto di vista. 

Quindi, la risposta più saggia è DIPENDE

E se vogliamo dirla tutta anche gli otto milioni di elettori potrebbero essere un numero dirottato e manipolato dal Governo. Così come dice il quotidiano spagnolo El Pais che denuncia l’impossibilità per i giornalisti di avvicinarsi ai seggi.

Potenzialmente potrebbe riscrivere la Costituzione adattandola allo straordinario momento economico che il Paese sta affrontando. Potenzialmente si può iniziare ad accentrare il potere, controllare la magistratura e togliere il potere al Parlamento in mano all’opposizione.

Potenzialmente però si possono riadattare dei punti importanti, cambi di cui il paese necessita e non può farne a meno, senza dover tergiversare in questo dualismo politico, in cui opposizione e chavisti si fanno guerra, mentre il Paese è letteralmente alle corde.

La parola Potenzialmente però è una eventualità, una possibilità e non una realtà. E’ una previsione ed i titoli giornalistici delle maggiori testate spesso non sono rispettose e non forniscono fatti sotto un’ottica oggettiva se non POSSIBILITA’, EVENTUALITA’, PREVISIONI. Costruiscono ad hoc la loro verità e così il lettore viene privato di parte del proprio libero arbitrio.

Un periodo come questo, rischia di far perdere la logicità di giudizio. E la storia insegna che in questi momenti si rischia di commettere grandi errori.

Scorrendo la rassegna stampa la rivista “Il Foglio” riporta dei dati per far capire la drammaticità della crisi che il Venezuela attraversa. Il problema è che nessuno li nega. Nè l’opposizione né Maduro. Il problema è capire da dove vengono questi numeri, a cosa sono dovuti, quali sono le idee del governo per fronteggiarle, quanto è responsabilità del governo attuale, quali siano le soluzioni proposte dall’opposizione. 

Leggere che l’inflazione continua a crescere, che le imprese straniere hanno fatto le valigie e hanno tagliato la corda, che le esportazioni sono crollate in virtù del calo del prezzo del petrolio, che il PIL a fine 2017 si prevede registri una flessione di oltre 30 punti percentuale, che l’80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, che la gente è denutrita, che ciò porta ad una riduzione dell’aspettativa media di vita e che la sanità collassa come ogni settore del quotidiano è importante come base per una riflessione.

Ma possiamo dire che come non mi convince il governo di Maduro e l’estranietà del referendum ad una manovra finalizzata all’accentramento del potere Referendum, ancora più non mi convince una opposizione fascista che esclude ogni tentativo di soluzione pacifica al conflitto in atto, promuovendo il dialogo e una stabilizzazione dei rapporti per traghettare il paese a libere elezioni non mi parrebbe una cattiva idea. Una opposizione che non lesina ad appoggiarsi ad attentati, disordini violenti di piazza. Cosa dite voi lettori a tal riguardo? 

Quando si discute di tematiche così importanti siamo limitati nel non poter vivere la quotidianità che i Venezuelani vivono, e si dovrebbe riflettere attentamente prima di schierarsi dall’una o dall’altra parte per simpatie o per qualche dato striminzito preso a casaccio dalla disinformazione dl futuro, internet per l’appunto.

 

 

Sono realtà gli otto milioni di Venezuelani (circa il 40% della popolazione) che sono andati a votare per sostenere quella corrente di partito bolivariano che prende il nome dal suo fondatore, i chavisti dell’ex Presidente Hugo Chavez. Chavez che aveva strutturato il Paese, sulle ali del valore mirabolante del petrolio che da solo traghettava fuori da ogni male il Paese, e che lottava per creare un’asse di sinistra in grado di opporsi all’egemonia statunitense. L’ALBA a tal fine iniziava a farsi sentire, e solo gli storici alleati statunitensi quali Colombia, Cile e Perù ne restavano alla larga. 

Sono realtà gli scontri come sono ipotesi le reali motivazioni di tali violenze, sono ipotesi i complotti contro il governo socialista di Maduro come è realtà la fame dei Venezuelani, così come sono realtà i morti in tali scontri, i feriti. 

Siamo dell’opinione che l’elezione dell’ Assemblea costituente in grado POTENZIALMENTE di trasformare una democrazia in una sorta di stato dittatoriale in un momento così delicato possa aumentare il numero di violenze. Non possiamo però dimenticare che il governo attualmente al potere sia stato eletto in modo regolare, sfruttando soprattutto il legame che si era instaurato tra il predecessore e la classe povera e media del popolo Venezuelano.

Ricostruire il Venezuela parte dal dialogo e da un programma preciso. Il Venezuela vuole crearlo da sè, continua ad attaccare Trump e gli Stati Uniti certi che siano los gringos a finanziare l’opposizione e coordinare le attività di sommossa popolare. Potrebbe anche essere, ma anche in questo caso passiamo dai fatti alle teorie e, a dire il vero, anche alle recenti pagine d’intromissione politica ed economica degli USA, che da sempre insistono sul volere interferire con la piena sovranità dei popoli. Chi dice ai fini di mantenere un equilibrio ed ordine mondiale, chi per mantenere le redini del mondo. Tutto dipende.

I numeri e la crescita economica sono gli unici doveri che ha il governo di Maduro. Se non ci riesce a casa. Ed è per questo che più che un Referendum era necessario chiamare il popolo alle urne.

Le parole di Maduro ieri sera, risuonano forti davanti agli oltre otto milioni di elettore hanno tirato in ballo proprio i vicini di casa colombiani, rei di essere una pedina di Trump. Ma può Maduro permettersi queste parole a fronte di uno stato di crisi tanto violenta? Riuscirà a difendere la sovranità del popolo Venezuelano se davvero è questo l’intento? E a che prezzo? 

Rischiano ora di arrivare le prime sanzioni internazionali contro Maduro.  Che potrebbero infierire un colpo di grazia al già deperito popolo. Il Vaticano fà appello alla pace, al dialogo per raggiungere un’intesa. Il leader Leopoldo Lopez lancia un’appello alla comunità internazionale. Come aveva chiesto di boicottare le urne, così ora chiede di non riconoscere il voto, cosa che hanno prontamente fatto Colombia (rompendo i tentativi d’intesa con un improbabile premio Nobel per la pace quale è il presidente colombiano Santos), Perù e come ha appena fatto la Spagna. Cina e Russia invece monitorano la situazione e avvertono che la sovranità del popolo venezuelana va rispettata. Gli Stati Uniti hanno invece già pronte delle sanzioni che stando alle indiscrezioni, interromperebbero gli acquisti in Venezuela di petrolio e l’embargo su alcuni prodotti di prima necessità.

Come si suol dire, staremo a vedere.

 

 

 

 

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L’autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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