Breaking News L'editoriale — 26 febbraio 2011
Fidel Castro: Le presunte verità nascoste sulla Libia di Gheddafi

Servirebbe un’intera tavolata di psicologi, psichiatri ed altri specialisti e burattinai della mente, attrezzati con ogni tipo di metodologia più o meno scientifica, per mettere ordine nel caos che l’uomo stesso genera e per leggere la situazione nel modo più corretto.

Ma cosa è giusto e cosa sbagliato, là, in Libia, dove gli eventi si susseguono repentinamente e la rincorsa alla libertà diventa così importante da sopraffarre il puro desiderio di sopravvivenza?

Se è giusta la pace dove la si trova? Come perseguire i proprio diritti e come porre fine alle barbarie quando si ha dinnanzi un plotone d’ingiustizia?

Gli eventi corrono senza sosta, la conta delle vittime diventa più corposa e la sofferenza s’alimenta d’ogni episodio di violenza e s’ingigantisce come uno tsunami che travolge ogni segno di civiltà.

In queste ore non si può che restare impietriti, si vacilla un momento e poi si inizia a riflettere.

Lasciamo perdere i nostri politici italiani, capitanati da Berlusconi. Troppo sterili i concetti, troppo scontato l’affiancamento Berlusconi – Gheddafi. Lasciamo perdere anche la stampa italiana, che non ha fondi a disposizione per competere con troupe straniere che possono raccontare e reperire materiale importante. Da noi si fa tv a bassissimo costo, i canali propongono spazzatura e le reti generaliste devono sottostare all’audiance, limitandosi a copiare e riportare.

Su internet, sui social network, qualche impavido superiore antiamericano di professione (retribuito), inizia a chiedersi se dietro la rivolta ci si stia preparando ad una invasione statunitense. Ci si chiede se la stampa gioca alla guerra dei numeri e s’allaccia al fare drammatico del senzazionalismo per coprire oscuri piani imperialisti.

E’ un po’ quel che pensa Fidel Castro, che nella sue ultime due riflessioni ci lascia attoniti. I titoli parlano subito chiaro: “El plan de la OTAN es ocupar Libia” (ndr: il piano della Nato è l’occupazione della Libia”) e “Una danza di macabro cinismo

Nella prima riflessione, dopo un preambolo storico- culturale sullo Stato Nordafricano, nel quale il diavolo già compare con l’uniforme a stelle e strisce, i concetti che emergono da Fidel Castro sono sempre gli stessi: una ripetizione vana di ciò che già si conosce. Cuba, continua a voler fare le veci dell’alternativa umana al male capitalista, punta il dito contro il diavolo rappresentato dagli yankee ed incita il rivoluzionario a pensare sempre…e poco importa se intanto il sistema produttivo va a puttane…

Il discorso del lider maximo, arriva al sodo quando si mettono in dubbio le versioni riportate dai giornalisti. Il concetto sotteso è “laddove c’è interesse e profitto non può esservi verità”. E poco importa che telefonini e telecamere ci abbiano mostrato la tragicità della situazione. Inutile sparare sentenze su Gheddafi ora – scrive l’ottantaquattrenne Fidel. Troppe cose sono state dette e se avrà sbagliato sarà il popolo libico a condannarlo.

Poi, immancabile, arriva la condanna: a smuovere la folla sarebbero stati gli Stati Uniti. Castro ribadisce che agli USA non interessa la libertà del popolo libico, ma solo l’oro nero, dopo aver cercato l’analogia di malgusto con l’intervento in Iraq del folle Bush. In nome d’un prodotto di cui il desertico territorio è ricco, gli USA ordineranno alla NATO d’intervenire entro qualche ora o giorno.

Prende piedi l’ipotesi che gli USA siano pronti ad agire, utilizzando il “piccolo” effetto collaterale dei mille o diecimila morti che siano, amplificato e dopato ad arte, come pretesto ideale per dare il via a guerre ben più sanguinose. (“Cercano di far rendere al massimo i lamentevoli fatti della Libia. Nessuno può sapere quello che sta accadendo là in questo momento. Tutte le cifre e le versioni, anche le più inverosimili, sono state diffuse dall’impero attraverso i mezzi di stampa di massa, seminando il caos e la disinformazione”)

Alcuni passi della Riflessione di Fidel Castro secondo la traduzione di Gioia Minuti: “La politica di saccheggio imposta dagli Stati Uniti e dai loro alleati della NATO in Medio Oriente è entrata in crisi

“Si è scatenata  inevitabilmente con l’alto costo dei cereali, i cui effetti si fanno sentire con più forza nei paesi arabi dove, nonostante le enormi risorse petrolifere, la mancanza di acqua, le aree desertiche e la povertà generalizzata del popolo contrastano con le enormi risorse derivate dal petrolio che possiedono i settori privilegiati”

Purtroppo alcune ottime intuizioni di Fidel Castro, sono compromesse dal radicato antiamericanismo; quel sentiment, che da politico molto astuto qual è, sà sfruttare al meglio per condannare sterilmente il nemico. E poco importa che questa opposizione storica non abbia quella positività che è invece presente nel DNA internazionalista della Revolution cubana. Se il bloqueo esiste da mezzo secolo, di certo questi continui attacchi non aiutano a tamponare un’antipatia ed un’astio che colpiscono i cittadini più che i capi del Governo.

Poi su Obama: Il Presidente degli Stati Uniti ha parlato nella tarda mattinata di mercoledì[…]Nel suo viso si apprezzava l’opportunità di litigare con il senatore dell’ estrema destra dei repubblicani, John McCain; con il senatore pro-israelita del Connecticut, Joseph Lieberman e  con i leaders del Tea Party, per garantire la sua candidatura per il partito democratico.

In questo caso si scende nella provocazione andando inutilmente sul personale. Non ricordo che Obama abbia mai criticato in questo modo Fidel Castro e pertanto la caduta di stile dell’ex Presidente di Cuba è palese, soprattutto quando dovrebbe concludere la propria carriera con una riappacificazione per il bene del proprio popolo. E non resta granché da dire, se non che, da Fidel Castro, ci si aspetterebbe dell’altro, magari una mano tesa al Presidente Americano che non sia solo di facciata. E poco importa che Obama al momento non abbia fatto a sufficienza. Il ruolo di stravolgere anni di politica imperialista degli Stati Uniti è un’impresa ardua per un sistema. E anche Fidel Castro sta facendo tutt’altro che abbastanza. Per non dire poi che forse sarebbe anche il caso di lasciare che la Rivoluzione viva senza un cognome che non sia appartenente alla famiglia “Castro”.

“Si è scatenata  inevitabilmente con l’alto costo dei cereali […]

Non tiriamo in ballo i cereali.  Il Governo Gheddafi, la Jamahiriyya, è stato un governo oligarchico, fatto di soprusi al popolo. Gli immensi proventi economici derivanti dai giacimenti petroliferi non sono stati distribuiti al popolo affinché ne potesse trarre vantaggio. Ed ora il bizzarro Gheddafi le prova tutte, cercando di comperare con 406 euro ogni famiglia e allo stesso tempo ricordando ai ribelli che l’utilizzo delle armi contro lo Stato è sanzionato con la pena capitale.  E secondo Castro tutto questo indefinito orrore è attribuibile agli Stati Uniti? I governi di tutto il mondo, hanno dimostrato di non sapere gestire la propria ricchezza, indipendentemente dagli influssi diretti ed indiretti degli Stati Uniti.

Nessuna citazione alle parole di Fidel Castro da parte del Presidente Obama, che ha invece espresso la necessità di stare uniti, dialogare ed arrivare ad una presa di posizione comune e razionale.  Un buon discorso, fatto da un buon Presidente, che ha parlato non solo guardando in casa propria, ma più che altro ha proiettato le proprie preoccupazioni oltreoceano, cercando consenso nell’Europa e nei Paesi Arabi stessi. L’invito è a non agire individualmente. L’ammonimento scontato ma altrettanto importante è che il Governo libico sarà ritenuto responsabili dei crimini di cui si sta macchiando sulla popolazione.

Le ideologia sembrano, or ora, essere più un male che un bene sempre pronte a dividere e togliere ogni rimasuglio di buon senso. Abbiamo tutti una grande voglia di pace. Siamo disposti anche a lottare per la pace e l’uguaglianza.  In definitiva: “We have had enough

foto: New York Times Times by David D. Kirkpatrick and Los Angelest Times by Luis Sinco

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(6) Readers Comments

  1. Voglio ricordare che a Cuba da 53 anni tutti cittadini per uscire e ritornare nel loro paese devono avere un’autorizzazione del governo che ogni volta è soggetta a valutazioni soggettive da parte della polizia segreta. Non esistono liberi partiti, giornali indipendenti, tv libere e private, né organizzazioni di alcun genere, né sindacati, né associazioni. È consentito solo ciò che proviene dal governo. Sono proibite manifestazioni e/o riunioni in luoghi pubblici se le stesse non sono state organizzate dal governo. Addirittura qualche anno fa introdussero nella costituzione il reato ‘pre-delittivo’ – la polizia e gli organi giudiziali hanno il potere di mandare in galera una persona ancor prima che commetta un reato. Solo il 3 % della popolazione possiede internet, l’accesso alla rete è consentito solo all’élite del potere e ai loro familiari, così come la tv satellitare.

    Vorrei tanto che non venissero usati due pesi e due misure da parte della sinistra italiana.

    Sono ipocriti? Sono ingenui? Non lo so.

  2. Giovedì nella puntata di “Annozero” si portava alla luce che nei paesi emergenti – in questo caso la Libia – oggi gli strumenti dei giovani sono diversi quando è il momento di confrontarsi e scontrarsi col potere che li sottomette. Le dittature oggi sono più fragili poiché le lotte sociali e la voglia di partecipare nella vita civica di una società sono cambiate negli anni. Con tutto ciò affermava la tesi che tutti i soggetti coinvolti – vale a dire i cittadini di un paese – sia che siano dentro che fuori dello stesso, hanno il diritto di attivarsi pacificamente per cambiare lo stato delle cose, quando un governo non solo li opprime violando i diritti umani ma si perpetua nel potere senza lasciare spazio alla società civile di poter proporre cambi e miglioramenti.

    Vi siete chiesti come mai Gheddafi sia contemporaneamente “amico” di Berlusconi, Fidel Castro e Hugo Chavez? In questi giorni mentre tutti condannano i massacri in Libia, le tv di stato di Cuba e Venezuela cercano non solo di minimizzare, ma vanno oltre: difendono Gheddafi. Potete verificarlo facendo un giro sul canale satellitare Telesur.

    In queste settimane dopo il primo fatto in Tunisia anche noi cubani in molti paesi del mondo abbiamo alzato la nostra voce. Su Facebook è nata una pagina che oggi sfiora già i cinquemila scritti. Persone che non si conoscono si sono aggregate per far sentire la loro voce. I cubani nell’isola non hanno questa possibilità. La pagina si chiama “Por el levantamiento popular en Cuba” e vuole solo affermare che il diritto a manifestare il dissenso è sacrosanto.

    Ho iniziato il mio messaggio parlando delle amicizie di Gheddafi per far capire quanto può essere paradossale il comportamento politico della “sinistra italiana” quella che si dice più liberale o ‘radicale’ nei confronti di coloro che in questi giorni manifestano per le strade del nord dell’Africa. Pure io applaudo con entusiasmo la voglia di libertà di quei popoli. Ma, quando si tratta della realtà con la quale convivono i Cubani oggi giorno, questa stessa sinistra gira lo sguardo dall’altra parte, si arrampica sugli specchi. Fra Gheddafi e Fidel Castro esiste una grande amicizia che negli anni si è consolidata sempre di più. A Cuba il colonnello ha ricevuto omaggi e con decorazioni di alto pregio, addirittura quella più alta riservata a un capo di Stato straniero.

  3. Roberto, non vedo alcuna attinenza del suo primo commento con i contenuti dell’articolo. Tuttavia vorrei ricordarle che la questione di internet ecc. oramai è “stantia” e continuare a proporla come “manifesto” della dissidenza è quanto mai fuori luogo visti anche gli ultimi sforzi del governo cubano in merito alla conessione internet . Non dico che a Cuba non vi siano delle illiberalità ma continuare a puntare il dito senza mai tener conto di un embargo unilaterale, che ha avuto la sua gran parte di colpa in tutta la vicenda cubana è assurdo.

  4. Posso parlare della mia sperienza personale,non solo mia ma anche della mia familia.Da quando sono nato fino alla mia partenza da cuba verso l’europa pur mai avendo a che fare con la politica contro il goberno in carne propia abbiamo subito le consequenze.A mio padre lo mandarono in Angola per 2 anni propio quando avevo 4 verso una guerra lontana che nemeo ci aparteneva.I cubani allora sportavano la rivoluzione in Africa e in America latina.Poi la mia famila si divise ancora negli 80 e poi ancora quando mio zio a 21 anni perse la vita mentre faceva il militare in in incidente, mai una inchiesta,mai una spiegazione,mai un risarcimento.Le sperienze visute contano di più di una posizione politica.Una società civile seria si arrichisce della diversità,la favola dell’embargo non funziona più, i cubani non possono aspettare che la America sparisca per avere spazi liberi nella loro società.Comunque sono disponiblie con il suo portale a un epistolare di sperienze su queste tematiche.

  5. Francesco, direi che è ovvio parlare di embargo unilaterale (anzi, spiegami come potrebbe un embargo essere bilaterale…). In tutta sincerità non vedo sufficienti sforzi politici volti alla risoluzione della questione embargo(come del resto nessuno sforzo fatto dagli statunintesi, ma a loro l’embargo non danneggia granchè). Se il Rapporto di Cuba Sulla risoluzione 64/6 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite riporta dati veritieri, se pertanto l’embargo è così dannoso, non dovrebbe il governo cubano cercare il dialogo continuamente anche limando tutte quelle illibertà di cui parli, attraverso continue riforme, per il bene della Revolution stessa e nel nome di un popolo cubano che l’ha sempre appoggiata e sostenuta?
    E’ necessario andare oltre, castrismo o anticastrismo che sia. In questo mezzo secolo chi sono state le vittime dell’embargo? Non ci sono dubbi, che l’embargo statunitense sia una delle pagine più tristi ed ipocrite della politica statunitense, ma sono convinto che il governo cubano non stia facendo di fatto nulla per cercare il dialogo.
    Il caso internet è anche manipolato dalla dissidenza, è vero, sta di fatto che tutti gli sforzi fatti saranno giudicati solo a realizzazione compiuta.
    Se guardiamo in chiave economica Cuba dovrebbe lavorare in un modo differente, pur mantenendo il capitale umano che ha sviluppato con intelligenza e costanza.
    In ogni caso è vero: “le esperienze vissute contano più di una posizione politica” com’è anche vero che una posizione politica matura si costruisce non tenendo conto solo delle esperienze vissute.

  6. Ma voi pensate (e mi rivolgo anche ai cubani) che se l’Italia o la Francia fossero sorte dove ora sorge Cuba avrebbero oggi la (pseudo)democrazia liberale che hanno oggi o starebbero forse peggio di Cuba ?
    Perchè non la si finisce di paragonare Cuba ad i paesi europei e la si colloca finalmente nel suo contesto ?
    Perchè non andate a vedere il caos il caos in cui si trovano paesi come Giamaica, Messico, Haiti ?
    Uguale quando si deve giudicare un paese sinora ben governato come la Libia.

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