Ad Haiti è nuovamente allarme sanitario ed il Governo, o perlomeno quel che rimane di esso e della propria autorità, non può evitare di indire lo Stato d’Emergenza.

Purtroppo Haiti resta un Paese che non soccombe ai propri problemi a fasi alterne o solo quando la notizia imperversa sulle prime pagine dei giornali. Haiti è un paese il cui stato d’emergenza si protrae da decenni. E’ la storia che accomuna molti popoli dell’America Latina, che non riescono a crearsi una propria identità; nonostante Haiti sia stata la prima Nazione delle Americhe, dopo gli USA, a dichiarare il proprio stato di indipendenza nel 1804.

La Storia di Haiti è nei numeri. Indipendenza riconosciuta solo successivamente da Francia e ancora dopo dagli Stati Uniti. Gli stessi USA attesero poco più di mezzo secolo per irrompere nuovamente nel Paese ed occuparlo nel 1915, dando luce ad elementi positivi di sviluppo ma pur sempre legati ad una chiara dipendenza economica e politica che provocherà gravi ripercussioni sino al giorno d’oggi.

Di fatto Haiti non è mai riuscita a navigare in una direzione precisa e nessun governo è mai riuscito a dare dei veri benefici al proprio popolo. Il protagonista politico degli ultimi 20 anni è Jean-Bertrand Aristide, eletto la prima volta nel 1991 e scelto successivamente dagli americani come guida cui affidare il paese dopo aver ripristinato una certa calma nel Paese. Gli interventi statunitensi sono continui e gli quelli militari  la prassi per ristabilire una apparente normalità, tant’è che il Presidente Rene Preval resta ad oggi l’unico Presidente a portare a termine il proprio mandato.

L’ultimo ventennio è un presente triste, fatto di Presidenti eletti e puntualmente rimpiazzati da feroci e violenti colpi di Stato, interventi militari delle forze armate a stelle e strisce per restituire una minima sicurezza ai civili.

Oggi Haiti si vede preda di una epidemia che testimonia il grado di disorganizzazione, mancanza d’ogni struttura dignitosa e povertà estrema nella quale riversa. Il batterio che ha provocato un’epidemia, oramai confermata, di colera, il Vibrio cholerae si è quasi certamente diffuso per via di un’acqua potabile di scarsissima qualità. Tempo fa infatti, avevamo descritto il paese sull’onda del baratro, dove a fianco della operatività e solidarietà dei volontari, operavano tanti avvoltoi pronti a scaravantarsi sulle carcasse delle disgrazie in un cui il paese è precipato completamente dopo il disastroso terremoto dello scorso anno. Il batterio ha così iniziato a diffondersi nelle zone rurali di Artibonite e Plateau, ad una sessantina di chilometri dalla capitale Port-au-Prince, dove ora si manifestano i primi casi confermati di contagio, il cui isolamento è una misura che pare non essere sufficiente.

La diarrea acuta e le conseguenze letali, sono difficilmente controllabili se le strutture sanitarie non assistono i pazienti protamente, stando anche al fatto che in un paio di giorni il corpo può disidratarsi in modo irreversibile danneggiando gli organi vitali e provocando, oltre ai comuni sintomi, acidosi metabolica e schock ipovolemico e quindi indurre il malato verso una situazione rapida d’irreversibilità del quadro clinico. Parte degli ospedali più attrezzati sono stati distrutti dal terremoto e la maggior parte del lavoro è gestito dalle molte organizzazioni umanitarie equipaggiate per contenere l’emergenza confermata dalla OMG.

Il colera in sè è una malattia che, se curata prontamente, con le dovute concentrazioni di elettroliti, acqua ed antibiotici è mortale solo nell’1% dei casi. La mortalità sale proprio nelle situazioni che alimentano il protrarsi del batterio, che si replica velocemente in ambienti sporchi, come nelle tendopoli che continuano a costituire l’immagine cardine della capitale, in un’assistenza non prontamente garantita. Il contagio del batterio è rapido, tantopiù le zone sono demograficamente concentrate e le persone più colpite sono i bambini e le persone anziane. Per queste ultime fascie di popolazione il riequilibrio idrosalino deve essere tanto abbondante (6 litri) quanto rapido. Anche alcuni antibiotici aiutano la guarigione. Il sierotipo del vibrione del colera responsabile dell’epidemia attuale ad Haiti è lo O1. La tossina che il batterio sviluppa (tossina colerica), porta ad una alterazione dell’equilibrio biochimico, generando una velocissima perdita di elettroliti quali sodio, cloro ed acqua.

Ad oggi lo scenario d’emergenza sanitaria, tra l’altro preventivata negli scorsi mesi, parla di 250 morti e qualche migliaio di contagi. Impossibile parlare di cifre che ahimé sono un continuo divenire in termine di perdite, come se non fosse bastato il terribile heartquake che ha causato 250 mila vittima ed un milione e mezzo di sfollati. L’ospedale St. Nicholas Hospital è colmo di persone che attendono d’essere assistite.

Le organizzazioni mediche che prestano soccorso in collaborazione con lo staff locale stanno cercando di offrire un primo soccorso a tutti e nello stesso tempo intervenire prontamente portando assistenza ai più vulnerabili.

Per il Ministro della Salute di Haiti, Alex Larsen, la diffusione del colora è ora sotto controllo e si sta lavorando per ridurre la velocità del contagio. Aggiunge che vi sono conferme che il tasso di mortalità nei contagiati sta gradualmente scendendo. Come dire, in vista delle elezioni Presidenziali e legislative del prossimo 28 Novembre, l’importante è che lo Stato appaia forte e che gli effetti collaterali del terremoto sembrino sotto controllo.

Tali affermazioni di Larsen, sono intrise di propaganda politica e pertanto di mancanza di sensibilità ed umanità, decretando la sconfitta morale del diretto interessato, che mostra già come la sua non possa essere che una linea di governo dettata dalla menzogna.

Mentre qualche politico non perde il vizio di stravolgere la realtà con un’arte oratoria discutibile, Medici Senza Frontiere si sta impegnando concretamente per predisporre un centro di prima accoglienza a Saint-Marc, a nord ovest di Port-au-Prince, in grado di assistere i malati e fare così da filtro all’esercito di disperati che si sta spingendo verso la capitale in cerca di cure.

Francesco Rocca, il commissario straordinario per la Croce Rossa Italiana, conferma invece “uno scenario gravissimo” dal punto di vista sanitario, che impegna tutti i volontari presenti giorno e notte e cita anche il grado d’esasperazione della gente che chiede rabbiosa al governo qualcosa in più, al di là delle solite frasi propagandistiche volte perennemente ad una miglioria generale in un futuro imprecisato.

Con questo articolo vogliamo anche ricordare che il colera non è una piaga che colpisce solo oggi e che non è circoscritta alla sola Haiti. Molte altre sono le zone del mondo povere ad essere colpite, dove l’abbondanza di pioggie, situazioni igieniche precarie e acqua contaminata sono ingredienti che generano un cocktail mortale inevitabile. Le epidemie a livello mondiale mostrano un trend in crescita negli ultimi anni, cosa che testimonia come il numero di poveri nel mondo stia continuamente aumentando, dato che smentisce l’efficacia degli accordi tra potenze mondiali per la riduzione del tasso di povertà stesso. I dati ufficiali forniti dal World Health Organization riportano altre due epidemie in atto, in regioni endemiche per il batterio quali Africa Centrale. Il Paese più colpito è la Nigeria, con 29115 casi e 1191 morti (tasso di mortalità pari al 4.1%).

Il nostro articolo vuole essere un modo per ricordare in ottica generale quanto una corretta informazione possa esser uno strumento di sensibilizzazione generale verso i mali e le disuguaglianze diffuse nel nostro mondo. E’ sufficiente sfogliare le pagine di un atlante o far scivolare un mappamondo lungo il proprio asse, per vedere quanto piccole siano le zone del mondo ricche, rispetto a quelle in cui mancano i servizi essenziali e il rispetto del basilare quanto semplice diritto alla vita.

fonte foto: sito internet WHO ( http://gamapserver.who.int/mapLibrary/app/searchResults.aspx)

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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