Breaking News — 28 settembre 2010

Chavez ha vinto le elezioni in Venezuela. Si registra però una flessione dei voti presi dal suo partito, rispetto al plebiscito cui era oramai abituato.

Nonostante la vincita la rassegna stampa internazionale è impietosa. La vincita ai numeri passa pertanto in secondo piano ed inizia il valzer delle interpretazioni, più o meno fantasiose, delle palle di vetro e delle profezie per il futuro. I veggenti si sono sfogati ed hanno avvisato Chavez con titoli da apocalisse biblica.

“L’inizio della fine“, o “Chavez ha la febbre” E ancora,  “l’opposizione si prepara a governare” e “Chavez in caduta libera” e tanti altri titoli che possono disorientare il lettore. E’ palese che dietro un titolo del genere letto di sfuggita, può addirittura disinformare il lettore distratto o superficiale, che ha comunque diritto nel titolo ad una sintesi che non alteri un risultato, soprattutto quando si tratta di uno elettorale.

Non si trattava di elezioni presidenziali, che avverranno nel 2012 e quindi Chavez è ancora il Presidente in carica, nonostante esca ridimensionato da una vittoria che non ha assunto le caratteristiche epiche delle precedenti elezioni.

Detto questo si devono considerare le elezioni parlamentare in modo più approfondito, in quanto rappresentano un importante monito sul consenso attuale di Chavez in Venezuela. Dopo 12 anni di governo, il Presidente carismatico dimostra di guidare ancora il partito numero uno. Non si può non considerare l’allarme dietro un calo di voti consistente, che è andato a beneficio di una discutibile opposizione.

Se vincesse l’opposizione, alle prossime elezioni presidenziali, è difficile immaginare cosa potrebbe accadere in fatto di stabilità del Paese o come potrebbe mettere da parte le divisioni interne in prospettiva decisionale. Tuttavia può ancora una volta essere d’aiuto una fedele interpretazione dei dati. In questo caso notiamo che il partito d’opposizione è rientrato in Parlamento con 62 seggi a fronte dei 94 aggiudicati dal Partito socialista. Dopo 5 anni quindi, le leggi torneranno ad essere discusse e votate da una opposizione parlamentare. L’opposizione chavista ricorda un po’ quella antiberlusconiana, cioè una il cui programma elettorale si basa sull’essere una semplice alternativa al leader in carica. Una alternativa coatta nel demolire ma che va in crisi quando si tratta di impugnare e far proprie decisioni e programmi importanti. In questo caso il Tavolo di Unità democratico (Mud) è ancor più zoppicante e privo d’una propria identità. Il Mud è un maldestro tentativo di riportare la democrazia in uno Stato in cui probabilmente non è mai venuta meno. L’unica colpa del PSUV in questi anni è probabilmente l’aver preso troppi voti, così tanti da trasformare un governo democratico in una sorta di governo totalitario, ma pur sempre per volere del popolo durante libere elezioni. In altre parole, la democrazia coincide con il poter scegliere liberamente, da parte degli elettori il partito cui votare o il candidato cui assegnare la propria preferenza, sino a quando i voti non si riversano in misura troppo eccessivo su di un unico partito. Cosa si dovrebbe fare in questi casi, annullare le elezioni, in quanto il volere del popolo va contro il principio basilare del termine democrazia?

Le elezioni del 2005 avevano visto il ritiro vero e proprio dell’opposizione dalle liste elettorali, il che avevano determinato un tasso elevato di assenteismo ed uno strapotere di Chavez, che con oltre i due terzi del parlamento ha emesso leggi senza alcuna difficoltà, all’interno del suo programma volto a creare il socialismo bolivariano de XXI secolo. E in questo programma l’accentramento dei poteri, la statalizzazione d’imprese ha creato anche qualche malcontento.

Gli Stati Uniti purtroppo non hanno ancora capito che sovente rovinano la propria immagine attraverso una invasione ed una intromissione nella sovranità degli altri paesi. Quando uno Stato elegge un Presidente che ha una linea sociale differente da quella a stelle e strisce, iniziano le accuse di terrorismo, di diritti civili violati e di prigionieri politici. Un qualunquismo disarmante fatto di tante black lists atte ad identificare in taluni stati del reali pericoli per l’umanità.

Anche in questo caso, gli Stati Uniti si congratulano con l’opposizione per il risultato ottenuto e sperano che ora il potere del voto possa ristabilire una vera democrazia. Una democrazia che ricordo, non è mai venuta meno di fatto.

Inutile quindi aggrapparsi ai sospetti di elezioni comperate, ad ampi sospetti che collegano il Presidente Chavez alla compagnia che opera per gli scrutini, Smartmatic, attraverso un segreto accordo finanziario. La Smartmatic per questo è stata diffidata dagli Stati Uniti nel 2007.

Ora la democrazia ha un leader che si chiama Maria Corina Machado, una convinta antichavista, che ha subito espresso la necessità di limitare i poteri del Presidente in carica. Come questa nuova entità politica d’opposizione riuscirà a trovare una propria identità politica, è difficilmente immaginabile. Una opposizione che ha raccolto partiti diametralmente opposti e che non hanno nulla di condividibile nei loro programmi, se non quello di sollevare dal potere un Chavez, che attraverso Twitter si è dichiarato felice dell’esito dei risultato definendoli una nuova vittoria del popolo che ha consolidato il socialismo Bolivariano e democratico.

Il Presidente, è anche vero che probabilmente non potrà più contare sull’iniziale plebiscito nazionale, determinato anche dalla solita componente d’entusiasmo, che contribuisce sovente nell’accentuare i pregi e scostare i difetti. Le lacune nella guida di Chavez, sono le tipiche che si possono trovare in un sistema socialista e che vanno risolte: corruzione, accentramento dei poteri, assenteismo, incapacità di mantenere un apprezzabile livello produttivo. A questi si sono aggiunti anche i problemi economici, quali l’inflazione, una flessione del PIL legata una diminuzione della produzione sia industriale che agricola, e problemi sociali quali un aumento della violenza che va però ricordato essere un trend comune nei paesi dell’Area dell’america latina.

L’opposizione avrà ora il tempo di essere valutata, dagli addetti ai lavori e dagli elettori stessi, e dovrà fare i conti con il timore di non essere all’altezza della situazione. In tale caso, le indecisioni non farebbero altro che favorire nuovamente Chavez alle prossime elezioni. Quel che è certo è che il Presidente venezuelano non avrà più a disposizione il monopolio decisionale ma è difficile pensare che questo sia necessariamente un sinonimo di sconfitta o di declino.

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