Breaking News U.S.A & America Latina — 01 settembre 2012
Elezioni presidenziali a Cuba? Non ancora possibile

Sino a quando esiste uno stato di sicurezza nazionale a Cuba dettato dalle becere politiche statunitensi non si possono realizzare libere elezioni presidenziali a Cuba. 

Purtroppo una conseguenza è che si creino dei falsi miti, una mera alternativa politica, che in realtà non è che una critica astratta ed esasperante che si attacca a luoghi e tanta ignoranza ed ancor più opportunismo.

Non nego che vi siano casi di disperazione legati all’immobilismo economico. Poche opportunità per i giovani. Certo è che le ricette del mondo occidentale non possono rappresentare l’alternativa. Il dollaro, l’euro sono monete così fortemente indebitate che in un prossimo futuro si inizierà a dubitare della loro stessa sopravvivenza. Il credito, la finanza ed il debito la fanno da padrona sull’economia, che lotta in mezzo a mille problemi per restare a galla.

Capita di ascoltare all’unisono le alternative ad un governo che assicura stabilità per oltre mezzo secolo, un dato di fatto che è già una grande conquista per un terreno come l’America Latina, dove sappiamo bene i limiti della mentalità comune in ambito lavorativo e più in generale la stessa impostazione della vita. Ragionare con la metodologia razionale occidentale è quanto di più fuori luogo ci possa essere. Lo possiamo osservare, ne possiamo discutere, ma non possiamo negare che i punti deboli di una società per altri possono essere il cavallo di battaglia cui mai rinuncerebbe.

E poi quando si parla di libere elezioni presidenziali quasi sorrido con quella convinzione che è quello che fa la differenza, come se non fosse chiaro a cosa si andrebbe incontro.

In Messico, come in Colombia o in  Repubblica Dominicana le elezioni sono una frode a cielo aperto con milioni di voti comprati. Gli Stati Uniti sono sempre pronti a monitorare con sistemi democratici e positivi per certi aspetti, ma radicate in realtà che non possono uscire da una certa logica. E quando la gente preme per ottenere il diritto alla propria sovranità ed elegge un candidato che non è il più consono ecco che intervengono i gringos  come Allende en Chile, o Maurice  Bishop Granada o molti altri passando dal recente golpe in Paraguay.

Ecco perché sorrido leggendo di Yoani Sanchez che tutti i giorni si chiede cosa fa un Presidente, che s’inventa aggressioni che di fatto non esistono, che fotografa la sporcizia per terra semplicemente perché a Cuba tutti sanno che è niente di più che una provocatrice.

Di fatto ritengo che la prima cosa da discutere con l’appoggio di quest’ala democratica progressista sia cercare di risolvere la questione dell’embargo. Possibile che tante menti così razionali si concentrino sul cambio di presidente ancor prima di eliminare un atto criminale ed insensato? Non ci sono i presupposti democratici per mantenerlo.

Elezioni. A tal proposito inizia lunedì prossimo, 3 Settembre, la nomina dei candidati a delegati del Poder Popular, la prima fase alla base del processo elettorale cubano. Qui i cittadini possono scegliere i candidati preferiti e consentire ai più votati di rappresentare le esigenze che partono realmente dal basso.

A leggere questo mi torna alla mente gli eletti in un sistema come l’Italia, tra campagne elettorali milionarie, che garantiscono l’ascesa politica dell’individuo sulla base non tanto degli ideali, quanto dell’influenza delle amicizie e, del proprio potere e delle proprie disponibilità economiche. Sappiamo tutti ad esempio che Nicole Minetti è stata eletta per le indubbie qualità politiche.

E mi vengono in mente le elezioni dello scorso Maggio in Repubblica Dominicana. UN’opportunità per il popolo per riuscire ad arrivare ad un blackberry, ad un regalo di 300 pesos, o che semplicemente canta sulla base dell’inno politico frasi qualunquiste che fanno leva sul basso livello culturale delle masse.

E’ vero, Raul non è un Presidente amato. Il popolo si lamenta e non nascondo la mia totale antipatia verso le nuove generazioni di cubani che probabilmente desidererebbero qualcosa di diverso, nel loro progressivo individualismo, pericoloso perché non è sorretto da cultura e da esperienza da quel che può rappresentare per loro un cambio reale, con l’ingresso di capitali dall’estero in forma massiccia. Perché diciamocelo, Cuba rappresenterà un ottimo investimento e nessuno avrà l’interesse di stabilire contratti di lavoro che non siano quelli che si avvicinano allo sfruttamento in buona parte dell’America Latina.

Non amo il passaggio di poteri da un fratello all’altro e poi ai figli, ai nipoti e così via. Ma quando il mondo condanna all’unanimità il bloque imposto dagli stati Uniti che continua imperterrita ad asfissiare l’economia cubana cercando con un sistema antidemocratico di influenzare il popolo, beh posso solo dire che le alternative sono già segnate all’orizzonte. 

 Ma alla fine così gira il mondo e se proprio Cuba vuole le libere elezioni presidenziali, diamogliele, sarò solo uno dei tanti ad andare ad investire cercando di risparmiare a bilancio sulla voce “costi personale dipendente“. E sono sicuro che sosterrò il governo che più mi permetterà di lucrare in questo senso. 

La realtà dei fatti è sempre quella. E sorrido all’utopismo di chi festeggerà un giorno la caduta dei Castro immaginandosi un futuro di Cuba Libre. Ma i latini sono così e gli statunitensi sono pronti a farsene per l’ennesima volta un sol boccone.

 

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Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(1) Reader Comment

  1. Regolazioni doganali in cuba dalla voce della dogana cubna.Video che mette alla luce quel che dicevo in qualche comento fa.
    http://www.youtube.com/watch?v=giQ7MqEs3h0&feature=related

    il video parla da solo.

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