Elezioni 2020 in Repubblica Dominicana. Lo scenario e le prospettive

Forse direte che all’Agosto 2020 manca molto, che le elezioni in Repubblica Dominicana non valgono nulla. Ma dalle elezioni passa  il potere e questo concetto non è così chiaro per nessuno quanto per i dominicani. Essere eletti vuol dire plasmare la democrazia a proprio piacimento. Di più, vuol dire sguazzare in quel termine su cui vi è il benestare dell’influente amico a stelle e strisce,  e ottenere un lasciapassare per qualsiasi attività illecita.

In Repubblica Dominicana tutto è corrotto. I dipendenti pubblici, i funzionari, i servizi, i Ministeri, i politici, le forze dell’ordine, la magistratura.

La Marcha Verde era ed è una bozza di tentato cambiamento, un auspicio al risveglio delle coscienze, che pervade i meandri della dignità di ognuno, ma che ancora non riesce a far breccia sulle masse in forma organizzata. La marcha Verde è una bozza di un’idea ragionata e maturata, alla fase embrionale e senza lider trascinatori, sembra più un movimento populista che qualcosa di unito che possa realmente intimorire il potere. Forse sfugge qualcosa nel sistemare i tasselli del sistema e farne un quadro in cui traspare che il lavoro impoverisce gli stessi dominicani privandoli dei diritti basilari e l’abuso incide sull’ossatura dell’isola ferite inguaribili che pagheranno le generazioni future.

Errati investimenti, indebitamenti, politica estera legata alla svendita, totale mancanza di rispetto verso il territorio, fauna, flora o qualsivoglia la natura viene stuprata irreversibilmente nel nome di un guadagno labile e non duratura legata all’impresa turistica.

Prima di tutto, i politici dovrebbero gettare quelle basi che servono per comprendere un buon operato, delle intenzioni serie, un programma che non necessariamente sia inquadrato solo sulla crescita in termini di PIL. Un programma sociale (e fidatevi che di sociale in questi posti ce n’è veramente il bisogno), solidale, culturale. Sono parole ormai comuni ed abusate dai politici e si fatica a stendere un programma e farlo rispettare, che apporti quel miglioramento sociale e sostenibile che tutti si auspicano.

Istruzione in primis, rispetto dell’ambiente e diritti sul lavoro. E poi un altro grande lavoro che richiede anni e che è un circolo vizioso con l’istruzione ed il sociale. Riduzione della corruzione. Eppure l’arricchimento non arriva mai nelle tasche di chi lavora.

E’ imbarazzante vedere come il partito esponente della filosofia ed ideologia di centro/centrosinistra, il PLD (Partido de la Liberación Dominicana), al governo da tre mandati continui a non apportare benefici significativi per il popolo. Appartenente addirittura, in ambito internazionale al Forum di San Paolo, non fà nulla poi per mettere in pratica la dottrina ispiratrice. 

Il cambio di mentalità nel settore lavorativo e la sicurezza di un lavoro, di diritti basilari e della giustizia sono concetti che non hanno apportato alcun miglioramento in un tempo di governo sufficiente.

I programmi politici continuano a non evidenziare quelle lacune strutturali che impediscono alla società dominicana di crescere stabilmente. Diciamo un pò che mancano le fondamenta e che la pretesa è quella di erigere senza le dovute conoscenze, edifici sempre più ambiziosi. Il rischio inevitabile è il crollo.

Leonel Fernandez, dopo essere uscito di scena per lasciare il passo al successore e compagno di partito Danilo Medina, è stato coinvolto direttamente dalle accuse del narcotrafficante Quirino Ernesto Paulino Castillo. Il delinquente, scontata negli USA la pena a 10 anni di carcere per traffico internazionale di quasi 1400 chili di cocaina, dal 2015 è tornato a vivere a Santo Domingo. E da qui ha puntato il dito proprio contro il PLD e  Leonel Fernandez, per avergli donato 4,5 milioni di dollari. Leonel Fernandez non replica e Quirino, nel bel pieno di  primarie farcite di corruzione che lo candiderebbero di nuovo alla Presidenza.

A mio modo di vedere, sebbene sia corretto far luce sugli eventuali finanziamenti al Partito di Leonel Fernandez, non lo considero elemento imprescindibile per la rielezione. E’ ben più grave pensare che l’attuale Presidente Danilo Medina deve difendersi dalle accuse Lava Jato di aver riscosso da Odebrecht tangenti per permettere alla società di aggiudicarsi la costruzione di Punta Catalina, a 3 volte il valore, soldi che dovranno pagare con interessi salati i dominicani.

Tra i partiti riappare addirittura quello del nipote del sanguinario dittatore Trujillo, Ramfis Dominguez Trujillo, che nel proprio programma non manca ancora una volta di segnalare l’emergenza dell’invasione degli haitiani per il popolo dominicano. Forse vorrà completare quello che suo zio ha lasciato in sospeso, con la strage di 20 mila haitiani. Si giocherà le proprie chance di vittoria con il proprio partito di destra Frente Nacionalista Opositor (FRENO).

Vi è poi un movimento di sinistra progressista, tra i cui precandidati per le presidenziali vi è Juan Hubieres, un sindacalista che gode di una certa fiducia di alcuni gruppi di lavoratori ma nulla è più distante da quest’isola come i concetti di sindacato e giustizia sociale. Le possibilità di vincere sono nulle e quelle di contare qualcosa con i voti ricevuti sono altrettanto tendenti allo zero. Si era presentato nelle file del PRD, e i suoi averi sono limitati, con un attivo di meno di 5 milioni di pesos, non tocca neppure i 100 mila pesos.

Il bivio alle Elezioni Presidenziali 2020 deve fare leva su pochi e veri capisaldi concettuali. Ridurre l’attuale esistenza di una, definirei quasi “folle”, differenze tra classi sociali. E ciò che è più sconsolate è l’accettazione quasi inconscia di questa situazione delle masse.

 

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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