Breaking News L'editoriale — 28 gennaio 2011
Dossier:I rapporti USA–Cuba. La verità sull’embargo sino ai giorni nostri

ESP:Las relaciones entre EE.UU. y Cuba en crisis desde 50 años y el asfixiante embargo que golpea Cuba que ya según recientes estadísticas son pocas las personas que los quieren . Un análisis profundo  en este dossier que pone en resalto como los factores políticos sean los verdaderos artífices de la existencia  del bloque económico, que dramáticamente sigue golpeando aquella parte de la población débil y sin culpa.

Il Rapporto di Cuba Sulla risoluzione 64/6 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite intitolata “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba” del Luglio 2010 è durissima. Si parla chiaramente e, per quanto sia l’arringa della difesa, e come tale inevitabilmente di parte, vengono citati informazioni tanto precise quanto facilmente riscontrabili. I dati che invece pretendono di quantificare i danni sono soggettive e difficilmente stimabili per veridicità d’impatto economico.

slogan cubano per la cessazione dell'embargo statunitense

Nel documento s’ introduce il presente con riferimenti al passato, ricordando come il governo americano, dall’epoca coloniale, sia stato intento a controllare le sorti dell’Isola, con qualsiasi mezzo, anche ledendo i diritti del popolo cubano e la sovranità della nazione. Se in passato l’Isola era controllata per la sua posizione strategica attraverso modalità che includevano la schiavitù, così oggi sotto diverse quadri, modalità e forme, si persiste in un volere finalizzato al controllo, sotto il consenso comune che s’appropria di concetti democratici ampiamente condivisi.

Cuba parla dell’embargo economico, asfissiante per quanto concerne gli scambi commerciali per e dall’isola, come un atto di genocidio, secondo la Convenzione di Ginevra comma C articolo II.

Il Governo Obama, questa è la tesi del documento, avrebbe potuto adempiere a delle promesse elettorali, fatte agli elettori nordamericani ed alla comunità internazionale ,mettendo in atto quel cambiamento promesso attraverso riforme democratiche, quali un atteggiamento moderno e realmente comunicativo a sostituzione d’un arretrato strumento di repressione, che sopravvive ai fantasmi della guerra fredda.

Lo strumento realizzativo era il consenso, mai così alto e in grado di coinvolgere per aspettative mezzi di informazioni, forze imprenditoriali, lavoratori ed opinione pubblica. Il Presidente Obama avrebbe potuto alleggerire il blocco in prima persona, con una serie di misure a favore degli scambi commerciali, anche senza passare dal benestare del Congresso.

I divieti e le sanzioni sono rimaste le stesse e tutte le misure in atto sono state autorizzate dall’Amministrazione anche per il 2010.

Il primo aspetto che voglio introdurre è quello del consenso.

Non c’è dubbio che il popolo americano non appoggi i provvedimenti e le sanzioni verso Cuba. Il popolo americano non sente Cuba come un nemico e non lo avverte come un pericolo. Lo considera forse un vicino estremamente differente e la bocciatura arriva solo quando si parla dell’Isla in termini economici. A prescindere dall’embargo, per gli statunitensi l’economia cubana è l’esempio di un completo e totale disastro.

E’ vero pertanto che l’opposizione al blocco, “bloqueo”, interna agli Stati Uniti sia forte e sempre più in crescita. Si uniscono a questa protesta, in una fredda, consenziente e razionale riflessione, l’ex Presidente americano Carter, il giornale più importante statunintense, il New York Times, che in un editoriale ritiene nulla la volontà di Obama a rimuovere l’embargo, quest ultimo definito un anacronismo della guerra fredda mantenuto per la lobby della Florida. In un successivo articolo chiede la rimozione dello stesso strumento di lotta politica. Obama è rimproverato da Amnesty International, che definisce assurdo uno strumento che nuoce così gratuitamente ad un popolo, nonché dal partito dei Verdi, che ha chiesto la revoca immediata di tutte le misure che ledono la dignità del popolo cubano. Anche il Presidente Bill Clinton, nonostante le ire della moglie poco desiderata, si è detto favorevole alla revoca delle restrizioni.

I sondaggi  realizzati dalla Cnn, dall’agenzia specializzata in statistiche Gallup, dalla seconda più importante agenzia di viaggi al mondo Orbitz Worldwide, dal Nuevo Herald per conto della BBC,rivelano in media, che il 65% degli intervistati é favorevole alla revoche delle restrizioni ai viaggi a Cuba ed il 68,5% ritiene giusto il ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, anche per via delle opportunità che gli imprenditori statunitensi stanno perdendo.

I cittadini americani non possono viaggiare a Cuba. Dal veto sono escluse solo alcune categorie autorizzate in via eccezionale e che devono fare attenzioni al loro comportamento sull’Isla per non essere multati, rispettando un massimale di 179 dollari giornalieri, da spendere a Cuba.

Ad oggi solo da tre aeroporti statunitensi i cittadini autorizzati possono recarsi a Cuba (Miami, New York e Los Angeles). Veti all’utilizzo di carte di credito, di debito, assegni; proibizioni alle agenzie di viaggio, alle navi da crociera; divieti alle compagnie cubane di effettuare servizi per gli statunitensi; divieti di fare regali, di comperare merce anche per un utilizzo privato rappresenta un quadro surreale, laddove si dice, ci si batte contro alcuni paesi proprio per rendere possibile il diritto assoluto alla libertà individuale.


Per l’anno 2010 sono stati 30 i milioni di dollari destinati a quelle emittenti radiotelevisive che diffondono il proprio segnale creando specifiche trasmissioni contro il governo cubano, col fine di sovvertire l’ordinamento giuridico e politico cubano.  Il monitoraggio delle spese e le attività di Radio e Tv Martì sono oggetto di forti dubbi sulla legittimità di tali azioni da parte de United States Government Accountability Office (GAO), che si addentra anche sulle modalità con le quali il segnale viene diffuso.

U.S. Government Accountability Office (U.S. GAO) conosciuta come "the investigative arm of Congress"

In questo caso, la mia fonte diventa nientemeno che lo stesso sito del GAO che spiega in un documento1 e non si esita a spiegare come l’Office of Cuba Broadcasting (OCB), che è una struttura del governo USA, con sede a Miami, spenda ingenti somme solo per diffondere il segnale di TV Martì. La modalità più utilizzata è l’utilizzo di aeroplani che diffondono il segnale sorvolando spazi definiti, 4 ore e mezzo al giorno per sei giorni alla settimana. Il conto per la diffusione della democrazia? 5 milioni di dollari per anno, solo per coprire i servizi aerei e il carburante. Immaginiamoci pertanto in queste modalità gli americani che finanziano ed intraprendono una vera e propria aggressione ideologica,per assistere Cuba nel passaggio alla democrazia, nel quale si parla poi senza mezzi termini di aiuti statunitensi diretti per stabilire un ordine governativo.

Un altro punto che é definito critico è l’applicazione extraterritoriale dell’embargo, ogni giorno più radicato, sulla base delle nuove logiche di mercato, che abbracciano la globalizzazione, e quindi vedono partecipazioni di multinazionali americane in imprese estere, con piccole o irrilevanti quote, ma sufficienti a negare accordi commerciali di qualsiasi tipo con Cuba. Si cita anche un esempio che coinvolge una casa farmaceutica Israeliana a capitale nordamericano, la Teva (casa di generici molto distribuita anche in Italia e la stessa casa produttrice del Propofol, il farmaco che uccise il cantante Jackson e ritirato in seguito a maxi indennizzi a coloro che furono contagiati da Epatite C in seguito ad iniezione di unità non sterili), che ha comprato la compagnia messicana Lemery, produttrice di un antitumorale utile per trattare certi tipi di sarcomi.

Alcuni estratti:

L’8 dicembre 2009, l’impresa cubana Construimport ha effettuato  un’offerta per importare 15 caterpillar, 20 ruspe e 4 motolivellatrici, per un valore stimato di 5 milioni 500 mila dollari, alla ditta d’origine giapponese “Komatsu Brasil Int” attraverso l’impresa brasiliana SURIMPEX.  La Komatsu Ltd, compagnia per molti anni leader nel mercato cubano delle attrezzature edili, ha risposto che “l’impresa è filiale della Komatsu Latin America, stabilita in base alle norme degli Stati Uniti e quindi non poteva vendere a Cuba”.

SIEMENS Messico ha declinato di partecipare all’offerta dei pezzi di ricambio del forno ad arco elettrico dell’impresa cubana Antillana de Acero, che a suo tempo erano stati forniti dalla compagnia messicana Fuch, acquistata dalla Siemens.  A causa delle disposizioni del blocco, questa compagnia si è rifiutata d’adempiere ai suoi obblighi con Cuba ed i mezzi richiesti si sono dovuti acquistare in un paese europeo ad un prezzo superiore e con un maggiore tempo di consegna

L’Amministrazione Obama ha dato continuità al Plan Bush e all’intransigenza nel rispettare le leggi dell’embargo. Ciò  ha portato a sanzionare le aziende di paesi terzi che esercitano attività commerciali con Cuba.

A seguito riportiamo alcuni esempi di multe afflitte dal Office of Foreign Assets Control (OFAC), braccio operativo del Dipartimento del Tesoro Americano, a gruppi stranieri (e ad un cittadino americano):

1) Compagnia: Australia and New Zealand Bank Group, Ltd.,

sanzione: 5 milioni 750 mila dollari,

motivo: intraprese transazioni finanziarie riguardanti Cuba e Sudan.

2) Compagnia: Credit Suisse Bank

sanzione: 536 milioni di dollari

Motivo: violazione delle disposizioni del blocco e realizzare transazioni finanziarie con vari paesi sanzionati dagli Stati Uniti, tra cui Cuba.

3) Compagnia: filiale svedese della compagnia chimica  Innospec Inc.

Sanzione: 2 milioni 200 mila dollari

Motivo: avere venduto a Cuba un additivo per la benzina

4) Oggetto: individuo (cittadino statunitense)

Sanzione: importo di 1.175 dollari

motivo:acquisto di sigari cubani in Internet

5) Compagnia: Intel

motivo interrogazione: commercio dei suoi processori Celeron, presenti in alcuni computer cubani.

6) Compagnia: Philips Electronics of North América Corporation

Sanzione: 128 mila 750 dollari

Motivo: un dipendente si è recato a Cuba senza licenza, per la vendita di apparecchiature mediche per conto di una filiale straniera.


Passando alla Sanità Pubblica i dati si fanno ancora più fitti e si stimano danni nel 2010 per oltre 15 milioni di dollari, che si riflette in un aumento della sofferenza dei pazienti che non possono essere trattati con le cure più efficaci ed opportune. In tale ambito s’introduce a dirette conseguenze di un embargo che assume così delle sembianze omicide. Se può essere quantificato il danno economico quello umano è inestimabile.

Cuba non è libera di rifornirsi dei seguenti prodotti, medicamenti, attrazzature e dispositivi medici:

farmaci di primaria importanza tra cui: antitumorale Temozalamide, farmaci antirigetto quali Ciclosporina ed il Tacrolimus e l’anestetico inalatorio Sevofluorane (e precursori) prodotti dalla multinazionale farmaceutica americana Abbott.

reagenti, dispositivi medici, diagnostici in vitro quali: reagente SILANE per analizzare alcuni tumori e malattie infettive

strumentazioni: ricambi per il topografo Philips, utili soprattutto per l’Angio-TAC (il che provoca aumento imprecisione, difficoltà a valutare la forma tumorale e quindi l’utilizzo corretto della radioterapia); placche di iodio radioattivo indispensabili per alcuni tumori della retina dell’occhio nei bambini; sempre per i bambini, divieto di vendita del dispositivo Amplatzer, utile per evitare il rigetto organico.


Non da meno i danni in termini di decine di milioni di dollari legati al ramo dell’alimentazione.

A Cuba é negato acquistare sui mercati preferenziali beni di prima necessità, quali lo zucchero o i cereali nelle quote di sovrapproduzione negli Stati Uniti. Il mancato reperimento di fertilizzanti ed altri trattamenti per la semina del riso, si traduce in un calo del raccolto e di conseguenza  della disponibilità offerta alla popolazione stessa. E’ altresì impossibile reperire barili per l’invecchiamento del rum, che devono pertanto essere acquistati oltreoceano con un sovraprezzo annuo di un quarto di milione di dollari. La mancata possibilità di vendere prodotti dell’etichetta cubana Havana Club, assesta un altro duro colpo all’Isla, che stima i mancati introiti in non meno di 2 milioni e 200 mila scatole di rhum, producendo danni dell’ordine di ulteriori 87 milioni di dollari.

I primi ad essere stanchi di questa ridicola situazione d’una politica che ostacola il commercio, sono gli agricoltori americani. Secondo un rapporto del 2009, la Commissione del Commercio Internazionale degli Stati Uniti ha quantificato i danni provocati dalle restrizioni economiche in essere in una cifra che oscilla tra i 924 milioni ed i  1200 milioni della valuta statunitense, ossia tra il 49 per cento ed il 64 per cento del totale degli acquisti agricoli cubani.

Vorremo che la lista di palesi ingiustizie fosse finita qui, ma probabilmente l’asse Washington – Israele macina trame e le applica fantasiosamente in altri settori che ora andiamo ad illustrarvi, con lo scopo unico di distruggere Cuba, creando malcontento interno attraverso uno Stato non in grado di sopperire alle necessità della popolazione.

I settori dell’educazione, della cultura e dello sport sono stati letteralmente martoriati dall’Amministrazione Bush. Il blocco ha praticamente impedito ogni scambio culturale e solo alcuni miglioramenti sono avvenuti anche se le limitazioni non sono state abolite.

Se l’Educazione è conosciuta per essere uno dei fiori all’occhiello della società cubana, non poco sono i danni e le limitazioni con le quali gli studenti ed i docenti stessi sono costretti a combattere. Queste mancanze ovviamente impattano nei sistemi di apprendimento degli studenti.

Se la Risoluzione fornisce esempi precisi ed esaurienti, possiamo sintetizzare ed arrivare al core della questione. L’impossibilità di acquistare e noleggiare materiale cartaceo, altro materiale didattico, attrezzature sul mercato americano, determina la necessità di rivolgersi a mercati extramericani, con gli inevitabili sovrapprezzi che impediscono di far fronte a tutte le necessità. Il fondo stanziato al settore dell’Educazione Superiore, su cui pesa un passivo di oltre 3 milioni di dollari, sarebbe in sé sufficiente a garantire libri di testo, aule terapeutiche per studenti disabili e una maggiore diffusione della tecnologia e di internet, verso i quali si hanno anche delle diminuzioni delle prestazioni in termini di software, come gli aggiornamenti Java forniti dalla Sun Microsystem.

L’embargo attualmente in vigore nega di diffondere o semplicemente presentare sul territorio statunitense le espressioni artistiche, letterarie e culturali cubane. Tale veto è imposto anche agli artisti statunitensi che non si trovano costretti a subordinare la sconfinatezza dell’arte ai voleri politici.

E mentre quattro balbuzienti si lamentano per le sbarre che impediscono di spiccare il volo alla grande artista contemporanea Yoani Sanchez, noi ricordiamo per dovere di cronaca che il Governo degli Stati Uniti ha negato il visto e pertanto impedito la partecipazione a scienziati ed artisti statunitensi  a riunioni ed eventi indetti a Cuba. Per questi veti imposti, trenta medici nordamericani non hanno potuto partecipare al XX Congresso Internazionale di Ortopedia e Traumatologia, celebrato all’Havana dal 21 al 26 settembre 2009, i promotori dell’Orchestra di new York hanno dovuto cancellare un concerto che si stava cercando di organizzare a Cuba, alcuni scienziati non hanno potuto prendere parte al Simposio 2010 di Santa Clara relativo alla Meccanica Industriale e molto altro. Tutto ciò è quasi quotidianità.

Vien dal riflettere sul perché, mentre a cotanta arte e cotante menti si nega un semplice confronto scientifico, l’opinione pubblica preferisce concentrarsi sull’immagine d’una presunta autrice di qualche post nient’altro che ben scritto ma di dubbia concretezza ed originalità.

Ramo Industriale, finanziario e bancario:

Il commercio estero risulta chiaramente distorto nel proprio potenziale, quando si ha un vicino, potente come quello statunitense, che decide di non trattare ed anzi, di ostacolare il flusso delle merci. Essere inserito nella black list dagli USA ed essere considerato dagli stessi un paese a rischio, alza i costi dei finanziamenti  verso Cuba. Tenendo conto di tale fattore e dal costo aggiuntivo degli approvvigionamenti extra americani, si è stimato che i danni alle imprese del commercio estero  nel periodo Aprile 2009 – Marzo 2010 ammontano a 155 milioni di dollari inflessione rispetto ai 242 milioni dell’anno precedente. La riduzione è dovuta non tanto alle mai avvenute limitazioni del bloqueo, quanto alla crisi economica mondiale che ha determinato una forte flessione dei crediti commerciali.

Qualsiasi imprenditore deve trovare difficoltà tali nell’investire a Cuba da farlo desistere

Questa è una mia sintesi sull’intento della politica americana verso Cuba. Non è accettabile.

Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti, e le si avvertono quando potenziali investitori decidono di interessarsi e portare un’attività sull’Isla. Tra l’alta tassazione, l’inefficienza interna snervante e gli ostacoli che la esaltano, l’interesse si sposta altrove.

Nella pratica i fattori economici che penalizzano Cuba, sono:

–          il mancato utilizzo delle tecnologie statunitensi,

–          l’impossibilità di utilizzare il dollaro nelle transazioni economiche, che determina un notevole impatto di rischio legato al cambio ed un aumento delle commissioni per l’esecuzione del doppio-Forex,

–          impossibilità di aprire conti in franchi svizzeri,

–          operazioni di compravendita e finanziamento limitate, che precludono l’opportunità di trattative convenienti presenti sul mercato

–          l’inaccessibilità a finanziamenti di banche americane,

–           divieto d’importazioni ed esportazioni atte a creare Imprese miste con capitale straniero.

–          Il non rispetto da parte statunitense di marchi e brevetti statunitensi, come nel famoso caso dell’etichetta di rhum Havana Club:  il 6 aprile 2010 è stata emessa una sentenza secondo cui la Bacardí potrà commercializzazione la marca di rum Havana Club negli Stati Uniti. Altre mancate registrazione e rinnovi sono in atto, cosa si prefigge di fare la Sezione 211, della Legge Omnibus sulle Assegnazioni del 1998.

A determinare l’extraterritorialità di un embargo economico che diventa per l’appunto “bloqueo”, è l’attuazione rigorosa di sanzioni alle imprese straniere che intrattengono rapporti commerciali di qualsiasi tipo con Cuba. Ovvio che joint-venture vengano meno, con forte impatto sullo sviluppo stesso e sull’offerta economica volta al popolo.

Cuba pertanto vede una cifra tendente allo zero nella voce dell’investimento straniero diretto (IED), con una perdita presumibile in fatto d’investimenti statunitensi che si aggira intorno ai 2.250 milioni di dollari per il periodo 2000 – 2008. La stima è fatta valutando i fondi d’investimento ricevuti in tale periodo da Paesi con caratteristiche simili a Cuba, nell’area dell’America centro-caraibica (Costa rica, Honduras, Santo Domingo), e considerati tali sulla base dell’Indice di Sviluppo Intermedio (PDI), in base alla classificazione dell’Associazione Latinoamericana d’Integrazione (ALADI) (Perù, la Colombia e l’Uruguay).

A titolo esemplificativo ulteriore i danni toccano l’industria petrolifera. Molte aziende statunitense a tecnologia avanzata non possono esplorare i fondali nelle acque territoriali cubane (Exxon mobil, Conoco Phillips, Chevron…),  mentre il turismo, una delle voci più importanti per l’economia cubana, non può contare sulle grandi catene statunitensi, nelle infrastrutture e nello stesso turismo di massa.


DANNI DEL BLOCCO AD ALTRI SETTORI DELL’ECONOMIA CUBANA.

Industria leggera:

Danni stimati in 12 milioni 891 mila dollari dovute all’importazione di prodotti da mercati più lontani, per l’acquisto dei prodotti in mercati alternativi rispetto a quello statunitense.

Trasporti:

il divieto di attracco sulle coste cubane dell’impresa, applicato alle navi da crociere, crea un danno annuale pari a 125 milioni di dollari

Informatica e comunicazioni:

Mancati introiti pari 61 milioni di dollari di perdite nel periodo Aprile 2009 – Marzo 2010. Danni ingenti a compagnia di telecomunicazioni  cubana (ETECSA), a Cubaelectrónica che deve fare i conti con l’accesso negato a molti siti importanti e L’impresa cubana di software DESOFT S.A e molte altre ancora in un elenco interminabile e ripetitivo di rapporti rotti per paure di “rappresaglie” legali statunitensi.

Per il 2011 le aspettative sono molte, ma la verità è che difficilmente si riuscirà ad arrivare a porre fine al blocco economico. Molti enti che si battono per il riconoscimento dei diritti umani nel mondo hanno riconosciuto a Cuba importanti meriti nel corso del 2010. Il Governo Cubano ha annunciato ed eseguito una maxi liberazione di detenuti politici. Nelle carceri cubane la situazione è migliorata. La politica mostra alcuni cenni ad un’apertura del mercato privato, che potrebbe migliorare il grande problema del paese e cioè la scarsissima produttività di alcuni rami del settore statale. Illiquidità, debito pubblico ed una riduzione degli investimenti esteri hanno comportato una crisi molto profonda, che ha smosso le acque stagnanti della politica economica. Il Presidente in carica, Raul Castro, ha dato il via al licenziamento graduale di un milione di impiegati pubblici, lavorando affinché gli stessi avessero garanzie ad essere riassorbiti da aziende private. D’altro canto in politica estera alcune opinioni del governo cubano sono quantomeno discutibili, quali un sostegno pieno alla Nord-Corea nel bel mezzo della piena crisi con il vicino del Sud, alleato statunitense. Cuba promuove la realizzazione di un polo economico alternativo agli Stati Uniti, ma riteniamo che questo dualismo, alimentato da un profondo rigetto della società statunitense, non debba misurarsi col pugno di ferro che alimenterebbe inutili tensioni militari.

La politica Americana con Cuba è stata per l’ennesima volta disgustosa. Quest’anno doppiamente, con un Presidente, insignito del Nobel per la Pace, che non ha mosso un dito per porre fine a quelle ingiustizie che il suo Stato commette in termini di violazione dei diritti umani. Il centro di detenzione statunitense di Guantanamo è ancora aperto e a fronte di un sempre più ampio numero di imprenditori e cittadini americani favorevoli alla cessazione all’ambargo, si fa portavoce di tanta fermezza Hillary Clinton, servizievole verso le lobby e garante della politica d’odio ed intolleranza rafforzatasi durante l’Amministrazione Bush. Questo nonostante i finanziamenti, per sovvertire la dittatura cubana, siano scesi, non tanto per prospettive di riappacificazione quanto per la crisi economica in atto.

Nonostante la mancanza di prove, i 5 cittadini cubani, restano in carcere con accuse infondate di terrorismo e partecipazione in omicidio. La mobilitazione continua per la loro liberazione è una voce che impazza e fermenta giorno dopo giorno, ma che riecheggia a vuoto. Gli Stati Uniti hanno rifiutato ogni forma di dialogo a più riprese. Ad ogni gesto di apertura proveniente da Cuba, hanno risposto con un inasprimento delle loro ipocrite punizioni.

Pochi giorni fa è iniziata l’ennesima guerra mediatica e diplomatica, che rende esasperante questa guerra infinita ed invisibile per quanto atroce. Google ha infatti chiuso sul sito web acquistato nell’Ottobre 2006, You Tube, il canale Cubadebate. Google ha riferito che la chiusura della pagina è avvenuta a causa di una denuncia per infrazione del copyright. Cubadebate ribadisce che un altro attacco è stato portato avanti pochi giorni dopo, il 16 Gennaio 2011, con l’oscuramento sul social network Facebook del gruppo “No más censura en Youtube, restablezcan a Cubadebate “.

Cuba dal canto suo ha oscurato la versione spagnola dell’emittente americana CNN.

Un esercito di piragna, pronti a divorare l’umanità ed i rapporti diplomatici di pace, ci impedisce da oltre mezzo secolo di lasciare alle spalle tanta sofferenza. Noi andiamo avanti, con il desiderio di toccare gli interessati, non tanto per rivangare sulle loro colpe, quanto per ricordare che non è mai troppo tardi per guardare avanti.


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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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