L'editoriale — 27 giugno 2010

Dossier. The future of Guantanamo Bay: the truth

Highlights:

[Eng] Guantanamo Bay, is open again although the US President, Barak Obama, promised, eighteen months ago, to close the military prison. But closing Guantanamo fades  as a priority and President’s supporters disappoint Obama’s failure to close Gitmo.  “I would say we are pretty profoundly disappointed in the Obama administration’s lack of leadership and his inability to close this place,” said Stacey Sullivan, the counterterrorism advisor to Human Rights Watch1. US Congress didn’t accept the solutions to move deainees in Illinois prison. As said democratic senator, Carl Levin, the Obama’s Administration are doing little things to overcome impediments mounted in Congress: “There is a lot of inertia” against closing the prison. The Michigan Democrat who is chairman of the Senate Armed Services Committee and supports the Illinois plan added that “the odds are that it will still be open” by the next presidential inauguration2.

1: http://www.foxnews.com/politics/2010/07/08/obamas-failure-close-gitmo-deflates-supporters/
2: http://www.nytimes.com/2010/06/26/us/politics/26gitmo.html

E’ con sconforto che leggo le news che pervengono da fonti autorevoli estere, quali il New York Times. Il carcere USA su terra cubana rimarrà aperto. Perlomeno la data in cui verrà definita la chiusura è destinata ad una data imprecisata.

Numerosi i problemi dietro questa scelta. Non capiamo quanto sia grande la volontà del Presidente di far fronte alla questione. Come risolvere il problema di un carcere che, come aveva definito nella campagna elettorale del “Yes, we can”, era sentito come  “a blight on American honor”.

Qualsiasi sia il motivo questo degrado rimarrà inciso nella storia americana.

La promessa di Obama quindi è venuta meno. E’ andata. Ed è diventata un “sorry, i can’t”.

Non voglio imputare questa decisione così triste al volere del Presidente, ma sue sono le responsabilità, che dipenda o meno dalla sua volontà. Non dico neppure che sia facile cambiare un carcere così radicato nell’America Repubblicana, sempre forte al Congresso e sostenuta da lobby importantissime in grado di assalire la politica e condizionarla con il ricatto della salvaguardia economica dei paesi e quindi dei consensi. Ma ciò che è lecito fare per la gente che crede in un mondo di pace e non di violenza inaudita è far sentire il proprio peso e contestare la scelta poco coraggiosa del “rimandare a data da destinarsi”

L’elettorato di Obama aveva optato, nell’eleggerlo, anche per la chiusura di un carcere che era diventato il simbolo delle torture ostentate nella propria segretezza, dalla lotta al terrorismo firmato Bush.

Quel campo di detenzione, quella prigione della vergogna, ancor più per chi esalta i valori democratici che vigono all’interno del proprio sistema, doveva essere chiuso entro  il mese di Gennaio 20101. Tale data è passata e l’amministrazione ha pertanto fallito, quantomeno in termini temporali.

Una amministrazione che ha trovato un’opposizione unita e un ostacolo coeso nel Congresso. Le nuove previsioni parlano per la prima volta di una tempistica che probabilmente sforerà ben oltre il termine del primo mandato del governo Obama (2013). Il progetto di trasferire i prigionieri nel carcere dell’Illinois è fallito, anche per colpo della cifra ingente da sborsare per trasformare un carcere in stato di abbandono in uno di massima sicurezza. A questo si deve pensare che il trasferimento di alcuni prigionieri in carceri europee sta creando non poche difficoltà, in quanto i prigionieri hanno iniziato vari scioperi per la fame, per protestare contro i trattamenti riservati loro dalle autorità locali. L’ex prigione segreta, dove venivano puntualmente violati i diritti fissati dalle Convenzioni di Ginevra, sembra avere mille vite e per ora resiste senza grossa sofferenza agli ordini esecutivi del Presidente nero Americano, firmati il 22 Gennaio 2009.

Il territorio occupato dalla base navale degli USA è legalmente riconosciuto agli USA, sebbene il governo cubano lo reputi una occupazione straniera tutti gli effetti. Nel 1903 dopo che Cuba passò sotto il dominio americano. Nel 1903 venne offerto il pieno controllo del territorio agli Stati Uniti in cambio di una somma esigua monetaria, che il governo di Fidel Castro non ha mai incassato per protesta.

Se la Guantanamo Bay della discordia continua a far discutere mezzo mondo, la situazione in cui è riversata è di stallo pressoché completo. I fattori di questa situazione snervante sono l’opposizione ovvia della parte repubblicana del Congresso ma anche l’inerzia della maggioranza (“They are not really putting their shoulder to the wheel on this issue2”), che sembra essere capace solo di dettare i propri propositi con la bacchetta magica (“The president can’t just wave a magic wand to say that Gitmo will be closed“). Queste le dure parole del Senatore Democratico Carl Milton Levin, presidente del Comitato delle Forze Armate. Un suo estratto diretto che più chiaro non si può dove si avverte l’insofferenze per questo atteggiamento di misto qualunquismo e di indifferenza “the odds are that it will still be open” : è molto probabile che (Guantanamo n.d.r.) è e resterà ancora aperta. E ancora: ““There is a lot of inertia and the administration is not putting a lot of energy behind their position that I can see”3

Ma si sa, Guantanamo deve essere chiusa o deve restare aperta secondo il popolo americano a seconda dei giorni. L’opinione si divide con una repentinità che precede anche l’immagine offerta dalle istantanee sondaggistiche. Nel Marzo 2010, a fronte di alcuni attentati falliti, si stimava che il 60% degli americani desiderassero mantenere Guantanamo aperta, seppur eliminando le tecniche d’interrogatorio attraverso el quali venivano torturati i prigionieri.

Ma l’affondo più duro è quello lanciato dal Washington Post, che ribadisce come nella prigione continuino le ingiustizie. E porta il caso che continua ad essere sconosciuto in Italia ma dibattuto negli USA, quello del povero cittadino dello Yemen Mohamed Mohamed Hassan Odaini, 17enne al momento della cattura, più di otto anni or sono. Dopo oltre otto anni, è stato dichiarato innocente e non avente alcun legame con Al-Quada. Si sta ancora discutendo sul piano di rientro del cittadino. E non è l’unico caso, anzi, è ben accompagnato. Sono 50 i casi, in cui i detenuti si sono appellati ad una revisione del processo in base al diritto costituzionale stabilito dall’habeas corpus. Nel 70% dei casi le corti non hanno trovato alcun capo d’accusa a loro imputabile o sostenuto da prove4.

Intanto tutti i quotidiani e le tv parlano di questo tema, che pende sui futuri consensi di Obama. Secondo i detrattori Obama parlando di chiusura non si era reso conto che Guantanamo era, ed è, necessaria per la sicurezza degli Stati Uniti e per protrarre la lotta al terrorismo. Gitmo5, come la chiamano gli americani, resterà aperta. Sono aperte le scommesse sulla futura chiusura e passa tristemente in secondo piano la necessità di chiudere Guantanamo Bay quanto prima per far fronte ai diritti umani, senza considerare i costi economici di quel carcere degli orrori, il peggio del peggio, che il Washington Post (in un bellissimo approfondimento) ha stimato in oltre 500 milioni di dollari6, solo a seguito del 11 Settembre 2001. Concludo con le parole del Senatore Repubblicano del South Carolina Lindsey Graham, anch’egli a favore della chiusura in quanto lo sforzo deve essere proiettato “on life support and it’s unlikely to close any time soon.

1. http://www.associatedcontent.com/article/5527174/despite_obama_promise_guantanamo_prison.html?cat=62

2.  http://www.hindustantimes.com/Closing-Guantanamo-Bay-no-longer-a-priority-for-Obama-report/Article1-563463.aspx

3.  http://www.nytimes.com/2010/06/26/us/politics/26gitmo.html

4. http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/06/20/AR2010062003178.html

5.  http://my.auburnjournal.com/detail/153190.html

6.  http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2010/06/06/AR2010060604093.html

fonte foto:internet

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