Breaking News Italia ed Europa — 04 maggio 2011
Domenica primo Maggio, Festa dei lavoratori

Domenica primo Maggio. Doppia festa. Domenica, giorno di riposo. E soprattutto Festa del Lavoro.

Fonte foto: http://www.socialpost.info/

Festa storica dei lavoratori che hanno versato il proprio sangue, per organizzarsi, per fondare i  primi movimenti sindacali, la voce di chi produce.

La festa del lavoro è coscienza storica di lotte portate avanti in nome della dignità non solo personale ma soprattutto di colleghi, mogli e figli.

In molti paesi del mondo il lavoro è ancora sinonimo di sfruttamento, umiliazione, diritti negati. Lavori minorili che costringono bambini giovanissimi ad incessanti turni.

Dignità persa da donne che sono costrette a piegarsi a compiti che mai farebbero.

Festa del primo Maggio, vuol dire ricordare le tante stragi rosso sangue, o le vittime che hanno lasciato la propria famiglia, perso la proprio vita per portare avanti un’esistenza onesta e dignitosa. In una società come la nostra, dove la democrazia inneggia tronfia i propri risultati, sventolando bandiere d’apparente libertà, è necessario ricordare il passato.

La conoscenza storica, che va da un Italia in cui l’ombra del ventennio fascista soppresse la festa, ai confini d’oltreoceano, dove il Presidente Grover  Cleveland, indisse Festa del Lavoro, il primo maggio, per ricordare gli incidenti che in quel 1886, videro molti lavoratori rivoltosi, cadere colpiti a morte dalla polizia.

Era la Chicago industriale di fine ‘800, proprio quella sede che ora dovrebbe divenire la nuova, effettiva, sede Fiat – Chrysler, sulla scia dell’amministratore delegato Sergio Marchionne, la cui logica non va oltre il concetto malsano di riduzione dei costi di lavoro.

O in Italia, a Portici, quando l’industriale Bozza con le proprie provocazioni, con i propri licenziamenti, in nome di una ristrutturazione aziendale alla Marchionne, portò ad una rivolta che si concluse con quattro operai uccisi.

Anche in Sudamerica si estende l’onda della violenza e dell’abuso. Sulle donne, giovanissime, utilizzate come forza lavoro, costrette al massacro fisico, e poi all’abuso, alla violenza, prima di aggiungersi all’impressionante lista delle desaparecidos, che s’estende dal Guatemala al Messico. Lo stato di Chihuahua, sono stati processati e condannati anche diversi funzionari, per essere stati i mandanti di rapimenti, torture, sevizie e morti di numerosissimi  giovani. Il trattato Nafta, tra USA e Messico, che avrebbe dovuto creare nuovi posti di lavoro, ha reso lo stato latino, una sorta di succursale a basso costo, dove l’assemblaggio dei pezzi industriali all’interno delle maquiladores ha portato ad un aumento vertiginoso degli incidenti (dichiarati solo in minima parte). Si stima che sette lavoratori su dieci respiri sostanze tossiche che nel lungo periodo ne abbiano provocato grandi danni di salute.

In nome di tutte queste ingiustizie il nostro pensiero deve sviluppare una coscienza storica, ricordare e rielaborare gli eventi scritti sui libri di storia, prima che ” il Benito “ dei nostri giorni e compagni provvedano a riscriverli, adattandoli al pensiero neofascista.

E’ per questo che la nostra coscienza è l’arma in più per combattere le sofferenze altrui, il punto dal quale deve instaurarsi il rispetto per coloro che portano a casa uno stipendio pulito, e che mantengono col loro sudore quotidiano la famiglia che amano.

Se siamo una società così avanzata, tecnologicamente ed eticamente, non è forse questo il modo di dimostrarlo?

Ed ecco cosa rappresenta ogni Primo Maggio. I giovani che in piazza, sotto il ritmo della musica che unisce, o gli anziani, che marciano e riempiono le grandi strade del centro città, tenendo alto il valore della loro storia.

Ed invece, l’altro giorno, primo Maggio 2011, i centri commerciali erano colmi di negozi con orario continuato. Banchetti aperti, farmacie, cinema, ogni tipo di servizio pubblico. Ed il personale che per pochi euro in più disonora la Festa, la storia non rispettando quel sangue che è stato versato per le grandi conquiste sociali.

Passeggiavo e guardavo con una certa amarezza quel che è diventata la nostra società, all’indirizzo di una rincorsa al consumo che atrofizza le giovani menti e le intrappola in un elenco di marche, estetica e superficialità. Falsi miti, apparenza ed un grande vuoto interiore. Nessuna traccia d’umanità in quelle coppie che scorrono lungo negozi, mano nella mano, a confrontare chi s’inchina al peso delle mode, per le quali l’Italietta resta una delle prime piazze al mondo. Non a caso.

Il potere sta saldamente e pericolosamente tornando in mano agli industriali, che da lungo tempo oramai hanno rialzato la testa ed ora ritardano il rinnovo dei contratti, e riducono il potere d’acquisto ai propri dipendenti. E poi si chiedono perché il ceto medio non compera più come una volta.

Il bravo industriale, moderno, onora il Primo Maggio, ed ha la forza e la carica del leader di saper organizzare e far splendere la propria azienda, senza aumentare i propri utili alle spalle di diritti negati o ridotti.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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