Deepwater Horizon:un anno dal disastro

Ad un anno da uno dei disastri ecologici, tra i  peggiori mai avvenuti nella storia moderna, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ricordato “che nel golfo del Messico resta ancora  molto lavoro da fare e gli Stati Uniti continuano a considerarsi responsabili del disastro”.

Nella dichiarazione diffusa oggi dalla casa bianca Obama ha sottolineato che per fronteggiare il disastro ecologico, la sua amministrazione resta ferma sulle sue posizioni: “BP, e altre parti, sono pienamente responsabili di quanto avvenuto, e la Casa Bianca starà molto attenta a che vengano onorati gli impegni presi in seguito al disastro”.

Obama nella dichiarazione ha inoltre detto che “anche se abbiamo fatto progressi significativi il lavoro non è ancora finito”. BP lo sappia, e sia consapevole che l’amministrazione Usa “tiene d’occhio” quanto si sta facendo nel Golfo. Sia per quanto riguarda i risarcimenti, sia per quanto riguarda le attività di recupero”.

Le persone che tutt’oggi lavorano per arginare “l’eredità” lasciata dalla marea nera sono 2000, ha  ricordato Obama che, concludendo, ha sottolineato che “la mia amministrazione è intenzionata a fare tutto ciò che è necessario per proteggere e restaurare le coste del Golfo”. Che BP lo sappia, e si muova di conseguenza”.

L’esplosione della petroliera Deepwater Horizon avvenuta alle 21:45 del 20 aprile di un anno fa al largo delle coste della Louisiana ha riversato nelle acque oceaniche la più inarrestabile fuga di petrolio mai vista:  4,9 milioni di barili. Le vittime dell’incidente furono 11 ed i feriti 17.

Ma sembrerebbe che non sia ancora finita.

A distanza di un anno tra i 52mila volontari che accorsero sul luogo dell’incidente nel tentativo di “tamponare” l’immane fiumana di petrolio,  alcuni di loro starebbero avvertendo strani malori causati  sembrerebbe dall’esposizione al benzene.

Alcune testimonianze riportate sul sito Discovery News affermano di avvertire strani sintomi, come nel caso della soccorritrice 32enne Jamie Simon, la quale afferma di “avere sangue dal naso e forti cefalee, e i sintomi non sono mai migliorati, anzi se ne sono aggiunti degli altri”.

Una tragedia che ad un anno di distanza sembra ancora essere tragicamente d’attualità, e chissà per quanti anni ancora l’eredità opalescente che la petroliera ha vomitato in mare,  continuerà  a danneggiare l’ecosistema, essere umano compreso.

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