Breaking News L'editoriale — 17 marzo 2012
Dall’alto…

L’uomo nel bene e nel male lascia la propria impronta sulla terra più di qualsiasi altro essere vivente che l’abbia popolata.

Ha la fortuna di presenziare al cospetto di un universo tanto grande quanto incomprensibile nel suo senso di infinito.

Là, oltre le nubi anche l’immensamente grande perde la propria valenza, i propri connotati e resta una scia di sentimenti.

Dall’alto la terra è una sfera perfetta, un misto di oceani e terra, che si sovrastano l’un l’altro disegnando sagome che richiamano  elementi conosciuti. E’ solo una questione di fantasia e di immaginazione.

Sorvolando il Pianeta Terra, scorro una storia di milioni di anni. Una storia affascinante di cui non conosco l’inizio e che non so dove e quando terminerà.

Ma da quassù tutto il senso relativo diventa assoluto.

L’uomo ha fatto di tutto. Un essere estremamente complicato, volubile, debole ed insignificante in termini assoluti. L’uomo ha costruito pagine di grande storia, ha edificato un passato che si riflette in ogni luce ed ombra.

Laddove splende un desiderio ecco che si riflette sino alla più lontana stella. Anzi, la luce nasce proprio da lì. Ma le macchie di buio che veleggiano e minacciano l’estinzione di materia dentro un grande buco nero sono presenti e rappresentano il male.

Questo può sembrare un ragionamento puramente astratto ma in fin dei conti è l’essenza delle piccole cose che vediamo grandi. E delle grandi cose che non vediamo proprio.

L’uomo si è distinto per le idee e mi viene da pensare che solo ci fosse un modo per farle convogliare in una direzione che possa riunire un intento finalizzato alla pace. Ma da lassù non si possono mascherare le carte, non si può barare o fingere. Là tutto appare chiaro ed indelebile e le debolezze ledono la forza dell’uomo.

Le idee sono un infinito di potenziale infinito. Danno il senso d’infinito. Ma le idee sfociano nei grandi mali e proprio da queste partono le azioni che ledono e separano il mondo.

Se i potenti della Terra potessero vedere tutto da una tribuna d’onore lassù capirebbero che anche loro non sono niente.

Oggi siamo alla resa dei conti. Non è una premonizione dei Maya, non sta scritto in alcun libro sacro, non è materia di stregoni. Oggi siamo alla resa dei conti. E il mondo è arrivato alla propria data di congedo alla vita.

Se così fosse. Se mancassero poche ore, giorni alla fine inevitabile o quasi, le idee convoglierebbero nel cercare un’unica soluzione.  Allora, impietrito, l’uomo cercherebbe dentro di sé. Guarderebbe in modo diverso il proprio fratello e i Palestinesi e gli israeliani troverebbero una soluzione ed un dialogo così facile da non riuscire neppure a capire cosa gli stesse impedendo di convivere serenamente.

Le armi atomiche non sarebbero più volte alla minaccia d’estinzione, alla misura di chi ha più materiale da far esplodere.

Le ideologie smorzerebbero i toni e anche le grandi religioni accantonerebbero il lato razzista che tengono in grembo. Gli atei e gli agnostici inizierebbero a porsi delle domande su cosa voglia realmente dire vivere e se lassù, nei meandri dell’infinito, ci sia spazio per una nuova concezione di spiritualità. Forse le debolezze verrebbero meno e sarebbero sostituite dalla volontà di agire in modo corretto.

E non ci sarebbe più alcun interesse per il denaro. Quel male che inchioda non sarebbe più il male.

Si lotterebbe per dare un giorno di vita a coloro che ogni giorno scampano alla morte e ottengono il lasciapassare per un’altra alba di sopravvivenza.

Non ci sarebbero più embarghi, prigionieri politici e dietro alle parole colme di un senso di pace e condivisione non si cercherebbero secondo fini e critiche offensive.

Omicidi e stupri, violenze ed attentati, guerriglie infinite, si concederebbero una tregua. O metterebbero una pietra sopra a qualsiasi controversia.

 

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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