Breaking News L'editoriale — 06 dicembre 2010
Dal Messico un vaccino antitumorale dalla pianta di pomodoro

Cinvestav

Come abbiamo già avuto modo di ribadire attraverso alcuni approfondimenti sul medicamento naturale cubano Vidatox, una molecola per diventare farmaco deve superare un articolato percorso ad ostacoli in grado di garantire al paziente trattato un rapporto rischio/beneficio favorevole.

Molecole la cui attività in laboratorio sembra essere potenzialmente interessante se ne trovano molte. Sarà capitato anche a parecchi laureandi in tesi sperimentale sperare di avere tra le mani qualcosa di estremamente promettente. Capita nei laboratori di ricerca universitari e nei centri ricerca di grosse aziende farmaceutiche. Per intenderci quelle che stanno scappando dal nostro paese. Ciò per cui si stanno battendo gli studenti universitari e non solo, contro le riforme dei tagli all’istruzione, al sapere, alla cultura.

L’iter che la molecola deve percorrere è lungo. E’ diviso in fasi in cui si cerca di stabilire la tossicità, l’efficacia e la sicurezza della molecola stessa,  prima su cavie animali con differenti metabolismi  ed infine  sull’uomo. Non vogliamo entrare nel merito della questione etica delle cavie animali: ribadisco però che sono sempre più controllati, seguiti appositamente da un veterinario che deve verificare il grado di sofferenza e laddove i test sono sostituibili già si procede con metodologie alternative come nel caso del test dei pirogeni quasi totalmente surclassato dal LAL-test.

Ovvio che le case farmaceutiche investono moltissimi soldi e l’investimento porta ad un ritorno che è tutt’altro che immediato, tenendo conto che generalmente una molecola diventa farmaco non prima di 10 -15 anni di studi e ricerche. Capiamo quindi che il ritorno deve essere sostanzioso ed è per questo che mentre per le malattie croniche di larga scala gli investimenti sono attualmente ingenti (malattie cardiovascolari, forme tumorali), altre che non assicurano un ritorno devono essere incentivate con fondi, stanziamenti pubblici e sgravi fiscali ed agevolazioni alle aziende. E’ il caso degli antibiotici che negli anni futuri verranno a mancare e di cui nessuno si interessa; è il caso delle malattie rare e di alcuni vaccini che non si sviluppano in quanto già ben controllati da farmaci costosi.

E così è un piacere riportare le buone notizie o almeno le speranze presenti laddove la ricerca prosegue, va avanti e raggiunge risultati importanti.

Dipartimento di matematica del Centro di Ricerche e Studi Avanzati Cinvestav (Messico)

Il Dipartimento di Matematica del Centro Studi e Ricerche Cinvestav - Messico

I ricercatori messicani del centro di Ricerca e Studi Avanzati (CINVESTAV) di Guanajuato, hanno reso noto di aver sviluppato un vaccino per la cura del cancro della cervice uterina attraverso la pianta di pomodoro. E’ ancora presto per dire se sarà realmente in grado di affermarsi, ma sino ad ora i risultati sono stati ampiamenti positivi.

Secondo Miguel Angel Gomez, ricercatore del CINVESTAS, si tratta di una modalità di ricerca completamente nuova, in quanto si sviluppa attraverso i risultati ottenuti da una pianta, mentre ad ora i trattamenti contro il cancro includono le modalità chirurgiche o le terapie convenzionali quali la chemio e la radio.

Attualmente per il tumore della cervice uterina, che rappresenta la causa di morte più comune associata al cancro nelle donne messicane al di sopra di 25 anni, esistono due vaccini che funzionano solo come prevenzione e che pertanto presentano problemi legati ad una somministrazione su larga scala, che soprattutto in ampie zone del mondo non è possibile realizzare o monitorare in modo efficace.  Sono circa mezzo milione i casi di cancro cervicale riportati ogni anno nel mondo, l’80% dei quali è radicato nelle aree in via di sviluppo. Solo in America latina i casi annui sono 72 mila.

Le sperimentazioni iniziarono dieci anni fa ed i risultati sino ad ora ottenuti hanno confermato una efficacia elevatissima sui roditori. Entro il prossimo mese di Aprile sono previste le prove sull’organismo umano e se anche in questo caso verranno confermati i buoni risultati di darà il via alla produzione su larga scala.

Gomez ha illustrato poi che gli studi saranno condotti nel Centro Medico di Città del Messico, Siglo XXI, in collaborazione con Alberto Monroy.  E’ già stato definito il protocollo per lo studio sui pazienti trattati al fine di procedere rapidamente con la sperimentazione.

Margarita Lopez, un medico del team che si occupa di tali ricerche parla di una modalità innovativa nel trattamento del cancro cervicale. Il modo per diventare immuni al tumore consiste nel mangiare il pomodoro o estratti della pianta omonima, preventivamente infettata attraverso l’iniezione di geni di patogeni di differenti ceppi virali. In questo modo la pianta sviluppa degli anticorpi in quantità sufficiente per vincere e debellare la patologia.

I differenti ceppi patogeni vengono somministrati a piante ancora in via di maturazione. Il problema principale – prosegue il ricercatore del Dipartimento di ingegneria genetica -è che non tutte le piante danno frutti uguali e quindi non è facile gestire con precisione le dosi che vengono somministrate all’uomo. Pertanto gli anticorpi verranno estratti dalla piante e poi somministrati per via orale o iniettati, in modo che il medico possa monitorare le dosi opportune per ciascun individuo.

Ma tale metodologia messa a punto potrebbe essere utilizzata non solo per questo tipo di cancro, ma anche per la tubercolosi, altra drammatica causa di morte nei paesi sottosviluppati.

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