Dal Cile uno studio per un vaccino contro l’alcolismo

ESP: Empezo  en  Chile un nuevo estudio para desarrollar una vacuna contra el alcoholismo. La idea es similar a la mutación genética que golpea el 20% de los asiáticos que lo renden  intolerantes al alcohol. Óptimas las perspectivas.

La scienza è per definizione ricerca che a sua volta è ingegno umano, spirito d’osservazione e azione sulla base di una ricerca logica del nesso causa-effetto.

Leggere i progetti, a prescindere dal risultato è pertanto motivo d’orgoglio e soddisfazione. In tale ambito la mente umana sfodera il proprio ingegno ed inventiva e cerca una soluzione ai problemi che impattano negativamente sulla nostra vita.

La qualità stessa  delle nostre esistenza è aumentata in modo disarmante proprio grazie all’ingegno.

Mi piace pensare che questo sia l’aspetto più nobile della mente umana, sebbene venga poi distorto da altre caratteristiche ben meno positive, legate al desiderio, quasi ingordigia, di creare profitto. Inutile negare infatti che il problema maggiore del progresso è la scarsa distribuzione delle risorse che esso genera. Impedire che i frutti della ricerca e le applicazioni della conoscenza possano espandersi in buona parte del pianeta, inducono ingiustizie e disuguaglianze sempre più marcate.

Detto questo è d’estremo interesse il progetto già partito in Cile, grazie ad una collaborazione tra l’azienda farmaceutica  Recalcine e il Centro Ricerche della più grande Università pubblica del paese, che potrà usufruire di un fondo Statale (quelli sconosciuti oramai nel nostro Paese) di Sviluppo Scientifico e Tecnologico (FONDEF).

Fasi della metabolizzazione dell'alcol etilico. La mancanza dell'enzima aldeide deidrogenasi in parte della popolazione asiatica porta ad un accumulo di acetaldeide, un metabolita tossico che provoca un grave stato di malessere

Lo studio si propone di mettere a punto un nuovo vaccino contro l’alcolismo, prendendo spunto dalla mutazione genetica che colpisce il 20% della popolazione asiatica nei quali la mancanza dell’enzima aldeide deidrogenasi, li rende totalmente intolleranti a certi metaboliti dell’alcol etilico, che si accumulano nell’organismo creando grossi problemi per via della loro tossicità e per l’incapacità d’essere smaltiti in tempi rapidi.

Lo studio diretto dal Dottor Juan Ansenjo è nelle fasi iniziali della sperimentazione animale, che precede il vero e proprio trattamento sugli esseri umani al fine di scongiurare una eventuale tossicità del trattamento, che partirà con ogni probabilità nel 2012, visti i risultati estremamente positivi raccolti su oltre il 50% dei ratti resi geneticamente alcol-dipendenti.

Molti animalisti non saranno entusiasti all’idea delle cavie animali, ma la sperimentazione le richiede forzatamente  questo è un discorso d’etica che l’articolo non pretende di trattare. Certamente gli animalisti alcolizzati, chiuderanno un occhio se non entrambi, sulle loro credenze e sulla loro sensibilità a fronte di un progetto così interessante.

In Cile quasi un milione di persone è in qualche misura affetta da dipendenza da alcol. Numeri riportati dal Global Alcohol Policy Development parlano di due milioni e mezzo di morti ogni anno per patologie legate ai danni provocati dall’alcol. L’area del latino America è quella più colpita dall’abuso di questa sostanza stupefacente, con una percentuale che si attesta intorno al 13%.

Al momento si utilizzano per la terapia sostanze farmacologiche molto datate quali l’eldusifiram, che producono un fortissimo stato di malessere quando si assume alcol, riproducendo in pratica le reazioni avverse cui vanno incontro le persone asiatiche intolleranti quando assumono qualsiasi quantitativo alcolico. Inoltre il farmaco è soggetto a scarsa compliance del paziente, sia per alcune scomode caratteristiche di assunzione del farmaco(un utilizzo quotidiano per via orale), sia per i numerosi effetti collaterali che esso induce, motivi per i quali molti pazienti abbandonano la terapia.

Il Dott. Juan Ansenjo ha già commentato positivamente anche le modalità del trattamento. Stando alle dosi efficaci sulle cavie animali si pensa sia sufficiente una sola iniezione del farmaco al mese, periodo entro il quale il paziente non avvertirebbe più la propria addizione dall’alcol.

Se i risultati saranno entro i prossimi due anni positivi anche sull’essere umano, si potrà procedere allo sviluppo ed alla produzione del farmaco, concesso all’azienda farmaceutico che ha preso parte a questo progetto, sostenendolo economicamente.

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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