Cuba tra quotidianità, bloggers e ideologie contrastanti

L’articolo in questione sicuramente non andrà a genio a molti. 

Sebbene la pensassi in un modo e sebbene ancor oggi esalti alcuni aspetti di una certa forma di pensiero, l’evoluzione o involuzione del presente mi porta a ristrutturare il pensiero in prospettiva.

Non ho un profilo privato sui social, utilizzo facebook per postare i contenuti e le immagini e mi imbatto sovente, tra coloro che sono amici o iscritti alla pagina, in articoli e conseguenti commenti. 

Cosa noto?

Migliaia di commenti. Lunghi, esaustivi, scontri letterari, storici, come se si fosse perso per sempre il dono della sintesi e si preferissero sermoni il cui fine è solamente quello edonistico ed egoistico di far brillare il proprio pensiero e punto di vista. Quanto tempo perso!

Questo riguarda soprattutto i bloggers cubani, che appaiono a centinaia e propongono, alla luce dell’oramai superata  Yoani Sanchez, a suo modo rivoluzionaria figura cubana, la prima piccola a mettere in difficoltà il governo castrista giocando sempre sul filo del rasoio tra limiti e divieti, per esaltare i lati negativi, sostenuta dalla CIA e da vecchi nemici cubani. I blogger hanno capito che utilizzando internet, la comunicazione e la democrazia possono colpire un sistema richiamando le attenzioni dell’opinione pubblica più che con una bomba o un omicidio.

I blogger crescono a decine ed evidenziano i lati negativi di Cuba e qui nascono eterne lotte tra sostenitori del socialismo cubano e detrattori. Ci sono gli estremisti, i provocatori, i sabotatori e anche moltissime persone che elaborano “verità” teoriche. Riflessioni complicate. Verissime, ogni punto di vista rispettabilissimo. Ma cadiamo nell’utopia, nella perdita di tempo.

L’uomo comune non vuole  e non può perdere le giornate in discussioni filosofiche. L’unione delle masse con un solo proposito è utopia. Molte cose, anche quelle che appaiono semplici sono utopia. Il fenomeno fisico che lo spiega è l’entropia dell’universo. O sei organizzato o l’entropia, cioè il disordine aumenta.

L’uomo ha diritto alla ricerca del benessere, del piacere, dei diritti. Ci si riesce attraverso una organizzazione del singolo che apporta benefici alla società. L’uomo deve lavorare, e per lavorare è necessario creare e mantenere ordini e servizi. Lottare proprio contro l’entropia. Poi giustamente, come natura umana richiede, desidera consumare, insomma vivere. 

Mi perdo nei meandri di ideologie, ideate e capite da benpensanti con la barba lunga ed un paio di occhiali, persi ad invecchiare cercando chissà quali rimedi ai mali dell’uomo. Di uomo trattasi ordunque. Ed i benpensanti non servono a nulla se non a sè stessi.

In un articolo scritto da un blogger cubano, vi è una riflessione, scritta chissà se per puro spirito di osservazione o con qualche proposito. Lasciamo perdere eventuali possibili propositi e condividiamo l’osservazione.

Si vede in un paese d’una provincia di Cuba il mercato in cui tutti si ostinano a vendere. I prezzi sono esagerati se proporzionati agli stipendi che in alcuni casi non superano i 10 Cuc mensili e che nella maggior parte non superano i 20. In poche parole, stando larghi con 30 euro devi vivere. Ma i prezzi lievitano e quello che puoi scegliere, tra zanzare che si affrontano per la sopravvivenza cercando di proporre merce, è ridotto al minimo. 

E da questa semplice constatazione partono le offese e tutto il resto. Che triste. E’ un’altra osservazione ma un bel silenzio al frastuono dei social, che riecheggia nell’inutilità, non farebbe certo danno alcuno.

C’è chi fa riflettere tenendo presente la storia, il presente, i pregi del socialismo e chi invece, i gusanos (vermi) antirivoluzionari, obiettano felici sul male cubano, sovente da Miami, luogo da cui inviano i denari alla famiglia per mantenerla. 

E’ triste perché le polemiche dell’etere e ora dei social sono la feccia e un insulto a chi ha costruito interi paesi e la nostra storia senza tanto perdersi in sterili polemiche, siano essi pensatori o ignoranti, con la sola ricetta dell’onestà e del duro lavoro. Questi ingredienti esistono sempre meno. Forse io stesso mi sono perso in questa marea di concetti e parole stese in poco tempo nell’unico giorno a disposizione. Spero quindi vi rimanga un solo concetto. Spaliamo la merda, lavoriamo e rimandiamo al mittente mode, teorie, e mille perdite di tempo. E’ l’unico modo per migliorare quel mercato di cui si parla nell’articolo del blog e l’unico modo per comperare più cose. 

Di rivoluzioni il latino america ne ha le palle piene.

 

nota: il blog di cui parlo? eccolo. visualizza link

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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