Cuba tra i primi paesi latinoamericani produttori di petrolio?

Costruita in Cina da l’ italiana Saipem la piattaforma petrolifera Scarabeo 9 ora si trova posizionata nelle acque antistanti la capitale cubana. Con un costo di 750 milioni di dollari, la piattaforma ha iniziato le perforazioni a 1700 metri di profondità, nel “blocco cubano” denominato Jaguey, a circa 22 miglia dalla costa cubana, all’altezza di Playa de Santa Fe.

ESP:Construida en China da la sociedad italiana Saipem la plataforma petrolífera Scarabeo 9 ahora se encuentra situada en las aguas frente la capital cubana. Con un coste de 750 millones de dólares, la plataforma ha iniciado las perforaciones a 1700 metros de profundidad, en el “bloque cubano” denominado Jaguey, a 22 millas de la costa cubana, a la altura de Playa de Santa Fe.

Lo scorso 19  gennaio è arrivata a Cuba, dopo un lungo viaggio iniziato alla  fine  di agosto 2010, la piattaforma petrolifera Scarabeo 9.

Costruita in Cina da l’ italiana Saipem (società di Eni costruttrice di infrastrutture per il settore petrolifero) ora si trova posizionata nelle acque antistanti la capitale cubana, modificando uno degli orizzonti più suggestivi al mondo, quello del Malecon habanero.

Con un costo stimato in 750 milioni di dollari, la piattaforma di ultima generazione certificata in termini di sicurezza dai tecnici designati dalla Compagnia Petrolifera statale di Cuba (CUPET) e rispettosa degli standard di sicurezza internazionali, ha la capacità di ospitare 200 addetti ai lavori, tra i quali compaiono tecnici altamente specializzati di varie nazionalità.

Repsol, società petrolifera spagnola, se ne è aggiudicata l’affitto pagando 15 milioni di dollari mensili ($ 511,000 al giorno).

In questi giorni la piattaforma petrolifera, ha iniziato  le perforazioni a 1700 metri di profondità, nel “blocco cubano” denominato Jaguey, a circa 22 miglia dalla costa cubana, all’altezza di Playa de Santa Fe.
Il blocco Jaguey, fa parte del Z.E.E. (Zona Economica Esclusiva) e la società petrolifera spagnola Repsol ne è l’affittuaria. Repsol che già nel 2004 fece le prime perlustrazioni per verificare se vi fosse o no l’oro nero, dimostrò che esiste una sistema petrolifero con alte aspettative in una bacino geologicamente poco esplorato.

La Z.E.E comprende in totale un’area di 112,000 chilometri quadrati, suddivisi in 59 blocchi di esplorazione, cadauno di circa 2,000 chilometri quadrati.

 

Repsol, agirà su un totale di 6 blocchi (4.500 mila chilometri quadrati) , e sarà affiancata dalle compagnie petrolifere Statoil-Hydro (Norvegia), e Ongc (India) .

Attualmente dei 59 blocchi disponibili, solamente 22 sono stati affittati a varie compagnie straniere quali la Petronas (Malesia) , PetroVietnam (Vietnam), Gazprom (Russia), Sonagol (Angola), PDVSA (Venezuela) e CNOOC (Cina).

Tra le compagnie petrolifere non compare, nessuna società statunitense a causa dell’ Embargo verso l’isola caraibica in vigore da 50anni. Un paradosso assurdo che colpisce stupidamente (visto il perdurare di una misura anacronistica ed inutile come era ed è l’embargo verso Cuba) gli interessi dell’industria petrolifera nordamericana e, più in generale l’economia statunitense, quanto mai bisognosa di rinvigorire le proprie entrate vista la crisi che colpisce gran parte del mondo.
L’embargo contro Cuba, è una delle pagine purtroppo ancora aperte più controverse della nostra storia moderna, che colpisce non solo l’economia cubana e nordamericana , ma soprattutto ed in maniera brutale, la qualità di vita di tutto il popolo cubano .

Anche in questo grandioso progetto, probabilmente per Cuba il più importante in termini economici dall’inizio della revolucuion nel 1959, “el bloqueo” ha spietatamente condizionato l’evolversi dei lavori. In ottemperanza ad una norma, la quale recita che non può essere impiegata più del 10% tecnologia made in U.S.A., se Cuba è il destinatario finale, la costruzione dello Scarabeo 9 è stata lunga e complessa ed ha subito altresì un ritardo di parecchi anni.

Nelle acque cubane vi sarebbe un giacimento dalle enormi potenzialità in grado di cambiare le sorti economiche del paese.

Uno studio del servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) realizzato nel 2004, che si avvale delle informazioni disponibili sugli elementi geologici che gli scienziati chiamano “sistema di Petrolio Totale” (SPT), ha calcolato che le riserve di petrolio cubano nelle acque del Golfo del Messico ammonterebbero a 4,6 miliardi di barili. Tuttavia le stime dei specialisti cubani, ben più ottimistiche dei loro omologhi statunitensi sarebbero nettamente superiori: 20 miliardi di barili.

Se veramente vi fosse una quantità enorme di greggio, Cuba vedrebbe trasformarsi radicalmente in pochi anni la propria economia, diventando uno dei primi paesi in americalatina in termini di estrazione ed esportazione. Nel 2010 Cuba ha prodotto 21.4 milioni di barili di petrolio, il 46 % del consumo nazionale calcolato in 145,000 barili giornalieri. Il resto della necessità energetica del paese  viene completata con circa 100,000 barili giornalieri che importa dal Venezuela.
Se le perforazioni rispetteranno le aspettative, si calcola che entro il 2016 l’estrazione di greggio potrebbe  arrivare a 525,000 barili al giorno, decisamente sufficienti per i bisogni interni e per l’esportazione, il che significherebbe nuove entrate per le già  provate casse statali.
Se da questa enorme cifra di barili, circa 380.000 in più al giorno, si sottrae la quota destinata al consumo interno e quella che andrebbe di diritto alle imprese straniere, con l’attuale prezzo del greggio che oscilla poco sotto i 100 dollari al barile, il governo cubano vedrebbe entrare ogni giorno nelle proprie casse una cifra di tutto rispetto.

Un nuovo capitolo per l’economia cubana è appena iniziato. Probabilmente gli Stati Uniti dovranno fare i dovuti conti e riflettere, se vale ancora la pena di mantenere vigente un embargo sciocco e unilaterale  e di continuare a mettere i bastoni tra le ruote ad un paese che  tenta di percorrere un cammino, sia in termini economici che politici, non conformi ai “diktat” imposti. La deputata repubblicana cubano-statunitense Ileana Ros-Lehtinen recentemente ha  firmato un esposto per chiedere alla Repsol di abbandonare  il progetto. “Il petrolio servirà solo a finanziare l’apparato repressivo del governo cubano”, ha denunciato la deputata

La torta   questa volta  potrebbe essere troppo  buona e succulenta per far caso alla retorica estremista in vigore contro Cuba,  sinonimo  di un’epoca oramai troppo lontana e dal retrogusto puramente anacronistico. Staremo a vedere.

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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