Cuba. L’ultima alternativa al Black Friday

Cuba è un’isola dei caraibi. Ma è un’isola anche in senso astratto per i sognatori che affrontano il capitale ed il sistema che regola i tempi moderni del mondo occidentale cercando una via di fuga a questa “isteria collettiva” legata alla costante necessità di sostenere l’economia aumentando i consumi senza tregua, sfruttando risorse umane e terrestri.

Fior fior di economisti si stanno rendendo conto che le opportunità del libero mercato in chiave capitalista sono mere chimere. Purtroppo è un sistema chiuso che genera ricchezza per un gruppetto che si riduce nel tempo generando una coltre sempre più fitta di precarietà.

Le autocorrezioni del sistema democratico di chiave moderna stentano a trovare appigli validi per reindirizzare equamente le ricchezze della produzione o semplicemente per condurre un mercato in chiave equa, di sviluppo sociale e di sostentamento per un pianeta malato che s’indirizza verso l’irreversibilità.

Il problema è che non vi è il modo per fermare un decorso pericoloso, malato, insano. La democrazia e gli interessi che la ricoprono di melma ostacolano ogni vera correzione.

Chi mi dice che il socialismo ha sempre creato povertà non può certo obiettare all’alternativa proponendo il capitalismo. L’alta finanza trasforma necessariamente gli attori che, come in una setta, non possono sottrarsi a regole del gioco in sé per nulla etiche.

Cuba, dall’inizio del periodo socialista fidelista, ha proposto una formula di socialismo reale divincolandosi al tempo stesso da tale definizione con aspetti folkloristici degni del carisma contagioso del mondo caraibico. Un partito unico totalitario e comunista ma che differiva in certi aspetti di fondo dalle dittature spietate del recente passato. In quest’ottica un lider ha saputo creare assiomi sociali chiari ed intoccabili su cui ha fatto le proprie fortune. Cinquant’anni in cui gli eroi della rivoluzione sono invecchiati e poi morti. Eppure ancor oggi tutti ne parlano, cubani di Miami o filocastristi non possono che, volenti o nolenti, fare i conti con la figura, ormai icona, del Che Guevara, che aveva ragione nell’affermare che sarebbe contato più da morto che da vivo.

La Rivoluzione cubana, nel 59, ha subito delineato i propri tratti somatici. Anticapitalisti. Gli Stati Uniti hanno intuito che avrebbero avuto un piccolo problemino, e considerandolo di dimensioni ridotte, è toccato al Presidente democratico Kennedy inviare un “plotone d’esecuzione” per risolvere il problema Castro. Invece Kennedy ha trovato la propria morte e la CIA il proprio tallone d’achille.

Castro ha visto sfilare una dozzina di Presidenti Americani, e ha contrapposto al duro embargo, un opportunismo con le più grandi potenze socialiste e comuniste. Prima la Russia, poi la Cina ed il Venezuela, sino ad estenderle a Corea e Vietnam, sviluppano nel corso degli anni attività umane che l’hanno resa un governo apprezzato e sostenuto. 

Più che sul miracolo produttivo, che non è mai decollato e rappresenta da sempre l’anello debole della catena di riforme del governo, Cuba cerca di far leva sugli aiuti di nazioni ricche. 

Il popolo, come in tutti i governi socialisti si è adagiato sovente sul minimo garantito e si gode la propria tranquillità e sicurezza, lamentandosi delle carenze e della stessa inefficienza dei servizi della società, ma in tono soft, accettando in sostanza quel “meno peggio” dell’area geografica che mostra alternative ridicole in mano a fantomatici governi fantoccio agli ordini dei potenti vicini statunitensi.

Negli ultimi tempi Cuba ha rafforzato le visite dei turisti, ha migliorato l’offerta di hotel e resort ed ha consentito a migliaia di casas particular di creare una microeconomia felice in valuta forte, che potesse godere direttamente degli introiti dei turisti, ha ottenuto qualche allentamento del blocco con il governo del Presidente Obama seppur poi vanificato quasi totalmente dai provvedimenti restrittivi del repubblicano Donald Trump, ha siglato accordi economici con la Russia per lo sviluppo del trasporto su rotaia, ha stretto con la Cina un accordo per distribuire autoveicoli e macchine industriali a basso costo, ha mantenuto livelli di criminalità di ben lunga inferiore alla media del latinoamerica e degli stessi Stati Uniti ed mantenuto la bio-sostenibilità del sistema oltre che aver continuato ad investire nella ricerca medica che ha dato qualche risultato nel trattamento di alcune forme tumorali e nelle complicanze tipiche del diabetico. Ha inoltre mantenuto in piedi un sistema culturale ricco. Tutto questo infarinato di ideali rivoluzionari con i quali si può dissentire in parte o totalmente, ma quantomeno é alternativa di tutto rispetto alle menti piene di promozioni, affari e Black Friday, che suo malgrado, come festa fatta di niente e colma di consumismo, è coincisa con la morte di Fidel Castro.

Ma, come da quasi sessant’anni si ripete. Durerà tutto questo? La morte di Fidel Castro, superata senza troppi traumi, sembra sostenere il si.

Ma poi osserviamo la mentalità avanzante, dove per le masse vige il credo che è più facile (e più conveniente) spendere che pensare e l’umanità sembra sempre più improntata a prendere la strada più rapida, con tutti i danni evidenti ed irreversibili che stiamo apportando al pianeta.

 

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L’autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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