L'editoriale — 12 luglio 2010

HIGHLIGHTS: U.S. Secretary of State Hillary Clinton on Thursday welcomed the Cuban government’s decision to release 52 political prisoners (and allow them to leave Cuba), after a meeting between Cuban President Raul Castro, the Roman Catholic Archbishop of Havana Jaime Ortega, and Spain’s foreign minister, Miguel Angel Moratinos. It is the largest single release of political prisoners since a decade.

Speaking to reporters at the State Department, Clinton said “We were encouraged by the apparent agreement between the Roman Catholic Church and the authorities in Cuba for the release of 52 political prisoners,” However, Clinton did not comment on its potential impact on U.S.-Cuba relations “We think that it is a positive sign. It’s something that is overdue, but nevertheless very welcome.”

But why doesn’t Hillary want begin new diplomatics relations between US and Cuba? After Cuba, now we are waiting a democratic sign by Obama and his government. And we hope in its politicals democratic abilities which are much better than Hillary Clinton’s ones.

Cuba.

E subito al di là dell’Oceano, l’America, sterminata e proiettata oltre l’orizzonte alla ricerca di tutti quei perché e di tutti quei problemi che l’affliggono e che nonostante tutto sono il carburante stesso che la tiene in vita e la fa splendere.

Un ex Presidente di quella terra, l’abbiamo visto qualche giorno fa nella tribuna dello stadio Bloemfontein in Sud-Africa, laddove è di scena la più importante manifestazione sportiva calcistica. Durante quegli ottavi, i giocatori a stelle e strisce non sono riusciti ad imporsi sulla nazionale ghanese, che di fatto è riuscita a conquistarsi uno storico quarto di finale ed a mantenere una fetta d’Africa nella prestigiosa vetrina affacciata su di un mondo curioso dell’esito dei giochi.

Bill Clinton era là a tifare, con una mano su quel cuore provato, durante l’inno nazionale della propria nazionale. Quel Presidente Americano che si è rivelato ed è di certo, un politico ben più moderato della propria anima gemella e che ora e’ stato nominato Presidente onorario del comitato promotore della candidatura americana ai Mondiali di calcio del 2018 o 2022 negli USA.

L’abbiamo conosciuta a stadi la sua Hillary. Prima come parte lesa durante uno scandalo sessuale all’Americana, di quelli che attraversano con un tale impatto l’etere, che il non essere interessato ad una vicenda personale non è sufficiente per non seguirne gli sviluppi e le sfaccettature. In quel periodo Hillary era la moglie. La povera donna, il personaggino di secondo, o meglio terzo, piano, che è un opaco riflesso del Presidente. Lui, Bill.

Col senno di poi i ruoli si sono invertiti. O forse è meglio dire che solo ora appaiono come sono sempre stati. Un Bill succube della personalità fortissima della propria moglie, una condottiera, che di democratico ha ben poco, a dimostrare dagli atteggiamenti e dai fatti. Hillary pugno d’acciaio, che ha perso con Bill, ha perso con Obama, eppure resiste, è sempre lì a recitare il proprio ruolo, nonostante tutto. A qualcuno evidentemente sta bene che la signora Clinton sia lì. Quel qualcuno cui con la nomina della Clinton ha ottenuto il suo contentino, dopo essersi dovuto inchinare al stravolere delle folle.

Eppur ogni volta che la si sente rilasciare una dichiarazione, sappiamo già a priori che le parole saranno intrise d’un aria polemica che inaridisce l’ambiente circostante e l’aria tutt’intorno inizia a diventare rarefatta.

Mentre i giornali occidentali si scagliavano contro Fidel Castro semplicemente reo d’essersi macchiato di tifare Argentina e l’amico Maradona in un paio di riflessioni, Cuba ha raggiunto un accordo per la liberazione di 52 dissidenti. 17 stanno per lasciare le carceri in queste ore pronti per partire alla volta della Spagna. E l’atmosfera si è distesa. Si è fatta piena di speranza in coloro che sentono e desiderano un cambiamento. Chi portava avanti la causa, mettendo a rischio la propria vita negando al proprio corpo l’alimentazione necessaria, ha subito festeggiato e sospeso la battaglia. E i giornali americani sono impazziti riversando titoli cubitali su un popolo in attesa di una soluzione da oltre mezzo secolo in stand-by. Tutti i seguenti Presidenti hanno dissipato la loro chance d’incidere sul futuro positivamente verso la pace: Dwight Eisenhower, John Kennedy, Lyndon Johnson, Richard Nixon, Gerald Ford, Jimmy Carter, Ronald Reagan, George Bush, Bill Clinton, George W. Bush. E’ ora il turno di Obama? O ce la farà a dare il via ad una svolta concreta ed in accordo con il governo cubano come quando il 21 Agosto 2007 affermò di voler eliminare quell’inumano blocco economico imposto a Cuba che da anni di fatto separava familiari cubani1

E’ qui che arriva Hillary. Ancora una volta. Pronta e cinica come un avvoltoio. Saputo delle 52 liberazioni, poche parole, fredde, come a voler smorzare sul nascere inutili speranze. Come se una riconciliazione non rientrasse a priori nei piani dell’amministrazione americana. Non contenta evidentemente delle ultime sue “sparate” inconclusive, priva di quella tesa e fine arte oratoria che in un politico serio e nevigato, perdipiù democratico, dovrebbe lasciar aperto un dialogo. Per dover di cronaca le ricordo in sintesi:

22 Aprile 2010 – “Penso che questo è un regime che sta per finire. È un regime destinato a terminare. Dobbiamo essere pronti a questa eventualità»2,

10 Aprile 2010 – “It is my personal belief that the Castros do not want to see an end to the embargo and do not want to see normalisation with the United States, because they would lose all of their excuses for what hasn’t happened in Cuba in the last 50 years,” ha detto all’Università  Kentucky’s. Credo fortemente che I fratelli Castro non vogliano la fine dell’embargo e la normalizzazione dei rapporti con gli USA in quanto con il venire meno dell’embargo cadrebbero anche tutte le loro scuse3

Hillary quindi, ha riferito d’essere “felice per la liberazione anche se è avvenuta, oramai, troppo tardi” ed ha preferito non commentare il possibile impatto sulle relazione bilaterali tra i due paesi. 4

Mi chiedo ciò che la stampa si chiede. Ciò che gli americani chiedono nei blog. Ciò che continua ad emergere lampante. Se l’embargo lede coloro che lo utilizzano come strumento punitivo, che senso ha mantenerlo. Non si tratta forse di masochismo, senza per carità voler entrare nei gusti intimi di Hillary?

Leggo ovunque i rimproveri ad Hillary Clinton perché tutti percepiscono che il suo ruolo (e lo recita bene, come se le venisse dal profondo del cuore) sta togliendo al mondo la possibilità d’una riconciliazione storica. Certo, è da capire colei che riceve fondi dal nucleo anticastrista di Miami, ma non va per questo tollerato. La gente quindi parla a chiare lettere: “potrebbe essere la volta giusta”. Progress on Cuba? It Would Be About Time5

Ad esempio la voce della BBC all’Havana, Michael Voss, ha evidenziato che le speranze iniziali tese ad un miglioramento dei rapporti stanno dissolvendosi per via di un atteggiamento, da ambo le parti, troppo duro.

L’importante è pertanto che questa volta non ci si limiti a sperare che sia la volta giusta, bensì si lavori per trasformarla tale opportunità in dato di fatto, impedendo agli oppositori  di eseguire il proprio ruolo ostruzionista e magari di trasportarli in quel’immensa scia che vorrebbe  introdurre un nuovo ponte tra l’Havana e Miami, quello simbolico della pace e della ripresa dei rapporti.

Ora, anche io sono convinto che il governo americano farà una mossa, consapevole con potrà pi stare a guardare. Quella che mi viene da pensare è la liberazione dei cinque cubani, che sono da anni agli arresti negli USA, solo per aver raccolto le prove per prevenire attacchi terroristici organizzati negli ambienti della mafia cubana di Miami.

Speriamo che l’Amministrazione Obama applichi il punto di vista costruttivo del proprio Presidente piuttosto che quello della propria Segretaria di Stato, che a suo tempo definì la presa di posizione di Obama a favore della cessazione del blocco economico, come un atteggiamento irresponsabile ed ingenuo6

1         Barack Obama, « Our Main Goal : Freedom in Cuba », The Miami Herald, 21 de agosto de 2007.

2         http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/04/cuba-clinton.shtml?uuid=77ecd010-2f56-11de-90c6-2fe15c88b793&DocRulesView=Libero

3         http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/8612765.stm

4         http://hosted.ap.org/dynamic/stories/U/US_CLINTON_CUBA?SITE=COBOU&SECTION=HOME&TEMPLATE=DEFAULT

5         http://ctwatchdog.com/2010/07/09/progress-on-cuba-it-would-be-about-time

6         http://www.znet-it.org/lamrani-obamaclintoncuba.htm

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(2) Readers Comments

  1. Ciao Luca e´bello invece rirovarti dopo tanto tempo. Ed e´bellissimo questo blog! Complimenti! Un abbraccio.

  2. Ciao Annalisa, sono felice ti piaccia il nostro lavoro..grazie d’essere passata a visitarci. Luca

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *