Breaking News — 07 ottobre 2010
“Por que Fidel le impide a los Cubanos de conectarse a Internet?
Porque si no se le escapan navegando!”

:mrgreen:

Sembra una barzelletta, e invece no. É sufficiente un temporaneo malfunzionamento del celebre social network Twitter per riaccendere le solite polemiche sulle modalità di accesso dei cubani a internet.

Tutto accade nella sera tra il 4 e il 5 ottobre: la famosa blogger cubana Yoani Sanchez, che opera in Twitter sotto l’account @yoanisanchez, avverte che da tre giorni non ha potuto svolgere la sua attività informatica in quanto le è impossibile pubblicare messaggi su Twitter via SMS. Insinua inoltre il dubbio che il responsabile di questo malfunzionamento possa essere il governo cubano:

@yoanisanchez #twitter debe aclarar si su servicio nos ha censurado publicacion de tweets por sms o si ha sido el gobierno de #cuba que nos ha bloqueado

Le fa eco dagli Stati Uniti Tomas Bilbao, direttore esecutivo del Gruppo di Studi su Cuba, collaboratore dell’ex presidente George W.  Bush e anticastrista dichiarato, sul suo blog Havana Note:

“The Cuban government cannot pretend to make inroads on the human rights front by releasing political prisoners on the one hand, and clamping down on personal expression on the other. […]

Additionally, in the technology and social media space, Cuba needs to move forward, not backwards. It is already lagging behind in the penetration rates of internet and social media technologies.

Is the Cuban government really so afraid of 140 characters in cyberspace?

Nel frattempo, arrivano due repliche che porranno  fine al dubbio del complotto, a cominciare da quella fornita da Twitter: la mattina del 6 ottobre, attraverso l’account @twitter_es , i gestori della piattaforma fanno sapere che

Ya no tenemos codigos “largos”

In poche parole, Twitter non consente più l’invio dei Twitter-SMS utilizzando direttamente il proprio numero di cellulare (il cosiddetto codice “lungo”) ma solo con un codice speciale diverso da paese a paese (codice “corto”). Al momento, come si vede nella lista, Cuba non compare. Tuttavia, Twitter assicura che:

“Estamos trabajando para conseguir más códigos cortos locales para más lugares y actualizaremos esta lista tan pronto como estén disponibles.”

Il problema, pertanto, di origine puramente tecnica, non ha nulla a che vedere con la censura.

Giunge poi la risposta del governo cubano, da parte del viceministro dell’Informatica e delle Comunicazioni, José Luis Perdomo:

“Cuba no bloquea el acceso de ningún ciudadano al envío de mensajes a las redes sociales en Internet como Twitter o Facebook y ello es una calumnia que se ha levantado contra nuestro país”

Risposta chiara ai molti dubbi e alla falsa propaganda diffusa dalla stampa. Sono utente Facebook e comunico tutti i giorni con cubani che risiedono a Cuba. Sembra che tutti loro abbiano un profilo sul suddetto social network e riescano a connettersi abbastanza spesso (basta vedere le date dei post per capirlo) nonostante i costi di connessione.

Riguardo al problema della banda internet e i costi di connessione, il ministro sottolinea come il blocco economico consenta solo l’acquisto di connessioni satellitari e ciò renda difficile dare accesso gratuito alla popolazione. Inoltre, Twitter e Facebook non hanno mai stipulato accordi con ETECSA, la compagna di telecomunicazioni nazionale (a differenza di quanto avviene in altri paesi).

A questo punto, a Tomas Bilbao non resta che fare mea culpa pubblico:

I was quick to suspect the Cuban government’s involvement in the service interruption, rather then further developing the alternative, which in retrospect was the real culprit.”

Apprezzo molto la sincerità di Bilbao, davvero “cavalleresca” se consideriamo i rapporti tesi tra Cuba e gli Stati Uniti. Egli, inoltre, propone al governo degli Stati Uniti di lasciare una possibilità in più ai cubani di connettersi a internet, come già suggerito dal ministro Perdomo:

“[..]the Cuban government has called on the U.S. government to reform its telecommunication sanctions in order to expand access to technology in Cuba. In response, the U.S. government should move swiftly to clarify and reform U.S. telecommunications sanctions toward the island in order to remove any regulations that would impede Cubans accessing any technologies that can empower civil society […]”

E se fosse proprio Internet a gettare un ponte simbolico tra le due sponde dello Stretto della Florida? Sarebbe davvero la soluzione ideale per “migliorare entrambe le società civili”.

fonte foto: internet (http://www.caravanecamper.it/diari_di_bordo/diari_bordo/cuba/cuba_map.jpg)

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