Cuba e USA insieme contro risoluzione ONU bocciano i diritti agli omosessuali

Sono piovute critiche misto incredulità una volta riscontrato che Cuba si è astenuta nella risoluzione promossa da alcune nazioni appartenenti all’ONU e mirata a condannare l’applicazione della pena di morte ancora prevista per gli omosessuali in alcuni paesi del mondo, oltre che per apostasia, blasfemia, adulterio.

Se gli Stati Uniti d’America si sono addirittura schierati contro la petizione, di fatto sostenendo la pena di morte per reati legati ad una diversa sessualità dell’individuo, così colpisce l’astensione di Cuba, che decide di non esprimersi, non prendendo parte all’unisono della coalizione che cercava di lanciare un segnale forte in termini di diritti umani, troppo spesso dimenticati e calpestati.

A ridosso del 2018, alcuni Stati (Botswana, Burundi, Egitto, Etiopia, Bangladesh, Cina, India, Iraq, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti) che sventolano il valore della democrazia, professando pertanto, in linea teorica, il rispetto e la tutela dei diritti del singolo individuo, hanno appoggiato e sostenuto le sentenze di morte che vengono eseguite crudelmente da Iran, Arabia Saudita, Nigeria, Somalia, Sudan e Yemen. Altri Paesi(Cuba, Corea del Sud, Filippine, Indonesia, Tunisia, Nigeria, Kenya)  si sono astenuti.

Nonostante la ferma condanna di Human Rights Campaign, organizzazione statunitense per la difesa dei diritti umani, i maggiori organi di stampa non hanno ritenuto di dover riportare la notizia. 

Pare quasi ovvia pertanto il voto contrario degli USA, perché se ben osserviamo il contenuto della risoluzione, votare a favore avrebbe creato un paradosso che cozzerebbe direttamente contro quanto sostenuto nel diritto statunitense, in cui la pena di morte è ancora in vigore senza eccezioni d’età, sesso o sanità mentale. Heather Nauert ha invece rivolto al mittente le accuse dell’ONU, ribadendo che gli Stati Uniti si sarebbero aspettati una risoluzione più equilibrata per far si che si potesse sostenere la stessa senza creare un contrasto con quanto dagli Stati Uniti applicato.

Ma la risoluzione ha anche destato scalpore per il voto di Cuba.

Perché l’astensione di Cuba colpisce?

Perché proprio l’icona della Rivoluzione Cubana, uno dei personaggi storici e dibattuti del ‘900, Fidel Castro, aveva apertamente chiesto scusa agli omosessuali. In’un intervista la quotidiano messicano La Jornada si era assunto le responsabilità in prima persona ‘Se qualcuno e’ responsabile, sono io. Non daro’ la colpa a nessuno’, ‘Personalmente non ho pregiudizi’. L’atteggiamento duro della rivoluzione cubana nel ventennio degli ani 60 e 70 inviando i gay in campi di lavoro agricolo-militari, é stata, sempre secondo il lider maximo ‘una gran ingiustizia‘ .

Ecco perché ci si aspettava una forma di espressione differente, soprattutto visto che l’attuale governo nulla è che un filo conduttore diretto agli stessi valori socialisti provenienti dal governo rivoluzionario post Batista, con ovvie modifiche volte ad una visione più aperta, più per convenienza che per logica. Mariela Castro, figlia del Presidente attuale Raul e in qualità di Presidente del Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba (Cenesex) e dei diritti degli omosessuali, che già nel 2014 si era espressa in Parlamento contro una proposta di legge del padre, non avrà certo digerito la decisione del Partito Unico cubano, che nonostante tutto risulta anche nei giorni odierni, il governo “meno-peggio” dell’area caraibica-latina, dove assistiamo da decenni ad un susseguirsi di Stati fantoccio tra poco plausibili dittatori, gruppi paramilitari in rivolta e democrazie totalmente corrette schiave di qualche Paese più forte.

La risoluzione promossa da Belgio, Benin, Costa Rica, Francia, Messico, Moldavia, Mongolia e Svizzera– e supportata da UK, Congo, Kyrgyzstan e Bolivia é comunque passata ha comunque ottenuto il consenso della maggioranza, nonostante l’ostruzione statunitense, che durante la Presidenza Obama si era limitata ad astenersi.

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