Cuba e la sua “revolución”  energetica

Il governo cubano continua la sua battaglia contro la “strozzatura ” imposta dall’embargo economico e finanziario  determinato 50anni fa  dagli Stati Uniti. Aldilà di ogni posizione pro o contro che sia, tale concetto è oggettivo. Non si spiegherebbe altrimenti la longevità di un sistema senz’altro criticabile, ma decisamente longevo. 

La politica dell’ embargo,  che ha viziato e non poco il cammino del popolo cubano, facendogli percorrere strade spesso insidiose che diventano difficilmente metabolizzabili dopo anni di privazioni,  sembrerebbe che nel prossimo futuro trovi del nuovo “filo da torcere”.

Questa percezione  che provo  e che non ha nulla di ufficiale,  mi sovviene a fronte di ciò che in questi ultimi anni ha incominciato a prendere forma nel futuro energetico cubano. Quella dell’energia è, mai come ora,  una delle voci primarie, di fondamentale importanza, nella gestione di un paese moderno ed economicamente autosufficiente, se tale vuole essere.

A Gennaio di quest’anno è arrivata sulle coste cubane la petroliera Scarabeo 9 e da pochi giorni ha iniziato le perforazioni a 1700 metri di profondità. Tale progetto a fronte dell’embargo che vieta di fatto la collaborazione con gli USA in termini di know-how, attrezzature e tecnologie, presenta nella propria ambizione, un certo livello di pericolo per l’ambiente circostante. Scarabeo 9 sta perforando  nel “blocco cubano” denominato Jaguey, a circa 22 miglia dalla costa cubana, all’altezza di Playa de Santa Fe.

Piattaforma petrolifera Scarabeo 9.

 

Il blocco Jaguey, fa parte dello Z.E.E. (Zona Economica Esclusiva) e la società petrolifera spagnola Repsol sta  pagando 15 milioni di dollari mensili per l’affitto della piattaforma. La Zona Economica Esclusiva, è comprensiva di  59 blocchi e per ora   solamente 22 sono stati affittati a varie compagnie straniere, quali la Petronas (Malesia) , PetroVietnam (Vietnam), Gazprom (Russia), Sonagol (Angola), PDVSA (Venezuela) e CNOOC (Cina).

Cuba ha deciso di intraprendere un cammino nuovo, di difficile e costosa gestione, ma quasi forzato laddove decisioni politiche fanno da tappo perpetuo alla crescita economica. Il pericolo sta nel rischio che si possano verificare incidenti in grado di  turbare un già malconcio ecosistema, come ricordiamo il caso della piattaforma Deepwater Horizon. Le sorti di un pianeta, tema tanto sentito nelle riflessioni del leader storico della revolucion cubana Fidel Castro,  potrebbero in caso di uno sciagurato incidente, subire danni gravissimi e minare anche l’economia turistica dei luoghi adiacenti. In questa ipotesi disastrosa, parte della colpa potrebbe essere imputata anche alla politica ostile USA, vittima della sua assurda logica.

All’ordine del giorno, vigono regole assurde e divieti controproducenti anche in termini economici agli stessi USA.  Se i due paesi potessero ripristinare i rapporti bilaterali, e l’ampia  esperienza americana in termini di estrazione petrolifera, potesse andare  al servizio di tale progetto, il  pericolo si ridurrebbe non di poco.

Insomma a fronte del mare di petrolio, che si nasconderebbe nelle profondità marine adiacenti a Cuba, stimato in vari miliardi di barili, enormi profitti a breve/lungo termine si stanno delineando,  e cambieranno  sostanzialmente  le sorti della povera economia cubana.

“La sete energetica” con i suoi vari risvolti, è probabilmente dopo la religione  una delle cause maggiori dei conflitti al mondo, è anche vettore  principale dell’inquinamento, dei disastri ambientali  e dei cambiamenti atmosferici repentini, ai quali oramai siamo abituati. Tale argomento oltre che pericoloso  per certi aspetti, e indispensabile per altri,  appena gli si aggiunge la parola  NUCLEARE,  si riveste ancor più con i colori accesi del  conflitto, inasprendo decisamente il dibattito. Il nucleare per taluni  è diventato l’unica forma pulita ed indispensabile di energia, mentre per una parte di popolazione, la maggioranza ad esempio qui in Italia, come dimostrato dal recente referendum nel quale sono state abrogate le normative per l’ambito nucleare da elettroproduzione, tale ipotesi energetica rappresenterebbe  l’inizio di una catastrofe annunciata.

Per ritornare nel contesto energetico/cubano, è di Martedì scorso l’intervento  di Rodolfo Benítez ambasciatore  dell’isola a Vienna, il quale durante la sua partecipazione alla  Giunta dei Governatori dell’Organismo Internazionale di Energia Atomica (Oiea), ha difeso l’uso pacifico dell’energia nucleare  affermando che  “Cuba considera importante il contributo  dell’energia nucleare per lo  sviluppo socioeconomico ed il miglioramento della qualità di vita, in settori  come ad esempio la sicurezza alimentaria, l’agricoltura, la salute umana e la protezione ambientale” . Tali affermazioni si uniscono a quelle fatte recentemente dal governo cubano,  che ha ribadito anche durante la visita a Cuba del premier  Iraniano Mahmoud Ahmadinejad  avvenuta lo scorso Febbraio, il diritto all’uso pacifico di questa modalità energetica.

L’ipotesi del nucleare come fonte energetica è di certo criticabile e sarebbe  un tema alquanto interessante da affrontare. Ma il punto che voglio sottolineare ora, e che a mio avviso riveste un ruolo cruciale  è  la revolucion energetica che sta illuminando Cuba e che rappresenta  un tema primario, fondamentale   per il futuro dell’isola, garante dello sviluppo e di una modernizzazione quantomai necessaria e indispensabile.

Forse proprio questa “nuova” attitudine energetica dell’isola caraibica e gli enormi interessi che vi gravitano attorno, potranno in un futuro non molto lontano, far ravvedere la politica americana da sempre incline  e alquanto sensibile al profitto, facendogli rivalutare  la propria posizione ostile ed oramai senza senso, perpetrata nei confronti di Cuba da ben 50 anni. Una nuova epoca è probabilmente appena iniziata.

Staremo a vedere. 

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È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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