Cuba e il pensiero cubano: solo l’occidentale romantico crede ancora alle favole

Cuba non sono solo quattro lettere ricomposte a caso e che inquadrano un luogo geografico avvolto dalle acque dell’Oceano Atlantico, del Golfo del Messico e del mar dei Caraibi. E’ un pezzo della mia storia, della mia vita. Un pezzo anche della mia cultura e del mio modo di ragionare. Attraverso un interesse ho avuto modo di intrecciare rapporti umani autentici, amicizie, soddisfazioni e anche insoddisfazioni. L’interesse per un luogo geografico di cui da adolescente si sà poco. A seconda di chi te ne parla senti parlare di spiagge, storia, donne, vacanze. Ci sono detrattori e sostenitori. Quando non sapevo nulla ascoltavo le diverse opinioni; raramente pacate, molto più spesso accese. Atte a demonizzare con foga veemente il nemico o sostenere ed appoggiare quasi si trattasse di un luogo di culto, lo Stato amico.

Da questa immagini esotica, caraibica, dove la vita per sentito dire scorreva tranquilla e beata ho iniziato ad informarmi.

Poi tra tanti testi e l’immaginazione che cercava di locare la verità dei fatti tra mille teorie e certezze, ho iniziato ad approfondire con alcuni viaggi per dare un tocco di concretezza all’infarinatura ideologica e teorica.

Il primo viaggio è stato all’insegna dell’entusiasmo e pertanto dell’istintiva conferma del mio amore su cui ho poi lavorato per dare una logica a tutti gli aspetti osservati e appuntati. Ho scritto un libro, ho osservato ogni aspetto e l’ho messo in cassetto, a maturare. Rispetto e pazienza hanno cercato di dar voce a chi a Cuba ci viveva, bando alle ciance, affrontava la quotidianità.

Dopo qualche anno mi sono sentito pronto per vivere un secondo viaggio. Disilluso e quantomai lontano da una vacanza. Pochissimi dollari in tasca, uscite monetarie irrisorie. Escamotage, spirito di sopravvivenza, nessun tipo di lusso, dall’alimentazione, all’alloggio, al trasporto. Ho cercato di similare una possibile quotidianità, proiettarlo nel lungo periodo, senza troppo osservarla da una poltrona. Sono tornato con le ossa della coerenza rotte.

L’unico aspetto confermato era la sicurezza della Nazione, la struttura collaudata perfettamente al riparo da qualsiasi colpo di Stato o destabilizzazione. Un tessuto sanitario con collegamenti efficienti, ma stremato da limiti e limitazioni. Ma la percezione che la teoria mi aveva storpiato l’occhio pratico, l’entusiasmo mi aveva ostruito l’accesso alle critiche coerenti, l’inesperienza e la vita in una realtà differente mi aveva fatto sognare una meta più che altro immaginaria.

Nel frattempo il mondo mi si è aperto e l’Isola è stata monitorata in un contesto più ampio, mettendola a confronto con tante altre realtà. Termini di paragone, confronti, numeri, dati di fatto, informazione, punti dolenti e punti di forza hanno trovato una dimensione reale. Ma a Cuba appare forte il contrasto tra un governo comunque d’ispirazione romantica negli ideali almeno teoricamente perseguiti, con la natura umana. La natura umana che spinge in una direzione e ciò che potrebbe essere la società in un contesto di natura umana più equo, giusto e solidale. La corda rimane tesa da oltre mezzo secolo e il lavoro nobile ha creato dei punti di forza e di orgoglio che in certi momenti ancora m’inebriano l’animo e determinano quella vena un pò rivoluzionaria, un pò romantica che altro non è che il comune voler migliorare o cambiare lo stato delle cose per definizione mai perfetto, men che meno nell’era della globalizzazione e del capitalismo in preda al male dei propri mali.

Dall’altro però quella corda tesa sembra una forzatura in un’ottica dinamica, in cui il flusso dei pensieri, delle azioni e della stessa entropia devono trovare una propria forma. Spesso questa forma è l’incoerenza. E dentro questa corda tesa, ora che è venuta a mancare un pò di classe genuina e che è stata invasa da un cambio generazionale inadeguato, si vede proprio una distorsione della realtà ed una incoerenza importante.

E l’opinione è che, a prescindere da finanziamenti esteri e in generale dal regolare e non influenzato esito di teoriche elezioni intese secondo copione democratico, tutto il palco cadrebbe. E ci renderemmo conto di quanto abbiamo contribuito a mantenerlo in vita, agonizzante. Un Davide che doveva e deve restare in piedi esattamente così com’è, perché è l’immagine di tanti sogni e desideri, speranze e voglia d’illusione giustificata. Più che opinione è sensazione avvertita, constatazione del malcontento o dell’ipocrisia di dire una cosa e poi girarsi e dirne un’altra. Quando si parla con persone di Cuba si avvertono alcuni tratti caratteristici, aldilà della cadenza nel linguaggio o dei semplici lineamenti estetici. Un cubano è disilluso. Nel proprio essere isolato sà benissimo come gira il mondo. Le regole ferree sono aggirate nella quotidianità. Gli ideali sono un aspetto oramai obsoleto e lasciato in disparte. Parli con loro (i cubani) e ti accorgi che non vi è alcuna traccia di teorico. Non vi è alcuna ricerca di una soluzione. La soluzione è portare a casa il denaro sufficiente, vivere e migliorare la propria condizione personale o familiare, anche a discapito della società. E nessuno che conosce Cuba credo possa dire il contrario. Vi è il mercato sommerso su cui gira attorno una economia importantissima quanto basilare. Gli stranieri che inviano capitale sono alla base di differenze sociali nel contesto sociale. Attraverso banche d’appoggio che pagano sistematicamente e quasi volentieri multe di milioni di dollari al Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, arrivano a Cuba bilioni di dollari di transazioni.

I cubani sono gente splendida, ma esattamente come quella di ogni parte del mondo. Non di più degli statunitensi ad esempio. Anzi, i cubani, proprio per il fatto che la natura umana è unica, in modo più o meno inconscio tendono a trarre vantaggio dalla conoscenza turistica. Un vantaggio che può anche essere una semplice penna, o una maglietta. Sebbene ogni turista credo abbia avuto a che fare con cubani autentici, è altrettanto innegabile che la maggior parte delle volte la comunicazione sia legata ad un vantaggio dell’interessato che può apparire in modo più o meno subdolo anche a distanza di molto tempo. E’ il caso dei rapporti sentimentali o ad amicizie vere ma comunque sorrette da un velato interesse personale.

L’arricchimento culturale è contagioso e quasi inevitabile, ma questo è un’altra conseguenza inevitabile associabile non tanto a Cuba quanto al viaggiare in sè. Molti gli esempi di cubani conosciuti anche lontano dalla propria terra. Il cubano ha un attaccamento viscerale per la propria terra, la propria bandiera, le proprie tradizioni. Tra questi attaccamenti manca la politica. Quasi univoca la risposta che porta al dissenso o al semplice astensionismo dal prendere posizione. Quasi un malessere nel volerne parlare. Parola d’ordine è maggiore libertà. L’importante per il cubano è migliorare la propria situazione e portare a casa il pane. Sembra insomma che la disputa perenne su cosa accadrà a Cuba nel dopo Fidel sia più che altro un argomento d’interesse occidentale.Letteralmente ed a prescindere da tutto, per il cubano è sufficiente “portare a casa la pagnotta” e poi quel che sarà sarà. 

Quando l’occidentale s’interessa di politica cubana, dice la sua con tanta veemenza, o difende con tanta forza l’operato di mezzo secolo di governo i cubani restano a guardarti un pò attoniti ed un pò indifferenti. Nel loro sguardo c’è stanchezza ed indifferenza. Che si tramuta in critica aperta quando riescono ad uscire dall’Isola, anche per presunte ingiustizie veniali, quali un mancato giretto in barca o ristrettezze previste dalla rigidità legislativa. E’ una nota triste vedere il ritorno in patria dei cubani. Un misto culturale che accentua le contraddizioni e l’incoerenza e che ti fa chiedere in fin dei conti che cosa ci sia di così genuino, e se mai quel che vi è stata, non fosse solo genuinità dettata dalle regole del gioco.

Noti cubani che tornano nel proprio Paese differenti. Basta son, solo raggaeton, prodotto multimediale diffuso in tutto in mondo. Si va a ballare sulla macchina scassata con le lucine stroboscopiche con i vestitini a stelle e strisce, pronti ad intonare ritornelli di protesta sociale o più frequentemente miseri riferimenti mercenari. Alla faccia di “Dos gardenias para ti” di Ibrahim Ferrer. Il ritorno significa poter permettere a quanti più parenti possibili, l’introduzione di quanti più favoritismi possibili. Una boccata d’ossigeno tra il sole cocente e le tasche perennemente vuote. Passa tra la festa in onore del cubano che ha fatto successo, un medico, borsa a tracollo ed ideali nel bassoventre a pungere come spini, scomodi, non tanto per lui, quanto per la famiglia a cui vorrebbe dare di più. 

Ci sono ancora persone ispirate che vanno oltre il normale sopravvivere. Persone che lavorano al di là della logica sterile dei desideri materiali come ispirazione unica cui deve essere soggetto il cambiamento. Ci sono tanti universitari, gruppi sociali, professionisti. Ma sono forme di resistenza. Parli di questi aspetti, ed il cubano d’un tempo ti capisce al volo. Parli al cubano d’oggi e i pensieri sono al di là del Malecon, dell’oceano, con sguardo perso tra mille sogni e desideri.

Cuba, luogo d’elezione per la staticità dell’orologio, è al di sotto d’una scorza veniale, completamente mutata, cambiata. Mai i nostalgici lo ammetteranno. Il fascino di Cuba alla fine è il fascino di tutto il mondo, nulla di differente.

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(3) Readers Comments

  1. Pingback: Cuba e il pensiero cubano: solo l’occidentale romantico crede … – This is Cuba - Mi Sono Innamorato/a

  2. Come vede seguo con attenzione i suoi articoli, si ricorda di me?ho commentato qualche volta i suoi scritti.Sono un cubano che vive in Italia da 17 anni.Ho letto con attenzione questo articolo e posso dire che in Lei sta avvenendo un bel cambiamento,lo rilega Lei stesso, piu volte e se ne renderà conto da solo.In questo articolo Lei ha fatto parlare i cubani che ogni giorno esperano esperando un cambiamento per loro e il loro paese.A quelli che finiscono le loro giornate seduti sul malecon ò sul tetto di casa vedendo – e sognando- svolazare gli aerei quando deccollano dal aeroporto jose marti mentre aspettano che torni la luce per poter accendere il ventilatore comprato con i soldi dei parenti di Miami e poter alleviare il caldo.Ora anche Lei a guardato dentro le persone che ha incontrato a letto a fondo le loro vite, ora inizia il vero viaggio verso quella Cuba di moltepleci faccie colori e verità.questa volta a centrato in pieno.

  3. Signor Roberto concordo con lei e penso anch’io che Luca abbia colpito nel segno con i molti concetti espressi nella brillante riflessione esposta. Mi da l’impressione però che stia un po’ accentuando la cosa cercando di dare un tono negativo alla discussione. Mi scusi se mi permetto, ma questa è la mia impressione. Cosa voglio dire in breve: è vero che noi occidentali sognatori spesso non sappiamo valutare appieno la situazione reale, ma è altrettanto vero che non regge nemmeno il concetto figurato da lei esposto del il cubano che sogna vedendo “svolazare gli aerei quando deccollano dal aeroporto jose marti mentre aspettano che torni la luce per poter accendere il ventilatore comprato con i soldi dei parenti di Miami e poter alleviare il caldo”.

    Suvvia qui si cerca di descrivere obiettivamente e con la massima onestà ciò che succede a Cuba signor Roberto. la vita a Cuba è migliorata tantissimo negl’ultimi anni in tutti i sensi e lei lo sa perfettamente . Dopo che lo standard sia ancora da migliorare ,sono perfettamente d’accordo..il tempo degli Apagones è finito già da molto tempo..
    Cordialmente Francesco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *