L'editoriale — 04 agosto 2010

Mi sono reso conto che dall’altra parte dell’Oceano, a pochi passi da Cuba, il gigante americano monitora sempre ciò che avviene a Cuba. Non sto parlando di osservazione militare o di esecuzione d’alti protocolli di sicurezza, ma di un ben più semplice interesse.

E così le masse la mattina aprono il giornale e la rivista preferita e leggono. Leggono ovviamente con le modalità che la tecnologia ci offre. E cioè siedono da Sturbucks, usufruendo del collegamento gratuito e sfogliano online, con un Mac o con I-Pad, le riviste formato elettronico. C’è chi dedica a questa lettura la consueta decina di minuti prima di recarsi al lavoro e chi invece il lavoro no ce l’ha e si permette qualche click in più, senza mai staccarsi dal tavolo di quella catena alimentare che risulta essere conveniente per reinventarsi: aria condizionata, cibi e bavande a pochi dollari, ed il mondo e le opportunità a portata di mano.

E così anche Cuba la si assapora da Sturbuck e a volte, proprio dal Mc Donald’s, dietro una Coca Cola fresca. Le contraddizioni a portata di mano.

Cuba è interesse. La si osserva leggendola superficialmente, la maggior parte dei lettori non hanno voglia, tempo ed interesse nell’indemesimarsi in apporfondimenti, che comunque sono sovente messi a disposizione dei più curiosi.

Le notizie continuano a scorrere e le novità per questo vicino così distante nell’impostazione di vita non può americano del termine, Fidel Castro, che gode d’intramontabile popolarità a differenza degli stessi Presidenti Americani e ovviamente  del cambiamento e blocco economico.

Del cambiamento e transizione si parla sempre. Intesi come è l’unico modo di intendere Americano, cambiamento alcuno non è mai avvenuto. Eppure noto che sovente l’informazione è più completa, ricca e meno violenta e politicizzata rispetto  quella offerta in Italia. Qui si parla di Cuba come dittatura che calpesta i diritti umani. Vero o non vero, in entrambi i casi è errato e limitante non afforntare la vicenda in modo più articolato o comunque vario.

Gli americani non parlano di Cuba come meta preferita per le proprie vacanze. Non parlano di spiaggie, mare, natura, incantevoli tramonti, calde temperature. Posso immaginare che nei freddi inverni molti abitanti benestanti del Maine avrebbero un fortissimo desiderio di partire per quei luoghi che non possono toccare. E infatti gli Americani soffrono questa situazione di stallo eterno.

I politici dal canto loro sono attanagliati d un branco di lobby che spinge in differenti direzioni.

Oggi si legge del nuovo libro di Fidel Castro. Uscirà cartaceo e racconterà della Rivoluzione che ancor oggi porta avanti da mezzo secolo. Racconterà gli eventi così come si sono susseguiti sulla Sierra Maestra. Il libro, ha fatto sapere dall’ultima riflessione, si intitolerà “la vittoria strategica” e si soffermerà su quella battaglia definita epica, nella quale i 300 fidati vinsero i 10000 di Batista.

Ma oggi si leggono anche riflessioni e si cerca di capire se e cosa vuol dire questo re-ingresso e partecipazione attiva di Fidel nella scena politica cubana. I toni di fidel sono quelli del narratore onniscente, che dall’alto della sua esperienza riesce a prevedere scenari epici e guerre mondiali catastrofiche, dietro forti stati di tensione, come quelli che si respirano tra Israele e l’Iran. Per Fidel il male ovviamente sono sempre gli Stati Uniti, con o senza Obama. Un articolo dice che i mezzi d’informazione hanno subito iniziato a dedicare tantissimo spazio a fidel Castro e in contrapposizione citare molto più brevemente Raul, nonostante proprio il 26 di Luglio fosse impegnato nel rafforzare economicamente il Paese con un insieme di accordi con i Venezuela di Chavez (“On Monday, Cuba’s official Revolution Day, over an hour of the main nightly news was dedicated to Fidel’s meeting with foreign activists in Havana. His brother, at a major summit with the Venezuelan government, was given less than ten minutes of airtime1)

Il ritorno in scena di Castro quindi sarà un bene per il paese? Alcuni temono che sia tornato per conflitti con la politica del fratello e per riprendere in mano, già dal primo di Agosto, data in cui si terrà il Meeting Nazionale, il potere.

Si parla sempre dell’embargo. Mi stupisco nel vedere quanto vi sia il desiderio di eliminarlo che mi chiedo cosa ancora lo mantenga in vita. Qualcosa che alimenta di molto vorace vi deve pur essere. In ogni caso si parla anche del Congresso di Washington che nello scorso mese ha votato a favore della cessazione del divieto  dei cittadini americani di viaggiare a Cuba. E di eliminare inoltre il divieto di esportare i prodotti agricoli sull’isola, che sta danneggiano non pochi agricoltori. Tutti d’accordo. Il blocco va eliminato. Lo pensano anche gli anticastristi che paradossalmente ritengono sempre più convinti sia l’unica scusa che esula il governo castrista dal malcontento popolare.

Su una cosa siamo però d’accordo. L’informazione italiana è malata. Quella statunitense e britannica pure. Ma di certo quella cubana  è poca cosa se non quasi demenziale,  nel vederla continuamente festeggiare successi con titoli a caratteri cubitali che evidentemente ci sfuggono. Tutto questo si ripete quotidianamente nonostante sappiamo che l’economia è satura di aria viziata ed incapace di esprimersi al meglio perché intrappolata da una burocrazia statale annaquata. Il salario medio è di 20 dollari al mese e le differenze sociali a Cuba sono presenti e radicate. Chi sta meglio sono proprio coloro che aggirano il sistema e chi soffre e fatica a vivere dignitosamente sono coloro che lavorano onestamente, sostenendosi sul salario che il governo assicura. Proprio come nel resto del mondo. La propaganda resta sempre e solo propaganda. Alla faccia delle differenti ideologie.

1)      http://www.economist.com/blogs/newsbook/2010/07/fidel_castros_return_politics

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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