Breaking News L'editoriale — 21 dicembre 2010
Cuba: avanti con le idee di Fidel e le riforme di Raul

Il Presidente cubano, Raul Castro, in un discorso tenuto lo scorso sabato nel corso dell’Assemblea Nacional del Poder Popular, nel corso della quale si è anche approvata la riforma economica ed il bilancio destinato all’anno venturo, ha ribadito la necessità delle riforme in atto.

I piani economici – ha detto il Presidente – sono finalizzati ha rafforzare il socialismo a Cuba, a renderlo invulnerabile in un processo che deve consolidare la storia e renderla irreversibile.

Fidel Castro, all'università dell'Havana, lo scorso 17 Novembre 2010, parla di riforme, di errori, di progetti e futuri valorizzando gli aspetti irrinunciabili del socialismo. A proposito del socialismo Fidel Castr ha dichiarato che uno dei più grandi errori è stato credere di sapere come costruirli

I contenuti si rifanno a quelli di Fidel Castro, quando qualche mese fa, tenne una conversazione all’Università dell’Havana con gli studenti. In quell’occasione il “vero” leader incontrastato della rivoluzione cubana, espresse la necessità di un cambiamento, correggendo il tiro rispetto a quella dichiarazione uscita nel corso dell’intervista concessa a Jeffrey Goldberg “il sistema cubano non funziona più”.

Castro in quell’occasione precisò che il significato della frase era stato storpiato dall’estrema sintesi del giornalista statunitense del The Atlantic, che replicò prontamente puntualizzando che “Il sistema cubano non funziona più” significa “il sistema cubano non funziona più”.

Siamo anche convinti che Castro non intendesse ciò che malignamente, e con carattere sensazionalista fu poi interpretato. Se Goldberg, riportò la frase senza trasudare la frase con interpretazioni soggettive, così non fecero numerose testate estere più o meno importanti. Sovente i concetti sono riassunti in poche righe, in un titolo o in una breaking adeguandosi allo spazio che il giornale concede alla news. La sintesi può travisare concetti profondi e il messaggio traspare così non tanto come un ragionamento, quanto come uno slogan.

Tralasciamo poi i commenti sulle dispute inutili; cosa sarà mai quel che voleva dire realmente Castro. Si sono diffusi nel web gli scontri ripetitivi, a migliaia, divise su due fronti nell’essenza ideologica d’odio che governa la dialettica politica e la separa colpevolmente dalla pace e dalla stabilità matura che deve unire anche le differenze di pensiero e convogliarle in un progetto condiviso ed accettato su qualche fronte ed anche mal digerito su altri.

Fa sorridere che le pagine dei giornali cubani non trovino una sola critica da smuovere, un solo punto non condiviso in ciò che ha affermato Raul, mentre tracciava con un’arte oratoria zoppicante rispetto al maestro Fidel, il percorso che i veri rivoluzionari devono seguire per arrivare alla redenzione.

Nonostante queste limitazioni, nulla da dire riguardo la manovra in corsa, gli intenti e il desiderio di “fare guerra” all’agiato popolo cubano, che se ne stava a gambe all’aria a lamentarsi, consumando ben oltre ciò che andava a produrre.

La produzione, il mercato, le merci, la privatizzazione sono concetti che vanno accolti ed inquadrati all’interno di un contesto sociale che ha come chiave di lettura e come fruitore primo il popolo cubano stesso.

Effettivamente considerare una Cuba che si apre gradualmente, che si fa forte delle grandi conquiste sociali, scientifiche, culturali in questo mezzo secolo e le affianca ai termini che la globalizzazione ha incluso nella definizione di mondo moderno economico, può far rivedere anche alle potenze economiche alcuni aspetti che hanno favorito divari ed ingiustizie sociali, cui il progresso deve far fronte se vuole realmente definirsi grande e riuscito. Sintantoché i numeri parleranno d’una minoranza agiata, non si potrà parlare d’un sistema maturo.

I fratelli Castro hanno iniziato una profonda ristrutturazione del Paese. Fidel ha, dall’alto della sua innegabile esperienza politica, dato delle direttive teoriche, Raul, con il polso del sergente di ferro ha da un lato individuato quei focolai di malcontento che col tempo sarebbero potuto diventare il vero nemico del socialismo.

I vertici cubani, seguendo le parole di Fidel Castro, hanno capito che non sono gli Stati Uniti il nemico che può schiacciare Cuba, bensì i cubani stessi.

Se il socialismo cubano è in pericolo, gli attentatori vanno individuati ovunque essi siano e chiunque essi siano. Vanno corretti e rimossi i problemi per il bene del paese e non è possibile rimandare. Da qui al milione e mezzo di posti di lavoro statali che verranno convogliandoli in attività private è il passo naturale, per ricostruire quel sistema economico viziato, modello sovietico pre-perestroika.

C’è la voglia di ricominciare de il popolo cubano ora pare aver drizzato le orecchie e pare aver capito che è inutile chiedere ciò che non è disposto a realizzare in prima persona. Ora il governo si è esposto, dicendo chiaramente che metterà a disposizione i mezzi, finanziando le attività private dall’altro, agevolandole e trasformando le braccia monche di alcuni settori, in elementi portanti della rinascita economica.

Sebbene vi siano state diverse aperture degne di nota, a cui Obama ha fatto orecchie da mercante e Hillary Clinton ha risposto con il solito pugno di ferro del piccolo tiranno, l’elemento che manca al governo cubano è quello di cercare un dialogo con gli Stati Uniti con ogni mezzo. In qualsiasi modo deve riuscire a porre fine, per il bene dei due popoli, soprattutto verso quello di Cuba, alle sanzioni economiche stagnanti. E per fare questo deve riuscire ad ammorbidire anche le posizione degli acerrimi anticastristi. Si obblighino i “nemici” di un tempo, ad interloquire, a prendere posizione. Si eviti di cogliere ogni occasione per sbugiardarli di fronte al mondo, ripetendo la cantilena che l’impero danneggia e schiavizza il mondo.

l'Habana, assemblea nazionale del Poder Popular di Cuba, 2010. fonte foto: granma international

Dopo 14 anni, Raul Castro ha indetto per il prossimo Aprile il sesto Congresso del Partito Comunista di Cuba. Si aprirà il 16 Aprile e si chiuderà dopo tre giorni, martedì 19, in concomitanza con l’anniversario della vittoria di Playa Girón.

Raul ha infine detto che molti cubani confondono il termine socialismo con sussidio ed elemosina, il termine uguaglianza con  egualitarismo.

Il Governo attende per il 2011, il 53esimo anno della Rivoluzione, una crescita dell’economia del 3,1%, superiore a quella registrata nel 2010 che si attesta al 2,1%.

Il Presidente Raúl Castro Ruz, Presidente dei  Consigli di Stato e dei Ministri, nonché Generale dell’esercito ha poi aggiunto “Potete stare certi che, questa volta, non vi saranno ripensamenti o passi indietro”

Morale. Solo Cuba è in grado di sire se riuscirà a vivere a sé stessa. Riprendendo le parole di Fidel Castro, il trionfo si differenzierà dalla sconfitta solo per le modalità con le quali verrà giocata la campagna rivoluzionaria “contro i vizi, contro l’appropriamento indebito di risorse, contro i furti”. L’errore è aver pensato di conoscere la ricetta che non c’è su “come costruire il socialismo” e crogiolarsi in esso. Non è possibile, semplicemente perché l’economia non è una scienza esatta. Si perde tutto il senso dialettico quando si ritiene che l’ economia di oggi è uguale a quella di 50 anni fa, o a quella di Lenin o Marx

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L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

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