L'editoriale — 15 marzo 2010
CUBA–EL SALVADOR: Un altro storico passo verso l’Unione dell’America Latina

fonte foto: internet.

Anche El Salvador e Costa Rica  ristabiliscono le relazioni diplomatiche con Cuba e si ricuce così una separazione dei rapporti ufficiali che erano stati interrotti dopo l’avvento del governo rivoluzionario di Fidel Castro.

El Salvador e Costa Rica sono Stati dell’America Centrale. Dopo l’Ecuador, il Venezuela, il Brasile e la Bolivia un altro tassello si aggiunge a quell’insieme di Paesi latino americani, che per il proprio bene e per il bene di tutti, si sono riuniti per perseguire una direzione univoca, al fine di sviluppare e definire una propria identità e maturare un coordinamento interno organizzato. La sfida portata avanti è convogliare visione politica, economica e sociale su d’un canale operoso che abbia come fine ultimo l’interesse dei popoli.

L’egemonia dettata dal peso economico degli Stati Uniti ha sempre influito sui vicini latini, che quindi non hanno mai lavorato in un’ottica di reale alternativa, ma piuttosto si sono adeguati ad una subordinazione della propria politica ed economia, al fine di ricevere i dovuti sostegni per una sopravvivenza. La percezione lampante, nel ripercorrere gli  eventi della zona del Centro e Sud America, è che il flusso temporale di decenni di storia moderna sia stato segnato da programmi di governo provvisori ed indefiniti, da instabilità politica e dalla diffusione di  fenomeni quali corruzione, violenza e servilismo. Questa situazione ha alimentato un debito pubblico che è via via diventato un fardello  per lo sviluppo e l’affermazione della sovranità ed indipendenza di un popolo.

Il progetto e le basi che sono state gettare da qualche anno richiederanno continui sviluppi ed assestamenti, per sviluppare un sistema organizzato con basi solide, in grado di rappresentare, una alternativa più che un sostegno provvisorio e di rompere il passivismo di governi spesso corrotti o poco operosi.

I rapporti in divenire tra questi Stati ora stanno confluendo verso questa orizzonte d’alternativa, d’unione e di pace. E’ in quest’ottica di stabilità che va vista l’importanza

El Salvador è un Paese che ha sofferto nella sua recente storia di domini, dittature sanguinarie esercitate da militari e personaggi ambigui, talora appoggiati dagli Stati Uniti o dagli spagnoli. A titolo esemplificativo basti ricordare l’anno tragico 1972, in cui fu il generale Molina a reprimere con inaudita violenza il tentativo dell’opposizione democristiana, creatasi per far fronte allo stato del paese  sempre più allo sbando. Nel 1979 l’opposizione ottenne con le armi quel che non era riuscita ad ottenere in precedenza, destituendo il generale Romero.

Il decennio seguente fu segnato da continui tentativi di riportare stabilità nel paese, che venne invece scosso da continue ondate di violenza. L’elezione del leader di estrema destra Roberto D’Aubuisson, complice il boicottaggio delle stesse elezioni della sinistra per il clima politico avverso e temuto, fece degenerare le violenze che raggiunsero l’apice con l’utilizzo di mezzi spartani dell’esercito, quali il ricorso alle armi chimiche e la tortura e lo stupro con conseguente uccisione della presidentessa della commissione dei Dirittti Umani, Marianella Garcia Villas. Approfittando degli interventi di Chiesa e Stati Uniti, che supportavano alternative poco credibili per un reale cambio della situazione, D’Aubuisson continuò a governare facendo leva sul terrore e l’intimidazione. Solo col primo Gennaio 1992 fu sancita la fine della guerra civile ad El Salvador, ma il partito storico cui apparteneva l’ARENA, uscito sempre vittorioso dagli esiti elettorali, manifestò fermezza nel non condannare gli errori di cui si era macchiato, concedendo dapprima l’amnestia ai colpevoli dei numerosi crimini di guerra e concedendo poi, sotto gli occhi sconvolti dell’opinione pubblica internazionale, l’onorificenza di figlio meritevole de El Salvador allo stesso Roberto D’Aubuisson, ideatore delle brigate della morte e colpevole di vari omicidi.

Il 2009 fu quindi l’anno storico per El Salvador. LE elezioni decretarono la vittoria del partito di sinistra Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, (FMLN), fondato il primo Settembre 1992, l’anno in cui cioè era iniziato il processo di pacificazione, sul neoliberale ARENA. Vittoria che venne ribadita nel Marzo dello stesso anno, con l’elezione a Presidente della Repubblica di Mauricio Funes.

El Salvador già nell’ultimo anno ha mostrato importanti segnali di miglioramento, sia nei rapporti nella politica estera con le altre Nazioni del continente, sia per la riduzione di quelle percentuali vergognose che lo vedono tra i primi posti nel mondo per il tasso di mortalità infantile (che tocca il 23%)  e per quello dell’analfabetismo (21%),  dati ovviamente collegati in quanto è necessaria un accrescimento del tessuto culturale della popolazione, per poi permettere una gestione oculata dei drammi sanitari. Questi vertiginosi risultati non sono stati altro che uno strumento basilare,  da parte dei vari dittatori sanguinari che si sono succeduti nel corso degli anni, per sfruttare l’ingenuità di un popolo non istruito e quindi facilmente ingannabile.

L’instabilità politica storica di El Salvador secondo i maligni sembra sia stata fondamentale per gli Stati Uniti, che hanno dal 1992 sostenuto il partito ARENA per il pericolo che un eventuale governo consenziente di sinistra potesse fare obiezioni circa la concessione della presenza d’una importante base statunitense a llopango. Queste polemiche scoppiate recentemente, con l’ovvia difficoltà d’essere provate, sostengono che il candidato dell’ARENA, Elias Saca, eletto nel 2004 ed in carica sino al 2009, abbia ottenuto il successo in modo irregolare. Numerose le segnalazioni pervenute con testimonianze che si riferiscono a fatti di corruzione ed intimidazione; molti lavoratori non sarebbero potuti andare a votare perché i datori avevano loro ritirato preventivamente i documenti, mentre salvadoregni residenti in paesi limitrofi sarebbero stati fatti entrare con documenti falsi appositamente per la votazione, dopo aver ricevuto precise istruzioni e ovviamente, un ottimo compenso monetario. Se da un lato gli Statunitensi hanno sempre cercato di lavorare col fine di mantenere saldi i propri interessi commerciali nel Paese, d’altro canto c’è da dare atto che il governo americano ha sempre condannato apertamente ogni forma di violenza delle dittature dell’ARENA e che più volte ha cercato di mediare sostenendo un candidato democratico.

In virtù della tribolata storia di El Salvador, la firma per la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Cuba e El Salvador rappresenta una data storica, per un processo che si è completato ieri con l’apertura dell’ambasciata salvadoregna sul territorio cubano, che segue la corrispettiva apertura dell’ambasciata cubana in Salvador, avvenuta lo scorso 9 Gennaio. L’ambasciatore de la Isla, Pedro Pablo Prada Quintero è stato ricevuto dal Ministro degli esteri Hugo Martinez e dal presidente Funes, come segno di profondo desiderio nel riprendere le relazioni con il governo dell’Havana.

Questo percorso dovrebbe portare El Salvador e Costa Rica, con la nuova Presidentessa Laura Chinchilla, a prendere parte al Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA) (Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe in spagnolo), un disegno di collaborazione fra gli Stati dell’Area Latina, nato il 14 Dicembre 2004, in contrapposizione all’ALCA Area di Libero Commercio delle Americhe (in inglese: Free Trade Area of the Americas, FTAA)nata a Miami nel 1994 per volere degli USA e che per desiderio degli stessi comprende 34 democrazie ed esclude Cuba. La prima vede nel libero commercio di servizi, mercato, colture uno strumento-logica da perseguire, la seconda invece una creazione che maturi una economia più consapevole delle necessità dei piccoli coltivatori, ed imprenditori, e che cerca di appianare le differenze sociali attingendo a fondi di cooperazione. La crescita del numero dei partecipanti prevede una fase di consultazione d’intenti accurata . Nei principi si coglie come l’attività produttiva non venga identificata come merce in senso stretto, ma viene contestualizzata all’interno d’un significato di preservazione dei valori culturali di ogni popolo. Secondo l’ALBA, gli Stati hanno l’obbligo morale di ridurre le disuguaglianze tra i paesi, in quanto il libero commercio tra paesi diseguali non può condurre che al rafforzamento dei più forti a discapito dei più deboli.

In questo contesto di trasformazione e di progettazione per una nuova realtà mondiale unita ed indipendente (Latino America unito, indipendente ed equo), si percepisce come l’ALBA rappresenti una base ben studiata e molto matura per assicurare ai popoli una stabilità che è mancata, come ho illustrato nel caso di El Salvador, sino ad ora.

I cambiamenti avvenuti per volere dei popoli, nonostante i continui tentativi di impedimento e pressioni esercitate dagli interessi esterni, spingono El Salvador e Costa Rica verso la direzione dell’ALBA.

Qui sta l’importanza di ciò che è avvenuto, al di fuori di mille proclami e visioni limitate. Un governo cioè  in grado di lavorare per il proprio popolo cercando di far coesistere gli interessi interni del paese all’interno di una logica più ampia di unione pacifica e di sviluppo sociale dei popoli.

 Abbonati Gratuitamente

Articoli Recenti

Condividi

Articolo scritto da:

L'autore, ama viaggiare, conoscere e condividere le mille e più sfaccettature della realtà. Racconto nella totale indipendenza, un mix di attualità, scienza, rispetto dell’ambiente, progresso e tradizioni. La mia penna va sempre e comunque per la propria strada.

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *