Viaggiare a Cuba — 07 febbraio 2010
COME MI HA CAMBIATO CUBA

Fonte foto:ThisIsCuba.

La prima volta non si scorda mai, io lo posso confermare.

La prima volta che tocchi il suolo cubano, si apre un nuovo capitolo nella tua vita, un inaspettato “anno zero”.

Sono passati quindici anni da quel fatidico Gennaio che per una serie di eventi fortuiti mi portò a passare 15 giorni di vacanza in quella che poi sarebbe diventata “la mia seconda patria”. A quel tempo ero come definiscono tali persone certe posizioni politiche, un perfetto borghese. Nulla di male e nulla da nascondere, la mia vita è, e sarà sempre in continuo divenire, un percorso “aperto”, predisposto a ricevere ciò che di buono la vita offre. Era la mia prima e vera vacanza degna di nota, la prima volta che salivo su un “pagaro de lata” era tutto straordinariamente nuovo e meraviglioso. Alloggiato in un hotel di lusso a Varadero si profilavano 15 giorni di assoluto riposo. Cuba a quel tempo era in pieno “periodo especial” e sinceramente poco sapevo del significato e che cosa comportasse questo nuovo e critico stato delle cose per Cuba. Ricordo che comperai in una libreria a Varadero un libricino di poesie di Josè Martì “versos sencillos” anche se non avevo la ben che minima idea di cosa rappresentasse il “sommo poeta” cubano per Cuba.

A dirla in breve ero l’antitesi sotto certi aspetti, della persona che sono oggi. D’altra parte il contesto dove sono nato, l’educazione che ho ricevuto, la distanza fisica da Cuba, sono serviti ovviamente da deterrente. Ma fortunatamente la vita spesso ti riserva delle sorprese inaspettate, se hai la fortuna di avere degl’occhi che le possono vedere, che cambiano il tuo percorso o più semplicemente integrano in lui nuove prospettive ed idee.

Passata la vacanza con una serie di interrogativi che vagavano nella mia mente e con la voglia di conoscere le risposte, mi recai precisamente un anno dopo nuovamente a Cuba, con l’intenzione questa volta di vivere maggiormente a contatto con la vera realtà dell’isola, evitando l’opulenza e l’agiatezza che le strutture turistiche in ogni posto di vacanza al mondo offrono.

Forse proprio il secondo viaggio fu veramente la mia prima e vera vacanza a Cuba. Il contatto a “pelle” con la realtà cubana fatta da molte persone straordinarie, di indigenza tangibile e di soluzioni incredibili per risolverla che non avrei mai immaginato, di visioni della vita che mi lasciavano commosso per la loro semplicità e bellezza, per la cultura che pervadeva intrinsecamente la gran maggioranza delle persone, stavano facendo nascere in me le basi di un amore e ammirazione che crescono tutt’oggi sempre più.

Certo situazioni spiacevoli d’imbarazzo ve ne sono state e devo dire che a distanza di qualche anno le so riconoscere ed evitare abbastanza bene, ma questo è un aspetto che do l’importanza che merita dopotutto rientra nelle dinamiche delle cose, e sotto questo aspetto tutto il mondo è paese.

Cuba mi ha aperto un mondo, mi ha insegnato a vivere la vita con maggiore semplicità, non che sia mai stato una persona difficile e privo di umiltà, ma conoscere Cuba nei suoi aspetti quotidiani mi ha fatto crescere e estirpare tante parti strutturate e preconfezionate che il nostro sistema ti inculca fin dalla nascita. Ricordo sempre con piacere l’insegnamento che mi donò quel signore anziano amico di vecchia data di mio suocero, che poveretto per accendere la luce di casa faceva contatto con i due fili elettrici, visto che il “toma coriente” chissà da quanti anni era rotto, che alla nostra richiesta e offerta di comperargli un maiale per l’imminente festa che stavamo organizzando, la sua risposta dopo che aveva sottovalutato coscientemente il prezzo reale del maiale fu: “el dinero es mierda Francisco, la amistad es lo que vale y yo soy amigo de tu suegro y ahora de ti”. Mi lasciò completamente basito, non capivo come chi versasse in uno stato di povertà palese come il suo , potesse avere una nobiltà d’animo tale, andando in conflitto con le regole basiche dell’istinto umano, della “sopravvivenza”. Da sottolineare che nessuno a Cuba muore di fame, chi la conosce mi può facilmente dare ragione, ma se penso che solamente per aumentare il conto in banca e sicuramente non per mettere qualcosa in tavola, qui in Italia e non solo, tante persone sono pronte a perdere amicizie e mettere sulla propria “coscienza” macchie nere indelebili, tutto questo mi appare e appariva irreale e straordinario.

Certamente, io Cuba la vivo come spettatore, come un amante spassionato che poi fa ritorno in quella parte di mondo bello o brutto che sia che ti “garantisce” maggiori garanzie economiche e in questo articolo non affronterò il perché delle dinamiche o di chi è il colpevole dell’indigenza cubana. Sono cosciente che vivere a Cuba “non es facil” sotto certi aspetti, ma sicuramente Cuba riesce con impalpabile  ed eterea bellezza a far togliere quel “silicone” dall’animo umano che spesso ci fa apparire più belli ma paurosamente vuoti, per regalarci una genuina, semplice e per quanto mi riguarda meravigliosa visione della vita.

Gracias mi Cuba querida.

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Articolo scritto da:

È da “sempre” in contatto con l’isola cubana che ama quanto il suo paese. Sposato da più di due lustri con una cittadina cubana , affonda per passione, parte del suo quotidiano nella ricerca e nello spassionato approfondimento della realtà dell’isola caraibica. Francesco, ama particolarmente di Cuba l’aspetto poetico, romantico, che perdura nel tempo nonostante tutto, e che sa cogliere ogni qual volta si reca nell’isola. Cosciente, ed informato della realtà cubana, vuole attraverso questo sito, apportare il suo contributo informativo , contrapponendo la sua visione “romantica” ,con la difficile realtà del quotidiano cubano.

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